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IRFEN DOLO comp cpr pell 200 mg/500 mg

Mepha Pharma AG

Informazione professionale approvata da Swissmedic

Irfen Dolo comp, compresse rivestite con film

Mepha Pharma AG

Composizione

Principi attivi

Ibuprofene, paracetamolo.

Sostanze ausiliarie

Amido di mais, crospovidone (tipo A), silice colloidale anidra, povidone, amido pregelatinizzato, talco, acido stearico, alcool polivinilico, macrogol 3350, titanio diossido (E171).

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

1 compressa rivestita con film contiene:

200 mg di ibuprofene e 500 mg di paracetamolo.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Trattamento sintomatico a breve termine del dolore da lieve a moderato.

Posologia/Impiego

Da utilizzare per via orale e solo nel breve periodo (non più di 3 giorni).

Deve essere utilizzata la dose minima efficace per la durata di trattamento più breve possibile necessaria ad alleviare i sintomi (cfr. la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Il paziente deve essere invitato a consultare il medico se i sintomi persistono o peggiorano o se ha necessità di assumere il medicamento per più di 3 giorni. Questo medicamento è indicato per il trattamento a breve termine. Non se ne raccomanda l'uso per più di 3 giorni.

Posologia abituale

Adulti

La dose raccomandata è di 1 compressa rivestita con film da assumere fino a 3 volte al giorno. L'Tra una dose e l'altra è necessario attendere almeno 6 ore.

Se una singola dose di 1 compressa rivestita non allevia i sintomi, possono essere assunte al massimo 2 compresse rivestite fino a 3 volte al giorno. Anche in questo caso è necessario attendere almeno 6 ore tra le singole dosi.

La dose massima è di 6 compresse rivestite (1200 mg di ibuprofene, 3000 mg di paracetamolo) nell'arco di 24 ore.

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti con malattia epatica attiva cronica o compensata, in particolare con insufficienza epatocellulare da lieve a moderata, alcolismo cronico, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, la dose giornaliera per gli adulti non deve superare i 2 g di paracetamolo (cfr. anche «Avvertenze e misure precauzionali»).

Irfen Dolo comp compresse rivestite con film è controindicato nei pazienti con gravi disturbi della funzionalità epatica (cfr. la rubrica «Controindicazioni»).

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Nei pazienti con compromissione renale da lieve a moderata non è richiesto alcun adeguamento della dose.

La somministrazione di Irfen Dolo comp compresse rivestite con film è controindicata nei pazienti con grave compromissione renale (eGFR <30 ml/min).

Pazienti anziani

I soggetti anziani sono maggiormente a rischio di sviluppare effetti indesiderati dalle conseguenze gravi. Laddove la somministrazione di un antinfiammatorio non steroideo (FANS) sia considerata necessaria, deve essere somministrata la dose minima efficace per la durata più breve possibile della terapia. Il paziente deve essere controllato con regolarità in relazione allo sviluppo di emorragie gastrointestinali durante la terapia a base di FANS.

Bambini e adolescenti

Irfen Dolo comp compresse rivestite con film è controindicato nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni.

Modo di somministrazione

L'entità dell'assorbimento di ibuprofene e paracetamolo non dipende dal cibo.

La maggior parte dei pazienti può prendere Irfen Dolo comp compresse rivestite con film a digiuno senza accusare disturbi di stomaco, il che rappresenta un grande vantaggio per contrastare la rigidità articolare mattutina. Tali pazienti possono quindi prendere la prima dose ogni giorno appena svegli con il tè o un'altra bevanda.

Le dosi successive devono invece essere assunte dopo i pasti.

Generalmente, le compresse vanno prese con un bicchiere d'acqua. Le compresse vanno ingerite intere e non devono essere masticate, rotte, schiacciate o succhiate per prevenire disturbi alla bocca e irritazioni della gola.

Controindicazioni

  • Ipersensibilità ai principi attivi e a sostanze simili (ad es. propacetamolo) o ad una delle sostanze ausiliarie, a seconda della composizione.
  • Anamnesi di broncospasmo, orticaria o sintomi simil-allergici dopo l'assunzione di acido acetilsalicilico o altri antinfiammatori non steroidei.
  • Terzo trimestre di gravidanza (cfr. «Gravidanza, allattamento»).
  • Ulcere gastriche e/o duodenali attive o comparse ripetutamente in passato o emorragie gastrointestinali (almeno 2 episodi distinti di ulcerazione o emorragia accertata in passato).
  • Malattie infiammatorie intestinali (come morbo di Crohn, colite ulcerosa) attive o note.
  • Emorragie o perforazioni gastrointestinali all'anamnesi associate a una precedente terapia con antireumatici/antinfiammatori non steroidei.
  • Aumentata tendenza ai sanguinamenti.
  • Gravi disturbi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o malattia epatica attiva scompensata.
  • Grave insufficienza renale (clearance della creatinina <30 ml/min).
  • Grave insufficienza cardiaca (NYHA III-IV).
  • Trattamento del dolore post-operatorio in seguito ad intervento di bypass coronarico (o dopo l'uso di una macchina cuore-polmoni).
  • Assunzione concomitante di altri medicamenti contenenti FANS, compresi gli inibitori specifici della cicloossigenasi 2 (COX-2), e assunzione di acido acetilsalicilico ad una dose superiore a 75 mg al giorno – aumento del rischio di effetti indesiderati.
  • Assunzione concomitante di altri medicamenti contenenti paracetamolo – aumento del rischio di effetti indesiderati gravi.
  • Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht).
  • Pazienti di età inferiore a 18 anni.

Avvertenze e misure precauzionali

Avvertenza generale per l'uso di antinfiammatori non steroidei sistemici

Durante il trattamento con i FANS, selettivi o non selettivi della COX-2, possono verificarsi in qualsiasi momento, con o senza alcun sintomo premonitore o antecedenti noti, ulcerazioni, emorragie o perforazioni gastrointestinali. Per limitare questo rischio deve essere somministrata la dose efficace minima per la durata di terapia più breve.

Studi controllati con placebo hanno dimostrato un aumento del rischio di complicanze cardio e cerebrovascolari trombotiche per alcuni inibitori selettivi della COX-2. Non è ancora noto se tale rischio sia direttamente correlato alla selettività per COX-1/COX-2 dei singoli FANS. Poiché non sono attualmente disponibili dati ottenuti da studi clinici comparabili per ibuprofene al dosaggio massimo e con la terapia a lungo termine, non si può escludere un aumento analogo del rischio. Fino a quando non saranno disponibili dati corrispondenti, l'ibuprofene deve essere somministrato solo dopo un'attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio in caso di coronaropatia clinicamente accertata, malattia cerebrovascolare, arteriopatia obliterante periferica o nei pazienti con significativi fattori di rischio (ad es. ipertensione, iperlipidemia, diabete mellito, fumo). Anche in considerazione di questo rischio, deve essere somministrata la dose efficace più bassa per la più breve durata possibile del trattamento.

Gli effetti renali dei FANS includono ritenzione idrica con edema e/o ipertensione arteriosa. Nei pazienti con compromissione della funzione cardiaca e in altre condizioni che li predispongono alla ritenzione idrica, l'ibuprofene deve quindi essere usato con cautela. Si raccomanda cautela anche nei pazienti che assumono in concomitanza diuretici o ACE-inibitori e in caso di rischio elevato di ipovolemia.

Qualora assumesse contemporaneamente alcol durante l'uso dei FANS, potrebbero intensificarsi gli effetti collaterali legati al principio attivo, soprattutto quelli che colpiscono il tratto gastrointestinale o il sistema nervoso centrale.

L'utilizzo prolungato di antidolorifici può causare mal di testa, che non deve essere trattato con dosi maggiori del medicamento.

