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MINJUVI subst sèche 200 mg

Incyte Biosciences International Sàrl

Informazione professionale approvata da Swissmedic

▼ Questo medicamento è soggetto a monitoraggio addizionale. Ciò consente una rapida identificazione delle nuove conoscenze in materia di sicurezza. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare un nuovo o serio effetto collaterale sospetto. Per indicazioni a proposito della segnalazione di effetti collaterali, cfr. la rubrica «Effetti indesiderati».

MINJUVI®

Incyte Biosciences International Sàrl

Composizione

Principi attivi

Tafasitamab (prodotto in cellule ovariche di criceto cinese mediante tecnologia del DNA ricombinante.)

Sostanze ausiliarie

Sodio citrato diidrato, Acido citrico monoidrato, Trealosio diidrato, Polisorbato 20

Un flaconcino di MINJUVI contiene 7,4 mg di sodio e 1,0 mg di Polisorbato 20.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Polvere per soluzione per infusione (somministrazione endovenosa).

Polvere liofilizzata di colore da bianco a leggermente giallastro.

Un flaconcino di polvere contiene 200 mg di tafasitamab.

Dopo la ricostituzione, ogni mL di soluzione contiene 40 mg di tafasitamab.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

MINJUVI è indicato in associazione con lenalidomide, seguito da MINJUVI in monoterapia, per il trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) recidivato o refrattario dopo almeno un trattamento sistemico a base di anticorpi anti-CD20, che non sono idonei a trapianto autologo di cellule staminali (ASCT).

MINJUVI è indicato in associazione con lenalidomide e rituximab per il trattamento di pazienti adulti con linfoma follicolare (LF) recidivato o refrattario, dopo almeno una precedente linea di trattamento sistemico (cfr. la rubrica «Proprietà/Effetti»).

MINJUVI non è indicato per il trattamento del linfoma della zona marginale.

Posologia/Impiego

MINJUVI deve essere somministrato da un operatore sanitario esperto nel trattamento di pazienti oncologici.

Premedicazione

Per ridurre il rischio di reazioni correlate all'infusione, deve essere somministrata una premedicazione da 30 minuti a 2 ore prima dell'infusione di MINJUVI. Per i pazienti che non manifestano reazioni correlate all'infusione durante le prime 3 infusioni, la premedicazione per le infusioni successive è facoltativa.

La premedicazione può includere antipiretici (ad es. paracetamolo), bloccanti dei recettori H1 dell'istamina (ad es. difenidramina), bloccanti del recettore H2 dell'istamina (ad es. cimetidina) o glucocorticosteroidi (ad es. metilprednisolone).

Trattamento delle reazioni correlate all'infusione

Se si verifica una reazione correlata all'infusione (Grado 2 o superiore), l'infusione deve essere interrotta. Deve inoltre essere avviato un trattamento medico adeguato dei sintomi mediante somministrazione di un antistaminico e/o di paracetamolo o di metilprednisolone (o equivalente) e, se del caso, di altri medicamenti (ad es. epinefrina, broncodilatatore). Dopo la risoluzione o la riduzione al Grado 1 dei segni e dei sintomi, l'infusione di MINJUVI può essere ripresa a una velocità ridotta. In caso di reazione correlata all'infusione di Grado 4, interrompere immediatamente l'infusione e interrompere definitivamente il trattamento con MINJUVI (cfr. Tabella 1).

Se un paziente ha manifestato in precedenza una reazione correlata all'infusione di Grado da 1 a 3, la premedicazione deve essere somministrata prima delle infusioni di MINJUVI.

Posologia abituale

Dose raccomandata per il trattamento dei pazienti adulti con DLBCL recidivato o refrattario

La dose raccomandata di MINJUVI è di 12 mg per kg di peso corporeo somministrata come infusione endovenosa secondo il seguente schema posologico. Ciascun ciclo dura 28 giorni.

  • Ciclo 1: Somministrare l' infusione nei giorni 1, 4, 8, 15 e 22 del ciclo.
  • Cicli 2 e 3: Somministrare l'infusione nei giorni 1, 8, 15 e 22 di ciascun ciclo.
  • Ciclo 4 fino a progressione della malattia: infusione nei giorni 1 e 15 di ciascun ciclo.

Inoltre, i pazienti dovranno autosomministrarsi lenalidomide alla dose iniziale raccomandata di 25 mg/die nei giorni da 1 a 21 di ciascun ciclo di 28 giorni. La dose iniziale e quelle successive possono essere adeguate in base alle informazioni professionali sulla lenalidomide.

Dose raccomandata per il trattamento di pazienti adulti con LF recidivato o refrattario dopo almeno una linea di trattamento sistemico

La dose raccomandata è di 12 mg di MINJUVI per kg di peso corporeo, somministrata per via endovenosa secondo il seguente schema posologico. Ciascun ciclo ha una durata di 28 giorni.

  • Cicli 1-3: Somministrare l'infusione nei giorni 1, 8, 15 e 22 di ciascun ciclo.
  • Cicli 4-12: iSomministrare l'nfusione nei giorni 1 e 15 di ciascun ciclo.

Somministrare MINJUVI in associazione con lenalidomide 20 mg (nei giorni da 1 a 21 dei cicli 1-12) e rituximab 375 mg/m² (cicli 1-5) (cfr. la rubrica «Proprietà/Effetti»). Consultare le informazioni destinate agli operatori sanitari relative a rituximab e lenalidomide per conoscere le rispettive raccomandazioni posologiche, in particolare quelle relative alla lenalidomide nei pazienti con insufficienza renale.

Al fine di garantire la tracciabilità dei medicamenti di produzione biotecnologica, il nome commerciale e il numero di lotto del prodotto somministrato devono essere documentati a ogni trattamento.

Durata della terapia

Per il trattamento di pazienti adulti con DLBCL recidivato o refrattario, MINJUVI viene somministrato in associazione con lenalidomide per un massimo di dodici cicli di 28 giorni.

Dopo un massimo di dodici cicli di trattamento combinato, interrompere il trattamento con lenalidomide e continuare le infusioni di MINJUVI in monoterapia nei giorni 1 e 15 di ciascun ciclo da 28 giorni, fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile.

Per il trattamento di pazienti adulti con LF recidivato o refrattario, MINJUVI viene somministrato in associazione con lenalidomide e rituximab per un massimo di dodici cicli di MINJUVI più lenalidomide e cinque cicli di rituximab.

Adeguamento della dose a causa di effetti indesiderati/interazioni

La Tabella 1 riporta le modifiche della dose di MINJUVI in caso di reazioni avverse. Per le modifiche della dose in merito a lenalidomide, si prega di fare riferimento anche alle informazioni professionali su lenalidomide.

Tabella 1: Modifiche della dose in caso di reazioni avverse

Reazioni avverse

Severità

Modifica della dose

Reazioni correlate all'infusione [cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»]

Grado 2 (moderato)

  • Interrompere immediatamente l'infusione di MINJUVI e trattare i segni e i sintomi.
  • Una volta che i segni e i sintomi si risolvono o si riducono al Grado 1, riprendere l'infusione di MINJUVI a non più del 50% della velocità alla quale si è verificata la reazione. Se il paziente non manifesta ulteriori reazioni entro 1 ora e i segni vitali sono stabili, la velocità di infusione può essere aumentata ogni 30 minuti e, se tollerata, fino a raggiungere la velocità alla quale si è verificata la reazione.

