CLINDAMYCIN Zentiva caps 300 mg
Helvepharm AG
Informazione professionale approvata da Swissmedic
Clindamycin Zentiva®
Composizione
Principi attivi
Clindamycinum ut Clindamycini hydrochloridum.
Sostanze ausiliarie:
Lactosum monohydricum 214,08 mg (150 mg) resp. 283.24 mg (300 mg), maydis amylum, talcum, magnesii stearas.
Materiale di capsula:
Gelatina, titanii dioxidum (E171), lacca, ferri oxidum nigrum (E172), propylenglycolum.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
1 capsula rigida contiene 150 mg, risp. 300 mg di clindamycinum sotto forma di Clindamycini hydrochloridum.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Trattamento di infezioni causate da batteri anaerobi sensibili alla clindamicina e batteri aerobi Gram-positivi, in particolare le specie Bacteroides, gli streptococchi microaerofili, gli stafilococchi e i pneumococchi:
Infezioni delle vie respiratorie superiori quali tonsillite, faringite, sinusite, otite media e scarlattina.
- Infezioni delle vie respiratorie inferiori quali bronchite, polmonite, empiema e ascesso polmonare.
Infezioni della cute e dei tessuti molli quali acne, foruncoli, cellulite, impetigine, ascessi e infezioni delle ferite. Infezioni specifiche della cute e dei tessuti molli quali erisipela e paronichia (panaritium) dovrebbero, per natura, rispondere bene a una terapia con clindamicina. - Infezioni ossee e articolari quali osteomielite e artrite settica.
- In associazione a un antibiotico con spettro aerobico Gram-negativo: infezioni delle pelvi e dell'apparato genitale femminili quali endometrite, parametrite, salpingite, ascessi tubo-ovarici (Pelvic Inflammatory Diseases, PID), nonché infezioni vaginali postoperatorie.
- Infezioni intraddominali quali peritonite e ascesso addominale in caso di somministrazione concomitante di un antibiotico con un adeguato spettro aerobico Gram-negativo.
Setticemia ed endocardite. L'efficacia della clindamicina è stata documentata nel trattamento di casi selezionati di endocardite, laddove la clindamicina si è dimostrata battericida verso il patogeno nelle analisi in vitro condotte a concentrazioni sieriche adeguate raggiungibili. - Infezioni dentarie quali ascesso periodontale e periodontite.
- Encefalite da Toxoplasma nei pazienti con AIDS. Nei pazienti che non tollerano il trattamento convenzionale è possibile impiegare clindamicina in combinazione con pirimetamina per la terapia in acuto. Sono disponibili solo esperienze limitate da studi clinici.
- Polmonite da Pneumocystis jirovecii nei pazienti con AIDS. In caso di intolleranza alla terapia convenzionale, è possibile impiegare clindamicina in combinazione con primachina. Sono disponibili solo esperienze limitate da studi clinici.
Come per tutti gli antibiotici, si raccomanda l'esecuzione di test di sensibilità in vitro.
Devono essere seguite le raccomandazioni ufficiali sull'uso appropriato degli antibiotici, in particolare le raccomandazioni d'uso per prevenire l'aumento delle resistenze agli antibiotici.
Posologia/Impiego
La posologia e la via di somministrazione devono essere definite in base alla gravità dell'infezione, alle condizioni del paziente e alla sensibilità del patogeno.
Le capsule rigide possono essere assunte indipendentemente dai pasti.
Clindamycin Zentiva capsule rigide non è adatto ai bambini che non sono ancora in grado di inghiottire del tutto le capsule rigide.
Poiché con le capsule rigide non è possibile somministrare una dose in mg/kg calcolata in modo preciso, in certi casi è necessario utilizzare clindamicina in un'altra forma di dosaggio.
Al fine di prevenire un'esofagite, le capsule rigide devono essere assunte intere con un bicchiere pieno d'acqua e almeno 30 minuti prima di coricarsi.
