PANADOL Extra cpr pell
Haleon Schweiz AG
Informazione professionale approvata da Swissmedic
Panadol Extra, compressa rivestita con film
Composizione
Principi attivi
Paracetamolo, caffeina
Sostanze ausiliarie
Compressa rivestita con film:
Amido pregelatinizzato, povidone K25, calcio carbonato, crospovidone, acido alginico, magnesio stearato, cellulosa microcristallina; rivestimento: titanio diossido (E171), ipromellosa, macrogoli 400, polisorbato 80, cera carnauba.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
1 compressa rivestita con film contiene: paracetamolo 500 mg, caffeina 65 mg.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Trattamento a breve termine della cefalea da lieve a moderata.
Posologia/Impiego
Adulti (oltre i 40 kg di peso corporeo)
Non superare la dose giornaliera massima indicata di seguito.
Il peso corporeo minimo dei pazienti di età superiore a 18 anni deve essere rispettato.
Per evitare il rischio di sovradosaggio è necessario di assicurare che gli altri medicamenti assunti in concomitanza non contengano paracetamolo.
Un sovradosaggio può causare danni epatici molto gravi.
Si deve utilizzare sempre la dose efficace più bassa per la durata più breve possibile.
Rispettare un intervallo di almeno 4-6 ore tra le singole dosi.
Prendere da 1 a 2 compresse rivestite con film, secondo il bisogno.
La dose giornaliera massima è di 8 compresse rivestite con film nell'arco delle 24 ore (= 4 g di paracetamolo, 520 mg di caffeina).
Prendere Panadol Extra compresse rivestite con film dopo un pasto con sufficiente liquido.
Bambini e adolescenti sotto i 18 anni
Panadol Extra non è adatto a bambini e adolescenti.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con disturbi della funzionalità epatica
Nei pazienti con una malattia epatica cronica o attiva compensata, soprattutto in caso di insufficienza epatocellulare da lieve a moderata, alcolismo cronico, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, la dose giornaliera per gli adulti non deve essere superiore a 2 g di paracetamolo (vedi anche «Avvertenze e misure precauzionali»).
Panadol Extra è controindicato nei pazienti con disturbi gravi della funzionalità epatica (vedi «Controindicazioni»).
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
Nei pazienti con disturbi della funzionalità renale, l'intervallo minimo di assunzione deve essere adeguato in base alla tabella seguente:
Clearance della creatinina | Intervallo posologico |
|---|---|
Cl ≥50 ml/min | 4 ore |
Cl 30-50 ml/min | 6 ore |
Controindicazioni
- Ipersensibilità ai principi attivi paracetamolo e caffeina e alle sostanze affini (per es. propacetamolo o xantina) o a uno qualsiasi degli eccipienti secondo la composizione
- Disturbi gravi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o epatopatia attiva scompensata
- Disturbi gravi della funzionalità renale (clearance della creatinina <30 ml/min)
- Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht).
Avvertenze e misure precauzionali
Nei casi seguenti è necessario un consulto medico prima di iniziare il trattamento:
- insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min, disturbi gravi della funzionalità renale, vedi «Controindicazioni»)
- insufficienza epatica da lieve a moderata
- carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (può causare anemia emolitica)
- uso contemporaneo di medicamenti potenzialmente epatotossici o induttori di enzimi epatici
- anoressia, bulimia, cachessia, malnutrizione cronica, carenza alimentare, sepsi (basse riserve di glutatione epatico). Sono stati segnalati disturbi della funzionalità epatica/insufficienza epatica in pazienti con ridotte riserve di glutatione
- Disidratazione, ipovolemia.
Dosaggi più elevati di quelli raccomandati comportano il rischio di un danno epatico molto grave. La pancreatite acuta conseguente all'assunzione di paracetamolo è stata segnalata di solito insieme a disfunzione epatica ed epatotossicità.