Grado 3 (grave)

  • Interrompere immediatamente l'infusione di MINJUVI e trattare i segni e i sintomi.
  • Una volta che i segni e i sintomi si risolvono o si riducono al Grado 1, riprendere l'infusione di MINJUVI a non più del 25% della velocità alla quale si è verificata la reazione. Se il paziente non manifesta ulteriori reazioni entro 1 ora e i segni vitali sono stabili, la velocità di infusione può essere aumentata ogni 30 minuti e, se tollerata, fino a un massimo del 50% della velocità alla quale si è verificata la reazione.
  • Se dopo la ripresa del trattamento la reazione si ripresenta, interrompere immediatamente l'infusione.

Grado 4 (potenzialmente letale)

  • Interrompere immediatamente l'infusione e interrompere definitivamente il trattamento con MINJUVI.

Mielosoppressione [cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»]

Conta piastrinica inferiore a 50 000/µl

  • Sospendere MINJUVI e lenalidomide e monitorare l'emocromo completo con frequenza settimanale, finché la conta piastrinica raggiunge un valore pari a 50 000/µl o superiore.
  • Se la conta piastrinica torna ad un valore maggiore o pari a 50 000/µl, riprendere MINJUVI alla stessa dose e lenalidomide a una dose ridotta. Fare riferimento alle informazioni professionali su lenalidomide per le modifiche della posologia.

Conta dei neutrofili inferiore a 1000/µl per almeno 7 giorni

OPPURE

Conta dei neutrofili inferiore a 1000/µl con un aumento della temperatura corporea fino a 38 °C o superiore

OPPURE

Conta dei neutrofili inferiore a 500/µl

  • Sospendere MINJUVI e lenalidomide e monitorare l'emocromo completo con frequenza settimanale, finché la conta dei neutrofili raggiunge un valore pari a 1000/µl o superiore.
  • Se la conta dei neutrofili torna ad un valore maggiore o pari a 1000/µl, riprendere MINJUVI alla stessa dose e lenalidomide a una dose ridotta. Fare riferimento alle informazioni professionali su lenalidomide per le modifiche della posologia.

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

L'effetto della compromissione epatica non è stato formalmente esaminato in trial clinici dedicati; tuttavia non si sono osservate differenze clinicamente significative nella farmacocinetica di tafasitamab per la compromissione epatica lieve (bilirubina totale ≤ limite superiore della norma (ULN) e aspartato aminotransferasi (ASAT) > ULN, o bilirubina totale da 1 a 1,5 volte l'ULN e qualsiasi valore di ASAT). L'effetto della compromissione epatica di grado da moderato a severo (bilirubina totale > 1,5 volte ULN e qualsiasi valore di ASAT) non è noto.

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

L'effetto della compromissione renale non è stato formalmente esaminato in trial clinici dedicati; tuttavia non si sono osservate differenze clinicamente significative nella farmacocinetica di tafasitamab per la compromissione renale da lieve a moderata (clearance della creatinina (ClCr) ≥30 e < 90 mL/min calcolata mediante l'equazione di Cockcroft et Gault). L'effetto della compromissione renale severa sullo stadio terminale della malattia renale (ClCr < 30 mL/min) non è noto.

Pazienti anziani

Non sono necessari adeguamenti della dose nei pazienti anziani (≥65 anni). Su 81 pazienti trattati nello studio L-MIND, 56 (69%) pazienti avevano più di 65 anni. I pazienti sopra i 65 anni hanno avuto un'incidenza numericamente più elevata di eventi indesiderati emergenti dal trattamento (55%) rispetto ai pazienti di età ≤65 anni (44%). Tra i 274 pazienti con LF trattati con tafasitamab nello studio inMIND, il 50% era di età pari o superiore a 65 anni e il 20% era di età pari o superiore a 75 anni.

Bambini e adolescenti

La sicurezza e l'efficacia di tafasitamab nei pazienti al di sotto dei 18 anni non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili.

Modo di somministrazione

MINJUVI è per uso endovenoso dopo ricostituzione e diluizione.

  • Per la prima infusione del ciclo 1, la velocità dell'infusione endovenosa deve essere di 70 mL/h per i primi 30 minuti. Successivamente, la velocità deve essere aumentata per completare la prima infusione entro un periodo di 2,5 ore.
  • Tutte le infusioni successive devono essere somministrate entro un periodo da 1,5 a 2 ore.
  • Non deve essere somministrato in concomitanza con altri medicinali attraverso la stessa linea di infusione.

MINJUVI non deve essere somministrato per via endovenosa rapida o somministrazione in bolo.

Per le istruzioni sulla ricostituzione e sulla diluizione del medicamento prima della somministrazione, cfr «Istruzioni per la ricostituzione e la diluizione».

Controindicazioni

Ipersensibilità a tafasitamab o ad uno qualsiasi degli eccipienti nella sezione «Composizione».

Avvertenze e misure precauzionali

Possono verificarsi reazioni correlate all'infusione, che sono state segnalate più frequentemente durante la prima infusione; cfr. «Effetti indesiderati». I pazienti devono essere monitorati attentamente per tutta la durata dell'infusione. Ai pazienti deve essere raccomandato di contattare gli operatori sanitari se manifestano segni e sintomi di reazioni correlate all'infusione, tra cui febbre, brividi, eruzione cutanea o problemi respiratori entro 24 ore dall'infusione.

Ai pazienti deve essere somministrata una premedicazione prima di iniziare l'infusione di MINJUVI (cfr. «Posologia/impiego»). I pazienti devono essere monitorati frequentemente per tutta la durata dell'infusione. In base alla severità della reazione correlata all'infusione, occorre interrompere l'infusione o sospendere il trattamento con MINJUVI (cfr. «Posologia/Impiego»). Stabilire una terapia adeguata.

Mielosoppressione

Il trattamento con MINJUVI può causare mielosoppressione grave e/o severa, tra cui neutropenia, trombocitopenia e anemia (cfr. «Effetti indesiderati»). Durante tutto il trattamento e prima della somministrazione di ciascun ciclo di trattamento deve essere monitorato l'emocromo completo. Sospendere MINJUVI in base alla severità della reazione avversa (cfr. Tabella 1).

Fare riferimento alle informazioni professionali su lenalidomide per le modifiche della posologia.

Neutropenia

Durante il trattamento con MINJUVI è stata segnalata neutropenia, inclusa neutropenia febbrile. È possibile prendere in considerazione la somministrazione di fattori di stimolazione delle colonie di granulociti (G-CSF). Prevenire, valutare e trattare eventuali sintomi o segni di sviluppo d'infezione.

Trombocitopenia

È stata segnalata trombocitopenia durante il trattamento con MINJUVI. Deve essere presa in considerazione la sospensione di trattamenti concomitanti che possono aumentare il rischio di emorragia (ad es. inibitori piastrinici, anticoagulanti).

Ai pazienti deve essere raccomandato di riferire immediatamente segni e sintomi di lividi o emorragie.

Infezioni

Durante il trattamento con MINJUVI, nei pazienti si sono verificate infezioni fatali e gravi, tra cui infezioni opportunistiche. MINJUVI deve essere somministrato a pazienti con infezione attiva solo se l'infezione viene trattata in modo appropriato e ben controllato. I pazienti con un'anamnesi di infezioni ricorrenti o croniche possono essere a maggior rischio di infezione e devono essere monitorati in modo appropriato.