Grado dell'infezione | Adulti | Suddivisione in dosi uguali giornaliere |
|---|---|---|
Moderato | 600-1200 | 3 o 4 |
Grave | 600-1200 | 3 o 4 |
Molto grave | 1200-1800 | 3 o 4 |
Posologia in caso di tonsillite/faringite streptococcica acuta
In caso di ipersensibilità alla penicillina e agli antibiotici beta-lattamici (ipersensibilità di tipo I), Clindamycin Zentiva va considerato come alternativa terapeutica negli adulti con faringite streptococcica confermata o presunta. La posologia in questo caso è di una capsula rigida di Clindamycin Zentiva 300 mg 2 volte al giorno per 10 giorni. In presenza di infezioni da streptococchi beta-emolitici è necessario proseguire il trattamento per almeno 10 giorni.
Terapie di combinazione
Infezioni ginecologiche (Pelvic Inflammatory Diseases, PID):
Dopo il trattamento con clindamicina iv di altri produttori, continuare a trattare la Clindamycin Zentiva per via orale 450 mg ogni 6 ore per un totale di 10-14 giorni.
Polmonite da Pneumocystis jirovecii nei pazienti con AIDS:
Terapia di combinazione con clindamicina e primachina: Clindamicina Zentiva capsule rigide 300-450 mg p.o. ogni 6 ore per 21 giorni.
Primachina: 15-30 mg p.o. 1 volta al giorno per 21 giorni.
Encefalite da Toxoplasma nei pazienti con AIDS:
Terapia di combinazione con clindamicina e pirimetamina: clindamicina 600-1200 mg 4 volte al giorno per via orale per due settimane, dopodiché 300-600 mg 4 volte al giorno.
Pirimetamina: 25-75 mg 1 volta al giorno. Con dosi superiori di pirimetamina si devono assumere in aggiunta 10-20 mg di acido folico al giorno. La durata della terapia deve essere complessivamente di 8-10 settimane.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
In caso di insufficienza epatica grave (Child-Pugh C), l'emivita della clindamicina è più lunga. Durante una terapia ad alto dosaggio, in questi pazienti occorre monitorare i livelli di clindamicina.
In caso di insufficienza epatica da lieve a moderata (Child-Pugh A e B) non è necessario alcun adeguamento della dose.
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
In caso di insufficienza renale grave, l'emivita della clindamicina è più lunga. Durante una terapia ad alto dosaggio, in questi pazienti occorre monitorare i livelli di clindamicina.
In caso di insufficienza renale da lieve a moderata non è necessario alcun adeguamento della dose.
Pazienti anziani
Presumibilmente non è necessario alcun adeguamento della dose in funzione dell'età.
Bambini e adolescenti
Le capsule rigide non sono adatte per il trattamento dei bambini.
Controindicazioni
Nota ipersensibilità alla clindamicina o alla lincomicina.
Avvertenze e misure precauzionali
In pazienti sottoposti a una terapia con clindamicina sono state segnalate gravi reazioni da ipersensibilità, tra cui gravi reazioni cutanee come la sindrome DRESS (drug rash with eosinophilia and systemic symptoms), la sindrome di Stevens-Johnson, la necrolisi tossica epidermica (sindrome di Lyell) e la pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG). Al manifestarsi di reazioni da ipersensibilità o di gravi reazioni cutanee è necessario interrompere la clindamicina e istituire un'adeguata terapia.
Capsule rigide: A causa del rischio di esofagite e ulcera esofagea, è importante rispettare le istruzioni per l'assunzione (cfr. «Posologia/impiego» e «Effetti indesiderati»).
Clindamycin Zentiva non deve essere impiegato nel trattamento della meningite, poiché la clindamicina non si diffonde in quantità sufficienti nel liquido cerebrospinale.
Come per quasi tutti i principi attivi antibatterici, anche durante il trattamento con clindamicina è stata segnalata l'insorgenza di una colite pseudomembranosa attribuita a tossine di Clostridioides difficile. Il trattamento con principi attivi antibatterici altera la normale flora batterica dell'intestino crasso, il che determina una proliferazione di C. difficile.
Lo spettro clinico della diarrea associata a Clostridioides difficile (CDAD) varia da una diarrea leggermente acquosa fino a casi gravi con decorso potenzialmente letale con diarrea persistente (occasionalmente insieme a fuoriuscite di sangue e muco), forti crampi addominali, febbre e leucocitosi. Tra le complicanze possono manifestarsi peritonite, megacolon tossico e shock. Nei pazienti anziani e nei pazienti con condizioni generali subottimali si deve prevedere un decorso più grave.