I sintomi clinici di un danno epatico possono essere rilevati generalmente 1 o 2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Un danno epatico massimo può essere osservato generalmente dopo 3 o 4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il più presto possibile (vedi «Posologia eccessiva»).
In casi molto rari, il paracetamolo può scatenare reazioni cutanee gravi (quali la sindrome di Stevens-Johnson (SJS), la necrolisi epidermica tossica (TEN) o la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP)), che possono essere fatali. I pazienti devono essere informati dei sintomi delle reazioni cutanee gravi, e l'uso del medicamento deve essere interrotto al primo manifestarsi di reazioni cutanee o altri segni di ipersensibilità.
Prestare attenzione in caso di consumo eccessivo di alcol. L'alcol può aumentare l'epatotossicità del paracetamolo, soprattutto in caso di concomitante carenza alimentare. In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può causare un danno epatico.
È necessario avvertire il paziente che gli analgesici non devono essere assunti costantemente per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica. In presenza di dolori persistenti sono necessari accertamenti medici.
Il paziente deve essere informato che in caso di assunzione cronica di analgesici può insorgere cefalea, che può indurre a ripetere l'assunzione di analgesici e, quindi, a far persistere la cefalea (cosiddetto mal di testa da analgesici).
L'assunzione prolungata di analgesici, specialmente quando si associano diversi principi attivi analgesici, può provocare danni renali permanenti con rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).
Nei pazienti con esaurimento delle riserve di glutatione, per es. in corso di setticemia, l'uso di paracetamolo può aumentare il rischio di acidosi metabolica.
Sono stati segnalati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato (HAGMA, high anion gap metabolic acidosis) dovuti ad acidosi pyroglutamica in pazienti con malattie gravi, quali compromissione renale severa e sepsi, o in pazienti con malnutrizione o altre fonti di carenza di glutatione (ad es. alcolismo cronico), che sono stati con paracetamolo a dose terapeutica per un periodo prolungato o con un’associazione di paracetamolo e flucloxacillina.
Se si sospetta HAGMA a causa di acidosi piroglutamica, si raccomanda l’immediata interruzione di paracetamolo e un attento monitoraggio. La misurazione dell’acido pyroglutammico (5‑ossoprolina) urinaria può essere utile per identificare l’acidosi piroglutamica come causa sottostante di HAGMA in pazienti con molteplici fattori di rischio.
Il consumo eccessivo di caffeina sotto forma di caffè, tè e bevande in lattina contenenti caffeina deve essere evitato durante l'assunzione di Panadol Extra.
A causa del potenziale aritmogenico della caffeina, si raccomanda particolare cautela nei pazienti con aritmie e/o palpitazioni.
Interazioni
Paracetamolo:
- Induttori enzimatici quali fenobarbitale, fenitoina, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (Isoniazide, INH) e rifampicina aumentano l'epatotossicità del paracetamolo.
- Alcol (vedi «Avvertenze e misure precauzionali»).
- Medicamenti che rallentano lo svuotamento gastrico (per es. propantelina) abbassano la velocità di assorbimento.
- Medicamenti che accelerano lo svuotamento gastrico (per es. metoclopramide) aumentano la velocità di assorbimento.
- Cloramfenicolo: il paracetamolo prolunga l'emivita di eliminazione del cloramfenicolo di 5 volte.
- Clorzoxazone: la somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzoxazone aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze.
- Zidovudina: la somministrazione contemporanea di zidovudina e paracetamolo aumenta la probabilità di insorgenza di neutropenia.
- Salicilamide: la salicilamide prolunga l'emivita di eliminazione del paracetamolo e aumenta la quantità di metaboliti epatotossici.
- Probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo con l'acido glucuronico, facendo diminuire la clearance del paracetamolo. In caso di assunzione concomitante si deve ridurre la dose di paracetamolo.
- La colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo.
