PENTASA gran dépôt 2 g
Ferring AG
Informazione professionale approvata da Swissmedic
Pentasa®
Composizione
Principi attivi
Mesalazinum (acidum 5-aminosalicylicum)
Sostanze ausiliarie
Compresse depot: povidonum, ethylcellulosum, magnesii stearas, talcum, cellulosum microcristallinum.
Granulato depot: povidonum, ethylcellulosum.
Supposte: povidonum, macrogolum 6000, magnesii stearas, talcum.
Clisma: dinatrii edetas, natrii disulfis (E223) 100 mg/100 ml, natrii acetas, acidum hydrochloricum, aqua purificata.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Compresse depot da 500 mg e 1 g.
Granulato depot, bustine da 1 g e 2 g.
Supposte da 1 g.
Clisma da 1 g/100 ml.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Compresse depot
Trattamento acuto o profilassi delle recidive di colite ulcerosa, proctosigmoidite, proctite.
Granulato depot
Trattamento acuto di colite ulcerosa, proctosigmoidite, proctite.
Pentasa supposte
Trattamento acuto della proctite ulcerosa attiva.
Pentasa clisma
Trattamento acuto della colite ulcerosa da lieve a moderata con interessamento del retto e del sigma.
Posologia/Impiego
Adulti
Pentasa granulato depot e compresse depot
Per il trattamento dell'episodio acuto
Compresse depot da 500 mg e 1 g, granulato depot da 1 g e 2 g: al massimo 4 g al giorno in 2–4 dosi singole in concomitanza dei pasti.
Negli studi clinici, la posologia di 4 g/d era superiore a quella di 2 g/d. Il trattamento della colite ulcerosa acuta con il granulato depot è stato studiato soltanto per 8 settimane.
Pentasa clisma: 1 clisma (1 g di mesalazina) al giorno, alla sera prima di coricarsi, per 2-4 settimane.
Pentasa supposte: 1 supposta (1 g di mesalazina) 1-2 volte al giorno per 2-4 settimane.
Per la profilassi delle recidive
Compresse depot da 500 mg: 3 volte al giorno ½ compressa con i pasti.
L'efficacia del granulato nella profilassi delle recidive non è stata studiata.
Istruzioni posologiche speciali
Bambini e adolescenti
Supposte: l'uso e la sicurezza di Pentasa supposte nei bambini e negli adolescenti finora non sono stati esaminati.
Pentasa clisma: l'uso e la sicurezza di Pentasa clisma nei bambini e negli adolescenti finora non sono stati esaminati.
Compresse depot e granulato depot: non sono stati condotti studi sull'efficacia e la sicurezza in pediatria. Negli adolescenti può essere somministrata la dose degli adulti.
Nei bambini di età compresa tra 2 e 12 anni esiste un'esperienza limitata con dosi di 30 mg/kg/die nel trattamento acuto. Non superare una dose giornaliera massima di 2 g.
Come negli adulti, questa dose va dimezzata per la profilassi delle recidive.
Pentasa è controindicato nei bambini sotto i 2 anni.
Modo di somministrazione
Pentasa compresse depot: assumere durante i pasti con un po' di liquido. Le compresse depot da 500 mg hanno una linea di frattura e possono essere divise. La compressa depot da 1 g non ha una linea di frattura e non può essere divisa. In caso di difficoltà di deglutizione, le compresse depot possono essere disperse in un cucchiaio o un bicchiere d'acqua e assunte immediatamente. Non sminuzzare e non masticare le compresse depot.
Pentasa granulato depot: versare in bocca il contenuto di una bustina e deglutirlo con del liquido. Non masticare. In alternativa, l'intero contenuto della bustina può essere miscelato con yoghurt e assunto immediatamente senza masticare il granulato.
Controindicazioni
Ipersensibilità alla mesalazina, ad altri componenti del preparato o ai salicilati. Gravi disturbi della funzionalità epatica e/o renale.