Avvertenze aggiuntive per l'ibuprofene:

Patologie respiratorie

In pazienti che soffrono o hanno sofferto di asma bronchiale, rinite cronica o malattia allergica, l'ibuprofene può causare broncospasmo, orticaria o angioedema.

Disturbi della funzionalità cardiaca, renale o epatica

La prudenza è indicata nei pazienti con insufficienza epatica, renale o cardiaca, poiché l'uso dei FANS può peggiorare la funzionalità renale. L'uso concomitante abituale di altri antidolorifici aumenta ulteriormente detto rischio. In tali pazienti ad alto rischio, la dose deve essere mantenuta più bassa possibile e la funzionalità renale deve essere monitorata regolarmente, specialmente in caso di terapia a lungo termine.

I FANS possono peggiorare l'insufficienza cardiaca e la velocità di filtrazione glomerulare e aumentare le concentrazioni plasmatiche dei glicosidi cardiaci.

Sicurezza gastrointestinale

L'uso di ibuprofene in combinazione con i FANS, compresi gli inibitori selettivi della cicloossigenasi 2, deve essere evitato poiché sussiste un rischio maggiore di ulcerazione o emorragia (cfr. «Interazioni»).

Pazienti anziani

Nei pazienti anziani in terapia con i FANS, gli effetti indesiderati sono più comuni, specialmente le emorragie e perforazioni gastrointestinali, anche con esito letale.

Un ampio studio retrospettivo di coorte ha evidenziato che nei pazienti anziani l'uso combinato di un FANS e paracetamolo sembra aumentare il rischio di emorragia gastrointestinale rispetto alla monoterapia con un FANS o paracetamolo.

Disturbi della coagulazione

L'ibuprofene, come altri FANS, può inibire l'aggregazione piastrinica. In soggetti sani, l'ibuprofene ha dato evidenza di prolungare il tempo di sanguinamento (ma all'interno dell'intervallo di normalità). Poiché tale prolungamento del tempo di sanguinamento può risultare eccessivo in pazienti con alterazione dell'emostasi in atto, i preparati contenenti ibuprofene devono essere usati con cautela in pazienti con disturbi della coagulazione endogena e in pazienti in terapia anticoagulante.

Emorragia, ulcerazione, perforazione gastrointestinale

Casi di emorragia, ulcerazione o perforazione gastrointestinale, anche con esito letale, sono stati riferiti con tutti i FANS. Tali manifestazioni si sono presentate con o senza sintomi premonitori o antecedenti di eventi gastrointestinali gravi in un momento qualsiasi durante la terapia.

Il rischio di emorragia, ulcerazione e perforazione gastrointestinale è maggiore all'aumentare della dose dei FANS, nei pazienti con una storia di ulcerazione, in particolare con complicazioni di emorragia o perforazione (cfr. «Controindicazioni») e nei pazienti anziani. Questi pazienti devono iniziare il trattamento con la dose più bassa disponibile. Per questi pazienti, e per i pazienti che necessitano di una terapia concomitante con acido acetilsalicilico a basso dosaggio o altri medicamenti che possono aumentare il rischio gastrointestinale (cfr. «Interazioni»), deve essere presa in considerazione una terapia combinata con medicamenti protettivi (ad es. misoprostolo o inibitori della pompa protonica) (cfr. «Interazioni»).

I pazienti con un'anamnesi di tossicità gastrointestinale, in particolare in età avanzata, devono segnalare qualsiasi sintomo addominale insolito (specialmente emorragia gastrointestinale), soprattutto all'inizio della terapia.

Si raccomanda prudenza se i pazienti sono trattati contemporaneamente con medicamenti che possono aumentare il rischio di ulcerazione o emorragia, come ad es. corticosteroidi orali, anticoagulanti quali warfarin, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina o agenti antiaggreganti piastrinici come l'acido acetilsalicilico (cfr. «Interazioni»).

Se nei pazienti in trattamento con Irfen Dolo comp compresse rivestite con film si verificano emorragie gastrointestinali o ulcerazione, è necessario interrompere il trattamento.

Irfen Dolo comp compresse rivestite con film deve essere somministrato solo se espressamente indicato dal medico e sotto controllo medico in caso di disturbi gastrointestinali e della funzionalità epatica, poiché le condizioni di questi pazienti possono peggiorare (cfr. «Effetti indesiderati»).

Effetti cardiovascolari e cerebrovascolari

È necessario un monitoraggio e una consulenza appropriati dei pazienti con un'anamnesi di ipertensione e/o insufficienza cardiaca scompensata da lieve a moderata, poiché sono stati riferiti ritenzione idrica ed edema in associazione alla terapia con i FANS.

Gli studi clinici suggeriscono che l'uso di ibuprofene, in particolare ad una dose elevata (2400 mg/die) può essere associato ad un leggero aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi (ad es. infarto miocardico e ictus). Nel complesso, gli studi epidemiologici non suggeriscono che l'ibuprofene a basso dosaggio (ad es. ≤1200 mg/die) sia associato ad aumentato rischio di eventi trombotici arteriosi.

I pazienti con ipertensione non controllata, insufficienza cardiaca (NYHA II), cardiopatia ischemica in atto, arteriopatia obliterante periferica e/o malattie cerebrovascolari devono essere trattati con ibuprofene solo dopo attenta valutazione e vanno evitate dosi elevate (2400 mg/die). Considerazioni analogamente attente valgono anche prima di iniziare il trattamento prolungato di pazienti con fattori di rischio per eventi cardiovascolari (ad es. ipertensione, iperlipidemia, diabete mellito, fumo), specialmente se sono necessarie dosi elevate di ibuprofene (2400 mg/die).

Nei pazienti trattati con ibuprofene sono stati riportati casi di sindrome di Kounis. La sindrome di Kounis comprende sintomi cardiovascolari secondari a una reazione allergica o da ipersensibilità con costrizione delle arterie coronarie e può potenzialmente portare a infarto miocardico.

Effetti oftalmici

Con i FANS sono stati osservati effetti collaterali oftalmici. Pertanto, i pazienti che manifestano disturbi visivi durante il trattamento con medicamenti contenenti ibuprofene devono essere sottoposti a visita oculistica.

Reazioni cutanee

Durante la terapia con FANS sono stati riportati casi molto rari di gravi reazioni cutanee, alcune con esito letale, tra cui dermatite esfoliativa, eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica (sindrome di Lyell) nonché reazione da medicamento con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS) (cfr. «Effetti indesiderati»).

Il rischio più elevato per questo tipo di reazioni appare all'inizio della terapia, poiché nella maggior parte dei casi tali reazioni si verificano entro il primo mese di trattamento. È stata riportata la comparsa di pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP) in associazione con i medicamenti contenenti ibuprofene. Ai primi segni di eruzione cutanea, lesioni delle mucose o altri sintomi di reazioni da ipersensibilità occorre sospendere il trattamento con Irfen Dolo comp compresse rivestite con film.

In casi eccezionali, l'infezione da varicella può causare gravi infezioni della cute e complicazioni dei tessuti molli. Finora non è stato possibile escludere il coinvolgimento dei FANS nel peggioramento di tali infezioni. Pertanto, si consiglia di evitare la somministrazione di Irfen Dolo comp compresse rivestite con film in caso di infezione da varicella.

Effetti renali

I pazienti con forte disidratazione o variazioni di volume post-operatorie devono essere reidratati prima di iniziare una terapia con ibuprofene e successivamente tenuti sotto stretto monitoraggio. Sussiste il rischio di disturbi della funzionalità renale, specialmente in bambini, adolescenti e pazienti anziani disidratati.