- L'assunzione giornaliera protratta di paracetamolo può incrementare l'effetto anticoagulante della warfarina e di altri derivati cumarinici, aumentando il rischio di emorragie. Le assunzioni occasionali non hanno un effetto significativo.
- Flucloxacillina: Si deve usare cautela quando paracetamolo è usato in concomitanza con flucloxacillina in quanto l’assunzione concomitante è stata associata ad acidosi metabolica con gap anionico elevato a causa di acidosi piroglutamica, in particolare in pazienti con fattori di rischio (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).
Caffeina:
- Riduzione dell'effetto dei sedativi come barbiturici e antistaminici.
- Riduzione dell'eliminazione della teofillina.
- Effetto sinergico contro gli effetti tachicardici per es. di simpaticomimetici, tiroxina.
- Aumento dell'eliminazione del litio. L'uso concomitante, pertanto, non è consigliato.
- Aumento del potenziale di dipendenza da sostanze del tipo efedrina.
- I contraccettivi orali, la cimetidina e il disulfiram riducono la degradazione della caffeina nel fegato; i barbiturici e il fumo la accelerano.
- La somministrazione concomitante di inibitori della girasi, tipo acido chinolonecarbossilico, può ritardare l'eliminazione della caffeina e del suo prodotto di degradazione paraxantina.
Gravidanza/Allattamento
Panadol Extra non deve essere utilizzato durante la gravidanza, a meno che ciò non sia inequivocabilmente necessario. Si raccommanda cautela nell'uso di Panadol Extra durante l'allattamento. Il trattamento durante la gravidanza e l'allattamento non deve essere eseguito senza il parere di un medico.
Gravidanza
Paracetamolo:
Gli studi epidemiologici sullo sviluppo neurologico dei bambini esposti al paracetamolo in utero non evidenziano risultati chiari. Il rischio di danni funzionali e d'organo, di malformazioni e di disturbi dell'adattamento in caso di assunzione di paracetamolo in gravidanza al dosaggio corretto è attualmente considerato basso. Non sono disponibili studi controllati su donne in gravidanza. Gli studi sperimentali sugli animali non evidenziano alcuna tossicità per la riproduzione (cfr. «Dati preclinici»).
Caffeina:
In esperimenti con dosi elevate effettuati sugli animali (vedi «Dati preclinici»), la caffeina ha mostrato effetti indesiderati (come anomalie dello scheletro, disturbi della crescita) sui feti, ma non ci sono studi controllati nelle donne in gravidanza.
Studi epidemiologici sull'influenza del consumo di caffè sulla gravidanza non hanno mostrato alcuna correlazione con la frequenza di anomalie congenite con un'assunzione giornaliera di circa 10 mg/kg di caffeina.
Tuttavia, ci sono prove da studi epidemiologici che indicano un aumento del rischio di aborto spontaneo durante la gravidanza associato al consumo di 200 mg o più di caffeina.
Non sono disponibili studi controllati con la combinazione, né sugli animali né sugli esseri umani.
Allattamento
Il paracetamolo e la caffeina passano nel latte materno e attraversano la barriera placentare (vedi «Farmacocinetica»). La concentrazione di paracetamolo nel latte materno è simile alla concentrazione momentanea nel plasma della madre.
Paracetamolo: Sono stati riferiti casi di eruzione cutanea nei neonati allattati al seno. Tuttavia, non sono note conseguenze negative permanenti per il lattante.
Caffeina: Durante l'allattamento, il benessere e il comportamento del neonato può essere influenzato dalla caffeina ingerita tramite il latte materno.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Non sono stati effettuati studi in merito. Le esperienze pluriennali con la combinazione di principi attivi alla posologia raccomandata non hanno evidenziato influssi negativi sulla capacità di reazione.
Effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati devono essere classificati secondo la classificazione sistemica organica MedDRA e la frequenza secondo la seguente convenzione:
molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1000), molto raro (<1/10'000), non nota (non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
Classe sistemico-organica | Frequenza |
|---|---|
Patologie del sistema emolinfopoietico | |
Trombocitopenia allergica (talvolta con formazione di ematomi e sanguinamenti), leucopenia, agranulocitosi, pancitopenia, neutropenia, anemia emolitica | Raro |
Disturbi del sistema immunitario | |
Anafilassi, reazioni allergiche quali l'edema di Quincke (angioedema), dispnea, broncospasmo, sudorazione improvvisa, nausea, ipotensione arteriosa fino allo shock | Raro |
Una piccola parte (5-10%) dei pazienti con asma indotta da acido acetilsalicilico o altre manifestazioni di una cosiddetta intolleranza all'acido acetilsalicilico può reagire in modo analogo anche al paracetamolo (asma da analgesici) | Raro |
Disturbi del metabolismo e della nutrizione | |
Acidosi metabolica con gap anionico elevato: In pazienti con fattori di rischio che utilizzano paracetamolo sono stati osservati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutamica (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi pazienti l’acidosi piroglutamica può manifestarsi come conseguenza di bassi livelli di glutatione. | Non nota |
Patologie del sistema nervoso | |
Insonnia, irrequietezza interna, cefalea | Raro |
Vertigini | In singoli casi |
Patologie cardiache | |
Tachicardia | In singoli casi |
Patologie gastrointestinali | |
Flatulenza, diarrea, vomito | Non comune |
Patologie epatobiliari | |
Vedi «Avvertenze e misure precauzionali» e «Posologia eccessiva» | |
Aumento dei valori delle transaminasi epatiche | Raro |
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | |
Reazioni cutanee eritematose e orticarioidi, eritemi cutanei | Non comune |
Sono stati riportati casi di gravi reazioni cutanee come la necrolisi epidermica tossica (TEN, sindrome di Lyell), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP). | Molto raro |
L'assunzione concomitante di ulteriore caffeina, per es. attraverso il cibo, può aumentare i potenziali effetti indesiderati della caffeina, quali insonnia, irrequietezza, ansia, irritabilità, cefalea, fastidi gastrointestinali e tachicardia.
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
In caso di sovradosaggio è necessaria un'immediata assistenza medica, anche in assenza di sintomi - principalmente, a causa della tossicità del paracetamolo.
Il trattamento necessario si basa sulla misura d'intossicazione da paracetamolo.
Paracetamolo:
Dopo assunzione orale di 7,5-10 g di paracetamolo negli adulti, e di 140-200 mg/kg di peso corporeo nei bambini (già a basse dosi nei pazienti predisposti, per es. in quelli con elevato consumo di alcol o riduzione delle riserve di glutatione in presenza di carenza alimentare) si sviluppano manifestazioni acute di intossicazione a carico di cellule epatiche e cellule tubulari renali sotto forma di necrosi cellulari potenzialmente letali. La pancreatite acuta è stata segnalata, di solito insieme a disfunzione epatica ed epatotossicità.
Concentrazioni plasmatiche >200 µg/ml dopo 4 h, >100 µg/ml dopo 8 h, >50 µg/ml dopo 12 h e >30 µg/ml dopo 15 h portano a danni epatici con decorso letale per coma epatico. L'epatotossicità è direttamente correlata alla concentrazione plasmatica.
Le prime manifestazioni dei sintomi clinici di un danno epatico sono in genere rilevabili dopo 1 o 2 giorni e raggiungono il massimo dopo 3 o 4 giorni.
Sintomi
1° fase (1° giorno): nausea, vomito, dolori addominali, inappetenza, malessere generalizzato, pallore, sudorazione.
