HCI Compendium
Schermo non supportato

L'applicazione non è ancora ottimizzata per il vostro schermo. Vi preghiamo di utilizzare un dispositivo con uno schermo più grande.

Informazione professionale approvata da Swissmedic

Kafa® plus caffeina

VERFORA SA

Composizione

Principi attivi

Paracetamolum, coffeinum.

Sostanze ausiliarie

Saccharum 550 mg.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

1 bustina di polvere per soluzione orale contiene:

Paracetamolum 500 mg, coffeinum 50 mg.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Trattamento del dolore acuto di intensità da debole a moderata (mal di testa, mal di denti, dolori a livello di articolazioni e legamenti, mal di schiena, dolore conseguente a lesioni).

Posologia/Impiego

La dose giornaliera massima di 4000 mg di paracetamolo non deve essere superata. Per evitare il rischio di sovradosaggio, bisogna accertarsi che i medicamenti assunti in concomitanza non contengano paracetamolo.

Adulti: da 1 a 2 bustine ogni 4-8 ore.

Dose giornaliera massima: 4 g di paracetamolo (= 8 bustine).

Intervallo abituale tra le assunzioni: da 4 a 8 ore.

Il contenuto della bustina va diluito in un bicchiere d'acqua (1–2 dl) e somministrato se possibile dopo un pasto.

Il sovradosaggio può provocare gravi danni al fegato.

La sicurezza e l'efficacia nei bambini e negli adolescenti non sono state stabilite.

Disturbi della funzionalità epatica:

Nei pazienti affetti da una malattia epatica cronica o compensata attiva, in particolare insufficienza epatocellulare, alcolismo cronico, denutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, la dose giornaliera negli adulti non deve superare i 3 g (cfr. anche «Controindicazioni» e «Avvertenze e misure precauzionali»).

Disturbi della funzionalità renale:

Nei pazienti affetti da disturbi gravi della funzionalità renale, l'intervallo minimo tra le assunzioni deve essere adattato in base alla tabella seguente:

Clearance della creatinina

Intervallo posologico

Cl ≥50 ml/min

4 ore

Cl 10–50 ml/min

6 ore

Cl <10 ml/min

8 ore

Controindicazioni

Ipersensibilità al paracetamolo e alle sostanze correlate o alla caffeina o a una delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.

Ipersensibilità alle xantine.

Disturbi gravi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o malattia epatica scompensata attiva.

Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (sindrome di Gilbert).

Avvertenze e misure precauzionali

Prima dell'inizio del trattamento è necessaria una visita medica nei seguenti casi:

  • insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min)
  • insufficienza epatica.

Carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può provocare anemia emolitica).

Assunzione concomitante di medicamenti potenzialmente epatotossici o induttori degli enzimi epatici.

Il paracetamolo può scatenare reazioni cutanee gravi quali la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (NET), che possono portare alla morte. I pazienti devono essere informati sui sintomi delle reazioni cutanee gravi e il medicamento deve essere interrotto alla prima comparsa di reazioni cutanee o di altri segni di ipersensibilità.

È necessaria prudenza in caso di consumo eccessivo di alcol. Questo può potenziare la tossicità epatica del paracetamolo, in particolare in caso di carenza alimentare concomitante. In questi casi, il paracetamolo può provocare danno al fegato già alle dosi terapeutiche.

Bisogna rendere il paziente attento al fatto che non deve assumere analgesici regolarmente per un periodo di tempo prolungato senza prescrizione medica. Dolori persistenti necessitano di accertamenti medici.

L'assunzione prolungata di analgesici, in particolare in caso di associazione di più principi attivi antidolorifici, può provocare danni permanenti ai reni che comportano il rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).

Si deve anche segnalare al paziente che l'assunzione cronica di analgesici può comportare la comparsa di mal di testa che può a sua volta indurre a una nuova assunzione e contribuire così al persistere del mal di testa (cefalea da analgesici).

