PARACETAMOL Mepha cpr pell 500 mg
Mepha Pharma AG
Informazione professionale approvata da Swissmedic
Paracetamol-Mepha 500 mg compresse rivestite con film
Composizione
Principi attivi
Paracetamolo.
Sostanze ausiliarie
Nucleo della compressa: amido di mais pregelatinizzato, idrossipropilcellulosa, talco, magnesio stearato.
Film di rivestimento: alcol polivinilico, macrogol 3350, talco.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
1 compressa rivestita con film divisibile contiene 500 mg di paracetamolo.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
- Trattamento di dolori di intensità da lieve a moderata (cefalea, mal di denti, dolori alle articolazioni e ai legamenti, dolore dorsale, dolori mestruali, dolori dopo traumi, dolori nelle malattie da raffreddamento).
- Trattamento sintomatico della febbre.
Posologia/Impiego
Non superare la seguente dose giornaliera massima (vedere tabella).
Per evitare il rischio di sovradosaggio è necessario assicurare che gli altri medicamenti assunti in concomitanza non contengano paracetamolo.
Un sovradosaggio può causare danni epatici molto gravi.
Si deve somministrare sempre la dose minima efficace per la durata più breve possibile della terapia.
Nei bambini fino a 12 anni di età, la durata massima d'uso continuato senza consulto medico è di 3 giorni.
Tra le singole dosi deve essere rispettato un intervallo di 4-6 ore.
Prendere le compresse rivestite con film con sufficiente liquido.
Adulti e adolescenti a partire da 12 anni di età e con peso superiore a 40 kg
Il peso minimo dei pazienti di età superiore a 12 anni deve essere rispettato.
Peso corporeo (età) | Dose singola | Massima dose giornaliera |
|---|---|---|
superiore a 40 kg (adulti e adolescenti di età superiore a 12 anni) | 1–2 compresse rivestite con film da 500 mg al bisogno | 8 compresse rivestite con film da 500 mg (= 4 g di paracetamolo) |
Bambini dai 6 ai 12 anni
Per i bambini (al di sotto dei 12 anni) la dose deve essere determinata in base al peso corporeo.
Tali dosaggi devono essere rigorosamente rispettati (vedere tabella).
Per i bambini, la massima dose giornaliera raccomandata di paracetamolo è di 60 mg/kg/giorno, divisa in circa 10-15 mg/kg per dose singola.
Peso corporeo (età) | Dose singola | Massima dose giornaliera |
|---|---|---|
30–40 kg (a partire da 9–12 anni) | 1 compressa rivestita con film da 500 mg al bisogno | 4 compresse rivestite con film da 500 mg (= 2 g di paracetamolo) |
22–30 kg (a partire da 6–9 anni) | ½–1 compressa rivestita con film da 500 mg al bisogno | 3 compresse rivestite con film da 500 mg (= 1,5 g di paracetamolo) |
Bambini sotto i 6 anni
Le compresse rivestite con film di Paracetamol-Mepha non sono adatte ai bambini al di sotto dei 6 anni; per tale gruppo di età, sono disponibili supposte di paracetamolo con un contenuto di principio attivo inferiore.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
Nei pazienti con malattia epatica cronica o attiva compensata, soprattutto in caso di insufficienza epatocellulare da lieve a moderata, alcolismo cronico, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, la dose giornaliera per gli adulti non deve superare i 2 g di paracetamolo (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»).
Paracetamol-Mepha è controindicato nei pazienti con disturbi gravi della funzionalità epatica (vedere «Controindicazioni»).
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
Nei pazienti con disturbi gravi della funzionalità renale, l'intervallo di assunzione minimo deve essere adeguato in base alla tabella seguente.
Clearance della creatinina | Intervalli posologici |
|---|---|
cl ≥50 ml/min | 4 ore |
cl 10–50 ml/min | 6 ore |
cl <10 ml/min | 8 ore |
Controindicazioni
- Ipersensibilità al paracetamolo e alle sostanze affini (p.es. propacetamolo) o ad una delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.
- Disturbi gravi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o epatopatia attiva scompensata.
- Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht).
Avvertenze e misure precauzionali
Nei casi seguenti è necessario un consulto medico prima di iniziare il trattamento:
- Insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min).
- Insufficienza epatica da lieve a moderata.
- Carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può causare anemia emolitica).
- Uso concomitante di medicamenti potenzialmente epatotossici o induttori di enzimi epatici.