Ai pazienti deve essere raccomandato di contattare i propri operatori sanitari se si sviluppa febbre o altra evidenza di potenziale infezione come brividi, tosse o dolore durante la minzione.

Leucoencefalopatia multifocale progressiva

Durante la terapia di associazione con tafasitamab sono stati segnalati casi di leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML). I pazienti devono essere monitorati per sintomi o segni neurologici di nuova insorgenza o in peggioramento, che possono essere indicativi di PML. Se si sospetta un caso di PML, è necessario sospendere immediatamente la terapia con MINJUVI. Deve essere considerata l'opportunità di un consulto neurologico. La risonanza magnetica, l'esame del liquor per la presenza di DNA di virus JC ed esami neurologici ripetuti possono essere compresi tra le misure diagnostiche adeguate. Se si conferma la PML, la terapia con MINJUVI deve essere definitivamente interrotta.

Sindrome da lisi tumorale

I pazienti con elevato carico tumorale e tumore a rapida proliferazione potrebbero essere a maggior rischio di sindrome da lisi tumorale (SLT). Casi di sindrome da lisi tumorale sono stati segnalati durante il trattamento con MINJUVI. Le misure o una profilassi appropriate in conformità alle linee guida locali devono essere utilizzate prima del trattamento con MINJUVI. I pazienti devono essere attentamente monitorati per l'eventuale comparsa di SLT durante il trattamento con MINJUVI.

Tumori maligni secondari

Casi di tumori maligni secondari, in particolare carcinomi a cellule squamose e carcinomi a cellule squamose della cute, sono stati segnalati nello studio di fase 3 inMIND in pazienti con linfoma follicolare e linfoma della zona marginale trattati con tafasitamab in associazione con lenalidomide e rituximab. In questo studio, l'incidenza dei tumori maligni secondari è stata del 3,4% nel gruppo trattato con tafasitamab.

I tumori secondari rappresentano una potenziale complicanza a lungo termine del linfoma e di alcuni agenti utilizzati nel trattamento dei linfomi. I pazienti devono essere monitorati per individuare l'insorgenza di tumori secondari. Nei pazienti che sviluppano un tumore maligno secondario, il rapporto rischio/beneficio del proseguimento del trattamento con MINJUVI deve essere valutato attentamente.

Vaccinazioni

La sicurezza dell'immunizzazione con vaccini vivi dopo una terapia con MINJUVI non è stata studiata. La vaccinazione con vaccini vivi non è raccomandata in concomitanza con il trattamento a base di MINJUVI.

Prolungamento dell'intervallo QT

Sono stati segnalati casi di prolungamento dell'intervallo QT durante il trattamento con tafasitamab.

Sincope

Sono stati segnalati casi di sincope durante il trattamento con tafasitamab.

Cellule CAR-T

Attualmente non si dispone di dati sufficienti per dimostrare se un trattamento a base di CAR-T anti-CD19 sia sicuro ed efficace dopo un trattamento con tafasitamab.

Eccipienti

Questo medicamento contiene 7,4 mg di sodio per flaconcino, equivalente a 0,4% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto.

Questo medicamento contiene inoltre 1,0 mg di polisorbato 20 per flaconcino. Il polisorbato 20 può provocare reazioni allergiche.

Interazioni

Non sono stati effettuati studi di interazione farmacologica con tafasitamab. Non sono state osservate differenze clinicamente significative nella farmacocinetica di tafasitamab in caso di somministrazione concomitante di lenalidomide.

Gravidanza/Allattamento

Donne in età fertile

Il trattamento con tafasitamab associato a lenalidomide non deve essere avviato in pazienti di sesso femminile, a meno che non sia stata esclusa la gravidanza. Fare riferimento anche alle informazioni professionali su lenalidomide.

Sulla base del meccanismo d'azione di tafasitamab, nei neonati non può essere esclusa l'immunotossicità, in particolare la possibilità di deplezione dei linfociti B. Si raccomanda alle donne in età fertile di usare misure contraccettive efficaci durante il trattamento con tafasitamab e per almeno 3 mesi dopo la fine del trattamento.

Gravidanza

Tafasitamab viene sommistrato in concomitanza con lenalidomide per un massimo di 12 cicli. Lenalidomide può provocare danni embrio-fetali ed è controindicato durante la gravidanza e nelle donne in età fertile, a meno che non siano soddisfatte tutte le condizioni del programma di prevenzione della gravidanza di lenalidominide.

Non ci sono dati disponibili relativi all'uso di tafasitamab nelle donne in gravidanza. Non sono stati effettuati studi di tossicità riproduttiva e dello sviluppo sugli animali con tafasitamab. È tuttavia noto che le IgG oltrepassano la barriera placentare e tafasitamab può dunque causare deplezione dei linfociti B del feto in base al suo meccanismo d'azione. In caso di esposizione durante la gravidanza, i neonati devono essere monitorati per l'insorgenza di deplezione dei linfociti B e le vaccinazioni con vaccini contenenti virus vivi devono essere posticipate fino a quando la conta dei linfociti B del lattante non si sia ristabilita.

È importante che MINJUVI non venga somministrato durante la gravidanza, a meno che il trattamento con tafasitamab non sia necessario a causa delle condizioni cliniche della donna in gravidanza.

Allattamento

Non è noto se tafasitamab venga escreto nel latte materno umano. Tuttavia è noto che le IgG sono escrete nel latte materno umano. A causa di possibili reazioni avverse nei neonati allattati al seno correlate a tafasitamab, le madri devono essere avvisate di non allattare durante il trattamento con tafasitamab e per almeno 3 mesi dopo l'ultima dose di tafasitamab.

Fertilità

Non sono stati effettuati studi specifici per valutare i potenziali effetti di tafasitamab sulla fertilità. Tuttavia, in uno studio di tossicità a dosi ripetute sugli animali non è stato osservato alcun effetto avverso sugli organi riproduttivi maschili e femminili.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

MINJUVI influisce in modo trascurabile sulla capacità di guidare veicoli e di utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza

Complessivamente, oltre 1000 pazienti sono stati esposti a tafasitamab nell'ambito del programma di sviluppo clinico di MINJUVI, sia in monoterapia, sia in concomitanza con altri medicamenti. Gli effetti indesiderati descritti nella presente rubrica sono stati individuati nel corso del trattamento di 693 pazienti con tumori maligni a linfociti B che hanno ricevuto almeno una dose di tafasitamab, inclusi 81 pazienti con DLBCL recidivato o refrattario non idonei a trapianto autologo di cellule staminali, nello studio registrativo MOR208C203 (LMIND), in cui tafasitamab è stato somministrato in associazione con lenalidomide, nonché 327 pazienti con LF o linfoma della zona marginale (LZM) R/R dello studio registrativo INCMOR 0208-301 (inMIND) in cui tafasitamab è stato somministrato in associazione con lenalidomide e rituximab.

Eventi indesiderati gravi si sono verificati nel 45,7% dei pazienti con tumori maligni a linfociti B che hanno ricevuto tafasitamab. Eventi indesiderati gravi (osservati nel ≥3% dei pazienti con tumori maligni a linfociti B) sono stati: polmonite (8,4 %), COVID-19 (4,9 %), neutropenia febbrile (4,0%) e polmonite associata a COVID-19 (3,3%). Eventi indesiderati fatali si sono verificati nel 6,8% dei pazienti con tumori maligni a linfociti B che hanno ricevuto tafasitamab; i più comuni sono stati infezioni ed infestazioni (3,9%).