Sono stati segnalati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato (AMTAE) dovuta ad acidosi piroglutammica in pazienti affetti da malattie gravi quali insufficienza renale grave e sepsi, o in pazienti affetti da malnutrizione o altre cause di deficit di glutatione (ad esempio, alcolismo cronico) che sono stati trattati con paracetamolo a dosi terapeutiche per un periodo prolungato o con una combinazione di paracetamolo e flucloxacillina. In caso di sospetta AMTAE dovuta ad acidosi piroglutammica, si raccomanda di interrompere immediatamente il trattamento con paracetamolo e di effettuare un monitoraggio accurato. La misurazione della 5-ossoprolina urinaria può essere utile per identificare l'acidosi piroglutammica come causa sottostante dell'AMTAE in pazienti con molteplici fattori di rischio. (cfr. «Interazioni»).

Qualsiasi consumo eccessivo di caffeina sotto forma di caffè, tè o bevande in lattina deve essere evitato nel periodo di assunzione di Kafa plus caffeina.

A causa del potenziale aritmogeno della caffeina, è necessaria particolare prudenza nei pazienti con aritmie e/o palpitazioni.

I pazienti che presentano intolleranza al fruttosio, sindrome da malassorbimento di glucosio e galattosio o deficit di saccarasi/isomaltasi (malattie ereditarie rare) non devono assumere questo medicamento.

Interazioni

Paracetamolo

I medicamenti induttori enzimatici quali fenobarbital, fenitoina, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide, HIN) e rifampicina aggravano l'epatotossicità del paracetamolo.

Flucloxacillina: occorre prendere misure precauzionali quando si utilizza il paracetamolo in concomitanza con la flucloxacillina, poiché l'assunzione concomitante è stata associata ad acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutammica, in particolare nei pazienti con fattori di rischio (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Alcol (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

I preparati che rallentano lo svuotamento gastrico (ad es. propantelina) riducono la velocità di assorbimento.

I preparati che accelerano lo svuotamento gastrico (ad es. metoclopramide) aumentano la velocità di assorbimento.

Cloramfenicolo: l'emivita di eliminazione del cloramfenicolo è prolungata di 5 volte dal paracetamolo.

Salicilamide: la salicilamide prolunga l'emivita di eliminazione del paracetamolo e aumenta la formazione di metaboliti epatotossici.

Clorzoxazone: la somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzoxazone amplifica l'epatotossicità delle due sostanze.

Zidovudina: il rischio di neutropenia è amplificato dalla somministrazione concomitante di zidovudina e paracetamolo.

Probenecid: il probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo all'acido glucuronico, con conseguente riduzione della clearance del paracetamolo. In caso di somministrazione concomitante di questi due prodotti, la dose del paracetamolo deve essere ridotta.

Colestiramina: la colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo.

L'effetto anticoagulante del warfarin e delle altre cumarine può essere amplificato in caso di utilizzo giornaliero prolungato di paracetamolo e quindi aumentare il rischio di sanguinamenti. Assunzioni occasionali non hanno effetti significativi. Non sono disponibili dati riguardanti l'interazione tra il paracetamolo e i più recenti anticoagulanti orali (dabigatran, rivaroxaban, apixaban).

Caffeina

Riduzione dell'azione di sedativi quali barbiturici, antistaminici.

Eliminazione ridotta della teofillina.

Effetti sinergici sull'azione tachicardica, ad es. di simpaticomimetici, tiroxina.

Aumento dell'eliminazione del litio.

Aumento della possibilità di farmacodipendenza da sostanze di tipo efedrina.

I contraccettivi orali, la cimetidina e il disulfiram rallentano la riduzione della caffeina nel fegato. I barbiturici e il consumo di tabacco la accelerano.

La somministrazione concomitante di inibitori della girasi del tipo chinolone carbonico può ritardare l'eliminazione della caffeina e del suo metabolita, la paraxantina.

Gravidanza/Allattamento

Kafa plus caffeina non deve essere utilizzato in gravidanza, salvo in caso di assoluta necessità. La prudenza è opportuna nel caso in cui si utilizzi Kafa plus caffeina in gravidanza e nel periodo dell'allattamento. Il trattamento non deve essere utilizzato senza aver consultato un medico nel periodo della gravidanza e l'allattamento.