Pentasa non deve essere usato nei bambini sotto i 2 anni, nei pazienti con ulcera gastrica o duodenale e in caso di tendenza patologicamente aumentata ai sanguinamenti.
Avvertenze e misure precauzionali
È richiesta prudenza nei pazienti che presentano reazioni allergiche alla sulfasalazina (rischio di allergia ai salicilati). In associazione al trattamento con mesalazina sono state segnalate gravi reazioni di intolleranza cutanea (SCAR), incluse reazioni ai farmaci con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (TEN). In caso di reazione acuta da ipersensibilità, come crampi addominali, dolori addominali acuti, febbre e forte cefalea e/o alla prima comparsa di segni e sintomi di gravi reazioni cutanee, quali eruzione cutanea, lesioni alle mucose o altri segni di ipersensibilità, il trattamento va interrotto immediatamente.
Nei pazienti con compromissione della funzionalità epatica è richiesta prudenza. I parametri di funzionalità epatica, come ALT o AST, devono essere determinati prima e durante il trattamento a discrezione del medico curante.
Disturbi della funzionalità renale
Ai pazienti con compromissione della funzionalità renale si raccomanda di non usare il preparato. La funzionalità renale va monitorata regolarmente soprattutto in fase iniziale (ad es. creatinina sierica). Nei pazienti che durante la terapia manifestano un disturbo della funzionalità renale va considerata la possibilità di nefrotossicità indotta da mesalazina. Il trattamento con mesalazina deve essere interrotto immediatamente in caso di peggioramento della funzionalità renale. In caso di trattamento concomitante con altri preparati notoriamente nefrotossici, la funzionalità renale va monitorata ancora più frequentemente.
In caso di reazioni d'ipersensibilità cardiache è richiesta prudenza.
I pazienti con malattie polmonari, in particolare asma, devono essere attentamente monitorati durante il trattamento.
Raramente sono state segnalate reazioni d'ipersensibilità (mio- e pericardite) indotte dalla mesalazina.
Molto raramente sono state descritte gravi discrasie ematiche associate alla mesalazina. Le analisi del sangue (formula leucocitaria) devono essere eseguite prima e durante il trattamento a discrezione del medico curante. L'uso concomitante di mesalazina con azatioprina o 6-mercaptopurina può aumentare il rischio di discrasie ematiche (vedere anche «Interazioni»). Qualora si sospettino questi effetti collaterali, il trattamento deve essere interrotto.
Nei pazienti che assumono mesalazina è stata segnalata ipertensione intracranica idiopatica (pseudotumor cerebri). I pazienti devono essere avvertiti della presenza di segni e sintomi di ipertensione intracranica idiopatica, tra cui cefalea grave o ricorrente, disturbi visivi o tinnito. Se si verifica ipertensione intracranica idiopatica, si deve prendere in considerazione l'interruzione della mesalazina.
Con la somministrazione di mesalazina sono stati segnalati casi di nefrolitiasi, compresi calcoli renali contenenti al 100% mesalazina. Si raccomanda di garantire un sufficiente apporto di liquidi durante il trattamento.
La mesalazina può causare una colorazione rosso-marrone delle urine dopo il contatto con candeggina a base di ipoclorito di sodio (es. in sanitari igienizzati con alcune candeggine contenenti ipoclorito di sodio).
Interazioni
L'uso concomitante di Pentasa con azatioprina, 6-mercaptopurina o tioguanina ha portato a un aumento del tasso di leucopenia in diversi studi clinici; sembra esistere un'interazione. Tuttavia, il meccanismo esatto d'interazione non è noto. Si raccomanda il monitoraggio regolare della conta leucocitaria e lo schema posologico delle tiopurine va adattato di conseguenza.
