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DOLOCYL forte drag 400 mg (hc 08/23)

Melisana AG

Informazione professionale approvata da Swissmedic

Dolocyl® forte, confetti

Melisana AG

Composizione

Principi attivi

Ibuprofenum.

Sostanze ausiliarie

Silica colloidalis anhydrica, Maydis amulum, Copovidonum, Acidum alginicum, Cellulosum microcristallinum, Magnesii stearas, Saccharum 126.38 mg, Titanii dioxidum, Talcum, Cellulosum microcristallinum, carmellosum natricum 1.22 mg, cum natricum max. 0.107 mg, Povidonum, Cera carnauba, pro compresso obducto.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Confetti da 400 mg di ibuprofenum.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Dolocyl forte è omologato nell'automedicazione per il trattamento a breve termine di massimo 3 giorni e per le indicazioni seguenti:

-dolori alle articolazioni e ai legamenti,

-mal di schiena,

-mal di testa,

-mal di denti,

-dolori mestruali,

-dolori da lesioni,

-febbre nelle patologie influenzali.

Posologia/Impiego

Adulti e adolescenti oltre i 12 anni

Dose singola: 1 confetto di Dolocyl forte. Intervallo tra due assunzioni 6 ore. Dose massima nell'automedicazione: 3 confetti di Dolocyl forte (1200 mg di ibuprofene) al dì. Senza prescrizione medica, Dolocyl forte è destinato al trattamento di breve durata per un massimo di 3 giorni.

Bambini sotto i 12 anni

L'impiego e la sicurezza di Dolocyl forte nei bambini al di sotto dei 12 anni non sono ancora stati verificati.

Tipo di impiego corretto

Deglutire i confetti senza masticarli con abbondanti liquidi.

Deve essere utilizzata la dose minima efficace per la durata di trattamento più breve possibile necessaria ad alleviare i sintomi (cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o a uno dei componenti elencati nella composizione.

Anamnesi di broncospasmo, orticaria o altri sintomi di tipo allergico indotti dalla somministrazione di acido acetilsalicilico o di altri antireumatici non steroidei.

Terzo trimestre di gravidanza (v. «Gravidanza, allattamento»).

Ulcera gastrica e/o duodenale attiva o sanguinamenti gastrointestinali.

Malattie infiammatorie intestinali (quali morbo di Crohn, colite ulcerosa).

Gravi disfunzioni epatiche (cirrosi epatica e ascite).

Grave insufficienza renale (clearance della creatinina < 30 ml/min).

Grave insufficienza cardiaca (NYHA III-IV).

Trattamento di dolori postoperatori dopo un intervento di bypass coronarico (o dopo l'utilizzo di una macchina cuore-polmoni).

Avvertenze e misure precauzionali

Avvertenza generale per l'impiego di antireumatici non steroidei sistemici:

Ulcere, sanguinamenti o perforazioni gastrointestinali si possono manifestare durante il trattamento con antireumatici non steroidei (FANS), COX-2 selettivi o meno, in qualsiasi momento anche senza sintomi premonitori o casi pregressi. Per ridurre questo rischio, nella terapia si deve somministrare la più piccola dose efficace per il più breve tempo possibile.

Per alcuni inibitori COX-2 selettivi è stato rilevato in studi placebo-controllati un aumento del rischio di complicazioni trombotiche cardiovascolari e cerebrovascolari. Non è ancora noto se questo rischio è direttamente correlato alla selettività della COX-1 / COX-2 dei singoli FANS. Poiché al momento per l'ibuprofene non sono disponibili dati da studi clinici comparabili con dosaggio massimo e trattamento di lungo termine, non è possibile escludere un aumento analogo del rischio. Finché tali dati non saranno disponibili, l'ibuprofene va impiegato per cardiopatie ischemiche accertate, malattie cerebrovascolari, arteropatie periferiche o in pazienti con fattori di rischio significativi (ad es. pressione arteriosa alta, iperlipidemia, diabete mellito, fumo) solo previa accurata valutazione rischi/benefici. Anche in ragione di questo rischio, nella terapia si deve somministrare la più piccola dose efficace per il più breve tempo possibile.

