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IBANDRONATE Sandoz cpr pell 150 mg

Sandoz Pharmaceuticals AG

Informazione professionale approvata da Swissmedic

Ibandronate Sandoz® 150, compresse rivestite con film

Sandoz Pharmaceuticals AG

Composizione

Principi attivi

Acidum ibandronicum ut natrii ibandronas monohydricus.

Sostanze ausiliarie

Povidonum, cellulosum microcristallinum, maydis amylum, crospovidonum, silica colloidalis anhydrica, glyceroli dibehenas, hypromellosum, lactosum monohydricum, titanii dioxidum, macrogolum 4000.

Le compresse rivestite con film contengono 2,7 mg di lattosio monoidrato.

Le compresse rivestite con film contengono 10,8 mg di sodio.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compresse rivestite con film contenenti 150 mg di acido ibandronico (come sale monosodico, monoidrato).

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Trattamento dell'osteoporosi in donne in postmenopausa per la riduzione del rischio di fratture vertebrali.

Posologia/Impiego

Posologia abituale

La dose raccomandata è una compressa rivestita con film da 150 mg una volta al mese. La compressa deve essere preferibilmente assunta nello stesso giorno di ogni mese.

L'assunzione di Ibandronate Sandoz 150 deve avvenire al mattino 60 minuti prima della prima assunzione di cibo o bevande inclusa l'acqua minerale, nonché 60 minuti prima dell'assunzione di medicamenti orali (incluso il calcio) (vedere «Interazioni»).

  • Le compresse devono essere inghiottite intere con un bicchiere di acqua del rubinetto (non meno di 200 ml) restando in posizione eretta, seduti o in piedi. Le pazienti non devono sdraiarsi per 60 minuti dopo aver assunto Ibandronate Sandoz 150.
  • Per l'assunzione di Ibandronate Sandoz 150 è consentito utilizzare esclusivamente acqua di rubinetto. Si noti che alcune acque minerali hanno un elevato contenuto di calcio e quindi non devono essere utilizzate.
  • Le pazienti non devono né masticare né succhiare la compressa rivestita con film di Ibandronate Sandoz 150 per il rischio di ulcerazioni orofaringee.

In caso di dimenticanza di una somministrazione, alle pazienti va indicato di prendere una compressa di Ibandronate Sandoz 150 il mattino successivo al giorno in cui si sono ricordate, a meno che non manchino meno di 7 giorni alla successiva assunzione programmata.

Nel caso in cui manchino meno di 7 giorni alla successiva assunzione programmata, le pazienti devono attendere fino al giorno della dose successiva e quindi continuare ad assumere una compressa una volta al mese come programmato inizialmente.

Le pazienti non devono assumere due compresse nella stessa settimana.

Le pazienti devono ricevere un'integrazione di calcio e/o vitamina D se l'assunzione con gli alimenti è inadeguata (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Durata della terapia

Non è stato stabilito quale sia la durata ottimale del trattamento dell'osteoporosi con bisfosfonati. La necessità di un trattamento continuativo con Ibandronate Sandoz 150 deve essere periodicamente rivalutata in ogni singola paziente in funzione dei benefici e dei rischi potenziali, in particolare dopo un uso di cinque o più anni.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Non è necessario alcun aggiustamento della dose (vedere «Farmacocinetica»).

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

In pazienti con insufficienza renale lieve o moderata (clearance della creatinina ≥30 ml/min) non è necessario alcun aggiustamento della dose.

Con una clearance della creatinina <30 ml/min la decisione di somministrare Ibandronate Sandoz 150 deve basarsi su una valutazione individuale del rapporto rischio-beneficio (vedere «Farmacocinetica»).

Pazienti anziani

Non è necessario alcun aggiustamento della dose (vedere «Farmacocinetica»).

Bambini e adolescenti

Non sono disponibili esperienze in merito alla sicurezza e all'efficacia del medicamento in pazienti di età inferiore a 18 anni.

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o a una delle sostanze ausiliarie indicate nella composizione.

Ipocalcemia non corretta.

Anomalie dell'esofago che ritardano lo svuotamento esofageo, come stenosi o acalasia.

Ibandronate Sandoz 150 è controindicato per le pazienti che non sono in grado di mantenere la posizione eretta in piedi o da sedute per almeno 60 minuti.