La sospensione permanente di tafasitamab a causa di un evento indesiderato si è verificata nel 16% dei pazienti. Gli effetti indesiderati più comuni che hanno portato alla sospensione permanente di tafasitamab sono stati infezioni ed infestazioni (6,6%), disturbi generali e anomalie nella sede di somministrazione (1,9%), patologie del sistema emolinfopoietico (1,6%) e patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche (1,0%).

Riassunto del profilo di sicurezza d'uso del medicamento nel linfoma diffuso a grandi cellule B

Gli effetti indesiderati più comuni sono stati: infezioni (73%), neutropenia (51%), astenia (40%), anemia (36%), diarrea (36%), trombocitopenia (31%), tosse (26%), edema periferico (24%), piressia (24%), perdita di appetito (22%).

Gli effetti indesiderati gravi più comuni sono stati: infezione (26%), tra cui polmonite (7%) e neutropenia febbrile (6%).

Tafasitamab è stato sospeso permanentemente a causa di un effetto indesiderato nel 15% dei pazienti. Gli effetti indesiderati più comuni che hanno richiesto la sospensione permanente di tafasitamab sono stati: infezioni e infestazioni (5%), patologie del sistema nervoso (2,5%) e patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche (2,5%).

La frequenza delle modifiche o delle interruzioni della dose a causa di effetti indesiderati è stata del 65%. Gli effetti indesiderati più comuni che hanno richiesto l'interruzione del trattamento con tafasitamab sono state le patologie del sistema emolinfopoietico (41%).

Riassunto del profilo di sicurezza d'uso del medicamento nel linfoma follicolare

Nello studio inMIND, gli effetti indesiderati più comuni sono stati: infezioni (68%), tra cui infezioni virali (41%) e infezioni batteriche (27%); neutropenia (57%), diarrea (37,6%), eruzione cutanea (36,4%), astenia (34,9%), costipazione (27,5%), piressia (19%), trombocitopenia (17%), anemia (17%), reazione a infusione (15,9%), prurito (15,6%), dolore addominale (11,9%), polmonite (11,6%) e cefalea (10,4%).

Gli effetti indesiderati gravi più comuni sono stati: infezioni (26%), tra cui infezioni virali (13%) e infezioni batteriche (6%); neutropenia febbrile (2,8%) e piressia (1,8%).

Il trattamento con tafasitamab è stato sospeso permanentemente a causa di un effetto indesiderato nel 7,3% dei pazienti. Gli effetti indesiderati più comuni che hanno richiesto la sospensione permanente del trattamento con tafasitamab sono stati: infezioni virali (2,4%), reazioni correlate a infusione (0,9%) e piressia (0,9%).

La frequenza delle modifiche o delle interruzioni della dose di tafasitamab a causa di effetti indesiderati è stata del 67,9%. Gli effetti indesiderati più comuni che hanno richiesto l'interruzione del trattamento con tafasitamab sono stati neutropenia (38,8%) e infezioni virali (23,9%).

Gli effetti indesiderati osservati e le frequenze derivate dall'analisi aggregata dei pazienti con tumori maligni a linfociti B che hanno ricevuto tafasitamab sono elencati di seguito. Le frequenze degli effetti indesiderati si basano sulla frequenza degli eventi indesiderati dovuti a qualsiasi causa, ovvero una percentuale di eventi indesiderati può avere altre cause rispetto al medicinale in oggetto, come la malattia, altri medicinali o cause non correlate.

Gli effetti indesiderati sono elencati in base alla classificazione sistemica organica MedDRA e alla frequenza, secondo la seguente convenzione:

«molto comune» (≥1/10),

«comune» (≥1/100, <1/10),

«non comune» (≥1/1000, <1/100),

«raro» (≥1/10 000, <1/1000),

«molto raro» (<1/10 000).

«Frequenza non nota» (non può essere definita sulla base dei dati disponibili)

All'interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di frequenza decrescente.

Infezioni ed infestazioni

Molto comune: Infezioni batteriche, virali e fungine+ (46,6 %), comprese infezioni viralia (31,6 %), infezioni battericheb (27,4 %), polmonite (12,1 %) o altre infezioni opportunistiche con esiti fatali (ad es. aspergillosi broncopolmonare, bronchite e infezione delle vie urinarie)

Comune: Sepsi

Tumori benigni, maligni e non specificati (cisti e polipi compresi)

Non comune: Carcinoma basocellulare

Patologie del sistema emolinfopoietico

Molto comune: Neutropeniac (57,3%)+, anemia e (26,6%)+, trombocitopeniad (25,7%)+ e leucopenia (12,6%)+

Comune: Neutropenia febbrile+ e linfopenia

Disturbi del sistema immunitario

Comune: Ipogammaglobulinemia, proteina C-reattiva aumentata

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Molto comune: Ipokaliemia (12,4%), appetito ridotto (15,0%)

Comune: Ipomagnesiemia, perdita ponderale, ipocalcemia

Non comune: Sindrome da lisi tumorale

Patologie del sistema nervoso

Molto comune: Cefalea (11,4%)

Comune: Parestesia, disgeusia

Frequenza non nota: Leucoencefalopatia multifocale progressiva

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Molto comune: Tosse (19,0%), dispnea (10,0%)

Comune: Congestione nasale, e esacerbazione della malattia polmonare ostruttiva cronica

Patologie gastrointestinali

Molto comune: Diarrea (34,2%), nausea (24,0%), stipsi (25,3%), vomito (11,8%), dolore addominalef (15,6 %)

Patologie epatobiliari

Comune: Transaminasi aumentate (ALT o AST), gamma-glutamiltransferasi aumentata e iperbilirubinemia

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Molto comune: Eruzione cutanea (15,0%)g, prurito (10,1%)

Comune: Alopecia, iperidrosi, eritema

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Molto comune: Spasmi muscolari (11,1%), dolore dorsale (10,8%)

Comune: Dolore agli arti ed artralgia

Non comune: Dolore muscoloscheletrico

Patologie renali ed urinarie

Comune: Creatinina ematica aumentata

Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione

Molto comune: Asteniah (38,0%), edema periferico (11,1%) e piressia (19,8%)

Comune: Brividi, infiammazione della mucosa

Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura

Molto comune: Reazione correlata all'infusione (11,5%)+

+ Ulteriori informazioni su tale reazione avversa sono riportate nel testo di seguito

a Include i termini MedDRA relativi al concetto medico di infezione virale.

b Include i termini MedDRA relativi al concetto medico di infezione batterica.

c Include neutropenia e diminuzione della conta dei neutrofili.

d Include trombocitopenia e diminuzione della conta piastrinica.

e Include: anemia ed ematocrito diminuito.

f Include: dolore addominale, fastidio addominale, dolore addominale basso, dolore addominale alto e dolore gastrointestinale.

g Include: eruzione cutanea, eruzione eritematosa, eruzione maculopapulare, eruzione cutanea papulare, esantema pruriginoso, eruzione pustolosa, eruzione vescicolare e orticaria.

h Include: astenia, malessere e affaticamento.