- Anoressia, bulimia, cachessia, malnutrizione cronica, carenza alimentare, sepsi (basse riserve di glutatione epatico). Sono stati segnalati disturbi della funzionalità epatica/disfunzioni epatiche in pazienti con ridotte riserve di glutatione.
- Disidratazione, ipovolemia.
Dosaggi più elevati di quelli raccomandati comportano il rischio di un danno epatico grave. La pancreatite acuta è stata segnalata di solito insieme a disfunzione epatica ed epatotossicità. I sintomi clinici di un danno epatico possono essere rilevati generalmente 1 o 2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Un danno epatico massimo può essere osservato generalmente dopo 3 o 4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il più presto possibile (vedere «Sovradosaggio»).
In casi molto rari, il paracetamolo può scatenare reazioni cutanee gravi (come la sindrome di Stevens-Johnson (SJS), la necrolisi epidermica tossica (TEN), la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP)), che possono essere fatali. I pazienti o i genitori del bambino devono essere informati dei sintomi delle reazioni cutanee gravi; l'uso del medicamento deve essere interrotto al primo manifestarsi di reazioni cutanee o altri segni di ipersensibilità.
Si consiglia cautela in caso di consumo eccessivo di alcolici. L'alcool può aumentare l'epatotossicità del paracetamolo, soprattutto in caso di concomitante carenza alimentare. In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può causare un danno epatico.
Il paziente o i genitori del bambino devono essere informati che gli analgesici non devono essere usati costantemente per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica, e che nei bambini la presenza di febbre elevata o di un peggioramento delle condizioni di salute rende necessario un tempestivo consulto medico. In presenza di dolori persistenti sono necessari accertamenti medici.
Il paziente deve essere informato che in caso di assunzione cronica di analgesici può insorgere cefalea, che può indurre a ripettere l'assunzione di analgesici e, quindi, a far persistere la cefalea (cosiddetto mal di testa da analgesici).
L'assunzione prolungata di analgesici, specialmente quando si associano diversi principi attivi analgesici, può provocare danni renali permanenti con rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).
Sono stati segnalati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato (HAGMA, high anion gap metabolic acidosis) dovuti ad acidosi pyroglutamica in pazienti con malattie gravi, quali compromissione renale severa e sepsi, o in pazienti con malnutrizione o altre fonti di carenza di glutatione (ad es. alcolismo cronico), che sono stati con paracetamolo a dose terapeutica per un periodo prolungato o con un'associazione di paracetamolo e flucloxacillina.
Se si sospetta HAGMA a causa di acidosi piroglutamica, si raccomanda l'immediata interruzione di paracetamolo e un attento monitoraggio. La misurazione dell'acido pyroglutammico (5-ossoprolina) urinaria può essere utile per identificare l'acidosi piroglutamica come causa sottostante di HAGMA in pazienti con molteplici fattori di rischio.
Interazioni
- Induttori enzimatici quali fenobarbitale, fenitoina, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide, INH) e rifampicina aumentano l'epatotossicità del paracetamolo.
- Alcool (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
- Medicamenti che rallentano lo svuotamento gastrico (p.es. la propantelina) abbassano la velocità di assorbimento.
- Medicamenti che accelerano lo svuotamento gastrico (p.es. metoclopramide) aumentano la velocità di assorbimento.
- Cloramfenicolo: il paracetamolo prolunga l'emivita di eliminazione del cloramfenicolo di 5 volte.
- Clorzossazone: la somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzossazone aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze.
- Zidovudina: la somministrazione concomitante di zidovudina e paracetamolo aumenta la probabilità di insorgenza di neutropenia.
- La salicilamide prolunga l'emivita di eliminazione del paracetamolo e aumenta la quantità di metaboliti epatotossici.
- Probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo con l'acido glucuronico, facendo diminuire la clearance del paracetamolo. In caso di assunzione concomitante si deve ridurre la dose di paracetamolo.
- La colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo.
- L'assunzione giornaliera protratta di paracetamolo può incrementare l'effetto anticoagulante della warfarina e di altri derivati cumarinici, aumentando il rischio di emorragie. L'assunzione occasionale non ha effetti significativi.
- Flucloxacillina: Si deve usare cautela quando paracetamolo è usato in concomitanza con flucloxacillina in quanto l'assunzione concomitante è stata associata ad acidosi metabolica con gap anionico elevato a causa di acidosi piroglutamica, in particolare in pazienti con fattori di rischio (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
Gravidanza/Allattamento
Si raccomanda cautela nell'uso di Paracetamol-Mepha durante la gravidanza e l'allattamento.