La diagnosi di CDAD viene solitamente formulata sulla base dei sintomi clinici. Può essere confermata dalla presenza di una colite pseudomembranosa all'esame endoscopico e/o dalla presenza di C. difficile in colture fecali in terreni di coltura selettivi oppure dalla presenza di tossine di C. difficile.
Se durante il trattamento con clindamicina dovesse manifestarsi una diarrea persistente, è necessario interrompere l'assunzione del preparato e istituire un'adeguata terapia. Salvo in caso di decorso molto lieve, per tutti i casi provocati dall'uso di antibiotici si raccomanda un trattamento antibiotico; è indicato il trattamento con metronidazolo o vancomicina: nei casi lievi/moderati si raccomanda un trattamento iniziale con metronidazolo per os. Nei pazienti con grave infezione da C. difficile, il trattamento viene opportunamente effettuato con vancomicina (125 mg 4 volte al giorno per 10 giorni che può aumentare a 500 mg 4 volte al giorno). In caso di CDAD grave è anche necessario integrare adeguatamente liquidi, elettroliti e proteine. Generalmente, la terapia con vancomicina determina una rapida scomparsa della tossina dai campioni di feci e, a livello clinico, una diminuzione della diarrea. In rari casi si è verificata una recidiva della colite dopo l'interruzione della vancomicina.
Il C. difficile produce le tossine A e B che contribuiscono allo sviluppo della CDAD. I ceppi di C. difficile che producono l'ipertossina determinano morbosità e mortalità aumentate, in quanto tali infezioni possono risultare resistenti alla terapia antimicrobica, il che può rendere necessaria una colectomia.
La diagnosi di CDAD va sempre presa in considerazione in tutti i pazienti anche in caso di insorgenza di diarrea a seguito di un trattamento antibiotico; casi di CDAD sono stati riportati anche a distanza di oltre due mesi da una terapia antibiotica.
I medicamenti che determinano un'inibizione della peristalsi intestinale (ad es. loperamide) sono controindicati in caso di presunta CDAD (ossia nei casi di diarrea grave verificatisi durante/dopo una terapia antibiotica).
In presenza di una delle seguenti patologie o situazioni di rischio Clindamycin Zentiva deve essere utilizzato con cautela: patologie gastrointestinali (specialmente la colite), anche all'anamnesi; gravi patologie renali o epatiche preesistenti; disturbi della trasmissione neuromuscolare (ad es. miastenia gravis, sindrome di Parkinson); diatesi atopica; asma bronchiale.
In caso di durata della terapia superiore a 10 giorni, occorre monitorare sia l'emocromo sia la funzionalità epatica e renale.
La clindamicina è potenzialmente nefrotossica. Sono stati riportati casi di danno renale acuto, inclusa insufficienza renale acuta. Durante la terapia di pazienti con preesistente disturbo della funzionalità renale o in caso di assunzione concomitante di medicamenti nefrotossici si deve pertanto considerare il monitoraggio della funzionalità renale; il monitoraggio della funzionalità renale deve essere effettuato in caso di terapia prolungata.
L'uso di antibiotici può determinare un'iperproliferazione di germi non sensibili e/o funghi. Qualora insorga una tale superinfezione, è necessario istituire immediatamente una terapia specifica.
Lattosio
Clindamycin Zentiva capsule rigide contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicamento.
Interazioni
Interazioni farmacocinetiche
La clindamicina viene metabolizzata principalmente da CYP3A4 e, in misura minore, da CYP3A5 nel metabolita principale clindamicina solfossido e nel metabolita minore N-desmetilclindamicina. Di conseguenza, la clearance della clindamicina può essere ridotta dagli inibitori di CYP3A4 e CYP3A5 oppure accelerata dagli induttori di questi isoenzimi. Se possibile, va evitata la somministrazione concomitante di clindamicina e induttori potenti di CYP3A4, in quanto ciò può determinare una riduzione clinicamente rilevante della concentrazione plasmatica di clindamicina. Sono stati riportati casi di una bassa concentrazione plasmatica di clindamicina con perdita di effetto dopo la somministrazione concomitante di clindamicina e rifampicina.
