PARONEX cpr pell 20 mg
Sandoz Pharmaceuticals AG
Informazione professionale approvata da Swissmedic
Paronex®
Composizione
Principi attivi
Paroxetinum ut paroxetini hydrochloridum.
Sostanze ausiliarie
Mannitolum, cellulosum microcristallinum, copovidonum, carboxymethylamylum natricum A (0,252 mg (20 mg); 0,504 mg (40 mg) natricum), silica colloidalis anhydrica, magnesii stearas, hypromellosum, talcum, E171.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Compresse rivestite con film divisibili da 20 mg e da 40 mg di Paroxetinum ut paroxetini hydrochloridum anhydricum.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Trattamento di un episodio depressivo (disturbo depressivo maggiore, DDM)
Trattamento di episodi depressivi (trattamento in acuzie) e terapia di mantenimento in pazienti con recidive.
Trattamento dei seguenti disturbi d'ansia
Trattamento della fobia sociale
L'efficacia a lungo termine (> 12 settimane) non è ancora stata determinata.
Trattamento di disturbi di panico con o senza agorafobia
In uno studio di un anno controllato con placebo è stato dimostrato che l'efficacia di paroxetina nel trattamento a lungo termine dei disturbi di panico resta conservata.
Trattamento del disturbo d'ansia generalizzato
Paroxetina si è dimostrato efficace nel trattamento dei disturbi d'ansia generalizzati.
Trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo
In una metanalisi di due studi controllati con placebo è stato dimostrato che l'efficacia di Paroxetina nel trattamento per un anno di disturbi ossessivo-compulsivi resta conservata.
Trattamento del disturbo da stress post-traumatico
Paroxetina si è dimostrato efficace nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico in pazienti dai 18 anni d'età. L'efficacia a lungo termine (> 12 settimane) non è dimostrata (cfr. «Proprietà/effetti»).
Posologia/Impiego
Posologia abituale
Episodi depressivi
La posologia iniziale raccomandata è di 20 mg al giorno (1 compressa rivestita con film da 20 mg oppure ½ compressa rivestita con film da 40 mg) in una singola dose mattutina. In alcuni pazienti può essere necessario aumentare la dose.
Se dopo tre settimane il paziente non risponde al trattamento, la dose si può aumentare a 30 mg (1½ compresse rivestite con film da 20 mg oppure ¾ di compressa rivestita con film da 40 mg) o da 40 mg (2 compresse rivestite con film da 20 mg oppure 1 compressa rivestita con film da 40 mg).
Durante le prime 2-3 settimane di terapia, e in seguito ogni volta che è clinicamente indicato, la posologia di Paronex, come per tutti gli antidepressivi, deve essere controllata e se necessario corretta.
Trattamento dei disturbi d'ansia
Fobia sociale
La dose giornaliera raccomandata è di 20 mg. Nei pazienti che non rispondono a questa dose, dopo tre settimane la dose giornaliera si può aumentare con incrementi settimanali di non più di 10 mg, fino a una dose giornaliera massima di 50 mg.
L'efficacia e la necessità del trattamento per più di 12 settimane non sono dimostrate.
Disturbi di panico
È noto che all'inizio del trattamento dei disturbi di panico può verificarsi un peggioramento della sintomatologia. Per ridurlo al minimo, si raccomanda una bassa dose iniziale di 10 mg di Paronex al giorno. Tale dose iniziale viene aumentata settimanalmente in incrementi di 10 mg fino alla dose giornaliera standard raccomandata di 40 mg. Nei pazienti che non rispondono a questa posologia si può portare la dose giornaliera massima a 60 mg.
Disturbo d'ansia generalizzato
La dose giornaliera raccomandata è di 20 mg. Nei pazienti che non rispondono a questo dosaggio, in caso di bisogno la dose giornaliera si può aumentare con incrementi settimanali di 10 mg fino a una dose giornaliera massima di 50 mg.
Disturbi ossessivo-compulsivi
Nei disturbi ossessivo-compulsivi la posologia iniziale raccomandata è di 20 mg al giorno, da aumentare in incrementi settimanali di 10 mg fino a una dose giornaliera standard di 40 mg. In caso di risposta insufficiente, la dose si può aumentare fino a una dose giornaliera massima di 60 mg.
Disturbo da stress post-traumatico
La dose giornaliera raccomandata è di 20 mg. Nei pazienti che non rispondono a questo dosaggio, in caso di bisogno la dose giornaliera si può aumentare con incrementi settimanali di 10 mg. Non si deve superare la dose giornaliera massima di 50 mg.
Informazioni generali
Durata della terapia
Si raccomanda di proseguire la terapia per un tempo sufficientemente lungo; spesso sono necessari vari mesi di trattamento.
Corretta modalità di assunzione
Si consiglia di assumere Paronex in una singola dose mattutina a stomaco pieno.
Le compresse rivestite con film vanno ingerite senza masticarle.
Sintomi da sospensione al termine del trattamento con paroxetina
Evitare la sospensione improvvisa (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» e «Effetti indesiderati»). Negli studi clinici, durante la fase di riduzione graduale, la posologia è stata ridotta di 10 mg/giorno a intervalli settimanali.
Se in seguito alla riduzione della dose o alla sospensione del medicamento compaiono sintomi da sospensione fortemente limitanti, si può valutare di proseguire con l'ultima dose assunta per poi ridurla con decrementi più piccoli.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica o renale
Nei pazienti con disfunzione renale grave (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min) o insufficienza epatica grave si osservano concentrazioni plasmatiche aumentate. Perciò in questi pazienti la posologia deve essere limitata al valore inferiore dell'intervallo raccomandato.
Pazienti anziani
Nei pazienti anziani le concentrazioni plasmatiche sono aumentate (cfr. «Farmacocinetica»). La posologia non deve superare i 20 mg al giorno.
Bambini e adolescenti
Bambini e adolescenti (dai 7 ai 17 anni)
La paroxetina non deve essere usata per il trattamento di bambini e adolescenti in quanto studi clinici controllati hanno evidenziato un rischio aumentato di comportamento suicidario e ostile. Inoltre tali studi non hanno fornito una dimostrazione adeguata dell'efficacia nel trattamento delle depressioni (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» e «Effetti indesiderati»).
Bambini di età inferiore ai 7 anni
Paronex non deve essere usato nei bambini di età inferiore ai 7 anni in quanto la sicurezza e l'efficacia in questa fascia d'età non sono state studiate.
Controindicazioni
Ipersensibilità nota o sospetta a uno qualsiasi dei componenti di Paronex.