Gravidanza
Gli studi epidemiologici sullo sviluppo neurologico dei bambini esposti al paracetamolo in utero non evidenziano risultati chiari. Il rischio di danni funzionali e d'organo, di malformazioni e di disturbi dell'adattamento in caso di assunzione di paracetamolo in gravidanza al dosaggio corretto è attualmente considerato basso. Non sono disponibili studi controllati su donne in gravidanza. Gli studi sperimentali sugli animali non evidenziano alcuna tossicità per la riproduzione (cfr. «Dati preclinici»). Se clinicamente necessario, il paracetamolo può essere assunto o utilizzato durante la gravidanza. Tuttavia, deve essere assunto o utilizzato alla dose minima efficace, per il minor tempo possibile e con la frequenza più bassa possibile.
Allattamento
Il paracetamolo passa nel latte materno. La concentrazione nel latte materno è simile alla concentrazione momentanea nel plasma della madre. Sono stati riferiti casi di eruzione cutanea nei neonati allattati al seno. Tuttavia, non sono note conseguenze negative per il lattante. Sebbene l'uso del paracetamolo sia considerato compatibile con l'allattamento al seno, occorre usare cautela nell'uso di Paracetamol-Mepha durante l'allattamento.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Non sono stati condotti studi su tali effetti. Le esperienze pluriennali con il principio attivo alla posologia raccomandata non hanno evidenziato influssi negativi sulla capacità di reazione.
Effetti indesiderati
Frequenze: Molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1'000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1'000), molto raro (<1/10'000), non nota (non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
Patologie del sistema emolinfopoietico
Raro: trombocitopenia allergica (talvolta con formazione di ematomi e sanguinamenti), leucopenia, agranulocitosi, pancitopenia, neutropenia, anemia emolitica.
Disturbi del sistema immunitario
Raro: anafilassi; reazioni allergiche quali edema di Quincke (angioedema), dispnea, broncospasmo, sudorazione improvvisa, nausea, ipotensione arteriosa fino allo shock.
Raro: una piccola parte (5–10%) dei pazienti con asma indotta da acido acetilsalicilico o altre manifestazioni di una cosiddetta intolleranza all'acido acetilsalicilico può reagire in modo analogo anche al paracetamolo (asma da analgesici).
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Non nota: Acidosi metabolica con gap anionico elevato:
In pazienti con fattori di rischio che utilizzano paracetamolo sono stati osservati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutamica (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi pazienti l'acidosi piroglutamica può manifestarsi come conseguenza di bassi livelli di glutatione.
Patologie epatobiliari
Vedere «Avvertenze e misure precauzionali» e «Posologia eccessiva».
Raro: aumento dei valori delle transaminasi epatiche.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Non comune: reazioni cutanee eritematose e orticarioidi ed eritemi cutanei.
Molto raro: sono stati riportati casi di reazioni cutanee gravi come la necrolisi epidermica tossica (TEN, sindrome di Lyell), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP).
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
In caso di sovradosaggio è necessaria un'immediata assistenza medica, anche in assenza di sintomi.
Dopo assunzione orale di 7,5-10 g di paracetamolo nell'adulto e di 140-200 mg/kg di peso corporeo nel bambino (già a basse dosi nei pazienti predisposti, p.es. in quelli con elevato consumo di alcool o riduzione delle riserve di glutatione in presenza di carenza alimentare), si sviluppano manifestazioni acute di intossicazione a carico di cellule epatiche e cellule tubulari renali sotto forma di necrosi cellulari potenzialmente letali.
La pancreatite acuta è stata segnalata di solito insieme a disfunzione epatica ed epatotossicità.
Concentrazioni plasmatiche >200 µg/ml dopo 4 h, >100 µg/ml dopo 8 h, >50 µg/ml dopo 12 h e >30 µg/ml dopo 15 h portano a danni epatici con decorso letale per coma epatico. L'epatotossicità è direttamente correlata alla concentrazione plasmatica.
Le prime manifestazioni dei sintomi clinici di un danno epatico sono in genere rilevabili dopo 1 o 2 giorni e raggiungono il massimo dopo 3 o 4 giorni.