Avvertenze e misure precauzionali

Un'esistente ipocalcemia e altri disturbi del metabolismo osseo e minerale devono essere trattati efficacemente prima dell'inizio della terapia con Ibandronate Sandoz 150. Un'adeguata assunzione di calcio e vitamina D è importante in tutte le pazienti.

La somministrazione orale dei bisfosfonati può causare irritazione locale del tratto superiore della mucosa gastrointestinale. A causa di questi possibili effetti irritanti e del potenziale peggioramento della patologia di base, occorre usare cautela quando Ibandronate Sandoz 150 è somministrato a pazienti con problemi del tratto gastrointestinale superiore in corso (ad es. esofago di Barrett, disfagia, altre malattie esofagee, gastrite, duodenite o ulcera).

In pazienti in trattamento con bisfosfonati sono state osservate disfagia ed esofagite, nonché ulcere esofagee e gastriche. In alcuni casi gli eventi erano gravi e si è reso necessario il ricovero in ospedale, oppure sono stati seguiti da stenosi o perforazioni esofagee, raramente con sanguinamento. Le pazienti devono pertanto attenersi rigorosamente alle istruzioni per il dosaggio e devono essere in grado di seguirle (vedere «Posologia/impiego»).

La terapia deve essere interrotta in presenza di sintomi clinici indicativi di un'irritazione esofagea, quali difficoltà a deglutire di nuova insorgenza o in peggioramento, dolore dopo aver ingerito, dolore retrosternale o pirosi.

Poiché sia i medicamenti antireumatici non steroidei (FANS) che i bisfosfonati possono causare irritazioni gastrointestinali, si deve usare cautela nella somministrazione concomitante di FANS e di acido ibandronico 150 mg.

In pazienti trattati con bisfosfonati è stata segnalata osteonecrosi della mandibola/mascella (Osteonecrosis of the Jaw, ONJ). La maggior parte dei casi riguardava pazienti oncologiche che si erano sottoposte a interventi odontoiatrici, ma alcuni si sono verificati in pazienti con osteoporosi postmenopausale e altre diagnosi. L'osteonecrosi della mandibola/mascella è generalmente correlata a estrazioni dentali e/o a infezioni locali (inclusa l'osteomielite). I fattori di rischio noti per l'osteonecrosi della mandibola/mascella comprendono cancro, terapie concomitanti (ad es. chemioterapia, inclusi inibitori dell'angiogenesi, radioterapia, corticosteroidi) e comorbidità (ad es. anemia, coagulopatia, infezione, malattie dentali preesistenti). La maggior parte dei casi segnalati riguardava pazienti trattate per via endovenosa con bisfosfonati, ma alcuni si sono verificati in pazienti trattati per via orale.

Le condizioni di pazienti che sviluppano osteonecrosi della mandibola/mascella (ONJ) ​​durante la terapia con bisfosfonati possono peggiorare qualora sottoposti a interventi di chirurgia dentale. Per i pazienti che necessitano di procedure odontoiatriche non sono disponibili dati che indichino se l'interruzione del trattamento con bisfosfonati riduce il rischio di ONJ. Prima di sottoporre a trattamento con bisfosfonati pazienti con fattori di rischio concomitanti (ad es. tumore, chemioterapia, radioterapia, corticosteroidi, igiene orale carente) andrebbe presa in considerazione una visita odontoiatrica con profilassi appropriata. Il giudizio clinico del medico curante dovrebbe servire come linea guida per il piano di trattamento dei singoli pazienti, con una valutazione individuale del rapporto rischio-beneficio.

In pazienti in terapia con bisfosfonati, incluso l'acido ibandronico, sono anche stati riportati casi di osteonecrosi in altre sedi orofacciali, compreso il canale uditivo esterno. I fattori di rischio sono analoghi a quelli menzionati a proposito della ONJ. Ulteriori fattori di rischio sono rappresentati da microlesioni ripetute (ad es. dovute all'uso abituale dei bastoncini di cotone). La possibilità di osteonecrosi del condotto uditivo esterno deve essere presa in considerazione nei pazienti in trattamento con bisfosfonati che presentano sintomi a carico dell'orecchio, incluse le infezioni croniche dell'orecchio.