2° fase (2° giorno): miglioramento soggettivo, ingrossamento epatico, aumento dei valori delle transaminasi (AST, ALT), aumento dei valori di bilirubina, aumento del tempo di tromboplastina, aumento della lattato-deidrogenasi
3° fase (3° giorno): valori delle transaminasi (AST, ALT) molto elevati, ittero, ipoglicemia, coma epatico
Terapia
Al solo sospetto di intossicazione deve essere immediatamente istituita una terapia efficace che comprenda le misure seguenti:
- lavanda gastrica (ha senso solo entro le prime 1-2 ore), seguita dalla somministrazione di carbone attivo
- somministrazione orale di N-acetilcisteina o metionina. In situazioni in cui la somministrazione orale di un antidoto non è possibile o lo è solo in maniera limitata (per es. a causa di vomito violento, offuscamento della coscienza), si può ricorrere alla somministrazione per via endovenosa, possibilmente entro 8 h. La N‑acetilcisteina può offrire ancora un certo grado di protezione dopo 16 h
- misurare la concentrazione di paracetamolo nel plasma (non prima di 4 h dopo l'assunzione).
I test epatici devono essere eseguiti all'inizio del trattamento e poi ripetuti ogni 24 h. Nella maggior parte dei casi, le transaminasi epatiche si normalizzano dopo 1 o 2 settimane con ripristino completo della funzione epatica. Nei casi molto gravi, può tuttavia rendersi necessario un trapianto di fegato.
Informazioni dettagliate sulla terapia possono essere richieste a Tox Info Suisse.
Caffeina:
La comparsa di sintomi clinicamente significativi di sovradosaggio di caffeina in relazione all'assunzione di Panadol Extra è, a causa della quantità assunta, associate a una grave tossicità epatica (causata dal paracetamolo; terapia, vedi sopra).
Concentrazioni plasmatiche di circa 15-20 µg di caffeina/ml possono causare reazioni tossiche.
Sintomi
Dolore allo stomaco, vomito, palpitazioni o aritmie, delirium, diuresi, disidratazione e stimolazione del SNC (insonnia, irrequietezza, nervosismo, tremore e crampi).
Terapia
Oltre alle misure di prevenzione dell'assorbimento (emesi, lavaggio), il trattamento di sovradosaggio di caffeina dipende dai sintomi. Sintomi nervosi centrali e convulsioni dovute al sovradosaggio di caffeina possono essere trattati con benzodiazepine; la tachicardia sopraventricolare può essere trattata con beta-bloccanti.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
N02BE51
Meccanismo d'azione
Paracetamolo:
Il paracetamolo è un analgesico e antipiretico con effetto centrale e periferico. Il meccanismo d'azione non è stato interamente chiarito.
Per l'effetto analgesico è dimostrato che l'inibizione centrale della sintesi delle prostaglandine è più potente di quella periferica. L'effetto antipiretico si basa sull'inibizione dell'azione dei pirogeni endogeni sul centro termoregolatore ipotalamico. Il paracetamolo non mostra alcun effetto antiflogistico marcato e non esercita alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.
Caffeina:
La caffeina è un derivato della xantina.
Ci sono indicazioni che la caffeina, in combinazione con il paracetamolo, aumenti l'effetto analgesico di paracetamolo nella cefalea. Il meccanismo d'azione esatto non è stato ancora chiarito.
La caffeina induce una costrizione dei vasi sanguigni cerebrali. La caffeina agisce principalmente come antagonista dei recettori dell'adenosina, riducendo l'effetto inibitorio dell'adenosina nel SNC.
La caffeina stessa non ha alcun potenziale analgesico.
Farmacodinamica
Nessun dato supplementare.
Efficacia clinica
Nessun dato supplementare.
Farmacocinetica
Assorbimento
Sia il paracetamolo, sia la caffeina vengono assorbiti velocemente e completamente per via orale. Dopo la somministrazione di 2 compresse rivestite con film di Panadol Extra, le concentrazioni plasmatiche massime di circa 15,3 µg/ml per il paracetamolo o di circa 3,55 µg/ml per la caffeina si raggiungono in media dopo circa 60 min.