Gravidanza:

Paracetamolo:

Gli studi epidemiologici sul neurosviluppo di bambini esposti al paracetamolo in utero non hanno prodotto risultati conclusivi. Il rischio di danni funzionali e organici, di malformazioni e di disturbi dell'adattamento in caso di assunzione di paracetamolo in gravidanza a dosaggi adeguati è attualmente considerato basso. Non sono disponibili studi controllati su donne in gravidanza. Gli studi sugli animali non hanno evidenziato alcuna tossicità sulla riproduzione (cfr. «Dati preclinici»).

Se necessario dal punto di vista clinico, il paracetamolo può essere utilizzato durante la gravidanza; tuttavia, deve essere utilizzato alla dose efficace più bassa, per la durata più breve possibile e il più raramente possibile.

Caffeina:

La caffeina a dosi elevate ha presentato, nell'animale, effetti indesiderati (quali ad es. anomalie dello scheletro, disturbi della crescita) nel feto; non esistono tuttavia studi controllati su donne in gravidanza.

Studi epidemiologici volti a studiare gli effetti del consumo di caffè sulla gravidanza non hanno evidenziato alcun legame tra un consumo giornaliero di circa 10 mg/kg di caffeina e un aumento di anomalie congenite. Tuttavia, studi epidemiologici indicano che esiste un rischio più alto di aborto spontaneo durante la gravidanza in relazione al consumo di almeno 200 mg di caffeina.

Questa correlazione non è stata presa in esame in alcuno studio controllato, né sugli animali né sull'uomo.

Allattamento:

Il paracetamolo e la caffeina passano nel latte materno. La concentrazione di paracetamolo nel latte materno è pressappoco equivalente alla concentrazione nel plasma della madre nello stesso momento. Sono stati segnalati casi di eruzione cutanea nei neonati allattati al seno. Tuttavia, non esistono indizi che suggeriscano un rischio per i lattanti. Durante il periodo dell'allattamento, il benessere e il comportamento del lattante possono essere influenzati dalla caffeina presente nel latte materno.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

In uso da molti anni, il principio attivo e l'associazione farmacologica corrispondente non hanno sinora mai provocato effetti negativi sulle capacità di reazione, se il medicamento è assunto alle dosi raccomandate.

Effetti indesiderati

Molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1'000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1'000), molto raro (<1/10'000).

Patologie del sistema emolinfopoietico

Raro: trombocitopenia di natura allergica (talvolta con formazione di versamenti ematici ed emorragie), leucopenia, agranulocitosi, pancitopenia, neutropenia, anemia emolitica.

Disturbi del sistema immunitario

Raro: anafilassi, reazioni allergiche quali edema di Quincke (angioedema), difficoltà respiratorie, broncospasmo, sudorazione, nausea, calo della pressione arteriosa fino allo shock.

Raro: una piccola percentuale (dal 5 al 10%) di pazienti affetti da asma indotta da acido acetilsalicilico (ASA) o da altre manifestazioni di intolleranza all'ASA può reagire allo stesso modo al paracetamolo (asma da analgesici).

Patologie del sistema nervoso

Raro: insonnia, agitazione, cefalee.

Casi isolati: senso di vertigine.

Patologie cardiache

Casi isolati: tachicardia.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Frequenza non nota: acidosi metabolica con gap anionico elevato. Casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutammica sono stati osservati in pazienti con fattori di rischio che assumevano paracetamolo (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi pazienti può verificarsi acidosi piroglutammica a causa dei bassi livelli di glutatione.

Patologie gastrointestinali

Non comune: disturbi gastrici sotto forma di gonfiore, diarrea e vomito.

Patologie epatobiliari

Cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» e «Posologia eccessiva».

Raro: aumento dei livelli delle transaminasi epatiche.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Non comune: reazioni cutanee eritematose, orticaria e arrossamenti della cute.

Molto raro: pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), necrolisi epidermica tossica (NET, sindrome di Lyell), sindrome di Stevens-Johnson (SJS).

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

In caso di sovradosaggio, è necessaria l'immediata assistenza medica, anche in assenza di sintomi.