Gli effetti renali dei FANS comprendono ritenzione idrica con edemi e/o ipertensione arteriosa. Nei pazienti con funzione cardiaca compromessa e altre condizioni che predispongono alla ritenzione idrica, quindi, l'ibuprofene va impiegato con prudenza; si raccomanda prudenza anche nei pazienti che assumono contemporaneamente diuretici o ACE-inibitori nonché nei pazienti che presentano un rischio elevato di ipovolemia.

I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al fruttosio, da malassorbimento di glucosio-galattosio, o da insufficienza di sucrasi isomaltasi, non devono assumere questo medicamento.

Questo medicamento contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per 1 confetto, cioè essenzialmente «senza sodio».

Nei casi seguenti si raccomanda prudenza risp. Dolocyl deve essere assunto solo su prescrizione medica e sotto controllo medico:

-In pazienti in età avanzata si raccomanda prudenza per ragioni mediche di carattere generale. Principalmente si raccomanda di impiegare il dosaggio efficace più basso nei pazienti anziani infermi o nei pazienti con un peso corporeo ridotto.

-Nei pazienti che soffrono di asma bronchiale o ne hanno sofferto in passato, l'ibuprofene può scatenare un broncospasmo:

-in caso di insufficienza renale,

-in caso di insufficienza cardiaca,

-in caso di disfunzioni epatiche o insufficienza epatica.

-Effetti ematologici: come altri antinfiammatori non steroidei, l'ibuprofene può ridurre l'aggregazione piastrinica e prolungare il tempo di sanguinamento.

Reazioni cutanee

Durante la terapia con i FANS sono stati riportati casi molto rari di gravi reazioni cutanee, alcune con esito letale, tra cui dermatite esfoliativa, sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica (sindrome di Lyell) (cfr. «Effetti indesiderati»).

Il rischio più elevato per questo tipo di reazioni appare essere all'inizio della terapia, poiché nella maggior parte dei casi si verifica entro il primo mese di trattamento. È stata riportata la comparsa di pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP) in associazione con i medicamenti contenenti ibuprofene. Ai primi segni di eruzione cutanea, lesioni alle mucose o altri segni di ipersensibilità occorre sospendere il trattamento con Dolocyl forte.

In casi eccezionali, l'infezione da varicella può causare gravi infezioni della cute e complicazioni dei tessuti molli. Ad oggi non è stato possibile escludere il coinvolgimento dei FANS nel peggioramento di tali infezioni. Pertanto, è consigliabile evitare la somministrazione di Dolocyl forte in caso di infezione da varicella.

Mascheramento dei sintomi di infezioni sottostanti

Dolocyl forte può mascherare i sintomi di infezione, cosa che potrebbe ritardare l'avvio di un trattamento adeguato e peggiorare pertanto l'esito dell'infezione. Ciò è stato osservato nella polmonite batterica acquisita in comunità e nelle complicanze batteriche della varicella. Quando Dolocyl forte è somministrato per il trattamento della febbre o del dolore correlati a infezione, è consigliato il monitoraggio dell'infezione. I pazienti curati in contesti non ospedalieri devono rivolgersi al medico se i sintomi persistono o peggiorano.

Interazioni

Altri FANS inclusi i salicilati: la somministrazione contemporanea di diversi FANS inclusi gli inibitori cicloossigenasi-2 selettivi può aumentare il rischio di ulcera e sanguinamenti gastrointestinali a causa dell'effetto sinergico. Di conseguenza, l'impiego contemporaneo dell'ibuprofene con altri FANS va evitato (v. «Avvertenze e misure precauzionali»). L'acido salicilico rimuove l'ibuprofene dal legame proteico.

Glucocorticoidi: potenziamento degli effetti collaterali gastrointestinali, aumento del rischio di sanguinamenti e ulcere gastrointestinali (v. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Alcol: potenziamento degli effetti collaterali gastrointestinali, aumento del rischio di sanguinamenti gastrointestinali.

Diuretici, antipertensivi, β-bloccanti: i FANS possono ridurre l'efficacia di diuretici, antipertensivi come gli ACE-inibitori e β-bloccanti. I diuretici possono inoltre aumentare il rischio dei FANS per nefrotossicità.

Probenecid, sulfinpirazone: ritardo nell'escrezione dell'ibuprofene, l'effetto uricosurico di probenecid e sulfinpirazone viene indebolito.