L'effetto ipoglicemizzante delle sulfoniluree e i sanguinamenti gastrointestinali indotti da cumarine possono essere potenziati. La tossicità del metotrexato può essere potenziata. L'effetto uricosurico di probenecid e sulfinpirazone può essere ridotto, cosi come l'effetto diuretico di furosemide e spironolattone. L'effetto tubercolostatico della rifampicina può essere ridotto. È possibile un potenziamento degli effetti indesiderati gastrici dei glucocorticoidi da parte della mesalazina.
Eventualmente, la mesalazina può ridurre l'assorbimento della digossina.
Gravidanza/Allattamento
Gravidanza
Non sono disponibili dati sufficienti riguardo all'uso in donne in gravidanza. I pochi dati disponibili sull'uso della mesalazina negli esseri umani non indicano un aumento del tasso complessivo di malformazioni congenite. Alcuni dati mostrano un aumento del tasso di nati prematuri e nati morti nonché un basso peso alla nascita; questi decorsi indesiderati della gravidanza si sono tuttavia manifestati anche in associazione con una patologia intestinale infiammatoria attiva. La malattia di base (colite ulcerosa) può aumentare i rischi del decorso della gravidanza.
Gli studi sugli animali non hanno mostrato una tossicità diretta o indiretta sulla gravidanza, sullo sviluppo embrionale, sullo sviluppo del feto e/o sullo sviluppo postnatale (vedere «Dati preclinici»).
È noto che la mesalazina attraversa la barriera placentare; la concentrazione plasmatica nel cordone ombelicale è pari a circa un decimo di quella nel plasma materno. Il metabolita acetil-mesalazina è reperibile nel cordone ombelicale e nel plasma materno alla stessa concentrazione. In neonati le cui madri erano state trattate con Pentasa sono state osservate alterazioni dell'emogramma (pancitopenia, leucopenia, trombocitopenia, anemia).
È vietato somministrare il medicamento durante la gravidanza, a meno che ciò non sia inequivocabilmente necessario.
Allattamento
La mesalazina passa nel latte materno. La concentrazione è più bassa di quella nel sangue materno, mentre il metabolita acetil-mesalazina è presente in concentrazioni simili o più elevate.
Attualmente sono disponibili solo pochi dati sull'uso orale durante l'allattamento. Non sono stati condotti studi controllati con Pentasa durante l'allattamento.
Non possono essere escluse reazioni d'ipersensibilità nel bambino, ad es. diarrea. Pentasa può essere utilizzato durante l'allattamento, ma solo se, a giudizio del medico, il beneficio potenziale per la madre supera il possibile rischio per il bambino.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
A causa di possibili effetti collaterali come nausea e capogiro, Pentasa può compromettere la capacità di guidare veicoli e la capacità di utilizzare macchine.
Effetti indesiderati
Riassunto del profilo di sicurezza
Gli effetti collaterali più comuni osservati negli studi clinici sono diarrea (3%), nausea (3%), dolore addominale (3%), cefalea (3%), vomito (1%) ed eruzione cutanea (1%).
Non comunemente possono manifestarsi reazioni d'ipersensibilità e febbre da medicamenti, e in associazione al trattamento con mesalazina sono state segnalate gravi reazioni cutanee indotte da medicamenti (SCAR), incluse reazioni ai farmaci con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (TEN), vedere «Avvertenze e misure precauzionali».
Con l'uso di supposte e clismi possono manifestarsi reazioni locali quali prurito, disturbi nell'area rettale e defecazione urgente.
Le frequenze sono definite come segue: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1000), molto raro (<1/10'000), non nota (la frequenza esatta non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto raro: Eosinofilia (come componente di una reazione allergica), alterazioni dell'emogramma incluse anemia, anemia aplastica, leucopenia con granulocitopenia e neutropenia fino all'agranulocitosi, trombocitopenia, pancitopenia.
Disturbi del sistema immunitario
Molto raro: Reazioni d'ipersensibilità inclusi esantema allergico, reazioni anafilattiche.