Paronex non deve essere usato né in concomitanza con MAO-inibitori (inclusi linezolid, un antibiotico e inibitore reversibile non selettivo delle monoamminoossidasi, e metiltioninio cloruro detto anche blu di metilene) né entro le prime due settimane dalla loro sospensione. Analogamente i MAO-inibitori devono essere somministrati a non meno di due settimane di distanza dal termine del trattamento con Paronex (cfr. anche «Interazioni»).
Paronex non deve essere assunto da pazienti che assumono medicamenti che possono prolungare l'intervallo QT e che vengono anche metabolizzati dal CYP450 2D6, quali ad es. tioridazina e pimozide (cfr. «Interazioni»).
Avvertenze e misure precauzionali
Bambini e adolescenti (di età inferiore a 18 anni)
Il trattamento con antidepressivi di bambini e adolescenti con un episodio depressivo secondo l'ICD-10 (o disturbo depressivo maggiore, DDM, secondo la classificazione DSM-IV) e altri disturbi psichiatrici è correlato a un rischio aumentato di ideazione e comportamento suicidari. La paroxetina non deve essere usata per il trattamento di bambini e adolescenti di età inferiore a 18 anni. Negli studi clinici con bambini e adolescenti, il comportamento suicidario (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e il comportamento ostile (soprattutto aggressività, comportamento di opposizione e rabbia) si sono manifestati con maggiore frequenza nei pazienti trattati con paroxetina rispetto al trattamento con placebo. Inoltre tali studi non hanno fornito una dimostrazione adeguata dell'efficacia e non sono disponibili dati a lungo termine nei bambini relativamente a crescita, maturazione e sviluppo cognitivo e comportamentale (cfr. «Effetti indesiderati»).
Aggravamento clinico e rischio di suicidio negli adulti
Nei giovani adulti, soprattutto durante un episodio depressivo secondo l'ICD-10 (o disturbo depressivo maggiore, DDM, secondo la classificazione DSM-IV), durante il trattamento con paroxetina può sussistere un rischio aumentato di comportamento suicidario. Un'analisi di studi controllati con placebo condotti su adulti con disturbi psichiatrici ha evidenziato una maggiore frequenza di comportamento suicidario nei giovani adulti (definiti a livello prospettico come fascia d'età tra 18 e 24 anni) in trattamento con paroxetina rispetto al gruppo placebo (17/776 [2,19%] contro 5/542 [0,92%]), per quanto tale differenza non fosse statisticamente significativa. Nei gruppi di età superiore (età compresa tra 25 e 64 anni e dai 65 anni) non è stato osservato un simile aumento. Negli adulti con DDM (tutti i gruppi d'età) si è osservato un aumento statisticamente significativo della frequenza del comportamento suicidario nei pazienti trattati con paroxetina rispetto a quelli trattati con placebo (11/3455 [0,32%] contro 1/1978 [0,05%]; in tutti i casi si è trattato di tentativi di suicidio). Tuttavia la maggior parte di questi tentativi di suicidio durante il trattamento con paroxetina (8 su 11) è stata registrata nei giovani adulti, di età compresa tra 18 e 30 anni. Questi dati sul DDM indicano che la frequenza superiore di comportamento suicidario nei giovani adulti con diversi disturbi psichiatrici potrebbe persistere oltre i 24 anni d'età.
Nei pazienti con depressione possono verificarsi un aggravamento dei sintomi depressivi e/o la comparsa di ideazione e comportamento suicidari (suicidalità) indipendentemente dall'assunzione di medicamenti per il trattamento della depressione. Tale rischio persiste finché non subentra una remissione significativa. Secondo l'esperienza clinica generale con tutte le terapie antidepressive, il rischio di suicidio può ancora aumentare allo stadio iniziale della fase di ristabilimento. Altre malattie psichiche per le quali viene prescritta paroxetina possono comportare un rischio aumentato di comportamento suicidario e tali patologie possono comparire anche insieme a un episodio depressivo secondo l'ICD-10 (o disturbo depressivo maggiore, DDM, secondo la classificazione DSM-IV).
Inoltre, nei pazienti con un'anamnesi di ideazione suicidaria o di comportamento suicidario, nei giovani adulti e nei pazienti con marcata ideazione suicidaria sussiste un rischio aumentato di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio già prima dell'inizio del trattamento. Per quanto concerne l'aggravamento clinico (compreso lo sviluppo di nuovi sintomi) e la suicidalità, durante il trattamento tutti i pazienti devono essere strettamente sorvegliati, specialmente all'inizio di un nuovo ciclo di trattamento o dopo una variazione della dose (aumento o riduzione).
Non sono disponibili dati sufficienti sul rischio di comportamento suicidario nei pazienti finora non trattati con terapia farmacologica. Perciò durante il trattamento questi pazienti devono essere attentamente sorvegliati.
I pazienti (e i loro caregiver) devono essere informati della necessità di vigilare sul peggioramento delle condizioni (compreso lo sviluppo di nuovi sintomi) e/o sulla comparsa di ideazione suicidaria, comportamento suicidario e comportamento autolesionistico, e di consultare subito un medico se compaiono sintomi di questo genere. Bisogna considerare che la comparsa di alcuni sintomi, quali agitazione, acatisia o mania, potrebbe essere riconducibile sia allo stato patologico sottostante sia alla terapia farmacologica (cfr. «Acatisia» e «Mania e disturbo bipolare»; «Effetti indesiderati»).
Si deve prendere in considerazione un cambiamento di terapia ed eventualmente la sospensione del medicamento nei pazienti con aggravamento delle condizioni cliniche (compreso lo sviluppo di nuovi sintomi) e/o comparsa di ideazione o comportamento suicidari, soprattutto quando i sintomi sono importanti, compaiono all'improvviso o non rientrano nella sintomatologia iniziale del paziente.
Acatisia
L'uso di paroxetina può essere correlato allo sviluppo di acatisia, caratterizzata da irrequietezza interiore e agitazione psicomotoria, come l'incapacità di stare seduti o in piedi fermi, e normalmente associata a una sensazione soggettiva di tormento. Compare soprattutto nelle prime settimane di trattamento. Aumentare la dose nei pazienti che sviluppano questi sintomi potrebbe essere svantaggioso.