Nel corso di una terapia di lunga durata, come per altri FANS, possono manifestarsi necrosi papillare renale e altre lesioni del tessuto renale. È stata osservata tossicità renale anche in pazienti nei quali le prostaglandine renali svolgono una funzione di supporto rispetto alla perfusione renale. In questi pazienti, la somministrazione di FANS può determinare una riduzione dose-dipendente della formazione delle prostaglandine nei reni, ridurre il flusso ematico renale e provocare uno scompenso renale manifesto. Queste reazioni si manifestano prevalentemente in pazienti con insufficienza renale, cardiaca, epatica, in caso di assunzione concomitante di diuretici o ACE-inibitori e in pazienti anziani.

Effetti ematologici

Come altri FANS, l'ibuprofene riduce l'aggregazione piastrinica e prolunga il tempo di sanguinamento.

Come altri FANS, l'ibuprofene può mascherare i segni di un'infezione.

Meningite asettica

In singoli casi, sono stati osservati sintomi di meningite asettica con l'uso di ibuprofene. I pazienti affetti da lupus eritematoso e collagenosi mista sembrano essere predisposti. Tuttavia, tale fenomeno è stato osservato anche in pazienti non affetti da alcuna di queste malattie croniche.

Avvertenze aggiuntive per il paracetamolo:

Nei seguenti casi è necessario consultare un medico prima di iniziare il trattamento:

  • Insufficienza renale ridotta (cfr. anche la rubrica «Controindicazioni»)
  • Insufficienza epatica da lieve a moderata (cfr. anche la rubrica «Controindicazioni»)
  • Carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (che può portare all'anemia emolitica)
  • Uso concomitante di medicamenti potenzialmente tossici per il fegato o che comportano una induzione degli enzimi epatici
  • Anoressia, bulimia, cachessia, malnutrizione cronica, iponutrizione, sepsi (basse riserve di glutatione epatico). Sono stati segnalati disturbi della funzionalità epatica/insufficienza epatica in pazienti con ridotte riserve di glutatione.
  • Disidratazione, ipovolemia.

Dosi più elevate di quelle raccomandate possono causare danni epatici molto gravi. La pancreatite acuta è stata segnalata di solito insieme a disfunzione epatica ed epatotossicità.

Sintomi clinici di danni al fegato possono essere osservati di solito 1-2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Il danno epatico massimo può essere osservato dopo 3 o 4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il prima possibile (cfr. «Sovradosaggio»).

In casi molto rari, il paracetamolo può provocare gravi reazioni cutanee (come ad es. la sindrome di Stevens-Johnson (SJS), la necrolisi epidermica tossica (TEN), la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP)), che possono essere fatali. I pazienti o i genitori devono essere informati dei sintomi di reazioni cutanee gravi; l'uso del medicinale deve essere interrotto alla prima insorgenza di reazioni cutanee o altri segni di ipersensibilità.

Sono stati segnalati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato (HAGMA, High Anion Gap Metabolic Acidosis) dovuta ad acidosi piroglutamica (5-oxoprolina) in pazienti con malattie gravi quali grave disturbo della funzionalità renale e sepsi o in pazienti con malnutrizione o altre cause di carenza di glutatione (ad es. alcolismo cronico) che sono stati trattati con dosi terapeutiche di paracetamolo per un periodo prolungato o con un'associazione di paracetamolo e flucloxacillina.

Se si sospetta HAGMA a causa di acidosi piroglutamica, si raccomanda l'immediata interruzione di paracetamolo e un attento monitoraggio. La misurazione della 5-oxoprolina urinaria può essere utile per identificare l'acidosi piroglutamica come causa sottostante di HAGMA in pazienti con molteplici fattori di rischio.

Si consiglia cautela quando il paracetamolo è somministrato in concomitanza con flucloxacillina, poiché sussiste un rischio aumentato di acidosi metabolica con gap anionico elevato (High Anion Gap Metabolic Acidosis, HAGMA), in particolare nei pazienti con grave disturbo della funzionalità renale, sepsi, malnutrizione e altre cause di carenza di glutatione (ad es. alcolismo cronico), nonché nei pazienti che usano paracetamolo alle dosi massime giornaliere. Si raccomanda un monitoraggio accurato, che preveda anche la determinazione della 5-oxoprolina urinaria.

Si consiglia cautela in caso di consumo eccessivo di alcolici. L'alcol può aumentare l'epatotossicità del paracetamolo, specialmente in presenza di condizioni di concomitante iponutrizione. In questi casi anche una dose terapeutica di paracetamolo può causare danni epatici.

Il paziente o i genitori dei bambini devono essere informati che gli antidolorifici non devono essere usati regolarmente per lunghi periodi senza prescrizione medica e che i bambini con febbre alta o sintomi in peggioramento richiedono un'immediata consultazione medica. Il dolore prolungato richiede un approfondimento medico.

Il paziente deve essere informato del fatto che l'assunzione cronica di analgesici può causare cefalea (la cosiddetta cefalea analgesica).

L'assunzione prolungata di antidolorifici, specialmente in combinazione con diversi principi attivi analgesici, può portare a danni permanenti ai reni con il rischio di sviluppare insufficienza renale (nefropatia analgesica).

Nei pazienti con condizioni di riserve di glutatione esaurite, come la sepsi, l'uso di paracetamolo può aumentare il rischio di acidosi metabolica.

Potenziale influenza su valori di laboratorio

Con l'impiego dei comuni sistemi analitici, i valori di laboratorio non sono influenzati dal paracetamolo. Tuttavia, con determinate procedure di laboratorio sussiste la possibilità di interferenza, come descritto di seguito:

Valori delle urine

Il paracetamolo in dosi terapeutiche può interferire con la determinazione dell'acido 5-idrossiindolacetico (5HIAA) e produrre risultati falsi positivi. La possibilità di errori può essere eliminata evitando l'assunzione di paracetamolo alcune ore prima e durante la raccolta del campione di urine.

Interazioni

Negli studi clinici, non sono state osservate interazioni tra i due componenti di questa combinazione fissa di principi attivi (Irfen Dolo comp compresse rivestite con film) in seguito alla somministrazione di dosi singole e multiple.

Influenza su valori di laboratorio

Il paracetamolo può interferire con la determinazione dell'uricemia mediante acido fosfotungstico e della glicemia mediante glucosio ossidasi-perossidasi.

Il presente medicamento (come altri medicamenti contenenti paracetamolo) deve essere usato con cautela in combinazione con i seguenti medicamenti:

  • Induttori enzimatici come fenobarbital, fenitoina, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide, INH) e rifampicina aumentano l'epatotossicità del paracetamolo
  • Alcol (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»)
  • Medicamenti che rallentano lo svuotamento gastrico (ad es. la propantelina) ne riducono il tasso di assorbimento
  • Medicamenti che accelerano lo svuotamento gastrico (es. metoclopramide) ne aumentano il tasso di assorbimento
  • Cloramfenicolo: l'emivita di eliminazione del cloramfenicolo viene prolungata di 5 volte a causa del paracetamolo
  • Clorzoxazone: la somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzoxazone aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze
  • Zidovudina: la somministrazione concomitante di zidovudina e paracetamolo aumenta la tendenza alla neutropenia
  • La salicilammide prolunga l'emivita di eliminazione del paracetamolo e aumenta l'incidenza di metaboliti tossici per il fegato
  • Probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo con l'acido glucuronico e quindi porta ad una riduzione della clearance del paracetamolo In caso di assunzione concomitante, la dose di paracetamolo deve essere ridotta
  • La colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo
  • L'effetto anticoagulante del warfarin e di altre cumarine può aumentare con l'assunzione quotidiana e a lungo termine del paracetamolo, aumentando così il rischio di emorragie L'assunzione occasionale non ha effetti significativi
  • Grave epatotossicità a dosi terapeutiche o in caso di sovradosaggio moderato di paracetamolo è stata riportata in pazienti che assumevano isoniazide in monoterapia o in associazione ad altri medicamenti per il trattamento della tubercolosi
  • Si consiglia cautela quando il paracetamolo è usato in concomitanza con flucloxacillina, in quanto l'assunzione concomitante è stata associata ad acidosi metabolica con gap anionico elevato a causa di acidosi piroglutamica (5-oxoprolina), in particolare in pazienti con fattori di rischio (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Il presente medicamento (come altri medicamenti contenenti ibuprofene e FANS) deve essere usato con cautela in combinazione con i seguenti medicamenti:

