HCI Compendium
Schermo non supportato

L'applicazione non è ancora ottimizzata per il vostro schermo. Vi preghiamo di utilizzare un dispositivo con uno schermo più grande.

Informazione professionale approvata da Swissmedic

Sanalgin® N

Gebro Pharma AG

Composizione

Principi attivi

Paracetamolum, coffeinum.

Sostanze ausiliarie

Povidone K 29-32, cellulosa microcristallina, croscarmellosa sodica (corrisponde a 1,59 mg di sodio per compressa), biossido di silicio altamente disperso, magnesio stearato.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Una compressa contiene 500 mg di paracetamolo e 50 mg di caffeina.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Sanalgin N è efficace in caso di dolore di intensità lieve a moderata (cefalea, mal di denti, dolori articolari e legamentosi, mal di schiena, dolori mestruali, dolori da trauma, dolori da raffreddamento).

Posologia/Impiego

Non superare la dose giornaliera massima di 4000 mg di paracetamolo. Per evitare il rischio di sovradosaggio è necessario assicurare che gli altri medicamenti assunti in concomitanza non contengano paracetamolo.

Adulti: 1-2 compresse.

La dose può essere assunta, se necessario, ogni 6 ore, ma la dose giornaliera complessiva non deve superare le 8 compresse negli adulti.

Assumere le compresse senza masticare, con liquido abbondante, o lasciarle sciogliere in un liquido e poi bere mezzo bicchiere di liquido. Non è consentito dividere la compressa lungo la scanalatura decorativa.

Un sovradosaggio può causare danni epatici molto gravi.

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti con una malattia epatica cronica o attiva compensata, soprattutto in caso di insufficienza epatocellulare, alcolismo cronico, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, la dose giornaliera per gli adulti non deve essere superiore a 3 g (vedi anche «Controindicazioni» e «Avvertenze e misure precauzionali»).

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Nei pazienti con disturbi gravi della funzionalità renale, l'intervallo di assunzione minimo deve essere adeguato in base alla tabella seguente.

Clearance della creatinina

Intervallo posologico

cl ≥50 ml/min

6 ore

cl 10-50 ml/min

6 ore

cl <10 ml/min

8 ore

Bambini e adolescenti

Sanalgin N non è adatto per bambini e adolescenti. La sicurezza e l'efficacia in bambini e adolescenti non è dimostrata.

Controindicazioni

  • Ipersensibilità al paracetamolo e alle sostanze affini (per es. propacetamolo) o a uno qualsiasi degli eccipienti indicati nella composizione
  • Ipersensibilità alla caffeina e ad altre xantine
  • Disturbi gravi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o epatopatia attiva scompensata
  • Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht)

Avvertenze e misure precauzionali

Nei casi seguenti è necessario un consulto medico prima di iniziare il trattamento:

  • insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min)
  • insufficienza epatica
  • carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può causare anemia emolitica)
  • uso contemporaneo di medicamenti potenzialmente epatotossici o induttori di enzimi epatici

Dosaggi più elevati di quelli raccomandati comportano il rischio di un danno epatico molto grave. I sintomi clinici di un danno epatico possono essere rilevati generalmente 1 o 2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Un danno epatico massimo può essere osservato generalmente dopo 3 o 4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il più presto possibile (vedi «Sovradosaggio»).

Il paracetamolo può scatenare reazioni cutanee gravi quali la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (TEN), che possono essere fatali. I pazienti devono essere informati dei sintomi delle reazioni cutanee gravi e l'uso del medicamento deve essere interrotto al primo manifestarsi di reazioni cutanee o di altri segni di ipersensibilità.

Prestare attenzione in caso di consumo di alcol. L'alcol può aumentare l'epatotossicità del paracetamolo, soprattutto in caso di concomitante carenza alimentare. In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può causare un danno epatico.

È necessario avvertire il paziente che gli analgesici non devono essere assunti costantemente per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica. In presenza di dolori persistenti sono necessari accertamenti medici.