Distribuzione
Il paracetamolo viene distribuito quasi uniformemente nella maggior parte dei fluidi corporei. Alle dosi terapeutiche di paracetamolo, il legame proteico è di circa 10%, mentre a dosi più elevate fino al 50%. Il volume di distribuzione di paracetamolo è circa 1 l/kg.
Il volume di distribuzione e il legame proteico plasmatico della caffeina sono di 0,6 l/kg e <50%. La caffeina è distribuita in tutti i fluidi corporei. Il paracetamolo e la caffeina attraversano la barriera placentare e passano nel latte materno.
Metabolismo
Il paracetamolo viene principalmente metabolizzato (enzimaticamente) per coniugazione nel fegato. Dopo somministrazione orale di 1 g, il 50-60% viene escreto come glucuronide, il 25-35% come solfato e fino al 5% come paracetamolo immodificato nelle urine. In piccole quantità, i metaboliti tossici, come p-amminofenolo e N-acetil-p-benzochinonimina, sono prodotti mediante idrossilazione. I metaboliti tossici vengono legati ed eliminati da glutatione e cisteina.
La caffeina è metabolizzata quasi completamente nel fegato tramite ossidazione e demetilazione.
Eliminazione
L'eliminazione è principalmente per via renale; nell'urina si rilevano solo piccole quantità di paracetamolo (2-5%) e caffeina immodificati. L'emivita delle dosi terapeutiche negli adulti è di 1-3 ore per il paracetamolo e circa 4 ore per la caffeina. Fino al 98% della dose di paracetamolo assunta viene escreta nelle urine entro 24 ore, oltre 80% in forma coniugata come glucuronide e solfato.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Paracetamolo:
Disturbi della funzionalità epatica
L'emivita plasmatica nei pazienti con insufficienza epatica lieve è praticamente immodificata. Nei pazienti con insufficienza epatica grave risulta tuttavia notevolmente aumentata.
Negli studi clinici con paracetamolo orale, è stata dimostrata una moderata compromissione del metabolismo del paracetamolo sulla base del rilievo di concentrazioni plasmatiche di paracetamolo aumentate e di un prolungamento della sua emivita in pazienti con epatopatia cronica (compresi pazienti con cirrosi epatica alcolica). Tuttavia, non è stato osservato un accumulo significativo di paracetamolo. La prolungata emivita plasmatica del paracetamolo è stata correlata a una riduzione della capacità di sintesi epatica. Per questo motivo, in pazienti con patologie epatiche, il paracetamolo va usato con cautela, limitandone la dose giornaliera massima di paracetamolo negli adulti a 2 grammi. Il paracetamolo è controindicato in presenza di epatopatia attiva scompensata, soprattutto in caso di epatite alcolica (a causa dell'induzione del CYP2E1 che fa aumentare la formazione di metaboliti epatotossici del paracetamolo).
Disturbi della funzionalità renale
In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina pari a 10-30 ml/min), nei monopreparati a base di paracetamolo, l'eliminazione del paracetamolo subisce un rallentamento di minore entità, e l'emivita di eliminazione varia tra 2 e 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei solfoconiugati nei pazienti con insufficienza renale grave è 3 volte più lenta che nei sogetti sani. In questa popolazione, nei monopreparati a base di paracetamolo, non è però necessario alcun aggiustamento della dose, poiché i glucuronidi e i solfoconiugati non sono tossici. Nonostante ciò, nel caso in cui si usi il paracetamolo in pazienti con insufficienza renale (clearance della creatinina ≤50 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra le singole somministrazioni conformemente alle raccomandazioni posologiche (vedi «Posologia / impiego»).
Panadol Extra (combinazione fissa) è controindicato in caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina <30 ml/min).
Nei pazienti in emodialisi, l'emivita può essere ridotta del 40-50% dopo la somministrazione di dosi terapeutiche di paracetamolo.
Pazienti anziani
Nei pazienti anziani, l'emivita può essere prolungata ed essere associata a una riduzione della clearance dei medicamenti. In genere non è necessario alcun aggiustamento della dose.