Si raccomanda cautela quando la clindamicina viene somministrata in associazione a inibitori potenti di CYP3A4, in quanto ciò può determinare un aumento delle concentrazioni plasmatiche di clindamicina.
Studi in vitro
Secondo studi in vitro, la clindamicina non inibisce CYP1A2, CYP2C9, CYP2C19, CYP2E1 e CYP2D6 e inibisce CYP3A4 solo in misura ridotta. Pertanto è improbabile che si verifichino interazioni clinicamente rilevanti tra la clindamicina e principi attivi somministrati contemporaneamente che vengono metabolizzati da questi isoenzimi CYP.
Interazioni farmacodinamiche
La clindamicina ha proprietà inibenti a livello neuromuscolare che probabilmente rafforzano l'effetto di altri inibitori neuromuscolari. Nei pazienti che vengono trattati con tali agenti, la clindamicina deve quindi essere usata con cautela.
Antagonisti della vitamina K
Nei pazienti che hanno ricevuto clindamicina in associazione ad antagonisti della vitamina K (ad es. warfarin, acenocumarolo e fluindione), sono stati segnalati valori aumentati della coagulazione (PT/INR) e/o emorragie. Pertanto, nei pazienti trattati con antagonisti della vitamina K, i valori della coagulazione devono essere controllati frequentemente.
Gravidanza/Allattamento
Gravidanza
Non sono disponibili adeguati studi controllati su donne nel primo trimestre di gravidanza. I risultati di studi clinici in cui donne in gravidanza sono state trattate con clindamicina nel secondo e/o terzo trimestre non hanno fornito evidenze di danni al feto.
Nell'uomo la clindamicina attraversa la placenta; dopo dosi multiple, la concentrazione nel liquido amniotico è risultata pari al 30% circa della concentrazione nel sangue materno.
Per l'utilizzo di Clindamycin Zentiva in gravidanza si raccomanda cautela. La clindamicina deve essere utilizzata in gravidanza solo quando ciò è inequivocabilmente necessario.
Allattamento
La clindamicina viene escreta nel latte materno, dove è stata riscontrata a concentrazioni fino a 3.8 µg/ml. Bere una quantità di 500 ml al giorno corrisponderebbe ad assumere 1.9 mg di clindamicina al giorno.
La clindamicina può influenzare la flora intestinale del lattante, il che può provocare sintomi quali diarrea, ematochezia e/o eruzioni cutanee. Soprattutto i neonati prematuri potrebbero presentare un aumentato rischio di tali effetti indesiderati.
Un utilizzo orale o parenterale della clindamicina durante l'allattamento non è consigliato. Qualora sia necessario un trattamento con clindamicina, si deve interrompere l'allattamento.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Non sono stati effettuati studi in merito. Con l'utilizzo di clindamicina sono stati tuttavia segnalati effetti indesiderati quali stordimento mentale e sonnolenza, che possono influenzare la capacità di concentrazione e il tempo di reazione e, di conseguenza, ridurre la capacità di guidare veicoli e di utilizzare macchine.
Effetti indesiderati
Di seguito sono riportati gli effetti indesiderati osservati in studi clinici e/o durante il periodo di sorveglianza del mercato con l'utilizzo di Clindamycin Zentiva, elencati secondo la Classificazione sistemica organica e in ordine di frequenza.
Definizione delle categorie di frequenza: «comune» (≥1/100, <1/10), «non comune» (≥1/1000, <1/100), «raro» (≥1/10'000, <1/1000), «molto raro» (>1/10'000), «non nota»: la frequenza non può essere indicata in modo preciso poiché basata su segnalazioni spontanee relative al periodo di sorveglianza post-marketing.
Occorre tenere presente che non di rado le frequenze osservate negli studi clinici differiscono tra le forme farmaceutiche parenterale e orale. Laddove queste differenze di frequenza sono risultate rilevanti, di seguito viene riportata rispettivamente l'incidenza più alta con il relativo riferimento all'altra forma farmaceutica. In particolare, gli effetti indesiderati gastrointestinali si sono manifestati più frequentemente con la somministrazione orale, mentre le alterazioni cutanee sono state osservate più spesso con la somministrazione parenterale rispetto a quella orale.