Patologie del sistema nervoso
Comune: Cefalea, capogiro.
Molto raro: Neuropatia periferica.
Non nota: Ipertensione intracranica idiopatica.
Patologie cardiache
Raro: Mio-* e pericardite*.
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Molto raro: Alveolite allergica, reazioni polmonari allergiche e fibrotiche (incl. dispnea, tosse, broncospasmo), polmonite eosinofila, malattia polmonare interstiziale, infiltrazione polmonare, polmonite.
Patologie gastrointestinali
Comune: Diarrea, dolore addominale, nausea, vomito, flatulenza.
Raro: Aumento dei livelli dell'amilasi, pancreatite acuta*.
Molto raro: Pancolite.
Patologie epatobiliari
Molto raro: Epatotossicità (incl. epatite*, epatite colestatica, cirrosi, insufficienza epatica). Aumento dei livelli degli enzimi epatici e della bilirubina, incl. i parametri di colestasi.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune: Eruzione cutanea incl. orticaria, eritema.
Raro: Fotosensibilità. (Sono state segnalate reazioni più gravi nei pazienti con dermatite atopica/eczema preesistente).
Molto raro: Alopecia reversibile, eritema multiforme, edema di Quincke, dermatite allergica.
Non nota: sindrome di Stevens-Johnson (SJS), necrolisi epidermica tossica (TEN), reazioni ai farmaci con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS).
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Molto raro: Mialgia, artralgia, sindrome lupus eritematoso-simile (lupus eritematoso sistemico).
Patologie renali e urinarie
Molto raro: Disturbi della funzionalità renale (incl. nefrite interstiziale acuta e cronica*, sindrome nefrosica), insufficienza renale.
Non nota: Nefrolitiasi, alterazioni di colore delle urine.
Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella
Molto raro: oligospermia (reversibile).
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione
Comune: disturbi anali e reazioni nella sede di somministrazione, prurito, tenesmo (solo con le forme rettali).
Molto raro: Febbre da medicamenti.
* Il meccanismo della mio- e pericardite, pancreatite, nefrite ed epatite indotte dalla mesalazina non è noto, ma potrebbe essere di natura allergica.
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Uso negli esseri umani: non sono noti casi di sovradosaggio.
Grazie alle caratteristiche galeniche di Pentasa e delle proprietà farmacocinetiche specifiche della mesalazina, solo piccole quantità di principio attivo hanno effetto sistemico. Pertanto, anche in caso di assunzione di dosi elevate, non si prevedono necessariamente segni di intossicazione. In linea di principio dovrebbero manifestarsi sintomi simili a quelli noti per l'intossicazione da salicilati: acidosi-alcalosi mista, iperventilazione, edema polmonare, disidratazione dovuta a sudorazione e vomito, ipoglicemia.
Trattamento
In caso di acidosi-alcalosi mista: ripristino dell'equilibrio acido-base a seconda della situazione e integrazione di elettroliti. In caso di disidratazione dovuta a sudorazione e vomito: apporto di liquidi. In caso di ipoglicemia: somministrazione di glucosio. Stretto monitoraggio della funzionalità renale.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
A07EC02
Meccanismo d'azione
L'acido 5-aminosalicilico inibisce la sintesi delle prostaglandine e della lipossigenasi nonché la mobilità dei leucociti e quindi il rilascio di diversi mediatori importanti per la reazione infiammatoria.
Alcuni dati fanno supporre che la gravità dell'infiammazione dell'intestino crasso nei pazienti con colite ulcerosa trattati con mesalazina presenti una correlazione inversa con la concentrazione della mesalazina nelle mucose.
Il meccanismo d'azione della mesalazina non è stato chiarito del tutto, ma ad esso sono stati associati meccanismi quali l'attivazione della forma Y del recettore attivato da proliferatori perossisomiali (PPAR-γ) e l'inibizione del fattore nucleare kappa B (NF-κB) nella mucosa intestinale.