Sindrome serotoninergica/sindrome neurolettica maligna
In rari casi, il trattamento con paroxetina può essere correlato allo sviluppo di una sindrome serotoninergica o di un quadro simile a una sindrome neurolettica maligna, soprattutto con la somministrazione concomitante di altre sostanze serotoninergiche e/o neurolettiche, MAO-inibitori e sali di litio (cfr. «Controindicazioni» e «Interazioni»). Poiché queste sindromi possono condurre a condizioni potenzialmente fatali, in caso di comparsa di tali eventi (caratterizzati da una serie di sintomi che si manifestano concentrati quali ipertermia, rigidità, mioclono, instabilità del sistema autonomo con possibile rapida oscillazione dei parametri vitali, cambiamenti dello stato mentale incluse confusione, irritabilità, agitazione estrema fino al delirio e al coma) si deve interrompere il trattamento con paroxetina e avviare un trattamento sintomatico di supporto. Dato il rischio di sindrome serotoninergica, la paroxetina non deve essere usata in associazione a precursori della serotonina (come L-triptofano, oxitriptano) (cfr. «Interazioni»).
Perciò la paroxetina non deve essere usata in pazienti con la seguente sintomatologia clinica sottostante o che assumono i seguenti medicamenti concomitanti:
- pazienti con ipertensione non controllata, feocromocitoma, carcinoide, tireotossicosi, depressione bipolare, psicosi schizoaffettiva, stati confusionali acuti;
- pazienti che assumono uno dei seguenti medicamenti: antidepressivi triciclici, agonisti del recettore della serotonina 5HT 1 (triptani), simpaticomimetici ad azione diretta o indiretta (inclusi broncodilatatori adrenergici, pseudoefedrina o fenilpropanolamina), vasopressori (ad es. adrenalina, noradrenalina), sostanze dopaminergiche (ad es. dopamina, dobutamina), petidina, buprenorfina o buspirone.
Mania e disturbo bipolare
Prima di avviare un trattamento con un antidepressivo i pazienti devono essere valutati in modo appropriato per stabilire se sussiste un rischio di sindrome affettiva bipolare. A questo proposito bisogna considerare che la paroxetina non è omologata per il trattamento delle depressioni bipolari. Come tutti gli antidepressivi, la paroxetina deve essere usata con cautela nei pazienti con anamnesi di episodi maniacali. La paroxetina deve essere sospesa nei pazienti che entrano in una fase maniacale.
Tamoxifene
Alcuni studi hanno evidenziato un rischio di recidive aumentato e una mortalità aumentata nell'uso concomitante di tamoxifene e inibitori del CYP2D6 (ad es. paroxetina). La paroxetina non deve essere usata durante un trattamento del carcinoma mammario con tamoxifene, a meno che la sospensione della terapia con paroxetina non costituisca un rischio maggiore per la paziente. I medici prescrittori devono prendere in considerazione l'uso di un altro antidepressivo che non esplichi alcuna azione inibente sul CYP2D6, o la esplichi solo debolmente.
Fratture ossee
In studi epidemiologici sul rischio di frattura in seguito all'assunzione di determinati antidepressivi, SSRI compresi, è stata osservata una correlazione con episodi di frattura. Il rischio si manifesta durante il trattamento ed è maggiore all'inizio della terapia. Nell'assistenza a pazienti in trattamento con paroxetina si deve tenere in considerazione la possibilità di fratture.
Disturbi della funzionalità epatica o renale
È richiesta cautela nei pazienti con disturbi severi della funzionalità epatica o renale (cfr. anche «Farmacocinetica», «Posologia/impiego»).
Diabete
Nei pazienti con diabete mellito, durante il trattamento con un SSRI i valori glicemici possono alterarsi. La posologia dell'insulina e/o degli ipoglicemizzanti orali deve essere eventualmente aggiustata.
Epilessia
I dati sull'uso di paroxetina negli epilettici sono molto limitati. Paronex deve essere usato con cautela negli epilettici.
Crisi convulsive
L'incidenza delle crisi convulsive nei pazienti che sono stati trattati con paroxetina è inferiore allo 0,1%. Nei pazienti in cui si manifestano crisi convulsive il trattamento con Paronex deve essere interrotto.
Terapia elettroconvulsivante
L'esperienza clinica sull'uso concomitante di paroxetina e della terapia elettroconvulsivante è limitata.
Glaucoma
Come altri SSRI, la paroxetina può causare midriasi, perciò deve essere usata con cautela nei pazienti con glaucoma ad angolo stretto.
Iponatriemia
Sono stati segnalati rari casi di iponatriemia (prevalentemente negli anziani), reversibile dopo la sospensione di paroxetina. È richiesta cautela anche nei pazienti con rischio di iponatriemia, per esempio per l'assunzione concomitante di altri medicamenti o per cirrosi epatica. L'iponatriemia in genere è reversibile dopo la sospensione della paroxetina.
Sanguinamenti
Sono stati segnalati casi di sanguinamento a livello della cute e delle mucose (incluso sanguinamento gastrointestinale) e sanguinamento ginecologico durante la terapia con paroxetina. Nei pazienti anziani il rischio può essere maggiore.
Gli SSRI/SNRI possono aumentare il rischio di emorragia post-partum (cfr. «Gravidanza, allattamento» e «Effetti indesiderati»).
È richiesta cautela nei pazienti che assumono un SSRI in concomitanza con anticoagulanti orali, medicamenti che influiscono sulla funzione piastrinica o con altri medicamenti che aumentano il rischio di sanguinamento (ad es. antipsicotici atipici quali clozapina, fenotiazina, la maggior parte degli antidepressivi triciclici, acido acetilsalicilico, antireumatici non steroidei, COX-2 inibitori) e nei pazienti con anamnesi positiva per malattie emorragiche o con altri fattori predisponenti al sanguinamento (cfr. «Effetti indesiderati»).
Problemi cardiaci
Negli studi condotti finora con paroxetina non sono state evidenziate alterazioni clinicamente rilevanti della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e dell'ECG. Tuttavia, soprattutto nei pazienti con problemi pressori o cardiaci, si devono osservare le consuete misure precauzionali.
Prolungamento del QT
Sono stati segnalati casi di prolungamento dell'intervallo QT, anche se non è stata stabilita una correlazione causale con la paroxetina. In uno studio condotto su volontari sani, la somministrazione ripetuta di dosi giornaliere di paroxetina fino a 60 mg non ha prodotto un prolungamento del QTc (cfr. «Farmacodinamica»).
La paroxetina va usata con cautela nei pazienti con una storia di prolungamento dell'intervallo QT, nei pazienti che assumono medicamenti antiaritmici o altri medicamenti che possono potenzialmente prolungare l'intervallo QT e nei pazienti con rilevanti patologie cardiache preesistenti.