Descrizione di effetti indesiderati specifici e informazioni supplementari

Gli effetti indesiderati specifici sono descritti per gli studi registrativi MOR208C203 (L-MIND) e INCMOR0208-301 (inMIND).

Mielosoppressione

Il trattamento con tafasitamab può causare mielosoppressione grave o severa, incluse neutropenia, trombocitopenia ed anemia (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). Nello studio MOR208C203 (L-MIND), la neutropenia si è verificata nel 49,4% dei pazienti trattati con tafasitamab e lenalidomide. Gli effetti indesiderati ematologici e del sistema linfatico di Grado 3 o superiore si sono verificati nel 55,6% dei pazienti e hanno incluso: neutropenia (48,1%), trombocitopenia (16%), neutropenia febbrile (12,3%), leucopenia (9,9%) ed anemia (7,4%). Gli effetti indesiderati ematologici e del sistema linfatico di Grado 4 si sono verificati nel 30,9% dei pazienti e hanno incluso: neutropenia (agranulocitosi compresa), trombocitopenia, neutropenia febbrile e leucopenia.

Quando i pazienti dello studio MOR208C203 sono passati da tafasitamab in concomitanza con lenalidomide, nella fase di terapia combinata, al solo tafasitamab, nella fase di monoterapia prolungata, le incidenze degli effetti ematologici e del sistema linfatico sono state inferiori di almeno il 20% per neutropenia, anemia e trombocitopenia; non sono stati segnalati casi di neutropenia febbrile con tafasitamab in monoterapia.

Nello studio INCMOR0208-301, la mielosoppressione (vale a dire: neutropenia, neutropenia febbrile, trombocitopenia, leucopenia, linfopenia o anemia) si è verificata nel 63,3% dei pazienti trattati con tafasitamab, lenalidomide e rituximab (gruppo tafasitamab). Gli effetti indesiderati ematologici di Grado 4 includevano: neutropenia, trombocitopenia e neutropenia febbrile. La mielosoppressione ha richiesto l'interruzione del trattamento con tafasitamab nel 42,8% dei casi e la sospensione permanente del trattamento con tafasitamab nel 1,5% dei casi.

Infezioni

Durante e dopo il trattamento con tafasitamab possono verificarsi infezioni batteriche, fungine e infezioni virali (nuove o riattivazioni) (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). Nello studio MOR208C203 (L-MIND) si sono verificate infezioni nel 72,8% dei pazienti trattati con tafasitamab e lenalidomide. Le infezioni di Grado 3 o superiore si sono verificate nel 35,8% dei pazienti trattati con tafasitamab e lenalidomide. Le infezioni di Grado 3 o superiore più frequentemente segnalate sono state: infezione polmonare (9,9%), sepsi (incluse sepsi da Klebsiella, sepsi neutropenica, sepsi da streptococco (4,9%); infezione delle vie respiratorie superiori e inferiori, infezione delle vie urinarie (2,5%). Il decesso in seguito a un'infezione è stato dichiarato in 2,5% dei pazienti nei 30 giorni successivi all'ultimo trattamento.

Nello studio INCMOR0208-301, sono state riscontrate infezioni nel 52,3% dei pazienti del gruppo trattato con tafasitamab (tafasitamab, lenalidomide e rituximab). Infezioni virali si sono verificate nel 41,3% dei pazienti del gruppo trattato con tafasitamab. Infezioni batteriche si sono verificate nel 27,2% dei pazienti del gruppo trattato con tafasitamab. L'incidenza di infezioni virali di Grado 3 o 4 è stata del 11,6% nel gruppo trattato con tafasitamab. L'incidenza di infezioni batteriche di Grado 3 o 4 è stata del 7,6% nel gruppo trattato con tafasitamab. Le infezioni sono state fatali in 3 pazienti del gruppo trattato con tafasitamab (due casi di COVID-19 e un caso di sepsi).

Il tempo mediano di insorgenza di un'infezione di grado ≥3 è stato di 10 giorni (2-311 giorni).

Le raccomandazioni relative alla gestione delle infezioni sono riportate nella rubrica «Avvertenze e misure precauzionali».

Reazioni correlate all'infusione

Nello studio MOR208C203 (L-MIND) si sono verificate reazioni correlate all'infusione nel 6,2 % dei pazienti. Di queste reazioni, l'ottanta percento si è verificato durante il ciclo 1 o 2 e tutte erano di Grado 1 e si sono risolte durante il giorno di insorgenza. Nello studio INCMOR 0208-301, le reazioni correlate a infusione si sono verificate nel 15,9% dei pazienti nel gruppo trattato con tafasitamab (tafasitamab, lenalidomide e rituximab). Nel gruppo trattato con tafasitamab, le reazioni correlate all'infusione si sono verificate nel 15,3% dei pazienti durante il ciclo 1, nel 1,3% dei pazienti durante il ciclo 2 e nello 0,3% dei pazienti durante il ciclo 3. I sintomi includevano: brividi, rossore, dispnea e ipertensione (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Immunogenicità

L'immunogenicità di tafasitamab non è ancora stata interamente caratterizzata.

La determinazione della formazione di anticorpi dipende altamente dalla sensibilità e dalla specificità dei saggi. Inoltre, l'incidenza osservata della positività degli anticorpi (compresi gli anticorpi neutralizzanti) in un saggio può essere influenzata da numerosi fattori; in particolare, dalla metodologia del saggio, dalla manipolazione dei campioni, dal momento di prelievo del campione, dai medicinali concomitanti e dalla malattia pregressa. Per questi motivi, il confronto dell'incidenza di anticorpi anti-tafasitamab con l'incidenza di anticorpi contro altri medicinali può essere fuorviante.

Dopo il trattamento con tafasitamab, nello studio inMIND è stato osservato lo sviluppo di anticorpi anti-tafasitamab nello 0,9% (3/327) dei pazienti con LF. Considerata la bassa incidenza degli anticorpi anti-farmaco (AAF), non è noto l'effetto di questi anticorpi su farmacocinetica, farmacodinamica, sicurezza d'uso ed efficacia dei prodotti a base di tafasitamab.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

In caso di sovradosaggio, i pazienti devono essere attentamente monitorati per l'eventuale comparsa di segni o sintomi di reazioni avverse e devono essere somministrate terapie di supporto come appropriato.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

L01FX12

Meccanismo d'azione

Tafasitamab è un anticorpo monoclonale potenziato nel frammento Fc avente come bersaglio l'antigene CD19 espresso sulla superficie di linfociti pre-B e B maturi.

Al momento del legame con CD19, tafasitamab media la lisi dei linfociti B attraverso:

  • coinvolgimento delle cellule immunitarie effettrici quali le cellule natural killer, le cellule γδ T e i fagociti
  • induzione diretta di morte cellulare (apoptosi)

La modifica del frammento Fc comporta il potenziamento della citotossicità cellulare anticorpo-dipendente e della fagocitosi cellulare anticorpo-dipendente.

Tafasitamab in combinazione con lenalidomide ha provocato un aumento della citotossicità in vitro più importante degli effetti di uno solo dei due agenti.

Farmacodinamica

Tafasitamab ha provocato una rapida riduzione della conta dei linfociti B nel sangue periferico. Nei pazienti con DLBCL recidivato o refrattario,. nello studio MOR208C203 (L-MIND), la riduzione rispetto alla conta dei linfociti B al basale ha raggiunto il 97% dopo otto giorni di trattamento. La massima riduzione della conta dei linfociti B a circa il 100% (mediana) è stata raggiunta entro 16 settimane di trattamento.