In primo piano figurano le reazioni tossiche al paracetamolo. Il trattamento opportuno dipende quindi dall'intossicazione al paracetamolo.

Paracetamolo

Dopo la somministrazione orale di 7,5–10 g di paracetamolo negli adulti e di 140–200 mg/kg di peso corporeo nei bambini (già a dosi più basse nei pazienti predisposti, come quelli il cui consumo di alcol è eccessivo o con riserve di glutatione ridotte a causa di una carenza alimentare), compaiono i sintomi di un'intossicazione acuta delle cellule epatiche e dei tubuli renali, sotto forma di necrosi cellulare potenzialmente letale.

Concentrazioni plasmatiche di >200 µg/ml dopo 4 ore, >100 µg/ml dopo 8 ore, >50 µg/ml dopo 12 ore e >30 µg/ml dopo 15 ore portano a danni epatici con esito letale tramite coma epatico. L'epatotossicità dipende direttamente dalla concentrazione plasmatica.

I primi segni di sintomi clinici di un danno epatico sopraggiungono generalmente dopo 1–2 giorni, raggiungendo il massimo entro 3–4 giorni.

Sintomi

1a fase (= 1o giorno): nausea, vomito, dolori addominali, mancanza d'appetito, senso di malessere generale, pallore, sudorazione.

2a fase (= 2o giorno): miglioramento soggettivo, aumento di volume del fegato, tasso delle transaminasi (AST, ALT) e della bilirubina elevati, prolungamento del tempo di tromboplastina, aumento dei livelli di lattato deidrogenasi.

3a fase (= 3o giorno): tasso delle transaminasi (AST, ALT) fortemente elevato, ittero, ipoglicemia, coma epatico.

Trattamento

Deve essere immediatamente avviato un trattamento efficace non appena si sospetta un'intossicazione. Ciò comprende le seguenti misure:

Lavanda gastrica (utile solo nelle prime 1–2 ore), seguita dalla somministrazione di carbone attivo.

Somministrazione orale di N-acetilcisteina o di metionina. Quando la somministrazione orale dell'antidoto non è effettuabile o è difficile (ad es. a causa di vomito violento o disturbi dello stato di coscienza), questa può essere effettuata per via endovenosa, se possibile entro 8 ore. La N-acetilcisteina può ancora fornire una certa protezione dopo 16 ore.

Determinazione della concentrazione plasmatica di paracetamolo (non prima di 4 ore dopo la somministrazione).

I test epatici devono essere eseguiti all'inizio del trattamento e ripetuti ogni 24 ore. Nella maggior parte dei casi, le transaminasi epatiche si normalizzano entro 1 o 2 settimane, con un completo recupero della funzionalità epatica. Tuttavia, nei casi molto gravi può essere necessario un trapianto di fegato.

L'emodialisi e la dialisi peritoneale non sono di utilità significativa ai fini dell'eliminazione del paracetamolo.

Per maggiori informazioni sul trattamento, contattare Tox Info Suisse.

Caffeina

Concentrazioni plasmatiche a partire da 15–20 µg di caffeina/ml possono provocare reazioni tossiche.

Sintomi

Dolore gastrico, delirio, insonnia, diuresi, disidratazione.

Trattamento

Oltre alle misure per inibire il riassorbimento (emetici, lavaggi), il trattamento del sovradosaggio di caffeina va effettuato in funzione dei sintomi. I sintomi del sistema nervoso centrale e le convulsioni in caso di sovradosaggio di caffeina possono essere trattati con benzodiazepine; la tachicardia sopraventricolare viene trattata con beta-bloccanti.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

N02BE51

Maccanismo d'azione

Paracetamolo

Il paracetamolo è un analgesico e antipiretico con effetto centrale e periferico. Il meccanismo d'azione non è stato interamente chiarito.

Per quanto concerne l'effetto analgesico, è stato dimostrato che l'inibizione centrale della sintesi delle prostaglandine è più potente di quella periferica.

L'effetto antipiretico si basa sull'inibizione dell'effetto dei pirogeni endogeni sul centro termoregolatore ipotalamico.

Il paracetamolo non mostra alcun effetto antiflogistico marcato e non esercita alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.