L'assunzione prolungata di analgesici, specialmente quando si associano diversi principi attivi analgesici, può provocare danni renali permanenti con rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).

Il paziente deve essere informato che in caso di assunzione cronica di analgesici può insorgere cefalea, che può indurre a ripetere l'assunzione di analgesici e, quindi, a far persistere la cefalea (cosiddetto mal di testa da analgesici).

Casi di acidosi metabolica con aumento del gap anionico (HAGMA) dovuto ad acidosi da acido piroglutammico -(5-ossoprolina-) sono stati segnalati in pazienti con malattie gravi, come grave compromissione della funzionalità renale e sepsi, o in pazienti con malnutrizione o altre cause di carenza di glutatione (ad es. alcolismo cronico), che erano stati trattati con una dose terapeutica di paracetamolo per un periodo prolungato o con una combinazione di paracetamolo e flucloxacillina.
In caso di sospetta HAGMA dovuta ad acidosi da acido piroglutammico, si raccomanda l'immediata sospensione del paracetamolo e un attento monitoraggio. La misurazione dell'acido piroglutammico (5-ossoprolina) nelle urine può essere utile per identificare l'acidosi da acido piroglutammico come causa sottostante dell'HAGMA in pazienti con più fattori di rischio.

Durante l'assunzione di Sanalgin N si deve evitare un consumo eccessivo di caffeina sotto forma di caffè, tè e bevande in lattina contenenti caffeina.

A causa del potenziale aritmogeno della caffeina, si raccomanda particolare prudenza nei pazienti con aritmie e/o palpitazioni.

Questo medicamento contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per unità di dosaggio, cioè essenzialmente «senza sodio».

Interazioni

Interazioni farmacocinetiche

Paracetamolo

Alcol (vedi la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Le sostanze che rallentano lo svuotamento gastrico (per es. propantelina) abbassano la velocità di assorbimento.

Le sostanze che accelerano lo svuotamento gastrico (per es. metoclopramide) aumentano la velocità di assorbimento.

Cloramfenicolo: il paracetamolo prolunga l'emivita del cloramfenicolo di 5 volte.

Salicilamide: la salicilamide prolunga l'emivita del paracetamolo e aumenta la quantità di metaboliti epatotossici.

Il probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo con l'acido glucuronico, facendo diminuire la clearance del paracetamolo. In caso di assunzione concomitante si deve ridurre la dose di paracetamolo.

La colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo.

Flucloxacillina: si raccomanda prudenza quando il paracetamolo viene somministrato contemporaneamente alla flucloxacillina, poiché l'uso concomitante è stato associato ad acidosi metabolica con aumento del gap anionico dovuto ad acidosi da acido piroglutammico (5-ossoprolina), in particolare nei pazienti con fattori di rischio (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Caffeina

I contraccettivi orali, la cimetidina e il disulfiram riducono la degradazione della caffeina nel fegato, i barbiturici e il fumo la accelerano.

La somministrazione concomitante di inibitori della girasi chinolonici può ritardare l'eliminazione della caffeina e del suo prodotto di degradazione paraxantina.

Induttori enzimatici

Induttori enzimatici quali fenobarbitale, fenitoina, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide, INH) e rifampicina aumentano l'epatotossicità del paracetamolo.

Effetto di Sanalgin N su altri medicamenti

Paracetamolo

L'assunzione giornaliera protratta di paracetamolo può incrementare l'effetto anticoagulante della warfarina e di altri derivati cumarinici, aumentando il rischio di emorragie. Le assunzioni occasionali non hanno un effetto significativo. Non sono disponibili dati sull'interazione del paracetamolo con i recenti anticoagulanti orali (dabigatran, rivaroxaban, apixaban).

Caffeina

Riduzione dell'effetto di sedativi come barbiturici, antistaminici.

Riduzione dell'escrezione di teofillina.

Sinergia con l'effetto tachicardico ad es. dei simpaticomimetici, della tiroxina.

Aumento dell'escrezione di litio.

Aumento del potenziale di dipendenza di sostanze come l'efedrina.