Il rilascio dell'acido 5-aminosalicilico (5-ASA) farmacologicamente attivo dalle compresse e dal granulato avviene lentamente e indipendentemente dall'attività batterica nell'intero lume intestinale, dal duodeno fino al retto.
Le supposte Pentasa rilasciano il principio attivo nel retto.
Il clisma Pentasa è una sospensione in ambiente lievemente acido (pH 4.8). In questo ambiente, il 20% circa della mesalazina si trova in soluzione. L'80% circa del principio attivo si trova in forma di sospensione e porta quindi a un rilascio ritardato del principio attivo. L'applicazione del clisma Pentasa garantisce un'elevata concentrazione locale di principio attivo nel retto, nel sigma e in parti del colon.
Le alterazioni fisiopatologiche quali diarrea e un aumento dell'acidità intestinale, osservate durante la fase attiva di una patologia intestinale infiammatoria, influiscono soltanto lievemente sul rilascio di mesalazina nella mucosa intestinale dopo assunzione orale.
Farmacodinamica
Vedere «Meccanismo d'azione».
Efficacia clinica
Nessun dato.
Farmacocinetica
Assorbimento
Dopo somministrazione orale delle compresse depot o del granulato depot Pentasa, la mesalazina viene rilasciata in modo uniforme nell'intero tratto intestinale, dallo stomaco fino al retto. Il rilascio del principio attivo non è influenzato dall'ambiente intestinale (pH) e dal tempo di transito. Dopo somministrazione orale, il transito e il rilascio di mesalazina sono indipendenti dall'assunzione concomitante di cibo, mentre l'esposizione può essere aumentata.
Solo una piccola parte del principio attivo viene assorbita.
L'assorbimento della mesalazina somministrata per via orale è del 30% circa, il resto rimane disponibile per un effetto topico e viene quindi escreto con le feci. Le massime concentrazioni plasmatiche si osservano 1-6 ore dopo la somministrazione. La posologia con somministrazione di mesalazina due volte al giorno (2 x 2 g/d) porta a una Cmax di 5103,51 ng/mL e a un'esposizione sistemica (AUC0-24) di 36456 h x ng/mL, lo stato stazionario con somministrazione orale è raggiunto dopo un periodo di trattamento di 5 giorni, con una Cmax di 6803,70 ng/mL e un'AUC0-24 di 57519 h x ng/mL.
Dopo somministrazione di 1 g di mesalazina mediante supposte o clisma, solo il 15% viene ritrovato nelle urine sotto forma di 5-ASA e di metabolita principale (acetil-5-ASA). Con le supposte, l'assorbimento sistemico è del 10% circa. L'assorbimento sistemico dal clisma è in media del 20% più basso rispetto alla somministrazione orale delle compresse Pentasa. La porzione non assorbita del principio attivo esplica il suo effetto a livello locale.
Distribuzione
La distribuzione della mesalazina nel corpo umano non è stata completamente chiarita. Negli animali, dopo somministrazione per os o e.v., la mesalazina passa nei reni. Il volume di distribuzione (Vd) apparente della mesalazina negli adulti è di circa 0,2 l/kg.
In vitro, la mesalazina si lega per il 42% alle proteine plasmatiche e il suo metabolita acetilato si lega per il 78%. In caso di somministrazione rettale, il legame con le proteine plasmatiche ha un ruolo secondario.
Dopo somministrazione orale di sulfasalazina (un precursore della mesalazina), sia la mesalazina che l'acido N-acetil-5-aminosalicilico attraversano la barriera placentare. Tuttavia, le concentrazioni di mesalazina nel cordone ombelicale e nel liquido amniotico sono molto basse.
Dopo somministrazione di sulfasalazina, nel latte materno sono state riscontrate basse concentrazioni di mesalazina e concentrazioni più elevate del suo metabolita acetilato.