Caffeina

La caffeina è un derivato della xantina.

Esistono segnali che suggeriscono che la caffeina in associazione al paracetamolo potenzia l'effetto analgesico del paracetamolo. Non è stato ancora completamente chiarito il meccanismo d'azione.

La caffeina esercita un effetto vasocostrittore a livello del cervello. La caffeina agisce essenzialmente come antagonista sui recettori dell'adenosina e diminuisce così l'azione inibitoria dell'adenosina sul SNC. La caffeina di per sé non ha un potenziale analgesico.

Farmacodinamica

Paracetamolo: analgesico e antipiretico.

Caffeina: stimolante centrale.

Efficacia clinica

Cfr. «Meccanismo d'azione»

Farmacocinetica

Assorbimento

Per quanto concerne la polvere Kafa plus caffeina, dopo la somministrazione di una dose orale (1 bustina = paracetamolo 500 mg + caffeina 50 mg), si raggiunge una concentrazione plasmatica massima pari a 7,5 µg di paracetamolo/ml (Cmax) dopo 30 minuti (tmax) e di 1,191 µg di caffeina/ml (Cmax) dopo 0,75 h (tmax).

Distribuzione

Paracetamolo

È distribuito in maniera quasi uniforme nella maggior parte dei liquidi corporei. Il volume di distribuzione ammonta a 0,7–1 l/kg di peso corporeo. Alle dosi terapeutiche, il suo legame alle proteine plasmatiche è basso (<20%), in caso di sovradosaggio raggiunge fino al 50%. Il 10–20% è legato agli eritrociti.

Il paracetamolo attraversa la barriera placentare ed è rintracciabile in basse quantità nel latte materno.

Caffeina

È distribuita rapidamente nei tessuti corporei e attraversa la barriera placentare ed ematoencefalica. La sua concentrazione nel latte ammonta al 50% circa di quella nel plasma.

Metabolismo

Paracetamolo

Nel fegato è coniugato per oltre l'80% con acido glucuronico o acido solforico, con piccole percentuali deacetilate o idrossilate (dal citocromo P-450). Appena il 2–5% del paracetamolo è rilevabile nelle urine in forma non metabolizzata.

Caffeina

La sua principale via metabolica è la 1-, 3- e 7-demetilazione, rispettivamente in teobromina (12%), paraxantina (84%) e teofillina (4%), che subiscono altre biotrasformazioni.

Eliminazione

Per quanto concerne Kafa plus caffeina, è stata osservata un'emivita (t½, valore mediano) di 5 ore per il paracetamolo e di 4,3 ore per la caffeina.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Paracetamolo

Insufficienza epatica

L'emivita plasmatica resta praticamente immutata nei pazienti che soffrono di insufficienza epatica lieve. È tuttavia nettamente più lunga nei pazienti che soffrono di insufficienza epatica grave.

Gli studi clinici condotti con il paracetamolo orale, a causa dell'aumento delle concentrazioni plasmatiche di paracetamolo e del prolungamento dell'emivita di eliminazione nei pazienti con malattie epatiche croniche, in particolare con cirrosi epatica dovuta all'alcol, hanno evidenziato un metabolismo moderatamente alterato per il paracetamolo. Tuttavia, non è stato osservato alcun accumulo significativo del paracetamolo. L'aumento dell'emivita plasmatica del paracetamolo è stato associato a una ridotta capacità metabolica epatica. Per questo motivo, il paracetamolo deve essere utilizzato con cautela nei pazienti con malattie epatiche, con una dose massima giornaliera limitata a 3 g. Il paracetamolo è controindicato nei pazienti con malattia epatica attiva scompensata, in particolare con epatite dovuta all'abuso di alcol (a causa dell'induzione del CYP2E1, che aumenta la formazione di metaboliti epatotossici del paracetamolo).