Per ulteriori informazioni (cfr. «Controindicazioni» e «Interazioni»).
Sintomi alla sospensione di paroxetina
Alla sospensione di Paronex possono manifestarsi sintomi da sospensione, soprattutto se la sospensione di paroxetina è improvvisa (cfr. «Effetti indesiderati»). In studi clinici sugli adulti sono comparsi effetti collaterali dopo la fine del trattamento nel 30% dei pazienti trattati con paroxetina rispetto al 20% dei pazienti che hanno ricevuto il placebo. Questi sintomi da sospensione non equivalgono a dire che il medicamento dà assuefazione o crea dipendenza.
Il rischio di sviluppare sintomi da sospensione può dipendere da diversi fattori, inclusi durata del trattamento, posologia e velocità di riduzione della dose.
Sono stati riferiti capogiri, disturbi della sensibilità (inclusi parestesie, sensazione di scossa elettrica e tinnito), disturbi del sonno (inclusi sogni vividi), agitazione o ansia, nausea, tremore, confusione, sudorazione, cefalea, diarrea, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi della vista. In generale questi sintomi sono perlopiù lievi o moderati, tuttavia in alcuni pazienti possono essere severi. Solitamente compaiono entro pochi giorni dalla sospensione e quindi si possono distinguere dai sintomi di malattia ricorrenti che si manifestano più tardi e lentamente. In casi molto rari tali sintomi sono stati riferiti da pazienti che avevano involontariamente saltato una dose. Generalmente questi sintomi sono limitati e si risolvono da soli entro due settimane, sebbene in alcuni individui possano durare più a lungo (due-tre mesi o più dopo la fine del trattamento). Perciò si raccomanda di sospendere il trattamento con paroxetina gradualmente, riducendo progressivamente la dose in un periodo di varie settimane o mesi, in base alle necessità del paziente (cfr. «Sintomi da sospensione al termine del trattamento con paroxetina» - «Posologia/impiego»).
Fertilità
Alcuni studi clinici hanno evidenziato che gli SSRI (paroxetina inclusa) possono influire sulla qualità dello sperma. Questo effetto sembra essere reversibile dopo la sospensione del trattamento. In alcuni uomini le alterazioni della qualità dello sperma possono influire sulla fertilità.
Disfunzioni sessuali
Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) possono indurre disfunzioni sessuali. Sono stati segnalati casi di disfunzioni sessuali a lungo termine con persistenza dei sintomi nonostante la sospensione della terapia con SSRI.
Sostanze ausiliarie di particolare interesse
Sodio
Questo medicamento contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per compressa rivestita, cioè è essenzialmente «senza sodio».
Interazioni
Sostanze serotoninergiche
Come con altri SSRI, la somministrazione di paroxetina con medicamenti serotoninergici può portare all'insorgenza di effetti 5-HT associati (sindrome serotoninergica: cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). È richiesta cautela ed è necessario uno stretto monitoraggio clinico se vengono somministrati medicamenti serotoninergici (quali ad es. L-triptofano, triptani, tramadolo, buprenorfina, SSRI, litio, fentanyl e preparati con erba di san Giovanni [Hypericum perforatum]) in associazione a paroxetina.
MAO-inibitori
Paronex non deve essere usato né in concomitanza con MAO-inibitori (inclusi linezolid, un antibiotico e inibitore reversibile non selettivo delle monoamminoossidasi, e metiltioninio cloruro detto anche blu di metilene) né durante le prime due settimane successive alla loro sospensione. Trascorso questo lasso di tempo, il trattamento deve essere avviato con cautela, aumentando la posologia fino al raggiungimento dell'effetto ottimale. Analogamente i MAO-inibitori vanno somministrati a non meno di due settimane di distanza dal termine del trattamento con Paronex (cfr. «Controindicazioni»).
Litio
In uno studio con pazienti depressi, stabilizzati con litio, non è stata osservata alcuna interazione farmacocinetica tra paroxetina e litio. Poiché sono disponibili relativamente poche esperienze cliniche sull'uso concomitante di paroxetina e litio, data la possibile insorgenza di sindrome serotoninergica, questa associazione va prescritta con cautela.
L-triptofano
Poiché sono stati segnalati effetti indesiderati (ad es. sindrome serotoninergica) nell'uso concomitante di triptofano con altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, Paronex non deve essere prescritto in associazione a una terapia con triptofano (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Pimozide
In uno studio con pimozide in bassa dose singola (2 mg) sono stati dimostrati livelli aumentati di pimozide in seguito alla somministrazione concomitante di paroxetina (incremento dell'AUC di 2,5 volte e della Cmax di 1,6 volte). Tale interazione è riconducibile alle note proprietà di inibizione del CYP2D6 della paroxetina. A causa della ridotta finestra terapeutica di pimozide e del suo noto effetto di prolungamento dell'intervallo QT, l'uso concomitante di pimozide e paroxetina è controindicato (cfr. «Controindicazioni»).
Enzimi metabolizzanti i farmaci
Il metabolismo e la farmacocinetica della paroxetina possono essere influenzati dall'induzione o dall'inibizione degli enzimi metabolizzanti i farmaci.
Qualora la paroxetina sia somministrata in concomitanza con un noto inibitore enzimatico (cimetidina), deve essere prescritta alle dosi più basse dell'intervallo posologico. Non è necessario aggiustare la dose iniziale se la paroxetina viene usata in concomitanza con un noto induttore enzimatico (ad es. carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale, fenitoina). Ogni aggiustamento successivo della dose deve essere stabilito in base all'effetto clinico (efficacia e tollerabilità).
Fosamprenavir/ritonavir
La somministrazione concomitante di fosamprenavir/ritonavir con paroxetina ha ridotto in misura significativa i livelli plasmatici di paroxetina. Ogni aggiustamento della dose deve essere stabilito in base all'effetto clinico (tollerabilità ed efficacia).
Prociclidina
L'uso giornaliero di paroxetina aumenta in misura significativa i livelli plasmatici di prociclidina. Se si osservano effetti anticolinergici, la dose di prociclidina deve essere ridotta.
Anticonvulsivanti (carbamazepina, fenitoina, acido valproico)
La somministrazione concomitante non sembra influire in alcun modo sul profilo farmacocinetico/farmacodinamico nei pazienti con epilessia.
I dati farmacocinetici indicano che la somministrazione concomitante con diazepam non richiede alcun aggiustamento della dose di paroxetina.