Segni e sintomi
1° fase (1° giorno): Nausea, vomito, dolori addominali, inappetenza, malessere generalizzato, pallore, sudorazione
2° fase (2° giorno): Miglioramento soggettivo, ingrossamento epatico, aumento dei valori delle transaminasi (AST, ALT), aumento dei valori di bilirubina, aumento del tempo di tromboplastina, aumento della lattato deidrogenasi
3° fase (3° giorno): Valori delle transaminasi (AST, ALT) molto elevati, ittero, ipoglicemia, coma epatico.
Trattamento
Al solo sospetto di intossicazione deve essere immediatamente istituita una terapia efficace che comprenda le misure sequenti:
- Lavanda gastrica (ha senso solo entro le prime 1–2 ore), seguita dalla somministrazione di carbone attivo.
- Somministrazione orale di N-acetilcisteina o metionina. In situazioni in cui la somministrazione orale di un antidoto non è possibile o lo è solo in maniera limitata (p.es. a causa di vomito violento, offuscamento della coscienza), si può ricorrere alla somministrazione endovenosa, possibilmente entro 8 ore. La N-acetilcisteina può offrire ancora un certo grado di protezione dopo 16 ore.
- Misurare la concentrazione di paracetamolo nel plasma (non prima di 4 ore dopo l'assunzione).
I test epatici devono essere eseguiti all'inizio del trattamento e poi ripetuti ogni 24 ore. Nella maggior parte dei casi, le transaminasi epatiche si normalizzano dopo 1 o 2 settimane con ripristino completo della funzione epatica. Nei casi gravi può tuttavia rendersi necessario un trapianto di fegato.
Informazioni dettagliate sulla terapia possono essere richieste al Centro d'informazione tossicologica.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
N02BE01
Meccanismo d'azione
Il paracetamolo è un analgesico e antipiretico con effetto centrale e periferico. Il meccanismo d'azione non è stato interamente chiarito.
Per l'effetto analgesico è dimostrato che l'inibizione centrale della sintesi delle prostaglandine è più potente di quella periferica. L'effetto antipiretico si basa sull'inibizione dell'azione dei pirogeni endogeni sul centro termoregolatore ipotalamico. Il paracetamolo non mostra alcun effetto antiflogistico marcato e non esercita alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.
Farmacodinamica
Nessuna informazione.
Efficacia clinica
Nessuna informazione.
Farmacocinetica
Assorbimento
Il paracetamolo viene assorbito velocemente e completamente per via orale.
La concentrazione plasmatica massima media (Cmax) è di 19 mg/l e viene raggiunta in 30 minuti (Tmax).
La biodisponibilità del paracetamolo è di 90% con i dosaggi orali oltre 1 g, e con dosaggi inferiori è di oltre 60%.
Distribuzione
Il paracetamolo viene distribuito quasi uniformemente nella maggior parte dei fluidi corporei. Alle dosi terapeutiche, circa il 10% è legato alle proteine, mentre a dosi più elevate si arriva fino al 50%. Il volume di distribuzione è circa 1 l/kg.
Metabolismo
Il paracetamolo viene principalmente biotrasformato nel fegato (enzimaticamente) per coniugazione con l'acido glucuronico (circa 55%) e acido solforico (circa 35%). I metaboliti tossici, come p-aminofenolo e N-acetil-p-benzochinonimina, sono prodotti in piccole quantità mediante idrossilazione. I metaboliti tossici vengono legati ed eliminati da glutatione e cisteina.
Eliminazione
L'eliminazione del principio attivo inalterato (2–5%) e dei metaboliti avviene a livello renale. L'emivita delle dosi terapeutiche di paracetamolo negli adulti è di 1–3 ore. La durata degli effetti è di 3–4 ore. Fino al 98% della dose di paracetamolo assunto viene escreto nelle urine entro 24 ore, oltre l'80% in forma coniugata come glucuronide e solfato.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica
L'emivita plasmatica nei pazienti con insufficienza epatica lieve è praticamente immodificata. Nei pazienti con insufficienza epatica grave, l'emivita è notevolmente prolungata.
Negli studi clinici con paracetamolo orale, è stato dimostrato una moderata compromissione del metabolismo del paracetamolo sulla base del rilievo di concentrazioni plasmatiche di paracetamolo aumentate e di un prolungamento della sua emivita di eliminazione in pazienti con epatopatia cronica (compresi pazienti con cirrosi epatica alcolica). Tuttavia, non è stato osservato un accumulo significativo di paracetamolo. La prolungata emivita plasmatica del paracetamolo è stata correlata a una riduzione della capacià di sintesi epatica. Per questo motivo, in pazienti con malattie epatiche, il paracetamolo va usato con cautela, limitandone la dose giornaliera massima negli adulti a 2 g. Il paracetamolo è controindicato in presenza di epatopatia attiva scompensata, soprattutto in caso di epatite alcolica (a causa dell'induzione del CYP2E1, che fa aumentare la formazione di metaboliti epatotossici del paracetamolo).