Nei pazienti con linfoma follicolare recidivato o refrattario, i linfociti B circolanti hanno raggiunto livelli non rilevabili al giorno 8 dopo la somministrazione della dose raccomandata di tafasitamab nei pazienti che presentavano livelli rilevabili di linfociti B all'inizio del trattamento. La deplezione è stata mantenuta per tutta la durata del trattamento.

Sebbene la deplezione dei linfociti B nel sangue periferico sia un effetto farmadinamico misurabile, non è direttamente correlata alla deplezione dei linfociti B negli organi solidi o nei tessuti maligni.

Efficacia clinica

DLBCL recidivato o refrattario

Tafasitamab in combinazione con lenalidomide seguiti da tafasitamab in monoterapia è stato valutato nell'ambito dello studio MOR208C203 (L-MIND), uno studio multicentrico in aperto, a braccio singolo. Questo studio è stato condotto in pazienti adulti con DLBCL recidivato o refrattario dopo 1-3 precedenti terapie sistemiche per il trattamento del DLBCL, che al momento della sperimentazione non erano candidati alla chemioterapia ad alto dosaggio seguita da ASCT. Uno dei trattamenti sistemici precedenti doveva aver incluso una terapia anti-CD20. Lo studio ha escluso pazienti con severa compromissione epatica (bilirubina sierica totale > 3 mg/dL) e pazienti con compromissione renale (CrCL < 60 mL/min) nonché pazienti con anamnesi o evidenze di patologia clinicamente significativa del sistema cardiovascolare, dell'SNC e/o di altra patologia sistemica.

Anche i pazienti con anamnesi nota di DLBCL «double/triple-hit» sono stati esclusi dallo studio.

Lenalidomide aumenta il rischio di eventi trombo-embolici in pazienti ad alto rischio di trombosi; pertanto, dallo studio sono stati esclusi anche i pazienti con anamnesi o ad alto rischio di eventi trombo-embolici che non erano disposti a/in grado di sottoporsi a profilassi antitrombonica per tutto il periodo di trattamento.

Per i primi tre cicli, i pazienti hanno ricevuto 12 mg/kg di tafasitamab tramite infusione nei giorni 1, 8, 15 e 22 di ciascun ciclo di 28 giorni, più una dose di carico nel giorno 4 del ciclo 1. Successivamente, tafasitamab è stato somministrato nei giorni 1 e 15 di ciascuno ciclo fino a progressione della malattia. Una premedicazione che includeva antipiretici, bloccanti dei ricettori H1 e H2 dell'istamina e glococorticosteroidi è stata somministrata dai 30 ai 120 minuti prima delle prime tre infusioni di tafasitamab.

I pazienti si sono autosomministrati 25 mg di lenalidomide al giorno nei giorni da 1 a 21 di ciascun ciclo di 28 giorni, fino a un massimo di 12 cicli.

Un totale di 81 pazienti è stato arruolato nello studio. L'età mediana era di 72 anni (intervallo: da 41 a 86 anni); l'89% era di etnia caucasica e il 54% di sesso maschile. Il numero mediano di trattamenti precedenti era due (intervallo: da 1 a 4), con 40 pazienti (49,4%) che avevano ricevuto un trattamento precedente e 35 pazienti (43,2%) che avevano ricevuto 2 precedenti linee di trattamento. Cinque pazienti (6,2%) avevano ricevuto 3 linee di trattamento precedenti e 1 paziente (1,2%) aveva ricevuto 4 linee di trattamento precedente. Tutti i pazienti avevano ricevuto un trattamento precedente a base di anti-CD20. Otto pazienti avevano una diagnosi di DLBCL trasformato da linfoma di basso grado. Quindici pazienti (18,5%) presentavano malattia refrattaria primaria (vale a dire hanno presentato una risposta inferiore a una risposta parziale al trattamento di prima linea o una recidiva/progressione della malattia nei 6 mesi a partire dalla fine del trattamento di prima linea), 36 (44,4%) erano refrattari alla loro ultima terapia precedente e 34 (42,0%) erano refrattari a rituximab. Nove pazienti (11,1%) avevano già ricevuto ASCT. I motivi principali per cui i pazienti (serie completa di analisi) non erano candidati all'ASCT includevano: età (45,7%), refrattarietà alla chemioterapia di salvataggio (23,5%), comorbidità (13,6%) e rifiuto di chemioterapia ad alto dosaggio/ASTC (16,0%). Un paziente ha ricevuto tafasitamab ma non lenalidomide. I restanti 80 pazienti hanno ricevuto almeno una dose di tafasitamab e lenalidomide. Tutti i pazienti arruolati nello studio L-MIND presentavano una diagnosi di DLBCL appurata mediante esame dell'anatomia patologica locale. Tuttavia, l'esame dell'anatomia patologica centrale non ha consentito di confermare la presenza di DLBCL in 10 pazienti. La durata mediana dell'esposizione al trattamento era di 9,2 mesi (intervallo: 0,23-78,45 mesi). Trentadue (39,5%) pazienti hanno completato 12 cicli di trattamento con tafasitamab. Trenta (37,0%) pazienti hanno completato 12 cicli di trattamento con lenalidomide.

La valutazione dell'efficacia a era basata sul migliore tasso di risposta obiettiva (ORR), definito come la percentuale di pazienti con risposta completa e parziale, nonché sulla durata della risposta (DoR), valutata dal Comitato di revisione indipendente, in accordo con i criteri rivisti nel 2007 dall'International Working Group (IWG). Altri endpoint di efficacia includevano la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS).

I principali risultati di efficacia sono riepilogati nella Tabella 3.

Tabella 3: Risultati di efficacia in pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B recidivato o refrattario nello studio MOR208C203 (L-MIND); giorno di cut-off dei dati 14 novembre 2022

Parametro di efficacia

Tafasitamab + lenalidomide

(n = 81 [ITT]*)

Endpoint primario

 

Miglior tasso di risposta obiettiva (secondo il Comitato di revisione indipendente)

Tasso di risposta globale, n (%)

(IC al 95%)

46 (56,8)

(45,3; 67,8)a

Tasso di risposta completa, n (%)

(IC al 95%)

33 (40,7)

(29,9; 52,2)

Tasso di risposta parziale, n (%)

(IC al 95%)

13 (16,0)

(8,8; 25,9)a

Endpoint secondario

 

Durata complessiva della risposta (risposta completa + parziale)a

Mediana, mesi

(IC al 95%)

NR

(33,8, NR)

Sopravvivenza libera da progressionea

 

Mediana, mesi

(IC al 95%)

11,6

(5,7 – 45,7)

Sopravvivenza globalea

 

Mediana, mesi

(IC al 95%)

31,6

(18,3, NR)

ITT = intention-to-treat; NR = non raggiunto

*Un paziente ha ricevuto tafasitamab in monoterapia

IC: intervallo di confidenza esatto per distribuzione binomiale utilizzando il metodo di Clopper Pearson

a Stime secondo Kaplan Meier

Tra gli otto pazienti che avevano un DLBCL trasformato da un precedente linfoma indolente, sette pazienti hanno avuto una risposta obiettiva (due pazienti una risposta completa, cinque pazienti una risposta parziale) e un paziente ha avuto una malattia stabile come risposta migliore al trattamento con tafasitamab + lenalidomide.