Effetto di altri medicamenti su Sanalgin N

Clorzossazone: in caso di somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzossazone aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze.

Zidovudina: con la somministrazione contemporanea di zidovudina e paracetamolo aumenta la probabilità di insorgenza di neutropenia.

Gravidanza/Allattamento

Sanalgin N non deve essere usato durante la gravidanza, se non in caso di assoluta necessità. Si raccomanda cautela nell'uso di Sanalgin N durante l'allattamento. Il trattamento durante la gravidanza e l'allattamento non è consentito senza il parere di un medico.

Gravidanza

Paracetamolo

Gli studi epidemiologici sullo sviluppo neurologico dei bambini esposti in utero a paracetamolo non hanno fornito risultati conclusivi. Il rischio di danni funzionali e organici, malformazioni e disturbi dell'adattamento in caso di assunzione di paracetamolo in posologia corretta durante la gravidanza viene attualmente considerato minimo. Non si dispone di studi controllati nelle donne in gravidanza. Gli studi di sperimentazione sugli animali non hanno evidenziato tossicità riproduttiva (vedi «Dati preclinici»). Se clinicamente necessario, il paracetamolo può essere assunto o usato durante la gravidanza. Tuttavia, deve essere assunto o usato alla dose efficace più bassa possibile, per il più breve periodo possibile e con la frequenza più bassa possibile.

Caffeina

Negli esperimenti sugli animali, la caffeina ha mostrato ad alte dosi effetti indesiderati sui feti (come anomalie scheletriche, disturbi della crescita), ma non esistono studi controllati su donne in gravidanza.

Studi epidemiologici sull'influenza del consumo di caffè sulla gravidanza non hanno mostrato alcuna correlazione tra la frequenza di anomalie congenite e l'assunzione giornaliera di circa 10 mg/kg di caffeina.

I risultati di alcuni studi epidemiologici indicano invece che il consumo di 200 o più mg di caffeina durante la gravidanza è associato a un aumento del rischio di aborti spontanei.

Non sono disponibili studi controllati sulla combinazione, né negli animali né nell'uomo.

Allattamento

Il paracetamolo e la caffeina passano nel latte materno. La concentrazione di paracetamolo nel latte materno è simile alla concentrazione momentanea nel plasma della madre. Sono stati riferiti casi di eruzione cutanea nei neonati allattati al seno. Tuttavia, non sono note conseguenze dannose permanenti per il lattante. Sebbene l'uso di paracetamolo sia considerato compatibile con l'allattamento, si raccomanda cautela quando si utilizza Sanalgin N durante l'allattamento.

Durante l'allattamento, la salute e il comportamento del lattante possono essere compromessi dalla caffeina assunta con il latte materno.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Le esperienze pluriennali con la combinazione di principi attivi alla posologia raccomandata non hanno evidenziato influssi negativi sulla capacità di reazione.

Effetti indesiderati

«Molto comune» (≥1/10), «comune» (≥1/100, <1/10), «non comune» (≥1/1000, <1/100), «raro» (≥1/10'000, <1/1000), «molto raro» (<1/10'000), «non nota» (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Patologie del sistema emolinfopoietico

Raro: trombocitopenia allergica (talvolta con formazione di ematomi e sanguinamenti), leucopenia, agranulocitosi, pancitopenia, neutropenia, anemia emolitica.

Disturbi del sistema immunitario

Raro: anafilassi, reazioni allergiche quali l'edema di Quincke (angioedema), dispnea, broncospasmo, sudorazione improvvisa, nausea, ipotensione arteriosa fino allo shock.

Una piccola parte (5 - 10%) dei pazienti con asma indotta da acido acetilsalicilico o altre manifestazioni di una cosiddetta intolleranza all'acido acetilsalicilico può reagire in modo analogo anche al paracetamolo (asma da analgesici).

Patologie del sistema nervoso

Raro: insonnia, irrequietezza interiore, cefalea.

Patologie cardiache

Tachicardia.

Patologie gastrointestinali

Non comune: flatulenza, diarrea, vomito.