Bloccanti neuromuscolari
Come tutti gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) la paroxetina può ridurre l'attività delle colinesterasi plasmatiche e in tal modo prolungare la durata dell'azione inibente di mivacurio e succinilcolina sulla trasmissione neuromuscolare degli stimoli, e quindi i blocchi neuromuscolari. Questo può portare, ad esempio nel postoperatorio, a un prolungamento della ventilazione artificiale, alla persistenza di paralisi e alla comparsa di disturbi neurologici, convulsioni incluse.
Inibizione del CYP2D6, enzima epatico del citocromo P450
Come altri antidepressivi, inclusi altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, la paroxetina inibisce l'enzima epatico citocromo P450 2D6, responsabile del metabolismo di debrisochina e sparteina. L'inibizione del CYP2D6 può quindi aumentare le concentrazioni plasmatiche di principi attivi somministrati in concomitanza, che vengono metabolizzati da questo isoenzima. Tra questi figurano alcuni antidepressivi triciclici (ad es. amitriptilina, clomipramina, nortriptilina, imipramina e desipramina), neurolettici fenotiazinici (ad es. perfenazina e tioridazina, cfr. «Controindicazioni»), risperidone, atomoxetina, alcuni antiaritmici di classe 1C (ad esempio propafenone e flecainide), metoprololo e codeina. Non è raccomandato l'uso di paroxetina in associazione con metoprololo nell'insufficienza cardiaca per via del ridotto intervallo terapeutico del metoprololo in questa indicazione.
Il tamoxifene viene metabolizzato tra l'altro tramite il CYP2D6. Gli inibitori del CYP2D6 come la paroxetina possono provocare una riduzione dell'efficacia del tamoxifene (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Neurolettici, antidepressivi triciclici
Poiché l'uso concomitante di paroxetina e neurolettici o antidepressivi triciclici non è stato studiato, associazioni di questo genere devono essere intraprese con cautela.
Anticoagulanti
I dati attualmente disponibili indicano che potrebbe sussistere un'interazione farmacodinamica tra paroxetina e anticoagulanti orali (warfarin), caratterizzata da sanguinamento aumentato con tempi di protrombina invariati. Perciò, nei pazienti che ricevono anticoagulanti orali, Paronex deve essere usato con particolare cautela (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Antireumatici non steroidei/acido acetilsalicilico
Possono comparire interazioni farmacodinamiche tra paroxetina e antireumatici non steroidei/acido acetilsalicilico. L'uso concomitante di paroxetina e antireumatici non steroidei/acido acetilsalicilico può condurre a un'aumentata tendenza al sanguinamento (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Medicamenti che influiscono sul pH gastrico
L'assorbimento e la farmacocinetica di Paronex non sono influenzati dall'assunzione concomitante di alimenti o antiacidi.
Sebbene paroxetina non concorra alla riduzione delle capacità psicomotorie indotta dall'alcool, durante il trattamento l'alcool va evitato.
Paroxetina non ha alcun effetto, o ha solo un effetto minimo, sulla farmacocinetica di molti medicamenti tra cui digossina, propranololo e warfarin.
L'esperienza clinica sull'uso concomitante di paroxetina e della terapia elettroconvulsivante è limitata.
Gravidanza/Allattamento
Gravidanza
Gli studi sugli animali non hanno portato prove dirette di teratogenicità.
Recenti studi epidemiologici sull'uso di antidepressivi nel primo trimestre di gravidanza indicano un rischio aumentato di malformazioni congenite, soprattutto cardiovascolari (ad es. difetti del setto ventricolare e atriale), associate all'assunzione di paroxetina. I dati evidenziano un rischio di difetto cardiovascolare nel neonato a seguito dell'esposizione materna alla paroxetina di circa 1/50 rispetto a una frequenza attesa di tali difetti di circa 1/100 bambini nella popolazione generale (cfr. «Proprietà/effetti»).
La paroxetina non va prescritta ex-novo a donne che programmano una gravidanza o sono già in gravidanza. Nelle donne in gravidanza che sono già in trattamento con paroxetina, il medico deve valutare attentamente le alternative terapeutiche disponibili e continuare a prescrivere la paroxetina solo se assolutamente necessario. Nella decisione di interrompere il trattamento con paroxetina in una gestante, il medico deve fare riferimento alle sezioni «Posologia/impiego – Sintomi da sospensione al termine del trattamento con paroxetina» e «Avvertenze e misure precauzionali – Sintomi alla sospensione di paroxetina». L'interruzione improvvisa della terapia deve essere evitata anche in gravidanza.
Sono stati segnalati parti pretermine in gestanti che avevano assunto paroxetina o un altro SSRI. Tuttavia non è stato dimostrato un nesso causale con la terapia farmacologica.
I neonati devono essere tenuti sotto osservazione se l'uso materno di paroxetina viene proseguito fino a stadi avanzati della gravidanza (in particolare nell'ultimo trimestre). L'uso materno di paroxetina in stadi avanzati della gravidanza può comportare la comparsa dei seguenti sintomi nel neonato: dispnea, cianosi, apnea, crisi convulsive, temperatura instabile, difficoltà a bere, vomito, ipoglicemia, ipertono e ipotono muscolare, iperreflessia, tremore, tremore ansioso/nervoso, irritabilità, letargia, sonnolenza, disturbi del sonno e pianto continuo. Tale sintomatologia può essere dovuta o agli effetti serotoninergici o ai sintomi da sospensione. Nella maggior parte dei casi le complicanze iniziano immediatamente dopo o poco dopo (meno di 24 ore) il parto.
Studi epidemiologici hanno evidenziato che l'uso di SSRI (paroxetina inclusa) durante la gravidanza, soprattutto in fase avanzata, era correlato a un rischio aumentato di ipertensione polmonare persistente nel neonato (PPHN). È stato osservato che il rischio aumentato nei figli di donne che avevano assunto SSRI nella fase avanzata della gravidanza era da quattro a cinque volte più alto rispetto alla popolazione generale (tasso di 1-2 casi su 1000 gravidanze).
Dati osservazionali evidenziano un rischio aumentato (meno del doppio) di emorragia post-partum a seguito di esposizione a SSRI/SNRI entro il mese precedente il parto (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» e «Effetti indesiderati»).
Allattamento
Piccole quantità di paroxetina vengono escrete nel latte materno. Negli studi pubblicati, le concentrazioni sieriche nei bambini allattati al seno erano sotto il limite di rilevazione (< 2 ng/ml) oppure molto basse (< 4 ng/ml). In questi bambini non sono stati osservati segni di effetti del medicamento, tuttavia la paroxetina non deve essere usata durante l'allattamento. Se la somministrazione del preparato è indispensabile, si deve sospendere l'allattamento.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Poiché nella terapia con Paronex possono comparire sonnolenza e capogiri, ai pazienti deve essere raccomandata cautela nella guida di veicoli e nell'uso di macchinari.
Effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati di paroxetina possono diminuire di intensità e frequenza nel corso della terapia.
Nella classificazione degli effetti indesiderati è stata scelta la seguente convenzione: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, < 1/10), non comune (≥1/1000, < 1/100), raro (≥1/10'000, < 1/1000), molto raro (< 1/10'000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
Patologie del sistema emolinfopoietico
Non comuni: sanguinamenti anomali prevalentemente a carico di cute e mucose
Molto rari: trombocitopenia
Disturbi del sistema immunitario
Molto rari: reazioni allergiche severe (inclusi shock anafilattico e angioedema)
Patologie endocrine
Molto rari: sindrome da inappropriata secrezione dell'ormone antidiuretico (SIADH)
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Comune: valori del colesterolo aumentati, inappetenza (4-8% vs. placebo 2%)
Rari: iponatriemia
Raramente è comparsa iponatriemia – eventualmente con edema cerebrale, confusione, alterazioni della coscienza o crisi convulsive – che si è dimostrata reversibile dopo la sospensione di paroxetina. Presumibilmente alcuni casi sono stati causati dalla sindrome da inadeguata secrezione dell'ormone antidiuretico. La maggior parte dei casi segnalati riguardava pazienti anziani che assumevano diuretici e altri medicamenti.
Disturbi psichiatrici
Molto comuni: sonnolenza (20-22% vs. placebo 5-9%), insonnia (13-21% vs. placebo 7-16%)
Comuni: agitazione, sogni anomali (inclusi incubi)
Non comuni: confusione, allucinazioni
Rari: reazioni maniacali, stati d'ansia, depersonalizzazione, attacchi di panico, acatisia (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»)
Questi sintomi possono comparire anche a causa della malattia sottostante.
Patologie del sistema nervoso
Comuni: capogiri (10-11% vs. placebo 6-7%), tremore (9-10% vs. placebo 1-2%), cefalea
Non comuni: disturbi extrapiramidali
Rari: convulsioni cloniche, acatisia, sindrome delle gambe senza riposo (RLS)
Molto rari: sindrome serotoninergica (sintomi: agitazione, confusione, diaforesi, allucinazioni, iperreflessia, mioclono, brividi, tachicardia e tremore)
Raramente sono stati segnalati disturbi extrapiramidali inclusa distonia orofacciale. Questi effetti sono comparsi per la maggior parte in pazienti con veri e propri disturbi del movimento o in pazienti che assumevano neurolettici.
In rari casi sono state osservate confusione, reazioni maniacali e manifestazioni epilettiche (crisi convulsive).
Sono stati segnalati casi di prolungamento postoperatorio della ventilazione artificiale, di paralisi e di disturbi neurologici incluse convulsioni riconducibili al prolungamento di blocchi neuromuscolari a causa di interazioni tra paroxetina e miorilassanti (cfr. «Interazioni»).
Patologie dell'occhio
Non comuni: visione annebbiata e midriasi (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»)
Rari: glaucoma acuto
Patologie cardiache
Non comune: tachicardia sinusale, alterazioni dell'ECG
Rari: bradicardia
Patologie vascolari
Non comuni: vasodilatazione, ipotensione ortostatica, sincopi
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Comuni: sbadigli.
Patologie gastrointestinali
Molto comuni: nausea (23-25% vs. placebo 7-11%)
Comune: stipsi (5-12% vs. placebo 2-8%), diarrea (9% vs. placebo 6-8%), vomito, bocca secca (9-18% vs. placebo 3-11%)
Molto rari: emorragie gastrointestinali
Patologie epatobiliari
Rari: aumento dei valori degli enzimi epatici
Molto rari: malattie epatiche (come epatite, occasionalmente in associazione a ittero e/o insufficienza epatica)
In rari casi è stato segnalato l'aumento transitorio degli enzimi epatici. Dall'immissione in commercio, nei pazienti che hanno assunto paroxetina sono state segnalate in casi molto rari (<0,01%) malattie epatiche come l'epatite, occasionalmente associate a ittero e/o insufficienza epatica. Sebbene non sia stato dimostrato nessun nesso causale, Paronex deve essere sospeso se si sviluppano disturbi della funzionalità epatica.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comuni: sudorazione (9-12% vs. placebo 2-3%)
Non comuni: eruzione cutanea, prurito
Molto rari: reazioni cutanee severe (inclusi eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson, necrolisi epidermica tossica e sindrome DRESS [Drug Rash with Eosinophilia and Systemic Symptoms]), orticaria, reazioni di fotosensibilità
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Rari: artralgia, mialgia
Patologie renali e urinarie
Non comuni: ritenzione urinaria, incontinenza urinaria
Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella
Molto comuni: disfunzioni sessuali: disturbi dell'eiaculazione (13-28% vs. placebo 0-1%), riduzione della libido (3-12% vs. placebo 0-1%), disfunzione sessuale femminile (1-9% vs. placebo 0-1%)
Rari: iperprolattinemia/galattorrea, disturbi mestruali incluse menorragia, metrorragia, menometrorragia, mestruazione ritardata e amenorrea
Molto rari: priapismo
Frequenza non nota: emorragia post-partum*
* Questo evento è stato segnalato per la classe terapeutica degli SSRI/SNRI (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» e «Gravidanza, allattamento»).
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Comuni: astenia (13-22% vs. placebo 6-14%), aumento di peso
Molto rari: edemi periferici
Talvolta l'assunzione di paroxetina può portare ad aumento o diminuzione di peso. Rispetto agli antidepressivi triciclici, paroxetina ha una minore tendenza a provocare bocca secca, stipsi e sonnolenza.