Fratture atipiche del femore

Sono state riportate fratture atipiche sottotrocanteriche e diafisarie del femore, principalmente in pazienti in terapia da lungo tempo con bisfosfonati per l'osteoporosi. Queste fratture trasversali o oblique corte possono verificarsi in qualsiasi parte del femore a partire da appena sotto il piccolo trocantere fino a sopra la linea sovracondiloidea. Queste fratture si verificano spontaneamente o dopo un trauma minimo e alcuni pazienti avvertono dolore alla coscia o all'inguine, spesso associato a evidenze radiologiche di fratture da stress, già settimane o mesi prima del verificarsi di una frattura femorale completa. Le fratture sono spesso bilaterali, pertanto, nei pazienti trattati con bisfosfonati che hanno subito una frattura della diafisi femorale deve essere esaminato anche il femore controlaterale. È stata riportata anche una guarigione inadeguata di queste fratture. Nei pazienti con sospetta frattura atipica femorale si deve prendere in considerazione l'interruzione della terapia con bisfosfonati in attesa di una valutazione del paziente basata sul rapporto rischio-beneficio individuale.

Queste fratture sono state anche segnalate in pazienti affetti da osteoporosi non trattati con bisfosfonati.

Intolleranza al lattosio

Le compresse rivestite con film di Ibandronate Sandoz 150 contengono lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicamento.

Contenuto di sodio

Le compresse rivestite con film di Ibandronate Sandoz 150 contengono meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per compressa rivestita con film, cioè essenzialmente «senza sodio».

Interazioni

L'assorbimento dell'acido ibandronico è influenzato dall'ingestione di cibo e liquidi, in particolare prodotti contenenti calcio e altri cationi polivalenti (ad es. alluminio, magnesio, ferro), inclusi latte e acqua minerale. Per questa ragione, cibo e liquidi, compresse di calcio e altri medicamenti devono essere assunti solo 60 minuti dopo la somministrazione orale di Ibandronate Sandoz 150.

Interazioni farmacocinetiche

In studi di interazione farmacocinetica in donne in postmenopausa non è stato dimostrato alcun potenziale di interazione con tamoxifene o con terapie ormonali sostitutive (estrogeni). Non sono state osservate interazioni durante la co-somministrazione di melfalan/prednisolone in pazienti affette da plasmocitoma.

Uno studio di interazione farmacocinetica su volontarie sane ha dimostrato che 75 mg di ranitidina (25 mg per via endovenosa 90 risp. 15 minuti prima e 30 minuti dopo la somministrazione di ibandronato) hanno aumentato del 20% la biodisponibilità orale di 10 mg di ibandronato. L'entità di questo aumento non è considerata clinicamente rilevante.

Dati in vivo

Ibandronato non viene metabolizzato a livello epatico e non inibisce il sistema del citocromo P450 epatico. Ibandronato viene escreto dai reni. Sulla base di uno studio sui ratti, la via di secrezione di ibandronato non sembra utilizzare alcun sistema di trasporto acido o basico noto che sia coinvolto nell'escrezione di altri medicamenti.

Interazioni farmacodinamiche

In uno studio di 1 anno su donne in postmenopausa con osteoporosi (BM 16549), l'incidenza di eventi del tratto gastrointestinale superiore in pazienti che assumevano contemporaneamente aspirina o FANS e acido ibandronico 2,5 mg al giorno o 150 mg una volta al mese era simile.

Delle oltre 1500 pazienti arruolate nello studio BM 16549, che metteva a confronto un regime posologico mensile con un regime posologico giornaliero di acido ibandronico, il 14% necessitava di bloccanti dell'istamina H2 o inibitori della pompa protonica. Fra queste pazienti l'incidenza di eventi a carico del tratto gastrointestinale superiore nelle pazienti trattate con acido ibandronico 150 una volta al mese era simile a quella delle pazienti in terapia giornaliera con acido ibandronico 2,5 mg.

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

Ibandronate Sandoz 150 non deve essere utilizzato durante la gravidanza.

Non sono disponibili dati adeguati sull'uso del medicamento in gravidanza. Studi sui ratti hanno evidenziato alcuni effetti tossici per la riproduzione (vedere «Dati preclinici»).Il rischio potenziale per l'essere umano non è noto.

Allattamento

Ibandronate Sandoz 150 non deve essere utilizzato durante l'allattamento.

Non è noto se l'acido ibandronico è escreto nel latte materno umano.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Non sono stati effettuati studi in merito.