Patologie epatobiliari

Vedi le rubriche «Avvertenze e misure precauzionali» e «Sovradosaggio».

Raro: aumento dei valori delle transaminasi epatiche.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Non comune: reazioni cutanee eritematose e orticarioidi, eritemi cutanei.

Molto raro: pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), necrolisi epidermica tossica (TEN, sindrome di Lyell), sindrome di Stevens-Johnson (SJS).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Non nota: acidosi metabolica con aumento del gap anionico.

Descrizione di specifici effetti indesiderati

Acidosi metabolica con aumento del gap anionico

Nei pazienti con fattori di rischio che assumevano paracetamolo sono stati osservati casi di acidosi metabolica con aumento del gap anionico dovuto ad acidosi da acido piroglutammico (5-ossoprolina) (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi pazienti può verificarsi una acidosi da acido piroglutammico a causa di bassi livelli di glutatione.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch

Posologia eccessiva

In caso di sovradosaggio sono necessarie cure mediche immediate, anche se non sono presenti sintomi.

La principale preoccupazione è rappresentata dalle reazioni tossiche al paracetamolo. Di conseguenza, il trattamento necessario dipende dall'entità dell'intossicazione da paracetamolo.

Paracetamolo

Dopo assunzione orale di 7,5 - 10 g di paracetamolo nell'adulto e di 140 - 200 mg/kg di peso corporeo nel bambino (già a basse dosi nei pazienti predisposti, per es. in quelli con elevato consumo di alcol o riduzione delle riserve di glutatione in presenza di carenza alimentare) si sviluppano manifestazioni acute di intossicazione a carico di cellule epatiche e cellule tubulari renali sotto forma di necrosi cellulari potenzialmente letali.

Concentrazioni plasmatiche > 200 μg/ml dopo 4 h, > 100 μg/ml dopo 8 h, > 50 μg/ml dopo 12 h e > 30 μg/ml dopo 15 h portano a danni epatici con decorso letale per coma epatico. L'epatotossicità è direttamente correlata alla concentrazione plasmatica. Le prime manifestazioni dei sintomi clinici di un danno epatico sono in genere rilevabili dopo 1 o 2 giorni e raggiungono il massimo dopo 3 o 4 giorni.

Caffeina

Concentrazioni plasmatiche di circa 15-20 µg di caffeina/ml possono provocare reazioni tossiche.

Segni e sintomi

Paracetamolo

1° fase (= 1° giorno): nausea, vomito, dolori addominali, inappetenza, malessere generalizzato, pallore, sudorazione

2° fase (= 2° giorno): miglioramento soggettivo, ingrossamento epatico, aumento dei valori delle transaminasi (AST, ALT), aumento dei valori di bilirubina, aumento del tempo di tromboplastina, aumento dei livelli di lattato deidrogenasi

3° fase (= 3° giorno): valori delle transaminasi (AST, ALT) molto elevati, ittero, ipoglicemia, coma epatico

Caffeina

Dolore gastrico, delirio, insonnia, diuresi, disidratazione.

Trattamento

Paracetamolo

Al solo sospetto di intossicazione deve essere immediatamente istituita una terapia efficace che comprenda le misure seguenti:

gastrolusi (ha senso solo entro le prime 1 (-2) ore), seguita dalla somministrazione di carbone attivo.

somministrazione orale di N-acetilcisteina o metionina. In situazioni in cui la somministrazione orale di un antidoto non è possibile o lo è solo in maniera limitata (per es. a causa di vomito violento, offuscamento della coscienza) si può ricorrere alla somministrazione per via endovenosa, possibilmente entro 8 h. La N-acetilcisteina può offrire ancora un certo grado di protezione dopo 16 h.

misurare la concentrazione di paracetamolo nel plasma (non prima di 4 h dopo l'assunzione).

I test epatici devono essere eseguiti all'inizio del trattamento e poi ripetuti ogni 24 h. Nella maggior parte dei casi, le transaminasi epatiche si normalizzano dopo 1 o 2 settimane con ripristino completo della funzione epatica. Nei casi gravi può tuttavia rendersi necessario un trapianto di fegato.