  • La somministrazione concomitante di più FANS, inclusi gli inibitori selettivi della ciclossigenasi 2, può aumentare, per effetto sinergico, il rischio di ulcere e di emorragie gastrointestinali. Pertanto, l'uso concomitante di ibuprofene con altri FANS deve essere evitato (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). L'acido salicilico spiazza l'ibuprofene dal legame proteico.
  • Glucocorticoidi: intensificazione degli effetti collaterali gastrointestinali, aumento del rischio di emorragie gastrointestinali e ulcere (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»)
  • Alcool: intensificazione degli effetti collaterali gastrointestinali, aumento del rischio di emorragie gastrointestinali
  • I FANS possono ridurre l'efficacia di diuretici, antipertensivi come ACE-inibitori e β-bloccanti. I diuretici possono inoltre aumentare il rischio dei FANS di nefrotossicità
  • Probenecid, sulfinpirazone: ritardo nell'escrezione dell'ibuprofene, l'effetto uricosurico di probenecid e sulfinpirazone viene indebolito
  • I FANS possono potenziare l'effetto di anticoagulanti come il warfarin (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»)
  • Agenti antiaggreganti piastrinici e inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina: aumento del rischio di emorragie gastrointestinali (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»)
  • I FANS possono ridurre l'escrezione di aminoglicosidi
  • Dati sperimentali indicano che, in caso di uso concomitante, l'ibuprofene può inibire in modo competitivo l'effetto dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio sull'aggregazione piastrinica. Anche se vi sono incertezze riguardanti l'applicabilità di questi dati alla situazione clinica, non si può escludere la possibilità che l'uso a lungo termine di ibuprofene possa ridurre l'effetto cardioprotettivo dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio. Un effetto clinicamente rilevante in caso di assunzione occasionale di ibuprofene è improbabile (cfr. «Proprietà/effetti»)
  • L'effetto degli antidiabetici orali (sulfaniluree) può essere potenziato dall'ibuprofene come da altri FANS. Sono stati riferiti rari casi di ipoglicemia in pazienti a cui è stato somministrato ibuprofene durante una terapia con sulfaniluree. I tassi glicemici vanno controllati regolarmente, eventualmente adeguando la dose di antidiabetici
  • Un'interazione clinicamente significativa tra l'ibuprofene e la cimetidina o la ranitidina non è dimostrata
  • La concentrazione plasmatica di digossina può risultare aumentata
  • La concentrazione plasmatica di fenitoina può risultare aumentata
  • Si raccomanda di controllare la concentrazione plasmatica di litio
  • Aumento della tossicità da metotrexato. I FANS possono inibire la secrezione tubolare di metotrexato e ridurne la clearance
  • Aumento della tossicità da baclofene
  • Chinoloni: aumento dell'effetto centrale
  • L'uso concomitante di ibuprofene e colestiramina può ridurre l'assorbimento dell'ibuprofene nel tratto gastrointestinale. La significatività clinica, però, è ignota
  • Ciclosporina: può aumentare l'effetto dannoso sui reni
  • La ginkgo biloba può potenziare il rischio di emorragia in associazione ai FANS
  • Teoricamente, l'efficacia di mifepristone può diminuire a causa delle proprietà anti-prostaglandiniche dei FANS. Studi limitati indicano che una co-somministrazione di FANS nel giorno di somministrazione delle prostaglandine non ha alcun effetto negativo sull'azione di mifepristone o delle prostaglandine sulla maturazione cervicale o sulla contrattilità uterina né riduce l'efficacia clinica di un'interruzione della gravidanza
  • Studi sperimentali sugli animali hanno dimostrato che in associazione ai FANS può verificarsi una maggiore incidenza di crisi convulsive associate ai chinoloni. I pazienti che assumono contemporaneamente chinoloni e FANS possono presentare un rischio maggiore di crisi convulsive
  • Il rischio di nefrotossicità può aumentare in caso di assunzione concomitante di tacrolimus e FANS
  • L'assunzione concomitante di zidovudina e FANS aumenta il rischio di tossicità ematologica. In emofilici HIV positivi ci sono indicazioni secondo cui l'assunzione concomitante di zidovudina e FANS aumenti il rischio di emartrosi ed ematomi
  • La somministrazione concomitante di ibuprofene e inibitori del CYP2C9 può aumentare l'esposizione dell'ibuprofene (substrato del CYP2C9). In uno studio con voriconazolo e fluconazolo (inibitori del CYP2C9) è stato dimostrato un aumento dell'esposizione dell'S(+)-ibuprofene compreso tra l'80 e il 100% circa. Va considerata una riduzione del dosaggio di ibuprofene se vengono somministrati in concomitanza potenti inibitori del CYP2C9, specialmente in caso di somministrazione di dosi elevate di ibuprofene con voriconazolo oppure fluconazolo.

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

Ibuprofene: l'inibizione della sintesi delle prostaglandine può avere un effetto negativo sulla gravidanza e/o sullo sviluppo embriofetale. I dati degli studi epidemiologici suggeriscono un aumento del rischio di aborto spontaneo, nonché di malformazioni cardiache e di gastroschisi a seguito dell'uso di un inibitore della sintesi delle prostaglandine nelle prime fasi della gravidanza. Si presume che il rischio aumenti con la dose e la durata della terapia.

Negli animali è stato dimostrato che la somministrazione di inibitori della sintesi delle prostaglandine ha provocato un aumento della perdita pre e post-impianto e di mortalità embriofetale. Inoltre, un aumento dell'incidenza di varie malformazioni, incluse quelle cardiovascolari, è stato riportato in animali a cui erano stati somministrati inibitori di sintesi delle prostaglandine durante il periodo organogenetico.

Paracetamolo: studi epidemiologici sul neurosviluppo nei bambini esposti al paracetamolo in utero non mostrano risultati inconcludenti. Il rischio di danni funzionali e organici, malformazioni e disturbi dell'adattamento in seguito all'assunzione di paracetamolo durante la gravidanza alla posologia corretta è attualmente considerato minimo. Non sono disponibili studi controllati in donne in gravidanza. Gli studi sperimentali sugli animali non mostrano alcuna tossicità per la riproduzione (cfr «Dati preclinici»).

Durante il primo e il secondo trimestre di gravidanza, Irfen Dolo comp non deve essere somministrato se non in casi strettamente necessari. Se Irfen Dolo comp è usato da una donna alla ricerca di una gravidanza, o durante il primo e secondo trimestre di gravidanza, deve essere assunto o usato alla dose efficace più bassa, per il minor tempo possibile e alla frequenza più bassa possibile.

Oligoidramnios / insufficienza renale neonatale / stenosi del dotto arterioso

L'assunzione di FANS nella 20a settimana di gestazione o oltre può portare a disturbi della funzionalità renale nel feto, che possono causare oligoidramnios e, in determinati casi, insufficienza renale neonatale. Questi effetti indesiderati si manifestano in media dopo giorni o settimane di trattamento, sebbene in rari casi sia stato riportato oligoidramnios già 48 ore dopo l'inizio del trattamento con FANS. L'oligoidramnios è spesso, ma non sempre, reversibile con l'interruzione del trattamento. Le complicazioni di un oligoidramnios prolungato possono includere ad es. contratture degli arti e maturazione polmonare ritardata. Dopo l'introduzione sul mercato, in alcuni casi di ridotta funzionalità renale neonatale si sono rese necessarie procedure invasive come l'exanguinotrasfusione o la dialisi.