Infezioni ed infestazioni
Non nota: colite da Clostridioides difficile.
Patologie del sistema emolinfopoietico
Comune: eosinofilia.
Raro: agranulocitosi (segnalata solo durante il periodo di sorveglianza del mercato), leucopenia, trombopenia, neutropenia.
Disturbi del sistema immunitario
Raro: angioedema.
Non nota: shock anafilattico, reazioni anafilattoidi, reazioni anafilattiche, ipersensibilità.
Patologie del sistema nervoso
Non comune: disgeusia.
Non nota: cefalea, stordimento mentale, sonnolenza.
Patologie cardiovascolari
Non comune: ipotensione (soprattutto con la somministrazione parenterale), arresto cardio-respiratorio (a seguito di somministrazione endovenosa (troppo) rapida).
Patologie dell'apparato gastrointestinale
Comune: diarrea, colite pseudomembranosa.
Non comune: dolore addominale, nausea, vomito (soprattutto con la somministrazione orale).
Non nota: esofagite* e ulcera esofagea* (osservata soprattutto con la somministrazione orale).
*Possibile insorgenza di esofagite e ulcera esofagea, in particolare se il medicamento viene assunto in posizione distesa e/o con poca acqua
Patologie epatobiliari
Comune: anomalie nelle prove di funzionalità epatica (bilirubina, AST, fosfatasi alcalina).
Molto raro: epatite.
Non nota: ittero (compreso l'ittero colestatico).
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune: esantema maculo-papuloso, esantema morbilliforme (segnalato solo durante il periodo di sorveglianza del mercato).
Non comune: orticaria (più comune con la somministrazione parenterale rispetto a quella orale).
Raro: prurito, eritema multiforme, dermatite esfoliativa, dermatite vescicolo-bollosa, sindrome di Stevens-Johnson, necrolisi epidermica tossica (sindrome di Lyell) (segnalata solo durante il periodo di sorveglianza del mercato).
Non nota: pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG), sindrome DRESS (drug rash with eosinophilia and systemic symptoms), vasculite cutanea, esantema flessurale intertriginoso simmetrico correlato a farmaco (symmetrical drug-related intertriginous and flexural exanthema, SDRIFE) (sindrome del babbuino).
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Molto raro: poliartrite.
Patologie renali e urinarie
Non nota: danno renale acuto.
Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella
Raro: vaginite.
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
In caso di sovradosaggio è da prevedersi un aumento o un'intensificazione dell'insorgenza degli effetti indesiderati sopra descritti. L'emodialisi e la dialisi peritoneale non sono efficaci nell'eliminazione della clindamicina dal siero. Ove necessario, occorre adottare misure di supporto.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
J01FF01
Meccanismo d'azione/farmacodinamica
Il principio attivo di Clindamycin Zentiva è la clindamicina (7-cloro-7-desossilincomicina), un derivato della lincomicina ottenuta dallo Streptomyces lincolnensis.
La clindamicina si lega alla subunità 50S dei ribosomi batterici e inibisce in tal modo la sintesi proteica. L'effetto è principalmente batteriostatico ma, a seconda della concentrazione e della sensibilità del patogeno, può essere anche battericida.
L'efficacia è correlata al periodo di tempo durante il quale la concentrazione dell'antibiotico è superiore alla concentrazione minima inibente (MIC) del patogeno.
Resistenza
Nella maggior parte dei casi, la resistenza alla clindamicina è dovuta a mutazioni del sito di legame dell'antibiotico sull'rRNA o alla metilazione di determinati nucleotidi nell'RNA 23S della subunità ribosomiale 50S. Alterazioni di questo genere possono determinare una resistenza crociata in vitro agli antibiotici macrolidi e alle streptogramine B (fenotipo MLSB). La maggior parte degli S. aureus meticillino-resistenti (MRSA) presenta il fenotipo costitutivo MLSB ed è quindi resistente alla clindamicina. Le infezioni causate da stafilococchi macrolidi-resistenti non devono essere trattate con clindamicina in assenza di un adeguato test di sensibilità, compreso il test di resistenza inducibile alla clindamicina. Occasionalmente la resistenza è dovuta anche ad alterazioni delle proteine ribosomiali.