All'interruzione compaiono spesso sintomi da sospensione (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Sintomi da sospensione
Comuni: capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, stati d'ansia, cefalea
Non comuni: agitazione, nausea, tremore, confusione, sudorazione, instabilità emotiva, disturbi della vista, palpitazioni, irritabilità, diarrea
Alla sospensione del trattamento con Paronex (in particolare in caso di sospensione improvvisa) possono comparire sintomi quali capogiri, disturbi sensoriali (inclusi parestesie, sensazione di elettroshock e tinnito), disturbi del sonno (inclusi sogni vividi), agitazione o stati d'ansia, nausea, cefalea, tremore, confusione, diarrea, sudorazione, palpitazioni, instabilità emotiva, irritabilità e disturbi della vista. Nella maggior parte dei pazienti interessati questi eventi sono solo di entità lieve o moderata e si risolvono spontaneamente. In alcuni soggetti i sintomi da sospensione possono essere severi e persistere più a lungo. Si raccomanda quindi di sospendere il trattamento con Paronex lentamente e gradualmente, con piccole riduzioni della dose, non appena non è più necessario (cfr. «Posologia/impiego» e «Avvertenze e misure precauzionali»).
Eventi indesiderati negli studi clinici con bambini e adolescenti (7-17 anni)
In studi clinici a breve termine (fino a 10-12 settimane) su bambini e adolescenti sono stati osservati i seguenti effetti collaterali in almeno il 2% dei pazienti trattati con paroxetina, con una frequenza almeno due volte superiore rispetto al placebo: comportamento suicidario aumentato (inclusi tentativi di suicidio e ideazione suicidaria), comportamento autolesionistico e aggressività/ostilità aumentata. L'ideazione suicidaria e i tentativi di suicidio sono stati osservati prevalentemente in studi clinici su adolescenti durante un episodio depressivo secondo la classificazione ICD-10 (o disturbo depressivo maggiore, DDM, secondo la classificazione DSM-IV). L'ostilità è stata osservata soprattutto nei bambini con disturbo ossessivo-compulsivo (Obsessive-Compulsive Disorder, OCD), in particolare nei bambini più piccoli sotto i 12 anni. Inoltre nella terapia con paroxetina sono stati osservati più spesso rispetto al placebo riduzione dell'appetito, tremore, sudorazione, ipercinesia, irrequietezza e labilità emotiva (inclusi pianto e sbalzi di umore).
Negli studi in cui il trattamento è stato sospeso gradualmente (riduzione della dose giornaliera di 10 mg/giorno a intervalli settimanali fino a una dose di 10 mg/giorno), durante la fase di riduzione graduale o alla sospensione di paroxetina sono stati segnalati i seguenti sintomi in almeno il 2% dei pazienti con una frequenza almeno due volte superiore rispetto al placebo: labilità emotiva (inclusi pianto, sbalzi di umore, comportamento autolesionistico, ideazione suicidaria e tentativi di suicidio), nervosismo, capogiri, nausea e dolore addominale superiore («Avvertenze e misure precauzionali»).
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Le esperienze cliniche indicano una relativa sicurezza in caso di sovradosaggio di paroxetina. Le esperienze con casi di sovradosaggio di paroxetina hanno evidenziato che, oltre agli eventi descritti nella sezione «Effetti indesiderati», sono stati riferiti i seguenti sintomi: febbre, alterazioni della pressione arteriosa e contrazioni muscolari incontrollate.
In generale i pazienti si sono ristabiliti senza conseguenze tardive severe, addirittura in casi in cui erano state assunte dosi singole fino a 2000 mg (cento volte la dose standard). In rari casi sono stati segnalati coma e alterazioni dell'ECG e molto raramente decessi, se i pazienti hanno assunto paroxetina insieme ad altre sostanze psicotrope ed eventualmente con alcool.
Sono noti casi di sovradosaggio con paroxetina da solo (fino a 850 mg) e in associazione ad altre sostanze.
Non esiste un antidoto specifico. Il trattamento consiste nelle consuete misure da attuarsi in caso di sovradosaggio di antidepressivi. Le funzioni vitali devono essere attentamente monitorate. Il paziente deve essere trattato secondo l'indicazione clinica o eventualmente in base alle raccomandazioni del Centro Nazionale d'Informazione Tossicologica.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
N06AB05
Meccanismo d'azione
La paroxetina è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina. Si ritiene che l'azione antidepressiva e l'efficacia nel trattamento dei disturbi ossessivo-compulsivi e dei disturbi di panico sia basata sulla sua inibizione specifica della ricaptazione della serotonina (5-idrossitriptamina, 5-HT) nei neuroni cerebrali. La paroxetina non è chimicamente affine a triciclici, tetraciclici e agli altri antidepressivi disponibili.
I metaboliti principali della paroxetina sono praticamente inattivi a livello farmacologico per cui non dovrebbero contribuire all'effetto terapeutico.
Gli effetti anticolinergici sono inferiori a quelli degli antidepressivi triciclici, sia nella sperimentazione animale sia negli studi clinici.
La paroxetina svolge un'azione selettiva; studi in vitro hanno evidenziato che, al contrario degli antidepressivi triciclici, essa presenta una bassa affinità con i recettori adrenergici α1, α2 e β, i recettori dopaminergici D2, i recettori 5-HT1-like e 5-HT2 e i recettori istaminici H1. L'assenza di azione sui recettori post-sinaptici in vitro è confermata da studi in vivo che evidenziano l'assenza di azione depressiva sul SNC e di azione ipotensiva.
Farmacodinamica
La paroxetina non altera le funzioni psicomotorie e non potenzia l'azione depressiva dell'alcool.
In uno studio condotto su 38 soggetti sani non si è rilevata alcuna correlazione tra le concentrazioni plasmatiche di paroxetina e gli intervalli PR, QRS o QTc dopo somministrazioni giornaliere ripetute di 20 mg, 40 mg o 60 mg di paroxetina. In questo studio, la paroxetina, somministrata a dosi terapeutiche, non ha prodotto un prolungamento dell'intervallo QTc (cfr. «Avvertenze e precauzioni»).
Come evidenziato da alcuni studi, la paroxetina ha una tendenza minima a ridurre l'azione antipertensiva della guanetidina.
Efficacia clinica
Studi nei quali i pazienti hanno assunto paroxetina per un anno hanno evidenziato che paroxetina può prevenire la ricomparsa di sintomi depressivi e il manifestarsi di nuovi episodi.
Disturbo da stress post-traumatico
In uno studio sulla prevenzione delle recidive nei responder a un trattamento iniziale della durata di 12 settimane con paroxetina, durante ulteriori 24 settimane di terapia con il medicamento sperimentale non sono state osservate differenze nel tasso di recidive tra i pazienti randomizzati per paroxetina e quelli che hanno ricevuto il placebo. Perciò l'efficacia di paroxetina dopo il trattamento iniziale di 12 settimane non è dimostrata.