Insufficienza renale

In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina compresa tra 10 e 30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo è solo leggermente rallentata, con un'emivita di eliminazione compresa tra 2 e 5,3 ore. Il tasso di eliminazione dei glucuronidi e dei coniugati solfati è 3 volte inferiore nei pazienti con insufficienza renale grave rispetto ai soggetti sani. Tuttavia, non è necessario adattare il dosaggio in questa popolazione, poiché i glucuronidi e i coniugati solfati non sono tossici. Se il paracetamolo viene utilizzato in pazienti con insufficienza renale da moderata a grave (clearance della creatinina ≤50 ml/min), si raccomanda però di prolungare l'intervallo minimo tra le somministrazioni in conformità alle raccomandazioni di dosaggio (cfr. «Posologia/Impiego»).

Per i pazienti in emodialisi, la durata dell'emivita può diminuire del 40–50% dopo l'assunzione di dosi terapeutiche di paracetamolo.

Persone anziane

L'emivita può essere prolungata negli anziani e accompagnata da una diminuzione della clearance del medicamento.

Non è di solito necessario alcun adattamento del dosaggio in questo gruppo di pazienti.

Neonati, lattanti e bambini:

I parametri farmacocinetici osservati nei lattanti e nei bambini sono molto simili a quelli degli adulti, con l'eccezione dell'emivita plasmatica, che è più breve (circa 2 ore) rispetto a quella degli adulti. L'emivita plasmatica del medicamento nei neonati è più lunga che nei lattanti (circa 3,5 ore). I neonati, i lattanti e i bambini fino a 10 anni eliminano una quantità significativamente inferiore di glucuronidi e una maggiore quantità di coniugati solfati rispetto agli adulti. La secrezione totale di paracetamolo e dei suoi metaboliti resta invariata a tutte le età.

Dati preclinici

Paracetamolo

Dosi acute molto elevate di paracetamolo sono epatotossiche.

Nell'ambito di diversi studi di genotossicità è stato evidenziato un potenziale mutageno. Tale potenziale va tuttavia relativizzato dal momento che è dipendente dal dosaggio. Considerati i meccanismi che possono innescare questi effetti, possiamo ipotizzare che non si verifichi alcun effetto genotossico se la dose è inferiore a determinati valori limite. Tuttavia, se le riserve di glutatione sono ridotte, i valori soglia possono essere più bassi.

I valori soglia al di sopra dei quali è stato dimostrato un effetto genotossico negli animali sono chiaramente a livello di dosi tossiche che portano a danni epatici o del midollo osseo. Inoltre, dosi non epatotossiche (fino a 300 mg/kg nei ratti e 1000 mg/kg nei topi) non sono cancerogene. Ciò significa che qualsiasi effetto genotossico o cancerogeno può essere praticamente escluso se si rispettano le dosi terapeutiche.

Gli studi tossicologici non hanno evidenziato alcun effetto sulla riproduzione o alcun effetto teratogeno negli animali trattati con paracetamolo.

La somministrazione multipla di dosi elevate (epatotossiche) di paracetamolo ha provocato atrofia testicolare in topi e ratti. La somministrazione ripetuta di dosi molto elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) a ratti maschi ha provocato una riduzione della fertilità (perdita della libido e delle prestazioni sessuali e della motilità degli spermatozoi).

Caffeina

In concentrazioni molto elevate, non correlate al consumo quotidiano, la caffeina ha mostrato un effetto mutageno in alcuni test in vitro senza attività metabolica. La caffeina non è mutagena, né in vivoin vitro con attività metabolica. La mutagenicità sperimentale non è un fattore che incide finché le dosi terapeutiche e il consumo di caffeina per piacere rimangono invariati.

Altre indicazioni

Influenza su metodi diagnostici

Il paracetamolo può causare disturbi nella misurazione della glicemia con il metodo della glucosio ossidasi. Può anche essere responsabile di un apparente aumento dell'uricemia quando viene misurata con il metodo della riduzione del fosfotungstato.

La caffeina produce un aumento erroneamente positivo nelle misurazioni dell'urato con il metodo Bittner. La caffeina può inoltre interferire con la determinazione dell'acido urico, della bilirubina e dell'acido vanilmandelico.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare a temperatura ambiente (15–25 °C), fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

56308 (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

VERFORA SA, 1752 Villars-sur-Glâne.

Stato dell'informazione

Settembre 2025

2145912/11/2025