Anticoagulanti orali: gli antireumatici non steroidei possono potenziare l'effetto di anticoagulanti come il warfarin (v. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Inibitori dell'aggregazione piastrinica e inibitori selettivi dell'uptake della serotonina: aumento del rischio di sanguinamenti gastrointestinali (v. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Aminoglicosidi: antireumatici non steroidei possono ridurre l'escrezione di aminoglicosidi.

Acido acetilsalicilico: dati sperimentali indicano che, in caso di impiego contemporaneo, l'ibuprofene può inibire l'efficacia dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio sull'aggregazione piastrinica. I dati in merito, tuttavia, sono limitati e l'estrapolazione di dati ex vivo sulla situazione clinica è incerta. Di conseguenza non è possibile trarre conclusioni sicure in merito all'assunzione regolare di ibuprofene; un effetto clinicamente rilevante in caso di assunzione occasionale di ibuprofene è improbabile (v. «Proprietà/effetti»).

Antidiabetici orali: l'effetto degli antidiabetici orali (preparati sulfanilureici) può essere potenziato dall'ibuprofene come da altri FANS. Sono stati riferiti rari casi di ipoglicemia in pazienti a cui è stato somministrato ibuprofene durante una terapia sulfanilureica. I tassi glicemici vanno controllati regolarmente, eventualmente adeguando la dose di antidiabetici.

Antagonisti recettori istaminici H2: un'interazione clinicamente significativa tra l'ibuprofene e la cimetidina o la ranitidina non è dimostrata.

Digossina: può aumentare la concentrazione plasmatica della digossina.

Fenitoina: può aumentare la concentrazione plasmatica della fenitoina.

Litio: si raccomanda di controllare la concentrazione plasmatica del litio.

Metotressato: aumento della tossicità da metotressato. I FANS possono inibire la secrezione tubolare di metotressato e ridurne la clearance.

Baclofene: aumento della tossicità da baclofene.

Chinoloni: aumento dell'effetto centrale.

Colestiramina: l'impiego contemporaneo di ibuprofene e colestiramina può ridurre l'assorbimento dell'ibuprofene nel tratto gastrointestinale. La significatività clinica, però, è ignota.

Ciclosporina: può aumentare l'effetto dannoso sui reni.

Estratti vegetali: la gingko biloba può potenziare il rischio di sanguinamenti in associazione ai FANS.

Mifepristone: teoricamente, può diminuire l'efficacia del mifepristone a causa delle proprietà anti prostaglandiniche dei FANS. Evidenza limitata indica che una co-amministrazione dei FANS nel giorno della somministrazione di prostaglandinici non ha un impatto negativo sull'effetto del mifepristone o dei prostaglandinici sulla maturazione cervicale o sulla contrattilità uterina e non riduce l'efficacia clinica di un'interruzione di gravidanza.

Antibiotici chinolonici: esperimenti su animali hanno dimostrato che in associazione ai FANS può verificarsi una maggiore incidenza di crampi associati ai chinoloni. I pazienti che assumono contemporaneamente chinoloni e FANS possono presentare un aumento del rischio di crampi.

Tacrolimo: il rischio di nefrotossicità può aumentare in caso di assunzione contemporanea di tacrolimo e FANS.

Zidovudina: l'assunzione contemporanea di zidovudina e FANS aumenta il rischio di tossicità ematologica. In emofiliaci HIV positivi ci sono indizi che l'assunzione contemporanea di zidovudina e FANS aumenti il rischio di emartri ed ematomi.

CYP2C9-inibitori: la somministrazione contemporanea di ibuprofene e CYP2C9-inibitori può aumentare l'esposizione dell'ibuprofene (substrato CYP2C9). In uno studio con voriconazolo e fluconazolo (CYP2C9-inibitori) è stato dimostrato un aumento dell'esposizione dell'S(+)-ibuprofene compreso tra l'80 e il 100% circa. Va valutata una riduzione del dosaggio di ibuprofene se vengono somministrati contemporaneamente CYP2C9-inibitori forti, specialmente in caso di somministrazione di dosi elevate di ibuprofene con voriconazolo oppure fluconazolo.

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

Fertilità: l'impiego di ibuprofene può compromettere la fertilità femminile e, di conseguenza, è sconsigliato nelle donne che cercano una gravidanza. Nelle donne che hanno difficoltà a rimanere incinte o su cui vengono eseguiti esami per l'infertilità, va valutata l'interruzione dell'ibuprofene.