Informazioni dettagliate sulla terapia possono essere richieste a Tox Info Suisse.

Caffeina

Oltre alle misure per prevenire l'assorbimento (vomito, lavaggio), il trattamento del sovradosaggio di caffeina dipende dai sintomi. I sintomi a carico del sistema nervoso centrale e le convulsioni associati al sovradosaggio di caffeina possono essere trattati con benzodiazepine, un'eventuale tachicardia sopraventricolare con beta-bloccanti.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

N02BE51

Meccanismo d'azione

Paracetamolo

Il paracetamolo è un analgesico e antipiretico con effetto centrale e periferico. Il meccanismo non è stato pienamente chiarito.

Il meccanismo d'azione analgesico si fonda sull'inibizione della sintesi delle prostaglandine, che avviene prevalentemente a livello centrale e in minima parte anche a livello periferico.

Il paracetamolo non mostra alcun effetto antiflogistico marcato e non esercita alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.

Caffeina

La caffeina è un derivato della xantina.

Vi sono indicazioni che la caffeina combinata con paracetamolo ne aumenti l'effetto analgesico. L'esatto meccanismo d'azione non è stato chiarito.

La caffeina induce la costrizione dei vasi sanguigni cerebrali. La caffeina agisce principalmente come antagonista a livello dei recettori dell'adenosina, riducendo l'effetto inibitorio dell'adenosina nel SNC.

La caffeina in sé non ha un potenziale analgesico.

Farmacodinamica

Nessun dato.

Efficacia clinica

Nessun dato.

Farmacocinetica

Assorbimento

Per Sanalgin N, dopo una dose singola orale di 500 mg di paracetamolo/50 mg di caffeina è stata raggiunta mediamente una concentrazione plasmatica massima di paracetamolo di 5,9 μg/ml in 0,8 ore e una concentrazione plasmatica massima di caffeina di 1,2 μg/ml in 0,6 ore.

Distribuzione

Paracetamolo

Il legame alle proteine plasmatiche è basso.

Volume di distribuzione: 0,96 l/kg.

Caffeina

Il legame alle proteine plasmatiche è basso.

Volume di distribuzione: 0,62 l/kg.

Il paracetamolo e la caffeina passano nel latte materno.

Metabolismo

Il paracetamolo viene metabolizzato nel fegato principalmente attraverso due vie di biotrasformazione. Viene escreto nelle urine in forma glucuronidata (60-80%) o solfatata (20-40%). Una piccola quantità (< 4%) è ossidata dal citocromo P450 e convertita in un metabolita presumibilmente epatotossico, che di norma viene detossificato mediante coniugazione con glutatione. La capacità di coniugazione non è compromessa nei pazienti anziani.

La caffeina è metabolizzata in gran parte nel fegato.

Eliminazione

Paracetamolo

Emivita plasmatica: 1,7 ore.

Eliminazione: il paracetamolo è escreto per via renale principalmente sotto forma di glucuronide (circa il 90%) e in quantità minori sotto forma di solfato.

Caffeina

Emivita plasmatica: 6,2 ore.

Eliminazione: la caffeina è escreta in gran parte metabolizzata (circa il 70%) nelle urine. I principali metaboliti sono l'acido 1-metilurico e l'acido 1,7-dimetilurico.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Disturbi della funzionalità epatica

Paracetamolo

L'emivita plasmatica nei pazienti con insufficienza epatica lieve è praticamente immodificata. Nei pazienti con insufficienza epatica grave risulta tuttavia notevolmente aumentata.