In uno studio epidemiologico retrospettivo più recente relativo agli USA, in 5956 bambini piccoli le cui madri avevano assunto paroxetina, o un altro antidepressivo, nel primo trimestre di gravidanza è stato osservato un rischio aumentato di malformazioni congenite severe di tutti i tipi con l'uso di paroxetina rispetto ad altri antidepressivi (odds ratio 1,8; intervallo di confidenza 95% 1,2-2,8). Inoltre con l'uso di paroxetina è stato determinato anche un rischio aumentato di malformazioni cardiovascolari (odds ratio 1,5; intervallo di confidenza 95% 0,8-2,9) rispetto ad altri antidepressivi. Questi dati non contemplano le donne che, oltre agli antidepressivi, avevano assunto medicamenti teratogeni. I difetti del setto ventricolare costituivano la maggior parte delle malformazioni cardiovascolari.
La prevalenza di malformazioni congenite di tutti i tipi e di malformazioni cardiovascolari in questi bambini piccoli era rispettivamente del 4% e dell'1,5% per la paroxetina e del 2% e 1% per gli altri antidepressivi. Nella popolazione generale questi tassi di frequenza sono del 3% (malformazioni congenite di tutti i tipi) e dell'1% (malformazioni cardiovascolari) [dati di Centers for Disease Control and Prevention, USA, e Metropolitan Atlanta Birth Congenital Defects Program (MACDP)].
In uno studio basato sui dati del registro svedese delle segnalazioni sono stati studiati i bambini piccoli di 6896 donne venute a contatto con antidepressivi nella fase iniziale della gravidanza (5123 donne con esposizione a SSRI incluse 815 donne con esposizione a paroxetina). Nei bambini piccoli esposti a paroxetina è stato osservato un rischio aumentato di malformazioni cardiovascolari rispetto al totale dei pazienti del registro (odds ratio 1,8; intervallo di confidenza 95% 1,1-2,8). Il tasso di frequenza delle malformazioni cardiovascolari dopo esposizione a paroxetina nella fase iniziale della gravidanza era del 2% rispetto all'1% del totale dei pazienti del registro. Nei bambini piccoli esposti a paroxetina non è stato osservato alcun aumento del rischio complessivo di malformazioni congenite.
Farmacocinetica
Assorbimento
Dopo l'assunzione orale la paroxetina viene ben assorbita e subisce un metabolismo di primo passaggio. La biodisponibilità assoluta della paroxetina è variabile per via di un metabolismo di primo passaggio che può essere saturato. L'assunzione concomitante di alimenti non influisce sull'assorbimento e la farmacocinetica della paroxetina.
Dopo somministrazioni giornaliere di 20 mg, i valori allo steady state di Cmax e Tmax erano di 12-90 ng/ml (in media 41 ng/ml) e 3-7 ore (in media 5 ore).
Distribuzione
La paroxetina viene ampiamente distribuita nei tessuti (volume di distribuzione medio: 10-20 L/kg); solo l'1% resta nel plasma. Circa il 95% della paroxetina presente nel plasma alle dosi terapeutiche è legato a proteine.
Metabolismo
La paroxetina viene metabolizzata in massima parte nel fegato (cfr. anche «Eliminazione»).
Eliminazione
Di una dose di paroxetina il 64% viene escreto nell'urina (generalmente meno del 2% della dose in forma immodificata). Il restante 36% viene escreto nelle feci (massimo l'1% della dose in forma immodificata).
L'emivita di eliminazione è variabile (6-71 ore allo steady state), ma in generale è di circa un giorno. I livelli sistemici di steady state vengono raggiunti entro 7-14 giorni dall'inizio del trattamento. La farmacocinetica non sembra variare nel trattamento a lungo termine.
La paroxetina viene parzialmente metabolizzata dall'enzima citocromo P450 2D6 che è correlato al polimorfismo sparteina/debrisochina (circa il 10% della popolazione bianca è costituito da «poor metaboliser» di sparteina e debrisochina). Poiché questo enzima può essere saturato e poiché, di conseguenza, con la somministrazione ripetuta aumenta la quantità di paroxetina presente nell'organismo, la clearance si riduce. La saturazione dell'enzima provoca un aumento sproporzionato delle concentrazioni plasmatiche di paroxetina man mano che ci si avvicina allo steady state. Tuttavia questo fenomeno è più marcato nei soggetti che all'inizio presentano concentrazioni plasmatiche particolarmente basse. Allo steady state, nel quale l'enzima citocromo P450 2D6 viene sostanzialmente saturato, la clearance della paroxetina è determinata da altri enzimi P450 dei quali – al contrario del P450 2D6 – non è dimostrabile alcuna saturazione. Riassumendo: eventuali variazioni non lineari delle concentrazioni plasmatiche in relazione a un aumento della dose dopo il raggiungimento dello steady state sono generalmente minime e limitate a soggetti che presentano basse concentrazioni a dosi più basse.
L'escrezione dei metaboliti è bifasica, determinata all'inizio dal metabolismo di primo passaggio e successivamente dall'eliminazione sistemica.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Presentano concentrazioni plasmatiche di paroxetina più elevate le persone anziane (in media del 75% circa) e i soggetti con insufficienza renale o epatica severa.
Inoltre non è stata riscontrata alcuna correlazione tra le concentrazioni plasmatiche di paroxetina e l'effetto clinico (né effetti indesiderati né efficacia).
Dati preclinici
Cancerogenicità
Studi di 2 anni condotti nel topo e nel ratto non hanno evidenziato alcun potenziale cancerogeno della paroxetina.
Genotossicità
Serie di test in vitro e in vivo non hanno evidenziato effetti genotossici.
Tossicità per la riproduzione
Studi sulla riproduzione nei ratti non hanno evidenziato effetti clinicamente significativi della paroxetina sulla fertilità maschile e femminile. Studi nel coniglio e nel ratto a una dose da 6 a 50 volte superiore alla dose clinica massima raccomandata non hanno evidenziato teratogenicità.
Tuttavia, negli studi sui ratti, come per altri inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), è stato osservato un aumento del numero dei nati morti, una diminuzione del peso alla nascita e un aumento della mortalità neonatale. La rilevanza clinica di questi risultati non è nota.
Negli animali da laboratorio (ratti) quantità minime sono state escrete nel latte materno e trasmesse al feto.
Altre indicazioni
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Precauzioni particolari per la conservazione
Conservare nella confezione originale, a temperatura ambiente (15–25°C) e fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
56780 (Swissmedic)
Titolare dell’omologazione
Sandoz Pharmaceuticals S.A., Risch; domicilio: Rotkreuz
Stato dell'informazione
Settembre 2025
15188 — 03/12/2025