La resistenza alla clindamicina può essere indotta da macrolidi in ceppi batterici macrolidi-resistenti; la resistenza inducibile può essere dimostrata con un test di diffusione su disco (D-zone test) o con il metodo della diluizione in brodo di coltura. I meccanismi di resistenza meno comunemente osservati prevedono modifiche del meccanismo antibiotico o dell'efflusso attivo. Tra clindamicina e lincomicina sussiste una resistenza crociata completa. La resistenza alla clindamicina si verifica più comunemente tra i ceppi di Staphylococcus meticillino-resistenti e i ceppi di Pneumococcus penicillino-resistenti rispetto ai patogeni che rispondono a questi principi attivi.
Spettro d'azione antimicrobico
Per la clindamicina è stato possibile dimostrare un'attività in vitro contro la maggior parte dei ceppi dei seguenti patogeni: microrganismi aerobi Gram-positivi, anaerobi Gram-positivi e Gram-negativi così come determinati ceppi di Chlamydia trachomatis. In generale, gli aerobi Gram-negativi non sono sensibili alla clindamicina.
In vitro, si sono dimostrati sensibili alla clindamicina anche i seguenti patogeni: Bordetella melaninogenicus e Mycoplasma hominis.
Secondo i dati pubblicati in letteratura, nel quadro di una terapia di combinazione, la clindamicina ha anche un effetto terapeutico nelle infezioni causate da alcuni patogeni non batterici. Studi di entità perlopiù molto piccola, non condotti secondo gli standard moderni, indicano una certa efficacia contro Toxoplasma gondii (patogeno dell'encefalite da Toxoplasma, solo in combinazione con pirimetamina) e Pneumocystis jirovecii (patogeno della polmonite, solo in combinazione con primachina).
Germi solitamente sensibili | Batteri aerobiBatteri Gram-positivi
Batteri Gram-negativi
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Batteri anaerobiBatteri Gram-positivi
Batteri Gram-negativi
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AltriFunghi
Protozoi
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Specie per le quali le resistenze acquisite possono costituire un problema durante l'utilizzo | Batteri aerobiBatteri Gram-positivi
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Batteri anaerobiBatteri Gram-negativi
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Germi naturalmente resistenti | Batteri aerobiBatteri Gram-positivi
Batteri Gram-negativi
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Batteri anaerobiBatteri Gram-positivi
Batteri Gram-negativi
|
Breakpoint
I breakpoint stabiliti dall'EUCAST (European Committee on Antimicrobial Susceptibility) per le concentrazioni minime inibenti (MIC) sono i seguenti:
Criteri di sensibilità EUCAST per la clindamicina
Breakpoint MIC (mg/l) | ||
|---|---|---|
Patogeno | S ≤ | R > |
Staphylococcus spp. | 0.25 | 0.5 |
Streptococcus | 0.5 | 0.5 |
Streptococcus pneumoniae | 0.5 | 0.5 |
Streptococci del gruppo Viridans | 0.5 | 0.5 |
Anaerobi Gram-positivi | 4 | 4 |
Anaerobi Gram-negativi | 4 | 4 |
Corynebacterium spp. | 0.5 | 0.5 |
S = sensibile; R = resistente | ||
Per specie selezionate, la prevalenza della resistenza acquisita può variare geograficamente e nel tempo; le informazioni locali sulla resistenza costituiscono quindi un vantaggio, in particolare per il trattamento di infezioni gravi. Quando la prevalenza locale della resistenza è tale da mettere in discussione l'utilità del trattamento antibiotico, perlomeno in alcuni tipi di infezioni, occorre eventualmente consultare un esperto. In particolare, in caso di infezioni gravi o di fallimento terapeutico si raccomanda una diagnosi differenziale microbiologica con identificazione del patogeno nonché una valutazione della risposta alla clindamicina.
In vitro è stato evidenziato un antagonismo tra clindamicina ed eritromicina. Poiché ciò è probabilmente clinicamente rilevante, i due medicamenti non devono essere utilizzati contemporaneamente.
Efficacia clinica
Nessuna indicazione.