Inoltre, dopo il trattamento nel secondo trimestre è stata riportata stenosi del dotto arterioso, che nella maggior parte dei casi si è risolta dopo l'interruzione del trattamento.

Se il trattamento con Irfen Dolo comp dura più di 48 ore, considerare il monitoraggio ecografico del liquido amniotico e del cuore fetale. In caso di oligoidramnios o stenosi del dotto arterioso, interrompere Irfen Dolo comp ed effettuare un follow-up secondo la pratica clinica.

Terzo trimestre

Irfen Dolo comp compresse rivestite con film è controindicato durante il terzo trimestre di gravidanza. Tutti gli inibitori della sintesi delle prostaglandine possono:

  • esporre il feto ai seguenti rischi:
    • tossicità cardiopolmonare (con chiusura prematura del dotto arterioso e ipertensione polmonare);
    • disturbo della funzionalità renale, che può progredire in insufficienza renale con oligo-idroamnios.
  • esporre madre e figlio ai seguenti rischi:
    • possibile alterazione (prolungamento) del tempo di sanguinamento, un effetto antiaggregante piastrinico che può verificarsi anche a dosi molto basse;
    • inibizione delle contrazioni uterine con conseguente ritardo o prolungamento del parto.

L'uso di Irfen Dolo comp compresse rivestite con film non è raccomandato durante il travaglio e il parto. L'inizio del travaglio può essere ritardato e la durata prolungata. Inoltre, si può verificare un aumento di emorragie nella madre e nel bambino.

Allattamento

Sia l'ibuprofene sia il paracetamolo passano nel latte materno. La concentrazione di paracetamolo nel latte materno è simile alla concentrazione nel plasma della madre, misurata nello stesso momento. Nei neonati allattati al seno sono stati segnalati casi di eruzione cutanea. Tuttavia, non sono note conseguenze negative per il neonato. Per precauzione, le donne che allattano al seno non devono quindi assumere Irfen Dolo comp compresse rivestite con film. Se il trattamento è assolutamente necessario, il lattante deve essere nutrito con latte artificiale.

Fertilità

L'uso di ibuprofene può compromettere la fertilità femminile e non è pertanto raccomandato in donne che desiderino una gravidanza. Deve essere considerata la sospensione di ibuprofene in donne che abbiano difficoltà a iniziare una gravidanza o che siano sottoposte ad accertamenti sull'infertilità.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Irfen Dolo comp compresse rivestite con film può avere effetti sulla capacità di guidare veicoli o sulla capacità di utilizzare macchine. In seguito all'assunzione di FANS si possono verificare effetti indesiderati come vertigini, sonnolenza, stanchezza e disturbi visivi. I pazienti che manifestano tali effetti indesiderati non devono guidare né utilizzare macchinari.

Effetti indesiderati

Gli studi clinici condotti con ibuprofene/paracetamolo non hanno evidenziato altri effetti indesiderati rispetto a quelli osservati con ibuprofene o paracetamolo in monoterapia.

Gli effetti collaterali osservati più di frequente con i FANS riguardano il tratto digerente. Possono manifestarsi ulcera peptica, perforazioni o emorragie, a volte letali, in particolare nei pazienti anziani (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). In seguito all'uso sono stati riportati nausea, vomito, diarrea, flatulenza, stipsi, bruciore di stomaco, disturbi digestivi (dispepsia), dolore addominale, feci catramose, ematemesi, stomatite ulcerosa, aggravamento di colite e morbo di Crohn (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). Meno comunemente è stata osservata gastrite. Raramente è stata riferita la comparsa di perforazione gastrointestinale con l'assunzione di ibuprofene.

È stato riportato il peggioramento di infiammazioni cutanee dovute a infezioni (ad es. lo sviluppo di fascite necrotizzante) con l'uso concomitante di FANS. In casi eccezionali possono manifestarsi gravi infezioni della cute e complicazioni dei tessuti molli in associazione a infezione da varicella. Pertanto, se compaiono segni di infezione o se tale infezione peggiora durante l'uso di Irfen Dolo comp compresse rivestite con film, il paziente deve consultare immediatamente un medico.

Gli studi clinici suggeriscono che l'uso di ibuprofene, in particolare ad una dose elevata (2400 mg/die), può essere associato ad un leggero aumento del rischio di eventi trombotici arteriosi (ad es. infarto miocardico e ictus) (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Gli eventi indesiderati associati alla somministrazione di ibuprofene o paracetamolo in monoterapia (con l'uso a breve e lungo termine) sono elencati di seguito. La frequenza è indicata usando la seguente convenzione: «molto comune» (≥1/10), «comune» (≥1/100, <1/10), «non comune» (≥1/1000, <1/100), «raro» (≥1/10'000, <1/1000), «molto raro» (<1/10'000), «non nota» (la frequenza esatta non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Frequenza non nota: acidosi metabolica con gap anionico elevato (HAGMA).

In pazienti con fattori di rischio che hanno assunto paracetamolo sono stati osservati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutamica (5-oxoprolina) (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi pazienti l'acidosi piroglutamica può manifestarsi come conseguenza di bassi livelli di glutatione.

Infezioni ed infestazioni

Non comune: rinite.

Raro: meningite asettica. Durante il trattamento con ibuprofene sono stati osservati singoli casi di meningite asettica in pazienti con preesistenti malattie autoimmuni (ad es. lupus eritematoso sistemico e collagenosi mista) con sintomi quali nuca rigida, cefalea, nausea, vomito, febbre o obnubilamento.

Molto raro: esacerbazione di infiammazioni dovute a infezione (ad es. fascite necrotizzante); in casi eccezionali possono manifestarsi gravi infezioni della cute e complicazioni dei tessuti molli durante un'infezione da varicella.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Non comune: riduzione di emoglobina ed ematocrito. Sebbene non sia stata stabilito un nesso causale, sono stati riportati episodi di emorragia (ad es. epistassi, menorragia) durante la terapia combinata.

Raro: effetti ematologici come leucopenia, agranulocitosi, trombocitopenia, neutropenia, anemia aplastica, anemia emolitica (indicati come «angina, febbre alta, ingrossamento dei linfonodi nella regione del collo» nell'informazione destinata ai pazienti).

Disturbi del sistema immunitario

Non comune: ipersensibilità, orticaria, prurito.
Raro: reazioni anafilattiche, sindrome da lupus eritematoso, anemia emolitica autoimmune, angioedema. Una piccola percentuale (5-10%) di pazienti con asma indotta dall'acido acetilsalicilico o altre manifestazioni della cosiddetta intolleranza all'acido acetilsalicilico può reagire, in modo simile, al paracetamolo (asma da analgesici).

Disturbi psichiatrici

Non comune: ansia.

Raro: depressione, stati confusionali.

Molto raro: stati psicotici.

Patologie del sistema nervoso

Comune: effetti collaterali sul sistema nervoso centrale, quali limitazione della capacità di reazione (soprattutto correlata all'alcol), cefalea e vertigini.

Non comune: insonnia, agitazione, irritabilità.

Raro: parestesia, assopimento, allucinazioni, sogni anormali.

Molto raro: sonnolenza.

Patologie dell'occhio

Non comune: disturbi visivi. I disturbi visivi sono solitamente reversibili all'interruzione del trattamento.

Raro: ambliopia tossica, neurite ottica, neuropatia ottica tossica.

Patologie dell'orecchio e del labirinto

Non comune: ronzio nelle orecchie, ipoacusia, vertigini.