Effetti indesiderati

In uno studio di 2 anni su donne in postmenopausa con osteoporosi (BM 16549), il profilo di sicurezza di 150 mg una volta al mese e di 2,5 mg di ibandronato al giorno è risultato simile. La percentuale totale di pazienti che hanno manifestato un effetto indesiderato, vale a dire un evento indesiderato con una possibile o probabile correlazione con il medicamento in studio, è stata del 25% per ibandronato 150 mg una volta al mese e del 22,5% per ibandronato 2,5 mg al giorno dopo 2 anni. La maggior parte di questi effetti indesiderati è stata di intensità da lieve a moderata. La maggior parte dei casi non ha comportato l'interruzione della terapia.

Gli effetti indesiderati che gli sperimentatori considerano correlati a ibandronato sono elencati di seguito in base alla classificazione per sistemi e organi.

La frequenza è definita come segue: molto comune (≥1/10), comune (≥1/100 fino a <1/10), non comune (≥1/1'000 fino a <1/100), raro (≥1/10'000 fino a <1/1'000) e molto raro (<1/10'000). All'interno di ciascun gruppo di frequenza, gli effetti indesiderati sono elencati in ordine decrescente di gravità.

Disturbi del sistema immunitario

Raro: reazioni di ipersensibilità.

Molto raro: in pazienti trattati con acido ibandronico sono stati riportati casi di reazioni anafilattiche/shock anafilattico, inclusi eventi fatali.

Sono state segnalate reazioni allergiche, incluse esacerbazioni dell'asma.

Sono state segnalate reazioni indesiderate cutanee gravi, incluse sindrome di Stevens-Johnson, eritema multiforme e dermatosi bollosa.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: esantema.

Raro: angioedema, edema facciale, orticaria.

Patologie del sistema nervoso

Comune: mal di testa. Non comune: intontimento.

Patologie dell'occhio

Molto raro: uveite, iridosclerite, sclerite. In trattamento con bisfosfonati, incluso l'acido ibandronico, sono stati segnalati eventi infiammatori a carico dell'occhio come ad esempio uveite, iridosclerite e sclerite. In alcuni casi, questi eventi non si sono risolti fino alla sospensione della terapia con bisfosfonati.

Patologie gastrointestinali

Comune: esofagite, gastrite, malattie da reflusso gastroesofageo, dispepsia, diarrea, dolore addominale, nausea.

Non comune: disfagia, vomito, flatulenza, esofagite incluse ulcerazioni o stenosi esofagee.

Raro: duodenite.

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Comune: artralgia, mialgia, dolori muscoloscheletrici, crampi muscolari, rigidità muscoloscheletrica.

Non comune: dolori alla schiena.

Raro: sono state segnalate fratture atipiche sottotrocanteriche e diafisarie del femore (effetto di classe dei bifosfonati) (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Molto raro: osteonecrosi della mandibola/mascella e in altre sedi, compreso il canale uditivo esterno (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comune: disturbi simil-influenzali.

Non comune: affaticamento.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Segni e sintomi

Sulla base della conoscenza di questa classe di medicamenti, il sovradosaggio orale può determinare reazioni avverse nel tratto gastrointestinale superiore quali disturbi di stomaco, dispepsia, esofagite, gastrite o ulcera.

Trattamento

Non sono disponibili informazioni specifiche sul trattamento del sovradosaggio con Ibandronate Sandoz 150. Per legare Ibandronate Sandoz 150 devono essere somministrati latte o antiacidi. Per il rischio di irritazione esofagea, non deve essere indotto il vomito e la paziente deve restare in piedi in posizione eretta.

L'acido ibandronico può essere dializzato. Non sono tuttavia disponibili informazioni su esperienze d'uso in caso di sovradosaggio.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

M05BA06

Meccanismo d'azione

L'acido ibandronico appartiene al gruppo dei bisfosfonati contenenti azoto, che agiscono sul tessuto osseo. L'azione selettiva è basata sull'elevata affinità con la sostanza minerale dell'osso. Esso inibisce l'attività osteoclastica, ma senza interferire con il reclutamento degli osteoclasti.

L'acido ibandronico riduce il riassorbimento osseo senza alcun effetto diretto sulla formazione delle ossa.