Disturbi della funzionalità renale
In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina pari a 10–30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo subisce un rallentamento di minore entità, e l'emivita di eliminazione varia da 2 e 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei solfoconiugati nei pazienti con insufficienza renale grave è 3 volte più lenta che nei soggetti sani. In questa popolazione non è però necessario alcun aggiustamento della dose, poiché i glucuronidi e i solfoconiugati non sono tossici. Nonostante ciò, nel caso in cui si usi il paracetamolo in pazienti con insufficienza renale moderata o grave (clearance della creatinina ≤50 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra le singole somministrazioni conformemente alle raccomandazioni posologiche (vedere «Posologia / impiego»).
Nei pazienti sottoposti a emodialisi, dopo somministrazione di dosi terapeutiche di paracetamolo l'emivita può essere ridotta del 40–50%
Pazienti anziani
Nei pazienti anziani l'emivita può risultare prolungata ed essere associata a una riduzione della clearance del medicamento. In genere non è necessario alcun aggiustamento della dose.
Neonati, lattanti e bambini
I parametri farmacocinetici del paracetamolo osservati nei neonati e nei bambini sono simili a quelli degli adulti, ad eccezione dell'emivita plasmatica, che è di poco più breve (ca. 2 ore) che negli adulti. L'emivita plasmatica nei neonati è più lunga che nei lattanti (ca. 3,5 ore). I neonati, i lattanti e i bambini di età fino a 10 anni eliminano significativamente meno glucuronidi e una maggior quantità di solfoconiugati degli adulti. L'escrezione totale del paracetamolo e dei suoi metaboliti è identica ad ogni età.
Dati preclinici
Dosi acute molto elevate di paracetamolo sono epatotossiche.
In diverse sperimentazioni è stato rilevato un potenziale genotossico. Si tratta però di un dato da relativizzare, perché dipendente dalla dose. A causa dei presunti meccanismi che causerebbero questi effetti, si può supporre che con dosi inferiori a determinati valori soglia non si manifestino effetti genotossici, sebbene in caso di una riduzione delle riserve di glutatione siano possibili valori soglia più bassi. Tuttavia, i valori soglia a partire dai quali è stato dimostrato un effetto tossico nelle sperimentazioni sugli animali si situano chiaramente in un intervallo di dosi tossico, capace di causare danni a fegato e midollo osseo. Inoltre, le dosi non epatotossiche (fino a 300 mg/kg nel ratto e 1000 mg/kg nel topo) non sono cancerogene. In pratica, si può quindi escludere che dosi terapeutiche abbiano un effetto genotossico o cancerogeno.
Gli studi tossicologici non hanno mostrato effetti sulla funzione riproduttiva e nessun effetto teratogeno in animali trattati con paracetamolo.
La somministrazione ripetuta di dosi elevate (epatotossiche) di paracetamolo ha causato atrofia testicolare nel topo e nel ratto. La somministrazione ripetuta di dosi molto elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) a ratti maschi ha provocato una riduzione della fertilità (riduzione della libido, delle prestazioni sessuali e della motilità degli spermatozoi).
Altre indicazioni
Ai bambini che hanno assunto alcool accidentalmente non devono essere somministrati medicamenti contenenti paracetamolo.
Influenza su metodi diagnostici
Il paracetamolo può causare alterazioni della misurazione del glucosio nel sangue quando si utilizza il metodo della glucosio ossidasi. Può anche essere responsabile dell'apparente aumento dell'uricemia se determinato con il metodo di riduzione al fosfotungstato.
Stabilità
Il medicamento non dev'essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sulla confezione. Il contenuto non utilizzato deve essere eliminato sei mesi dopo la prima apertura del flacone di plastica.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Conservare nella confezione originale e a temperatura ambiente (15–25°C). Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Se le compresse rivestite con film sono confezionate in flaconi di plastica, chiudere bene il flacone dopo aver prelevato una compressa rivestita con film.
Numero dell'omologazione
61402 (Swissmedic).
Titolare dell’omologazione
Mepha Pharma AG, Basel.
Stato dell'informazione
Settembre 2025.
Numero interno della versione: 8.1
27916 — 15/07/2026