Dati preclinici
Paracetamolo
Dosi acute molto elevate di paracetamolo sono epatotossiche.
In diverse sperimentazioni è stato rilevato un potenziale genotossico. Si tratta però di un dato da relativizzare, perché dipendente dalla dose. A causa dei presunti meccanismi che causerebbero questi effetti, si può supporre che con dosi inferiori a determinati valori soglia non si manifestino effetti genotossici, sebbene in caso di una riduzione delle riserve di glutatione siano possibili valori soglia più bassi. Tuttavia, i valori soglia a partire dai quali è stato dimostrato un effetto genotossico nelle sperimentazioni sugli animali si situano chiaramente in un intervallo di dosi tossico, capace di causare danni a fegato e al midollo osseo. Inoltre, le dosi non epatotossiche (fino a 300 mg/kg nel ratto e 1000 mg/kg nel topo) non sono cancerogene. in pratica si può quindi escludere che dosi terapeutiche abbiano un effetto genotossico o cancerogeno.
Gli studi tossicologici non hanno mostrato effetti sulla funzione riproduttiva e nessun effetto teratogeno in animali trattati con paracetamolo.
La somministrazione ripetuta di dosi elevate (epatotossiche) di paracetamolo ha causato atrofia testicolare nel topo e nel ratto. La somministrazione ripetuta di dosi molto elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) in ratti maschi ha provocato una riduzione della fertilità (riduzione della libido, delle prestazioni sessuali e della motilità degli spermatozoi).
Caffeina
Non ci sono evidenze sufficienti di effetti cancerogeni della caffeina nell'uomo o negli animali, e la sostanza non è stata classificata come cancerogena per l'uomo. La caffeina non è risultata cancerogena dopo somministrazione a lungo termine tramite acqua potabile in dosi fino a 102 mg/kg/giorno nei ratti maschi, e fino a 170 mg/kg/giorno nei ratti femmine, né dopo la somministrazione tramite mangime nei topi di dosi fino a 55 mg/kg/giorno.
In alcuni studi in vitro è stato riscontrato che la caffeina esercita effetti mutageni a concentrazioni elevate. La sostanza ha anche potenziato l'effetto genotossico di mutageni noti, e ha aumentato la presenza di micronuclei nei topi con carenza di folati.
Tuttavia, la caffeina da sola non ha indotto aberrazioni cromosomiche nelle cellule dei mammiferi, non si è dimostrata mutagena a concentrazioni non citotossiche nel test HGPRT in vitro, né clastogena nel test del micronucleo in vivo.
La maggior parte delle prove indica che la caffeina non è teratogena per l'uomo, e non ha effetti nell'uomo sulla riproduzione o sullo sviluppo nel consueto intervallo di esposizione. In studi su animali è stato dimostrato che la caffeina, dopo la somministrazione negli animali a dosi da 25 a 250 mg/kg/giorno, dosi che superano di gran lunga quelle assunte dall'uomo, ha effetti sullo sviluppo ed effetti teratogeni, compresi i più comuni difetti delle falangi (inclusa l'ectrodattilia), il riassorbimento e la palatoschisi.
Altre indicazioni
Influenza su metodi diagnostici
Il paracetamolo può alterare le misurazioni della glicemia, nel caso venga usato il metodo della glucosio ossidasi. Il paracetamolo può essere responsabile anche dell'apparente aumento dell'uricemia, qualora la si determini con il metodo della riduzione dell'acido fosfotungstico. La caffeina può interferire con la determinazione dell'acido urico, della bilirubina e dell'acido vanillico-mandelico.
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Conservare a temperatura ambiente (15-25°C).
Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
56279 (Swissmedic).
Titolare dell’omologazione
Haleon Schweiz AG, Risch.
Stato dell'informazione
Settembre 2025
11556 — 11/02/2026