Farmacodinamica

La somministrazione a lungo termine, sia giornaliera che intermittente (con prolungati intervalli tra una somministrazione e l'altra), nei ratti, cani e scimmie, è stata associata con la formazione di osso nuovo di qualità normale e di resistenza meccanica conservata o aumentata, anche con dosi nell'intervallo di tossicità. Nell'uomo l'efficacia dell'acido ibandronico sia per somministrazione giornaliera che intermittente con un intervallo di 9‒10 settimane tra una dose e l'altra è stata confermata in uno studio clinico (MF4411) nel quale l'acido ibandronico ha dimostrato la sua efficacia antifratturativa.

In esperimenti su animali i marcatori biochimici urinari e sierici del turnover osseo (quali la desossipiridinolina e telopeptidi C ed N a catena crociata del collagene di tipo I) si sono ridotti, la densità minerale ossea (BMD) è aumentata e la frequenza delle fratture è diminuita.

In uno studio di bioequivalenza di fase I condotto su 72 donne in postmenopausa trattate con 150 mg per os ogni 28 giorni, per un totale di 4 somministrazioni, l'inibizione del CTX sierico in seguito alla prima somministrazione è stata osservata già dopo 24 ore dalla stessa (inibizione mediana pari al 28%). L'inibizione mediana massima (69%) è stata raggiunta 6 giorni più tardi. Successivamente alla terza e alla quarta somministrazione, l'inibizione mediana massima a 6 giorni dalla somministrazione è stata del 74%, per scendere a un'inibizione mediana del 56% 28 giorni dopo la quarta somministrazione. In assenza di ulteriori somministrazioni di ibandronato, la soppressione dei marcatori biochimici del riassorbimento osseo si riduce.

Efficacia clinica

Acido ibandronico 150 mg una volta al mese

In uno studio multicentrico, in doppio cieco, della durata di 2 anni (BM 16549) condotto su donne in postmenopausa con osteoporosi (BMD T-score basale della colonna lombare inferiore a ‒2,5), 150 mg di acido ibandronico una volta al mese hanno dimostrato di essere efficaci quanto l'acido ibandronico 2,5 mg a somministrazione giornaliera. Nell'analisi di efficacia primaria, l'aumento medio rispetto al basale della BMD della colonna lombare a 1 anno è stato del 4,9% (4,4%, 5,3%; intervallo di confidenza al 95% [IC]) nel gruppo 150 mg una volta al mese (n=327) e del 3,9% (3,4%, 4,3%; IC 95%) nel gruppo che ha ricevuto 2,5 mg al giorno (n=318).

Inoltre, l'acido ibandronico 150 mg una volta al mese si è dimostrato superiore a di acido ibandronico 2,5 mg al giorno per quanto riguarda la densità minerale ossea della colonna lombare in una valutazione prospetticamente pianificata (p=0,002). Sono stati osservati aumenti medi della BMD del 3,1% o rispettivamente del 2,0% per l'intero osso dell'anca, del 2,2% o dell'1,7% per il collo del femore e del 4,6% o del 3,2% per il trocantere nel gruppo con 150 mg al mese o 2,5 mg al giorno.

Per la BMD della colonna lombare, il 91,3% dei pazienti che hanno ricevuto 150 mg al mese hanno risposto (definito come l'aumento della BMD della colonna lombare dal basale) rispetto all'84% dei pazienti che hanno ricevuto 2,5 mg al giorno (p=0,005). Per la BMD dell'anca in toto, il 90,0% dei pazienti che hanno ricevuto 150 mg al mese hanno risposto (definito come l'aumento della BMD dell'anca in toto dal basale) rispetto al 76,7% dei pazienti che hanno ricevuto 2,5 mg al giorno (p<0,001). Utilizzando un criterio più restrittivo, che associa la BMD della colonna lombare e quella dell'anca in toto, in un anno sono stati classificati come responder l'83,9% dei pazienti trattati con 150 mg una volta al mese e il 65,7% dei pazienti trattati con 2,5 mg al giorno (p<0,001).

L'analisi condotta dopo due anni ha mostrato ulteriori significativi aumenti nel secondo anno della BMD della colonna lombare (6,6%), dell'anca in toto (4,2%), del collo del femore (3,1%) e del trocantere (6,2%) nel gruppo in trattamento con ibandronato 150 mg una volta al mese (n=291).