LF recidivato o refrattario dopo almeno una linea di trattamento sistemico

L'efficacia di tafasitamab in associazione con lenalidomide e rituximab in pazienti con linfoma follicolare recidivato o refrattario è stata valutata in uno studio di fase III randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo (inMIND; INCMOR 0208-301).

I pazienti idonei erano adulti di età pari o superiore a 18 anni con linfoma follicolare di grado 1-3a confermato istologicamente, la cui malattia era in recidiva o refrattaria dopo almeno una linea di trattamento sistemico comprendente una terapia anti-CD20. Lo studio non includeva pazienti con linfoma con coinvolgimento del SNC o che erano stati sottoposti a GCSH.

In totale, 548 pazienti con linfoma follicolare R/R sono stati randomizzati in rapporto 1:1 per ricevere tafasitamab più lenalidomide e rituximab o un placebo più lenalidomide e rituximab per un periodo fino a 12 cicli di 28 giorni. La randomizzazione è stata stratificata in base alla progressione della malattia nei 24 mesi successivi alla diagnosi iniziale (POD24) (sì o no), alla refrattarietà al precedente trattamento con anticorpi anti-CD20 (sì o no) e al numero di linee di trattamento precedenti (< 2 o ≥2).

La somministrazione in ciascun braccio di trattamento era la seguente:

  • Tafasitamab 12 mg/kg per via endovenosa (ai giorni 1, 8, 15 e 22 dei cicli 1-3 e ai giorni 1 e 15 dei cicli 4-12) e lenalidomide 20 mg per via orale una volta al giorno (ai giorni 1-21 dei cicli 1-12) in associazione con rituximab 375 mg/m² per via endovenosa (ai giorni 1, 8, 15 e 22 del ciclo 1 e al giorno 1 dei cicli 2-5).
  • Placebo per via endovenosa (ai giorni 1, 8, 15 e 22 dei cicli 1-3 e ai giorni 1 e 15 dei cicli 4-12) e lenalidomide 20 mg per via orale una volta al giorno (ai giorni 1-21 dei cicli 1-12) in associazione con rituximab 375 mg/m² per via endovenosa (ai giorni 1, 8, 15 e 22 del ciclo 1 e al giorno 1 dei cicli 2-5).

I dati demografici e le caratteristiche della malattia al momento dell'inclusione erano complessivamente ben bilanciati tra i due gruppi di trattamento. Tra i 548 pazienti con LF R/R inclusi nello studio inMIND, l'età mediana era di 64 anni (range 31-88 anni), il 54,6% erano di sesso maschile e il 79,9% erano di etnia bianca. Il tempo mediano dalla diagnosi iniziale era di 5,3 anni. Più della metà dei partecipanti (53,6%) presentava un LF di Grado 2 al momento dell'inclusione nello studio e il 56,8% presentava una malattia in stadio IV secondo la classificazione di Ann Arbor. Circa la metà dei pazienti (52,4%) presentava una malattia ad alto rischio secondo il punteggio FLIPI e la maggioranza dei pazienti (82,8%) soddisfaceva almeno un criterio GELF relativo a un elevato carico tumorale.

La maggioranza dei pazienti (54,7%) aveva ricevuto 1 linea di trattamento antitumorale sistemico precedente e il resto dei pazienti aveva ricevuto 2 o più linee; il numero mediano di trattamenti precedenti era pari a 1 (range: 1-10), 209 pazienti (38,1%) erano refrattari al trattamento precedente, il 34,3% era refrattario agli AcM anti-CD20 e il 31,6% presentava una progressione della malattia entro 24 mesi (POD24).

L'endpoint primario di efficacia era la sopravvivenza libera da progressione (PFS), valutata dallo sperimentatore nella popolazione LF, definita come il tempo trascorso dalla randomizzazione alla prima progressione documentata della malattia o al decesso per qualsiasi causa, a seconda di quale evento si verificasse per primo. Gli endpoint secondari includevano il tasso di PET-CR per INV nella popolazione con LF FDG-positivao, definito come risposta metabolica completa in qualsiasi momento dall'inizio del trattamento, nonché la sopravvivenza globale nella popolazione con LF. Al momento dell'analisi primaria, la sopravvivenza globale non era stata raggiunta in nessuno dei due bracci di trattamento. Il numero totale di decessi era pari a 38: 15 decessi (5,5%) nel gruppo trattato con tafasitamab e 23 decessi (8,4%) nel gruppo trattato con placebo. La durata mediana del follow-up della PFSera di 14,3 mesi (IC al 95%: 11,8, 15) nel gruppo tafasitamab e di 14,1 mesi (IC al 95%: 11,5, 15) nel gruppo placebo.

I risultati di efficacia sono riassunti nella Tabella 5.

Tabella 5: Risultati di efficacia nello studio INCMOR 0208-301 (inMIND)

Endpoint

Tafasitamab in associazione con lenalidomide e rituximab

(N = 273)

Placebo in associazione con lenalidomide e rituximab

(N = 275)

Sopravvivenza libera da progressionea, b

Pazienti che hanno manifestato un evento, n (%)

75 (27,5)

131 (47,6)

PFS mediana (mesi)

(IC al 95%)c

22,4

(19,2, NV)

13,9

(11,5, 16,4)

Hazard ratiod (IC al 95%)

0,43 (0,32, 0,58)

p-value

< 0,0001

Pazienti sottoposti a tomografia a emissione di positroni (PET) FDG-positiva all'inclusionea

(N = 251)

(N = 254)

Tasso di PET-CR (IC al 95%)e, f

49,4 (43,1, 55,8)

39,8 (33,7, 46,1)

Odds ratio (IC al 95%)

1,5 (1,04, 2,13)

p-value

0,0286

IC = intervallo di confidenza; NV = non valutabile.

a Valutato dallo sperimentatore

b Secondo i criteri di risposta di Cheson 2014

c IC bilaterali al 95% basati sul metodo di Brookmeyer e Crowley.

d Hazard ratio basato sul modello di rischi proporzionali stratificato di Cox.

e Il tasso di PET-CR era definito come la proporzione di pazienti nella popolazione LF che hanno ottenuto una risposta metabolica completa (CMR) in qualsiasi momento dopo l'inizio del trattamento secondo la classificazione di Lugano, tra i pazienti con PET positiva all'inclusione. I pazienti senza una valutazione PET post-basale o che non hanno ottenuto una CMR sono stati classificati come non responder CR.

f IC al 95% basati sul metodo di Clopper-Pearson.

Farmacocinetica

Assorbimento

Le concentrazioni sieriche minime medie di tafasitamab (± deviazione standard) sono state pari a 177 (± 66) µg/mL durante le somministrazioni settimanali per via endovenosa di 12 mg/kg dei cicli 1-3. Nel corso della somministrazione ogni 14 giorni dni cicli 4-6, le concentrazioni sieriche minime medie sono state pari a 166 (± 75) μg/mL. Le concentrazioni sieriche massime medie di tafasitamab sono state pari a 491 (± 128) μg/mL.

Distribuzione

Il volume totale di distribuzione allo stato stazionario di tafasitamab è stato di 6,7 litri.

Metabolismo

L'esatta via metabolica di tafasitamab non è stata caratterizzata. Trattandosi di un anticorpo monoclonale IgG umano, si prevede che tafasitamab venga degradato in piccoli peptidi e amminoacidi tramite vie cataboliche allo stesso modo delle IgG endogene.