Metabolismo
La frazione assorbita subisce una rapida biotrasformazione ad acido acetilmetaminosalicilico (acido N-acetil-5-aminosalicilico) sia a livello presistemico nella mucosa intestinale, sia a livello sistemico nel fegato, prevalentemente da parte di NAT-1.
L'acetilazione avviene in certa misura anche da parte dei batteri nel colon. Questa acetilazione sembra essere indipendente dal fenotipo di acetilatore del paziente. Il rapporto metabolico tra acetilmesalazina e mesalazina nel plasma dopo somministrazione orale varia da 3,5 con una posologia giornaliera di 3 x 500 mg a 1,3 con una posologia di 3 x 2g. Questo implica un'acetilazione dose-dipendente che può portare a saturazione.
Eliminazione
L'emivita di eliminazione (t½) della mesalazina e del suo metabolita principale acido N-acetil-5-aminosalicilico è di 0,5–1,5 ore per la mesalazina e di 5–10 ore per il metabolita.
Dopo somministrazione per os, il 20% circa della dose somministrata è escreto nelle urine, prevalentemente sotto forma di acido N-acetil-5-aminosalicilico.
Il metabolita acetilato assorbito viene rapidamente eliminato per via renale ed escreto nelle urine (90% in 24 ore). La frazione non assorbita, che costituisce la maggior parte del principio attivo, viene escreta con le feci.
Non sono disponibili dati sulla clearance renale della mesalazina. Dopo somministrazione orale di mesalazina a pazienti in buone condizioni di salute, la clearance renale apparente dell'acido N-acetil-5-aminosalicilico è di circa 2,8–4,3 ml/min per kg (intervallo: da 1 a 6 ml/min per kg). La clearance renale di questo metabolita può essere ridotta in caso di colite ulcerosa o enterite regionale di Crohn.
Dopo somministrazione delle supposte Pentasa, nelle urine è stata riscontrata esclusivamente AC-mesalazina e nessuna mesalazina libera.
Dati preclinici
Tossicità cronica (o tossicità per somministrazione ripetuta)
In studi di tossicità per somministrazione giornaliera ripetuta di mesalazina, in tutte le specie sono stati osservati effetti tossici renali con dosi elevate. Il NOAEL nel topo, nel ratto e nella scimmia è stato di 2500 mg/kg/die, 480 mg/kg/die e 125 mg/kg/die.
Negli animali trattati con mesalazina non è stata riscontrata alcuna tossicità epatica o emopoietica significativa. Per quanto riguarda la tossicità gastrointestinale, osservata prevalentemente in animali che ricevevano dosi elevate, non è possibile stabilire con certezza se si tratti di un effetto diretto della sostanza o di una conseguenza secondaria della tossicità della sostanza.
Mutagenicità/cancerogenicità
Le analisi in vitro e in vivo non hanno evidenziato alcun effetto mutageno o clastogenico.
Le analisi sul potenziale cancerogeno condotte in ratti e topi non hanno evidenziato alcun aumento dell'incidenza tumorale dipendente dalla sostanza.
Tossicità per la riproduzione
Gli studi con mesalazina orale negli animali non hanno fornito indizi diretti o indiretti di effetti negativi della mesalazina su fertilità, gravidanza, sviluppo embriofetale, parto o sviluppo postnatale.
Altre indicazioni
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Conservare a temperatura ambiente (15-25°C).
Conservare le compresse depot e il granulato depot nella scatola originale per proteggere il contenuto dalla luce.
Conservare le supposte e i clismi nelle pellicole sigillate per proteggere il contenuto dalla luce e dall'ossigeno. Prelevarle solo immediatamente prima dell'uso
Conservare fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
47502, 53431, 55834, 50725 (Swissmedic).
Titolare dell’omologazione
Ferring AG, 6340 Baar.
Stato dell'informazione
Febbraio 2026
1746 — 19/02/2026