Patologie cardiache

Comune: edema, ritenzione idrica. Generalmente, la ritenzione idrica risponde immediatamente alla sospensione della terapia combinata.

Molto raro: sono stati riportati scompenso cardiaco, [insufficienza cardiaca], infarto miocardico, [palpitazioni, tachicardia, aritmia e altri disturbi del ritmo cardiaco].

Non nota: sindrome di Kounis.

Patologie vascolari

Molto raro: ipertensione, vasculite.

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Non comune: secrezioni bronchiali dense, asma, esacerbazione di asma, broncospasmi, dispnea, rischio di edema polmonare acuto in pazienti con insufficienza cardiaca.

Patologie gastrointestinali

Comune: disturbi digestivi, diarrea, nausea, vomito, stipsi, bruciore di stomaco, dolore addominale, flatulenza, feci catramose, ematemesi.

Non comune: ulcere gastrointestinali eventualmente con sanguinamento e perforazione o emorragia gastrointestinale, stomatite ulcerosa, esacerbazione di colite e morbo di Crohn, gastrite.

Molto raro: pancreatite, esofagite, formazione di stenosi intestinali diaframmatiche.

Patologie epatobiliari

Raro: epatite acuta, ittero, disturbi della funzionalità epatica (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali» e «Sovradosaggio»), valori delle transaminasi aumentati.

Molto raro: lesione epatica, insufficienza epatica, compromissione epatica.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: esantemi.

Non comune: reazioni cutanee (orticaria, eritematosi) e arrossamenti cutanei.

Raro: porpora, fotosensibilità.

Molto raro: iperidrosi, dermatite esfoliativa, alopecia, gravi reazioni da ipersensibilità come ad es. necrosi epidermica tossica (TEN, sindrome di Lyell), eritema multiforme, sindrome di Stevens-Johnson (SJS), pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP).

Singoli casi: reazione da medicamento con eosinofilia e sintomi sistemici (sindrome di DRESS).

Frequenza non nota: eruzione fissa da medicamento (FDE).

Patologie renali e urinarie

Non comune: ritenzione urinaria.

Raro: tossicità renale in varie forme tra cui necrosi papillare renale, nefrite interstiziale, sindrome nefrosica, nonché insufficienza renale acuta e insufficienza renale cronica.

Gli effetti collaterali di tipo renale sono stati osservati soprattutto in seguito a sovradosaggio, abuso cronico (spesso di più antidolorifici) o in associazione ad epatotossicità da paracetamolo. La necrosi tubulare acuta si manifesta perlopiù in associazione ad insufficienza epatica, ma in rari casi è stata osservata anche come manifestazione singola.

Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione

Non comune: stanchezza.

Raro: edemi.

Molto raro: spossatezza, malessere.

Esami diagnostici

Comune: creatinina e urea ematiche aumentate.

Non comune: fosfatasi alcalina ematica aumentata, creatinfosfochinasi ematica aumentata e conta delle piastrine aumentate.

Raro: concentrazioni di acido urico ematico aumentate.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

In caso di sovradosaggio è necessaria un'immediata assistenza medica, anche in assenza di sintomi. Per informazioni aggiornate sulle misure da adottare in caso di intossicazione contattare immediatamente il centro tossicologico locale.

L'uso prolungato a dosi superiori a quelle raccomandate può causare ipokaliemia severa e acidosi tubulare renale. I sintomi possono includere ridotto livello di coscienza e debolezza generalizzata.

Paracetamolo

Negli adulti che hanno assunto 10 g (pari a 20 compresse) o più di paracetamolo può verificarsi un danno epatico. L'assunzione di 5 g (pari a 10 compresse) o più di paracetamolo può causare danni epatici se il paziente presenta uno o più dei seguenti fattori di rischio:

a) trattamento a lungo termine con carbamazepina, fenobarbital, fenitoina, primidone, rifampicina, iperico o altri medicamenti induttori degli enzimi epatici;

b) consumo regolare di alcol in quantità superiori a quelle raccomandate;

c) probabile presenza di deplezione di glutatione, ad es. a causa di disturbi alimentari, fibrosi cistica, infezione da HIV, digiuno o cachessia.

Segni e sintomi

I sintomi di sovradosaggio da paracetamolo nelle prime 24 ore sono pallore, nausea, vomito, anoressia e dolore addominale. Il danno epatico può manifestarsi da 12 a 48 ore dopo l'ingestione sotto forma di anomalie degli esami di funzionalità epatica. Possono verificarsi anomalie del metabolismo del glucosio e acidosi metabolica. Nell'intossicazione grave, l'insufficienza epatica può progredire in encefalopatia, emorragia, ipoglicemia, edema cerebrale e avere esito letale. L'insufficienza renale acuta con necrosi tubulare acuta (fortemente indicata da dolore lombare, ematuria e proteinuria) può svilupparsi anche in assenza di gravi danni al fegato. Sono state segnalate aritmie cardiache e pancreatiti.

Trattamento

Un trattamento immediato è essenziale nella terapia del sovradosaggio da paracetamolo. Anche in mancanza dei sintomi precoci caratteristici, i pazienti devono essere urgentemente condotti in ospedale per cure mediche immediate. I sintomi possono essere limitati a nausea o vomito e possono non riflettere la gravità del sovradosaggio o il rischio di danno d'organo. La terapia deve essere in accordo alle linee guida riconosciute sul trattamento.

Se il sovradosaggio si è verificato entro meno di 1 ora, si deve considerare un trattamento con carbone attivo. Le concentrazioni plasmatiche di paracetamolo devono essere misurate dopo 4 ore o più dall'ingestione (concentrazioni più precoci non sono affidabili).

Il trattamento con N-acetilcisteina può essere utilizzato fino a 24 ore dopo l'ingestione di paracetamolo, comunque, il massimo effetto protettivo si ottiene fino a 8 ore dopo l'ingestione. L'efficacia dell'antidoto diminuisce bruscamente dopo tale tempo.

Se necessario al paziente deve essere somministrata N-acetilcisteina per via endovenosa, in accordo con la posologia stabilita. Se non si verifica vomito, la somministrazione orale di metionina può rappresentare una valida alternativa per le aree remote, lontane dall'ospedale.

I pazienti che presentano un grave disturbo della funzionalità epatica dopo più di 24 ore dall'ingestione devono essere trattati secondo le linee guida approvate.

Ibuprofene

Nei bambini che abbiano assunto più di 400 mg/kg di ibuprofene si possono manifestare sintomi. Negli adulti non si ha un palese effetto dose-risposta.

L'emivita in caso di sovradosaggio è di 1,5-3 ore.

Sintomi

I sintomi da sovradosaggio possono includere nausea, vomito, dolore addominale o più raramente diarrea. Sono anche possibili nistagmo, visione offuscata, tinnito, cefalea ed emorragie gastrointestinali. Nei casi di intossicazione più gravi si osserva tossicità a carico del sistema nervoso centrale che si manifesta con vertigini, capogiro, stordimento, occasionalmente eccitazione e disorientamento o coma. Talvolta i pazienti sviluppano crisi convulsive. Nei casi di intossicazione grave può verificarsi acidosi metabolica. È possibile che si verifichino ipotermia e iperkaliemia, e il tempo di protrombina/INR può essere prolungato, probabilmente a causa di un'interferenza con l'azione dei fattori della coagulazione presenti in circolo. Si possono presentare insufficienza renale acuta, danno epatico, abbassamento di pressione, depressione respiratoria e cianosi. I soggetti asmatici possono andare incontro a esacerbazioni dell'asma.