Marcatori biochimici del turnover osseo

Riduzioni clinicamente significative dei livelli sierici del CTX sono state osservate in corrispondenza di ogni misurazione, vale a dire a 3, 6, 12 e 24 mesi. Dopo 12 mesi la variazione relativa mediana rispetto ai valori iniziali è stata pari a ‒76% con lo schema di dosaggio di 150 mg una volta al mese, dopo 24 mesi questo valore era ‒68%, e dopo 24 mesi l'83% dei pazienti che assumevano 150 mg al mese di medicamento erano stati classificati come responder (cioè avevano ottenuto una riduzione >50% rispetto al basale).

Sulla base dei risultati dello studio BM 16549 si prevede che 150 mg di acido ibandronico una volta al mese siano efficaci almeno quanto 2,5 mg di acido ibandronico al giorno nella prevenzione delle fratture.

Acido ibandronico 2,5 mg al giorno

In uno studio in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo della durata di 3 anni è stata dimostrata una riduzione statisticamente significativa nell'incidenza di nuove fratture vertebrali della colonna lombare cliniche e documentate dal punto di vista radiologico e morfometrico. Lo studio ha arruolato donne di età compresa tra i 55 e gli 80 anni, in postmenopausa da almeno 5 anni, con una BMD a livello della colonna lombare da 2 a 5 DS sotto il valore medio premenopausale (T-score) in almeno una vertebra (L1-L4) e che presentavano da una a quattro fratture vertebrali. Tutte le pazienti hanno ricevuto 500 mg di calcio e 400 UI di vitamina D al giorno. L'efficacia è stata valutata in 2'929 pazienti.

L'acido ibandronico 2,5 mg ha prodotto una diminuzione statisticamente significativa del rischio relativo di nuove fratture vertebrali apprezzabili radiologicamente pari al 62%. Anche l'incidenza di fratture vertebrali cliniche è stata ridotta significativamente del 49%.

È stata inoltre rilevata anche una riduzione statisticamente significativa del calo di statura rispetto al placebo.

A tre anni l'aumento della BMD della colonna lombare a fronte di una somministrazione giornaliera era pari al 5,3% rispetto al placebo (con aggiunta di calcio e vitamina D) e al 6,5% rispetto al basale.

Dopo l'interruzione del trattamento, i valori di riassorbimento osseo sono tornati ai livelli precedenti l'inizio del trattamento.

L'analisi istologica delle biopsie ossee dopo 2 e 3 anni di trattamento in donne in postmenopausa ha mostrato che l'osso formato ha caratteristiche normali senza alcuna evidenza di un difetto di mineralizzazione.

Farmacocinetica

Gli effetti farmacologici dell'acido ibandronico sull'osso non sono direttamente legati alle effettive concentrazioni plasmatiche.

Assorbimento

La biodisponibilità assoluta è pari a circa lo 0,6%. L'entità dell'assorbimento è influenzata dall'assunzione contemporanea di cibo o bevande (a parte l'acqua del rubinetto). Se l'acido ibandronico viene somministrato insieme a una colazione standard, la biodisponibilità si riduce del 90%. Le concentrazioni plasmatiche crescono proporzionalmente alla dose fino all'assunzione orale di 50 mg, con incrementi più che proporzionali per dosi superiori. Le concentrazioni plasmatiche massime osservate sono state raggiunte in 0,5‒2 ore (mediana 1 ora) a digiuno. Se tuttavia l'acido ibandronico viene assunto 60 minuti prima di un pasto, non si verifica una riduzione significativa della biodisponibilità. Sia la biodisponibilità sia l'aumento della BMD sono ridotti qualora cibi o bevande siano assunti quando sono passati meno di 60 minuti dall'ingestione di Ibandronate Sandoz 150.

Negli studi clinici è stato prescritto di lasciar trascorrere un periodo di 6 ore tra l'ultima volta assunzione di cibo e l'assunzione di acido ibandronico.

Distribuzione

Dopo l'iniziale esposizione sistemica, l'acido ibandronico si lega rapidamente all'osso o è escreto con le urine. Il volume terminale apparente di distribuzione è di almeno 90 l e la percentuale della dose che arriva all'osso è stimata essere il 40‒50% della dose circolante. Il legame proteico nel siero umano in vitro variava in uno studio dal 99,5% al 90,0% a concentrazioni di ibandronato da 2 a 10 ng/ml e in un altro studio era approssimativamente dell'85,7% a concentrazioni da 0,5 a 10 ng/ml.