Un'inibizione della sintesi delle prostaglandine può influenzare negativamente la gravidanza e/o lo sviluppo embrio-fetale. Dati da studi epidemiologici indicano un aumento del rischio di aborti spontanei nonché malformazioni cardiache e gastroschisi dopo l'impiego di un inibitore della sintesi delle prostaglandine in una fase precoce della gravidanza. Si ipotizza che il rischio aumenti con la dose e la durata della terapia.

Sugli animali è stato dimostrato che la somministrazione di un inibitore della sintesi delle prostaglandine comporta un aumento della perdita pre- e post-impianto nonché letalità embrio-fetale. Inoltre è stato riferito un aumento delle incidenze di diverse malformazioni, comprese quelle cardiovascolari, negli animali che hanno ricevuto un inibitore della sintesi delle prostaglandine durante la fase di organogenesi.

Durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza, l'ibuprofene va somministrato solo se assolutamente necessario. Se l'ibuprofene viene impiegato da una donna che tenta di rimanere incinta oppure viene impiegato durante il primo o il secondo trimestre di gravidanza, la dose deve essere la più bassa possibile e la durata del trattamento la più breve possibile.

Durante il terzo trimestre di gravidanza, l'ibuprofene è controindicato. Tutti gli inibitori della sintesi delle prostaglandine possono:

esporre il feto ai rischi seguenti:

-tossicità cardiopolmonare (con chiusura anticipata del dotto arterioso e ipertensione polmonare),

-disfunzioni renali che possono progredire in blocco renale con oligoidramnios.

esporre madre e bambino ai rischi seguenti:

-possibile variazione (allungamento) del tempo di sanguinamento, un effetto inibitore dell'aggregazione piastrinica che può manifestarsi già a dosi molto basse,

-inibizione delle contrazioni uterine con conseguente ritardo o prolungamento del parto.

Allattamento

I FANS passano nel latte materno. Per precauzione, le donne che allattano non devono assumere ibuprofene. Se il trattamento è indispensabile, alimentare il lattante con formula artificiale.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Dolocyl forte può modificare la reattività con possibile compromissione della capacità di condurre veicoli e dell'impiego di macchine (v. capitolo «Effetti indesiderati»).

Effetti indesiderati

Frequenze: Molto spesso (≥1/10), spesso (≥1/100, <1/10), occasionalmente (≥1/1000, <1/100), raramente (≥1/10'000, <1/1000), molto raramente (<1/10'000)

Gli effetti collaterali osservati più di frequente con i FANS riguardano il tratto digerente. Possono manifestarsi ulcera peptica, perforazioni o sanguinamenti, a volte letali, in particolare nei pazienti anziani (v. «Avvertenze e misure precauzionali»). Dopo l'impiego sono stati riferiti malessere, vomito, diarrea, gonfiori, stitichezza, disturbi digestivi (dispepsia), dolori addominali, feci scure, ematemesi, stomatite ulcerativa, peggioramento di colite e morbo di Crohn (v. «Avvertenze e misure precauzionali»). Con minore frequenza è stata osservata gastrite. Sono stati riferiti rari casi di perforazione gastrointestinale con assunzione di ibuprofene.

È stato riportato il peggioramento di infiammazioni cutanee dovute a infezioni (ad es. lo sviluppo di fascite necrotizzante) con l'uso concomitante di FANS. In casi eccezionali, gravi infezioni cutanee e complicanze dei tessuti molli possono verificarsi durante un'infezione da varicella. Pertanto, se compaiono segni di infezione o se tale infezione peggiora durante l'uso di ibuprofene, il paziente deve consultare immediatamente un medico.

Edemi, pressione arteriosa alta e insufficienza cardiaca sono stati riferiti in associazione al trattamento con FANS. In associazione all'ibuprofene è stata riferita anche spossatezza.

Dati clinici ed epidemiologici suggeriscono che l'impiego di ibuprofene, in particolare con un dosaggio elevato (2400 mg al dì) e in un trattamento prolungato, potrebbe essere associato a un leggero aumento del rischio di eventi trombotici a livello arterioso come ad esempio infarto cardiaco e ictus cerebrale (v. «Avvertenze e misure precauzionali»).