Trattamento

Il trattamento deve essere sintomatico e di supporto e deve includere il mantenimento della pervietà delle vie aeree e il monitoraggio della funzionalità cardiaca e dei segni vitali fino alla stabilizzazione del paziente. Se la quantità ingerita dal paziente nell'ora precedente è potenzialmente tossica, si deve prendere in considerazione la somministrazione orale di carbone attivo. Se frequenti o prolungate, le crisi convulsive devono essere trattate con diazepam o lorazepam per via endovenosa. Somministrare broncodilatatori in caso di asma.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

N02BE51

Meccanismo d'azione

Gli effetti farmacologici dell'ibuprofene e del paracetamolo si differenziano in termini di sito e principio d'azione. Tali meccanismi d'azione complementari producono un effetto sinergico che può determinare una maggiore antinocicezione e antipiresi rispetto ai singoli principi attivi.

Ibuprofene:

L'ibuprofene è un antinfiammatorio non steroideo a breve emivita con proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antipiretiche.

L'ibuprofene inibisce la sintesi delle prostaglandine. Negli studi sperimentali è stato dimostrato che le prostaglandine sono implicate nella genesi dei processi infiammatori e dolorosi.

L'antiaggregazione piastrinica non utilizzata a fini terapeutici e l'effetto ulcerogeno, la ritenzione sodica e idrica e le reazioni broncospastiche come possibili effetti indesiderati si basano sullo stesso meccanismo.

Sebbene l'ibuprofene possa interferire con l'aggregazione piastrinica e il tempo di sanguinamento, normalmente, a dosi terapeutiche, non si verifica alcuna variazione clinicamente rilevante del tempo di protrombina o del tempo di coagulazione del sangue.

Paracetamolo:

Il paracetamolo è un analgesico e un antipiretico ad azione centrale e periferica. Il meccanismo d'azione non è stato chiarito in modo inequivocabile.

Per l'effetto analgesico, è stato dimostrato che l'inibizione della sintesi delle prostaglandine è più forte a livello centrale rispetto a quello periferico. L'effetto antipiretico si basa sull'inibizione dell'effetto dei pirogeni endogeni sul centro di regolazione della temperatura ipotalamico. Il paracetamolo non ha pronunciate proprietà antinfiammatorie e non ha alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.

Farmacodinamica

Ibuprofene:

Dati sperimentali indicano che, in caso di uso concomitante, l'ibuprofene può inibire in modo competitivo l'effetto dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio sull'aggregazione piastrinica. In alcuni studi di farmacodinamica è stata osservata una diminuzione dell'effetto dell'acido acetilsalicilico sulla formazione di trombossano o sull'aggregazione piastrinica quando sono stati somministrati per una volta 400 mg di ibuprofene nelle 8 ore precedenti o 30 minuti dopo l'assunzione di acido acetilsalicilico in forma altamente solubile (81 mg). Anche se vi sono incertezze riguardanti l'applicabilità di questi dati alla situazione clinica, non si può escludere la possibilità che l'uso a lungo termine di ibuprofene possa ridurre l'effetto cardioprotettivo dell'acido acetilsalicilico a basso dosaggio. Un effetto clinicamente rilevante in caso di assunzione occasionale di ibuprofene è improbabile (cfr. «Proprietà/effetti»).

Efficacia clinica

Ibuprofene/paracetamolo:

In un'analisi Cochrane è stata esaminata l'efficacia di una singola dose di ibuprofene e paracetamolo rispetto al placebo e rispetto a una singola dose di ibuprofene in monoterapia nel trattamento del dolore post-operatorio acuto. L'estrazione dei molari è stata scelta come modello del dolore. L'analisi ha incluso 3 studi randomizzati, in doppio cieco, con 1647 partecipanti in totale. La percentuale di soggetti che ha riferito un effettivo sollievo dal dolore nelle prime 6 ore dopo l'assunzione del medicamento è risultata del 69% con ibuprofene 200 mg/paracetamolo 500 mg, del 73% con ibuprofene 400 mg/paracetamolo 1000 mg, e del 7% con il placebo. Per il solo ibuprofene 400 mg, la percentuale era del 52%. Inoltre, l'effetto analgesico è durato più a lungo con ibuprofene/paracetamolo che non dopo la somministrazione del placebo. La percentuale di soggetti che hanno necessitato di ulteriori analgesici è stata del 34% con ibuprofene 200 mg/paracetamolo 500 mg, del 25% con ibuprofene 400 mg/paracetamolo 1000 mg e del 79% con placebo. Per il solo ibuprofene 400 mg, la percentuale era del 48%. La durata media fino alla somministrazione di ulteriori analgesici è stata di 7,6 ore con ibuprofene 200 mg/paracetamolo 500 mg, di 8,3 ore con ibuprofene 400 mg/paracetamolo 1000 mg e di 1,7 ore con placebo. I risultati hanno consentito di concludere che la terapia combinata di ibuprofene e paracetamolo assicura un'analgesia migliore rispetto alla somministrazione di entrambi i medicamenti in monoterapia (alla stessa dose) ed è meno probabile che si debba ricorrere alla somministrazione di ulteriori analgesici.

Farmacocinetica

Irfen Dolo comp compresse rivestite con film è stato formulato con una tecnologia volta ad assicurare il rilascio concomitante di ibuprofene e paracetamolo che quindi producono un effetto combinato.

Assorbimento

Ibuprofene:

L'ibuprofene viene assorbito velocemente, perlopiù nell'intestino tenue. Dopo la somministrazione di Irfen Dolo comp compresse rivestite con film da 200 mg/500 mg, l'ibuprofene può essere rilevato nel plasma entro 5 minuti; la concentrazione plasmatica massima (Cmax) viene raggiunta entro 1-2 ore dall'assunzione a stomaco vuoto. Nei casi in cui le compresse rivestite con film da 200 mg/500 mg di paracetamolo siano state assunte in corrispondenza dei pasti, i valori di Cmax di ibuprofene sono risultati inferiori e sono stati raggiunti con un ritardo medio (mediana) di 25 minuti; tuttavia, l'entità dell'assorbimento non ha subito effetti.

Paracetamolo:

Il paracetamolo viene assorbito velocemente e completamente per via orale. Dopo la somministrazione di Irfen Dolo comp compresse rivestite con film da 200 mg/500 mg, il paracetamolo può essere rilevato nel plasma entro 5 minuti; la concentrazione plasmatica ,asso, a (Cmax) viene raggiunta dopo 0,5-0,67 ore dall'assunzione a stomaco vuoto. Nei casi in cui Irfen Dolo comp compresse rivestite con film da 200 mg/500 mg sia stato assunto in corrispondenza dei pasti, i valori di Cmax di paracetamolo sono risultati inferiori e sono stati raggiunti con un ritardo medio (mediana) di 55 minuti; tuttavia, l'entità dell'assorbimento non ha subito effetti.

Distribuzione

Ibuprofene:

L'ibuprofene è legato alle proteine plasmatiche per il 99%. Il legame è reversibile.

Paracetamolo:

Il paracetamolo viene distribuito quasi uniformemente nella maggior parte dei fluidi corporei. Alle dosi terapeutiche, circa il 10% è legato alle proteine, mentre a dosi più elevate si arriva fino al 50%. Il volume di distribuzione è circa 1 l/kg.

Metabolismo

Ibuprofene:

Più del 50-60% di una dose orale di ibuprofene viene convertito nel fegato nei 2 metaboliti inattivi A + B e nei loro coniugati. Il metabolismo dell'ibuprofene è simile nei bambini e negli adulti.

Paracetamolo:

Il paracetamolo viene principalmente biotrasformato nel fegato (enzimaticamente) per coniugazione con l'acido glucoronico (circa il 55%) e acido solforico (circa il 35%). I metaboliti tossici, come il p-amminofenolo e l'N-acetil-p-benzochinonimina, sono prodotti in piccole quantità mediante idrossilazione. I metaboliti tossici vengono legati ed eliminati da glutatione e cisteina.