Negli studi clinici con paracetamolo orale, è stata dimostrata una moderata compromissione del metabolismo del paracetamolo sulla base del rilievo di concentrazioni plasmatiche di paracetamolo aumentate e di un prolungamento della sua emivita in pazienti con epatopatia cronica (compresi pazienti con cirrosi epatica alcolica). Tuttavia, non è stato osservato un accumulo significativo di paracetamolo. La prolungata emivita plasmatica del paracetamolo è stata correlata a una riduzione della capacità di sintesi epatica. Per questo motivo, in pazienti con patologie epatiche il paracetamolo va usato con cautela, limitandone la dose giornaliera massima a 3 g. Il paracetamolo è controindicato in presenza di epatopatia attiva scompensata, soprattutto in caso di epatite alcolica (a causa dell'induzione del CYP2E1, che fa aumentare la formazione di metaboliti epatotossici del paracetamolo).

Disturbi della funzionalità renale

Paracetamolo

In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina pari a 10 - 30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo subisce un rallentamento di minore entità, e l'emivita di eliminazione varia da 2 a 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei solfoconiugati nei pazienti con insufficienza renale grave è 3 volte più lenta che nei soggetti sani. In questa popolazione non è però necessario alcun aggiustamento della dose, poiché i glucuronidi e i solfoconiugati non sono tossici. Nonostante ciò, nel caso in cui si usi il paracetamolo in pazienti con insufficienza renale moderata o grave (clearance della creatinina ≤50 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra le singole somministrazioni conformemente alle raccomandazioni posologiche (vedi «Posologia/impiego»).

Nei pazienti sottoposti a emodialisi, dopo somministrazione di dosi terapeutiche di paracetamolo l'emivita può essere ridotta del 40 - 50%.

Pazienti anziani

Nei pazienti anziani l'emivita può risultare prolungata ed essere associata a una riduzione della clearance del medicamento. In genere non è necessario alcun aggiustamento della dose.

Dati preclinici

Paracetamolo

Dosi acute molto elevate di paracetamolo sono epatotossiche.

In diverse sperimentazioni è stato rilevato un potenziale genotossico. Si tratta però di un dato da relativizzare, perché dipendente dalla dose. A causa dei presunti meccanismi che causerebbero questi effetti si può supporre che con dosi inferiori a determinati valori soglia non si manifestino effetti genotossici, sebbene in caso di una riduzione delle riserve di glutatione siano possibili valori soglia più bassi.

Tuttavia, i valori soglia a partire dai quali è stato dimostrato un effetto tossico nelle sperimentazioni sugli animali si situano chiaramente in un intervallo di dosi tossico, capace di causare danni a fegato e midollo osseo. Inoltre, le dosi non epatotossiche (fino a 300 mg/kg nel ratto e 1000 mg/kg nel topo) non sono cancerogene. In pratica si può quindi escludere che dosi terapeutiche abbiano un effetto genotossico o cancerogeno.

Gli studi tossicologici non hanno mostrato effetti sulla funzione riproduttiva e nessun effetto teratogeno in animali trattati con paracetamolo.

La somministrazione ripetuta di dosi elevate (epatotossiche) di paracetamolo ha causato atrofia testicolare nel topo e nel ratto. La somministrazione ripetuta di dosi molto elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) a ratti maschi ha provocato una riduzione della fertilità (riduzione della libido, delle prestazioni sessuali e della mobilità degli spermatozoi).

Caffeina

A concentrazioni molto alte, di gran lunga superiori all'assorbimento giornaliero, la caffeina ha mostrato effetti mutageni in alcuni test in vitro senza attivazione metabolica. In test in vitro con attivazione metabolica, così come in vivo, la caffeina non è mutagena. La mutagenicità sperimentale non ha alcuna rilevanza in rapporto alle dosi terapeutiche e all'assunzione come stimolante.

Altre indicazioni

Influenza su metodi diagnostici

Il paracetamolo può alterare le misurazioni della glicemia, nel caso venga usato il metodo della glucosio ossidasi. Il paracetamolo può essere responsabile anche dell'apparente aumento dell'uricemia, qualora la si determini con il metodo della riduzione dell'acido fosfotungstico. La caffeina può interferire con la determinazione dell'acido urico, della bilirubina e dell'acido vanilmandelico.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C).

Tenere fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

55339 (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

Gebro Pharma SA, 4410 Liestal.

Stato dell'informazione

Agosto 2025.

177603/09/2025