I seguenti effetti indesiderati sono stati osservati con ibuprofene:

Infezioni

Raramente (<0,1%): rinite, meningite asettica.

Malattie ematiche e del sistema linfatico

Raramente (<0,1%): effetti ematologici come leucopenia, agranulocitosi, trombocitopenia, neutropenia, anemia aplastica, anemia emolitica (descritta nell'informazione destinata ai pazienti come «Angina, febbre alta, rigonfiamento dei linfonodi del collo»).

Malattie del sistema immunitario

Raramente (<0,1%): sindrome lupus eritematoso, anemia emolitica autoimmune.

Malattie psichiatriche

Da occasionalmente a spesso (0,1-5%): depressioni, ansie, stati confusionali.

Raramente (<0,1%): insonnia.

Molto raramente (<0,01%): stati psicotici.

Malattie del sistema nervoso

Da occasionalmente a spesso (0,1-5%): effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale come limitazione della reattività (in particolare in associazione all'alcol), mal di testa, vertigini, sonnolenza.

Raramente (<0,1%): parestesie.

Malattie oculari

Da occasionalmente a spesso (0,1-5%): disturbi della vista. I disturbi della vista sono normalmente reversibili se il trattamento viene interrotto.

Raramente (<0,1%): ambliopia tossica, neurite ottica, neuropatia ottica tossica.

Malattie auricolari e labirintiche

Da occasionalmente a spesso (0,1-5%): ronzio auricolare, diminuzione dell'udito.

Malattie delle vie respiratorie, del torace e del mediastino

Raramente (<0,1%): broncospasmi, rischio di edema polmonare acuto nei pazienti con insufficienza cardiaca.

Malattie del tratto gastrointestinale

Spesso (>5%): effetti collaterali gastrointestinali come gonfiore, bruciore di stomaco, dolori epigastrici, anoressia, diarrea o stitichezza, nausea, vomito, gastrite erosiva e perdite di sangue occulte (fino all'anemia).

Raramente (<0,1%): ulcere nel tratto gastrointestinale con emorragie (descritte nell'informazione destinata ai pazienti come «Dolori addominali superiori e/o feci annerite»).

Molto raramente (<0,01%): pancreatite.

Frequenza non nota: aggravamento della colite o del morbo di Crohn.

Malattie epatiche e della cistifellea

Raramente (<0,1%): disfunzioni epatiche, blocco epatico.

Malattie cutanee e del tessuto sottocutaneo

Spesso (>5%): reazioni di ipersensibilità come orticaria, prurito, porpora ed esantema.

Raramente (<0,1%): fotosensibilità.

Molto raramente (<0,01%): reazioni cutanee bollose come sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica (sindrome di Lyell).

Casi singoli: esantema da medicamento con eosinofilia e sintomi sistemici (sindrome DRESS).

Frequenza non nota: pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP).

Malattie renali e delle vie urinarie

Raramente (<0,1%): necrosi delle papille renali, nefrite interstiziale e disfunzioni renali con edemi.

Sono stati osservati casi isolati di meningite asettica reversibile in pazienti con lupus eritematoso o collagenosi.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Tossicità

Indizi e sintomi di tossicità non sono stati generalmente osservati con dosaggio inferiore a 100 mg/kg in bambini o adulti. In determinati casi, però, sono necessarie misure coadiuvanti. Nei bambini è stata osservata una manifestazione di indizi e sintomi di tossicità a seguito dell'assunzione di una dose da 400 mg/kg o più.

Segni e sintomi

La maggior parte dei pazienti che hanno assunto quantità considerevoli di ibuprofene sviluppa sintomi entro 4-6 ore. I sintomi di sovradosaggio riferiti con maggiore frequenza sono malessere, vomito, mal di pancia, letargia e sonnolenza. Gli effetti a carico del sistema nervoso centrale sono mal di testa, tinnito, vertigini, crampi e perdita di coscienza. Sono stati inoltre riferiti rari casi di nistagmo, acidosi metabolica, ipotermia, effetti renali, sanguinamenti gastrointestinali, coma, apnea e depressione del sistema SNC e respiratorio. È stata riferita anche tossicità cardiovascolare, comprese ipotensione, brachicardia e tachicardia. In casi di sovradosaggio significativo sono possibili blocco renale e danni epatici. Sovradosaggi elevati sono abitualmente ben tollerati se non vengono contemporaneamente assunti altri farmaci.