Metabolismo

Non vi sono evidenze che l'acido ibandronico sia metabolizzato negli animali o nell'uomo.

Eliminazione

La frazione assorbita di acido ibandronico è rimossa dalla circolazione mediante l'assorbimento da parte dell'osso in misura pari al 40‒50% e la parte restante è eliminata immodificata dal rene. La frazione non assorbita di acido ibandronico è eliminata immodificata nelle feci.

L'emivita di eliminazione terminale è compresa tra 10 e 72 ore. I livelli plasmatici iniziali diminuiscono rapidamente, raggiungendo il 10% dei valori di picco rispettivamente entro 8 ore dalla somministrazione orale.

La clearance totale dell'acido ibandronico è bassa con valori compresi tra 84 e 160 ml/min. La clearance renale (circa 60 ml/min in donne sane in postmenopausa) costituisce il 50‒60% della clearance totale ed è correlata alla clearance della creatinina.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Razza

Non esistono evidenze di differenze interetniche.

Disturbi della funzionalità epatica

Non esistono dati di farmacocinetica per l'acido ibandronico in pazienti affette da insufficienza epatica. Il fegato non svolge un ruolo significativo nell'eliminazione dell'acido ibandronico, che non è metabolizzato bensì è eliminato tramite escrezione renale e captazione da parte dell'osso. Perciò non sono necessari aggiustamenti del dosaggio in pazienti affette da insufficienza epatica.

Disfunzioni renali

La clearance renale dell'acido ibandronico è correlata linearmente alla clearance della creatinina.

In pazienti con insufficienza renale lieve fino a moderata (clearance della creatinina ≥30 ml/min) non è necessario alcun aggiustamento della dose.

Le pazienti affette da insufficienza renale grave (clearance della creatinina <30 ml/min) che hanno assunto una dose giornaliera orale di acido ibandronico di 10 mg per 21 giorni, hanno presentato concentrazioni plasmatiche 2‒3 volte superiori rispetto a pazienti con funzionalità renale normale e la clearance totale dell'acido ibandronico è stata di 44 ml/min. Dopo somministrazione endovenosa di 0,5 mg in pazienti affette da insufficienza renale grave, le clearance totale, renale e non renale sono diminuite rispettivamente del 67%, 77% e 50%; tuttavia non è stata osservata una riduzione della tollerabilità associata con l'aumento dell'esposizione. Il rapporto rischio-beneficio deve essere valutato caso per caso nelle pazienti con funzionalità renale gravemente compromessa.

Pazienti anziani

Deve essere presa in considerazione la diminuzione della funzionalità renale con l'età.

Bambini e adolescenti

Non sono disponibili dati di farmacocinetica relativi a pazienti di età inferiore a 18 anni.

Dati preclinici

Negli studi cronici, indipendentemente dal regime posologico e dalla via di somministrazione (EV o orale), il principale organo bersaglio della tossicità era il rene; organi secondari erano il fegato e il tratto intestinale.

Non sono stati effettuati studi orali con somministrazione intermittente di dosi più elevate.

Mutagenicità

Non è stato osservato alcun segno di potenziale cancerogenicità. I test per la genotossicità non hanno rilevato alcuna evidenza di attività genetica dell'acido ibandronico.

Tossicità per la riproduzione

Non vi sono evidenze di un effetto tossico fetale diretto o teratogeno dell'acido ibandronico in ratti e conigli trattati per os e non si sono verificati eventi indesiderati sullo sviluppo nella prole F1 di ratto con un'esposizione estrapolata almeno 35 volte superiore all'esposizione nell'uomo. Gli effetti indesiderati dell'acido ibandronico negli studi di tossicità riproduttiva condotti sul ratto sono stati quelli osservati con i bisfosfonati come classe di medicamenti. Tra di essi, un ridotto numero di siti d'impianto, interferenza con il parto naturale (distocia) e un aumento delle alterazioni viscerali (sindrome reno-pelvico-ureterale).

In studi su ratti in allattamento, sono stati riscontrati bassi livelli di acido ibandronico nel latte dopo somministrazione endovenosa.

Altre indicazioni

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare nella confezione originale, a temperatura ambiente (15‒25°C) e fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

60442 (Swissmedic)

Titolare dell’omologazione

Sandoz Pharmaceuticals S.A., Risch; domicilio: Rotkreuz

Stato dell'informazione

Giugno 2020

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