Eliminazione

Ibuprofene:

L'emivita plasmatica è di circa 1½-2 ore. La breve emivita assicura l'assenza di accumulo anche dopo ripetute somministrazioni di ibuprofene. L'ibuprofene e i suoi metaboliti vengono quasi completamente escreti 24 ore dopo la somministrazione orale. L'ibuprofene viene eliminato dai reni principalmente sotto forma di metaboliti inattivi.

Paracetamolo:

L'eliminazione del principio attivo inalterato (2-5%) e dei metaboliti avviene a livello renale. L'emivita delle dosi terapeutiche di paracetamolo negli adulti è di 1-3 ore. La durata degli effetti è di 3-4 ore. Fino al 98% della dose di paracetamolo assunto viene escreto nelle urine entro 24 ore, oltre l'80% in forma coniugata come glucuronide e solfato.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Disturbi della funzionalità epatica

Paracetamolo:

L'emivita nel plasma è sostanzialmente invariata nei pazienti con insufficienza epatica lieve, mentre nei pazienti con grave insufficienza epatica, l'emivita è notevolmente prolungata.

In studi clinici con paracetamolo orale, è stato dimostrato un metabolismo moderatamente alterato del paracetamolo (in base a elevate concentrazioni plasmatiche di paracetamolo e a un'emivita di eliminazione più lunga) in pazienti con patologia epatica cronica, compresi i pazienti con cirrosi indotta da alcol. Tuttavia, non è stato osservato alcun accumulo significativo di paracetamolo. L'aumento dell'emivita plasmatica del paracetamolo è stato associato a una diminuzione delle funzioni di sintesi epatica. Per questo motivo, il paracetamolo deve essere usato con cautela nei pazienti con malattie epatiche e la massima dose giornaliera negli adulti deve essere limitata a 2 g. Il paracetamolo è controindicato nei casi di patologia epatica attiva scompensata, in particolare in caso di epatite causata da abuso di alcol (a causa dell'induzione del CYP2E1 che porta a un aumento della produzione dei metaboliti epatotossici del paracetamolo).

Disfunzioni renali

Paracetamolo:

In caso di grave insufficienza renale (clearance della creatinina 10-30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo è leggermente rallentata e l'emivita di eliminazione è compresa tra 2 e 5,3 ore. La velocità di eliminazione del glucuronide e dei solfo-coniugati è 3 volte più lenta nei pazienti con insufficienza renale grave rispetto agli individui sani. Non è, però, necessario alcun aggiustamento della dose in questa popolazione, poiché il glucuronide e i solfo-coniugati non sono tossici. Tuttavia, si raccomanda di estendere l'intervallo minimo tra le somministrazioni secondo le raccomandazioni posologiche qualora il paracetamolo venga utilizzato in pazienti con insufficienza renale da moderata a grave (clearance della creatinina ≤50 ml/min) (cfr. «Posologia/impiego»).

Nei pazienti in emodialisi, l'emivita può essere ridotta del 40-50% dopo la somministrazione di dosi terapeutiche di paracetamolo.

Pazienti anziani

Paracetamolo:

Nelle persone anziane l'emivita può essere prolungata e può essere associata a una riduzione della clearance dei medicamenti. Di solito non è necessario alcun adeguamento della dose.

Neonati, lattanti e bambini

Paracetamolo:

I parametri farmacocinetici del paracetamolo osservati in lattanti e bambini sono simili a quelli osservati negli adulti, fatta eccezione per l'emivita plasmatica, che è leggermente più breve (circa 2 ore) rispetto a quella degli adulti. L'emivita plasmatica nei neonati è più lunga rispetto a quella osservabile nei lattanti (circa 3,5 ore). Neonati, lattanti e bambini fino a 10 anni di età espellono una quantità significativamente minore di glucuronide e una maggiore quantità di solfo-coniugati rispetto agli adulti. L'escrezione totale del paracetamolo e dei suoi metaboliti è la stessa a tutte le età.

Dati preclinici

Potenziale mutageno e cancerogeno

Ibuprofene:

Da studi in vitro e in vivo (batteri, linfociti umani) sulla mutagenicità non sono emerse evidenze di effetti mutageni dell'ibuprofene. Gli studi sul potenziale cancerogeno nei ratti e topi non hanno mostrato alcuna evidenza di effetti cancerogeni associati all'ibuprofene.

Paracetamolo:

Vari studi hanno identificato un potenziale genotossico; tale dato, tuttavia, è relativo poiché dipende dal dosaggio.

A causa dei presunti meccanismi che provocano tali effetti, si può tuttavia presumere che non si verifichino effetti genotossici a dosi inferiori a determinati valori limite, anche se valori soglia inferiori sono possibili in presenza di una ridotta riserva di glutatione. I valori soglia al di sopra dei quali potrebbe essere dimostrato un effetto genotossico negli esperimenti sugli animali sono chiaramente nell'intervallo di posologia tossica, con danni epatici e al midollo osseo. Inoltre, dosaggi non epatotossici (fino a 300 mg/kg nei ratti e 1000 mg/kg nei topi) non sono cancerogeni. Si può, pertanto, praticamente escludere che la posologia terapeutica abbia un effetto genotossico o cancerogeno.

Tossicità per la riproduzione

Ibuprofene:

Studi sperimentali in due specie animali hanno evidenziato che l'ibuprofene attraversa la placenta e inibisce l'ovulazione (nei conigli). In diversi studi sperimentali condotti su ratti e conigli è stato dimostrato che la somministrazione di inibitori della sintesi delle prostaglandine ha provocato un aumento della perdita pre e post-impianto, un'inibizione della crescita intrauterina e una maggiore mortalità embriofetale. Inoltre, un aumento dell'incidenza di varie malformazioni, incluse quelle cardiovascolari come i difetti del setto ventricolare, è stato riportato in animali a cui erano stati somministrati inibitori di sintesi delle prostaglandine durante il periodo organogenetico. Per l'ibuprofene, tali malformazioni sono state osservate a dosi doppie o triple rispetto alla dose massima giornaliera per l'uomo (sulla base dei dati di esposizione estrapolati).

Paracetamolo:

Studi tossicologici non hanno mostrato effetti sulla riproduzione, né effetti teratogeni in animali trattati con paracetamolo.

La somministrazione multipla di alte dosi (epatotossiche) di paracetamolo ha causato un'atrofia testicolare nel topo e nel ratto. La somministrazione ripetuta di dosi molto elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) in ratti maschi ha comportato una diminuzione della fertilità (compromissione della libido e delle prestazioni sessuali, nonché della motilità dello sperma).

Altre indicazioni

In caso di assunzione accidentale di alcolici da parte dei bambini, deve essere evitata la somministrazione di medicamenti contenenti paracetamolo.

Influenza su metodi diagnostici

Ibuprofene:

Raro: aumento dei livelli di azoto ureico, transaminasi e fosfatasi alcalina nel siero; riduzione dei valori di emoglobina ed ematocrito. Riduzione della concentrazione sierica di calcio. Inibizione dell'aggregazione piastrinica e prolungamento del tempo di sanguinamento.

Paracetamolo:

Il paracetamolo può causare alterazioni della misurazione del glucosio nel sangue quando si utilizza il metodo della glucosio ossidasi. Può anche essere responsabile dell'apparente aumento dell'uricemia se determinato con il metodo di riduzione al fosfotungstato.

Stabilità

Il medicamento non dev'essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare nella confezione originale, al riparo dalla luce. Non conservare a temperature superiori a 30°C. Tenere fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

67815 (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

Mepha Pharma, Basel.

Stato dell'informazione

Luglio 2025.

Numero interno della versione: 11.1

3001006/11/2025