Trattamento

Non esiste un antidoto specifico per il sovradosaggio di ibuprofene. Ciononostante, eseguire subito una lavanda gastrica o indurre il vomito, con successive misure coadiuvanti, se la quantità assunta nell'arco dell'ultima ora eccede i 400 mg/kg.

Se il medicamento è già stato riassorbito vanno somministrate sostanze alcalinizzanti che favoriscono l'escrezione urinaria dell'ibuprofene acido.

Per le informazioni più aggiornate, contattare il Centro tossicologico locale.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

M01AE01

Meccanismo d'azione

L'ibuprofene ha proprietà analgesiche, antipiretiche e antinfiammatorie. L'ibuprofene ha un marcato effetto inibitore della sintesi delle prostaglandine, il che spiega il suo effetto analgesico e antinfiammatorio. Sullo stesso meccanismo si basano l'inibizione dell'aggregazione piastrinica e l'effetto ulcerogeno, la ritenzione idrica e di sodio nonché reazioni broncospastiche come possibili effetti indesiderati.

Farmacodinamica

Nessun dato disponibile.

Efficacia clinica

Nessun dato disponibile.

Farmacocinetica

Assorbimento

L'ibuprofene viene riassorbito rapidamente, in gran parte nell'intestino tenue. A seguito di assunzione orale di 200-600 mg di ibuprofene, viene raggiunta una concentrazione plasmatica di 15-55 µg/ml (Cmax) in media in 1-2 ore (tmax).

Se l'ibuprofene viene assunto dopo un pasto, il riassorbimento risulta significativamente rallentato e le concentrazioni plasmatiche massime sono inferiori.

A seguito di assunzione orale di una singola dose da 400 mg di ibuprofene, nella sinovia viene raggiunto un picco di concentrazione di 8-13 µg/ml dopo 6 ore.

Distribuzione

L'ibuprofene si lega per il 99% alle proteine plasmatiche. Il legame è reversibile.

Metabolismo

Più del 50-60% di una dose orale di ibuprofene viene trasformato nel fegato nei due metaboliti inattivi A + B e nei loro coniugati.

Il metabolismo dell'ibuprofene è analogo nei bambini e negli adulti.

Eliminazione

L'emivita plasmatica è di 1½-2 ore. L'emivita breve evita un accumulo anche a seguito di somministrazione ripetuta di ibuprofene. L'escrezione dell'ibuprofene e dei suoi metaboliti è praticamente completa 24 ore dopo l'assunzione orale. Viene escreto dai reni principalmente sotto forma di metaboliti inattivi.

Dati preclinici

Mutagenecità

Esami in vitro e in vivo (batteri, linfociti umani) sulla mutagenesi non hanno evidenziato indizi di effetti mutageni dell'ibuprofene.

Cancerogenicità

In studi sul potenziale cancerogeno dell'ibuprofene su ratti e topi non sono stati trovati indizi di effetti cancerogeni dell'ibuprofene.

Tossicità per la riproduzione

Studi sperimentali su due specie animali hanno dimostrato che l'ibuprofene attraversa la placenta e inibisce l'ovulazione (nei conigli). In numerosi studi sperimentali su ratti e conigli è stato dimostrato che la somministrazione di un inibitore della sintesi delle prostaglandine comporta un aumento della perdita pre- e post-impianto, inibizione della crescita intrauterina e aumento della letalità embrio-fetale. Qui è stato inoltre riferito un aumento delle incidenze di diverse malformazioni, comprese quelle cardiovascolari come difetti del setto interventricolare, negli animali che hanno ricevuto un inibitore della sintesi delle prostaglandine durante la fase di organogenesi.

Altre indicazioni

Influenza su metodi diagnostici

Raramente: aumento di azotemia, transaminasi e fosfatasi alcalina nel siero; riduzione dei valori di emoglobina ed ematocrito. Riduzione della concentrazione sierica di calcio. Inibizione dell'aggregazione piastrinica e allungamento del tempo di sanguinamento.

Stabilità

Il medicamento non dev'essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C).

Tenere fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

43753 (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

Melisana AG, 8004 Zurigo.

Stato dell'informazione

Marzo 2021.

2691802/09/2021