Eliminazione

La clearance di tafasitamab è stata di 0,48 L/die e l'emivita di eliminazione terminale è stata di 11,3 giorni. In seguito alle osservazioni a lungo termine, si è scoperto che la clearance di tafasitamab diminuiva nel tempo fino a 0,19 L/die dopo due anni.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Il peso corporeo (40-163 kg) ha un effetto significativo sulla farmacocinetica di tafasitamab, con una clearance e un previsto volume di distribuzione più elevato con un peso corporeo più elevato. Non si sono riscontrate differenze clinicamente rilevanti nella farmacocinetica di tafasitamab in funzione di età (16-90 anni), sesso, compromissione renale da lieve a moderata (CrCL 30-89 mL/min calcolata mediante l'equazione di Cockcroft-Gault) e compromissione epatica lieve (bilirubina totale ≤ ULN e AST > ULN, o bilirubina totale da 1 a 1,5 volte l'ULN e qualsiasi valore di AST). L'effetto della compromissione renale severa o della compromissione renale di stadio terminale (CrCL < 30 mL/min), della comprimissione epatica da moderata a severa (bilirubina totale > 1,5 volte ULN e qualsiasi valore di AST) e della razza/origine etnica sulla farmacocinetica di tafasitamab non è noto.

Dati preclinici

I dati preclinici non rilevano rischi particolari per l'uomo.

Tafasitamab ha mostrato di essere altamente specifico per l'antigene CD19 sulla superficie dei linfociti B. Gli studi di tossicità a seguito di somministrazione per via endovenosa a scimmie cynomolgus non hanno dimostrato nessun altro effetto, se non la prevista deplezione farmacologica dei linfociti B nel sangue periferico e nei tessuti linfoidi. Questi cambiamenti vengono annullati dopo la cessazione del trattamento.

Genotossicità

Non sono stati effettuati studi di genotossicità con tafasitamab.

Cancerogenicità

Non sono stati effettuati studi di cancerogenicità con tafasitamab.

Tossicità per la riproduzione

Non sono stati effettuati studi di tossicità per la riproduzione e lo sviluppo, né studi di fertilità con tafasitamab.

In uno studio di tossicità generale per somministrazione ripetuta di 13 settimane su scimmie cynomolgus, non è stato riscontrato nessun effetto indesiderato sugli organi riproduttivi maschili e femminili con dosi fino a 100 mg/kg/settimana (circa 8 volte il livello di esposizione nell'uomo dopo l'AUC alla dose clinica di 12 mg/kg/settimana).

Altre indicazioni

Incompatibilità

Questo medicamento non può essere somministrato in combinazione con altri medicamenti riportati sotto «Indicazioni per la manipolazione».

Non sono state riscontrate incompatibilità con i materiali di infusione standard.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Stabilità dopo l'apertura

Soluzione ricostituita (prima della diluizione)

Questo preparato non contiene conservanti.

Una volta ricostituito non è più possibile conservare il preparato. La stabilità chimico-fisica durante l'uso è stata dimostrata per un massimo di 30 giorni a una temperatura di 2-8 °C oppure per un massimo di 24 ore a una temperatura di 25 °C. Per ragioni microbiologiche, il preparato pronto all'uso dovrebbe essere utilizzato immediatamente dopo la ricostituzione. Qualora ciò non sia possibile, i tempi e le condizioni di conservazione prima dell'uso sono di responsabilità dell'utilizzatore e generalmente non devono superare le 24 ore a una temperatura di 2 - 8°C, a meno che la ricostituzione non sia avvenuta in condizioni asettiche controllate e validate.

Non congelare o agitare.

Soluzione diluita (soluzione per infusione)

Una volta diluito non è più possibile conservare il preparato per infusione. La stabilità chimico-fisica durante l'uso è stata dimostrata per 14 giorni a una temperatura di 2-8 °C, quindi per 24 ore a una temperatura massima di 25 °C. Per ragioni microbiologiche, il preparato pronto all'uso dovrebbe essere utilizzato immediatamente dopo la diluizione. Qualora ciò non sia possibile, i tempi e le condizioni di conservazione prima dell'uso sono di responsabilità dell'utilizzatore e generalmente non devono superare le 24 ore a una temperatura di 2-8°C, a meno che la diluizione/ricostituzione non sia avvenuta in condizioni asettiche controllate e validate

Non congelare o agitare.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare in frigorifero (2-8°C).

Conservare il contenitore nella scatola originale per proteggere il contenuto dalla luce.

Tenere fuori dalla portata dei bambini.

Indicazioni per la manipolazione

MINJUVI è fornito in flaconcini sterili, senza conservanti, monouso. MINJUVI deve essere ricostituito e diluito prima dell'infusione endovenosa.

Utilizzare tecniche asettiche appropriate per la ricostruzione e la diluizione.

Istruzioni per la ricostituzione

  • Determinare la dose di tafasitamab in base al peso del paziente moltiplicando 12 mg per il peso (in kg) del paziente. Calcolare quindi il numero di flaconcini di tafasitamab necessari (ogni flaconcino contiene 200 mg di tafasitamab).
  • Utilizzando una siringa sterile, aggiungere delicatamente 5,0 mL di acqua sterile per preparati iniettabili in ciascun flaconcino di tafasitamab. Dirigere il getto verso le pareti di ogni flaconcino e non direttamente sulla polvere liofilizzata.
  • Muovere delicatamente il flaconcino di soluzione ricostituita per favorire la dissoluzione della polvere liofilizzata. Non scuotere o agitare energicamente. Non rimuovere il contenuto fino a quando tutta la polvere si sia disciolta completamente. La polvere liofilizzata deve sciogliersi entro 5 minuti.
  • La soluzione ricostituita deve apparire come una soluzione da incolore a leggermente gialla. Prima di procedere, ispezionare visivamente per assicurarsi che non vi sia la presenza di particelle o alterazioni del colore. Gettare il/i flaconcino/i se la soluzione è torbida, presenta alterazioni del colore o contiene particelle visibili.

Istruzioni per la diluizione

  • Utilizzare una sacca per infusione contenente 250 mL di soluzione iniettabile di sodio cloruro 9 mg/mL (0,9%).
  • Calcolare il volume totale necessario di soluzione ricostituita di 40 mg/mL di tafasitamab. Prelevare dalla sacca per infusione un volume equivalente e gettarlo.
  • Aspirare il volume totale calcolato (in mL) di soluzione ricostituita di tafasitamab dal/i flaconcino/i aggiungendolo lentamente alla sacca per infusione di sodio cloruro 9 mg/ml (0,9%). Eliminare qualsiasi quantità non utilizzata di tafasitamab rimanente nel flaconcino.
  • La concentrazione finale della soluzione diluita deve essere compresa tra 2 mg/mL e 8 mg/mL di tafasitamab.
  • Miscelare delicatamente la sacca per infusione capovolgendola lentamente. Non agitare.

Tutto il medicinale non utilizzato o scartato deve essere smaltito in conformità alle normative locali vigenti.

Numero dell'omologazione

68083 (Swissmedic)

Titolare dell’omologazione

Incyte Biosciences International Sàrl, 1110 Morges

Stato dell'informazione

Ottobre 2025

3051012/01/2026