Farmacocinetica
Assorbimento
Dopo somministrazione orale, la clindamicina viene assorbita rapidamente e quasi completamente (90%). Dopo somministrazione orale di 150 mg, negli adulti vengono raggiunti livelli sierici medi pari a 2.5 µg/ml nell'arco di 45-60 m. Dopo 3 h o 6 h sono stati misurati livelli sierici pari a 1.5 µg/ml o 0.7 µg/ml.
L'assorbimento della clindamicina somministrata per via orale non viene influenzato in modo quantitativamente significativo dall'assunzione concomitante di cibo.
Tuttavia, l'assorbimento può risultare leggermente rallentato.
Dopo una somministrazione orale della durata di 14 giorni non è stato osservato alcun accumulo.
Distribuzione
La clindamicina si lega principalmente alla glicoproteina acida alfa 1, il legame proteico è dipendente dalla concentrazione e, nel range terapeutico, è compreso tra il 60 e il 94%. La clindamicina penetra facilmente nella maggior parte dei fluidi e tessuti corporei. Il volume di distribuzione VdSS è di 43-74 l. Nei tessuti ossei viene raggiunto circa il 40% (20-75%) della concentrazione sierica, nel latte materno il 50-100%, nel liquido sinoviale il 50%, nell'espettorato il 30-75%, nel liquido peritoneale il 50-90%. La clindamicina non attraversa però la barriera emato-encefalica, nemmeno in caso di meningite.
La clindamicina attraversa la barriera placentare e viene escreta nel latte materno.
Metabolismo
La clindamicina viene metabolizzata abbastanza ampiamente nel fegato da CYP3A4 e, in misura minore, da CYP3A5 in prodotti di degradazione con diversa efficacia antibatterica come la N-desmetilclindamicina (farmacologicamente più attiva della clindamicina) e la clindamicina solfossido (meno attiva della clindamicina).
Eliminazione
L'eliminazione avviene principalmente tramite la bile e le feci sotto forma di metaboliti inattivi (Q0 =0.9). Solo circa un quarto della dose somministrata viene eliminato sotto forma di composto progenitore o di metaboliti farmacologicamente attivi (10-20% con le urine, 4% con le feci). L'emivita di eliminazione è di 1.5-3.5 h.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica
Nei pazienti con grave compromissione della funzionalità epatica, l'emivita della clindamicina è più lunga. Nei pazienti con insufficienza epatica lieve o moderata la farmacocinetica della clindamicina non è stata esaminata.
Disfunzioni renali
Nei pazienti con grave compromissione della funzionalità renale, l'emivita della clindamicina è più lunga. Nei pazienti con insufficienza renale lieve o moderata la farmacocinetica della clindamicina non è stata esaminata.
La clindamicina non è dializzabile.
Pazienti anziani
Nei pazienti di età ≥65 anni la farmacocinetica della clindamicina non è stata studiata in modo specifico.
Dati preclinici
Cancerogenicità, mutagenicità
Non sono stati effettuati studi sperimentali sugli animali a lungo termine con la clindamicina per la valutazione del potenziale cancerogeno. I test eseguiti per la genotossicità comprendevano un test del micronucleo nei ratti e un test di Ames con la Salmonella. Entrambi i test sono risultati negativi.
Disturbi della fertilità
Gli studi sulla fertilità nei ratti dopo trattamento orale con posologie fino a 300 mg/kg/d (corrispondenti a circa 1.1 volte la dose massima raccomandata per i pazienti adulti espressa in mg/m2) non hanno mostrato effetti sulla fertilità o sulla disponibilità all'accoppiamento.
Tossicità per la riproduzione
In studi sullo sviluppo embriofetale con clindamicina somministrata per via orale nei ratti o con clindamicina somministrata per via sottocutanea nei ratti e conigli non è emersa alcuna tossicità per lo sviluppo, se non a dosi tali da causare tossicità nella madre. Gli intervalli di sicurezza rispetto alle esposizioni cliniche, tuttavia, erano estremamente brevi.
Altre indicazioni
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Precauzioni particolari per la conservazione
Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C) e tenere fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
61727 (Swissmedic).
Titolare dell’omologazione
Helvepharm AG, Frauenfeld.
Stato dell'informazione
Agosto 2025.
23231 — 30/06/2026