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DAFALGAN Direct cpr orodisp 500 mg

UPSA Switzerland AG

Informazione professionale approvata da Swissmedic

Dafalgan Direct®, compresse orodispersibili

UPSA Switzerland AG

Composizione

Principi attivi

Paracetamolo.

Sostanze ausiliarie

Etilcellulosa, acido citrico anidro, sodio bicarbonato, 30,5 mg di sorbitolo (E 420), sodio carbonato anidro, 105,8 - 109,2 mg di saccarosio, maltodestrina, 2,2 - 5,6 mg di glucosio, crospovidone, 25 mg di sodio benzoato (E 211), 4,8 mg di aspartame (E 951), acesulfame potassico, aroma di arancia,sostanze ausiliarie per compressa orodispersibile.

Una compressa orodispersibile da 500 mg contiene 39 mg di sodio.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Compresse orodispersibili da 500 mg di paracetamolo.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Trattamento dei dolori di intensità da lieve a moderata (cefalea, mal di denti, dolori articolari e legamentosi, mal di schiena, dolori mestruali, dolori da trauma, dolori da raffreddamento).

Trattamento sintomatico della febbre.

Posologia/Impiego

Non si deve superare la dose massima giornaliera di 4'000 mg di paracetamolo. La dose giornaliera massima per i bambini di età compresa fra i 9 e i 12 anni è di 2'000 mg. Ai bambini di età inferiore a 9 anni vanno somministrati dosaggi inferiori (vedere tabella), ai quali ci si deve attenere rigorosamente.

Per evitare il rischio di sovradosaggio è necessario assicurare che gli altri medicamenti assunti in concomitanza non contengano paracetamolo.

Nei bambini fino a 12 anni di età, la durata massima d'uso continuato senza consulto medico è di 3 giorni.

Compresse orodispersibili da 500 mg

Nei bambini (<12 anni) la dose deve essere determinata in base al peso corporeo. Nei pazienti >12 anni di età si deve considerare il peso corporeo minimo.

Peso corporeo
(età)

Dose singola raccomandata

Dose giornaliera massima

30-40 kg
(9-12 anni di età)

400-600 mg
= 1 cpr. per somministrazione

2 g
= 4 compresse

>40 kg
(>12 anni di età e adulti)

500-1'000 mg
= 1-2 cpr. per somministrazione

4 g
= 8 compresse

Tra le dosi singole si deve rispettare un intervallo di 4-8 ore (adulti) o di 6-8 ore (bambini).

La compressa orodispersibile è una forma farmaceutica che si scioglie rapidamente a contatto con la saliva. La compressa orodispersibile viene posta sulla lingua dove si dissolve per poi essere deglutita con la saliva.

Gruppi di pazienti speciali

Pazienti pediatrici

La dose massima giornaliera non deve superare i 75 mg/kg di peso corporeo. L'intervallo minimo tra le singole dosi è di 6-8 ore.

Pazienti anziani

Di solito non è necessario alcun aggiustamento del dosaggio (vedere «Farmacocinetica: cinetica di gruppi di pazienti speciali»). Tuttavia, occorre tenere conto dei fattori di rischio esistenti che si manifestano in parte nelle persone anziane e richiedono un aggiustamento del dosaggio.

Disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti con una malattia epatica attiva compensata o cronica, soprattutto in caso di insufficienza epatocellulare da lieve a moderata, alcolismo cronico, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, nonché in pazienti cachettici adulti, occorre ridurre la dose singola o prolungare l'intervallo di dose. La dose giornaliera non deve superare i 2 g (vedere anche «Avvertenze e misure precauzionali»).

Dafalgan Direct è controindicato in pazienti con un grave disturbo della funzionalità epatica (vedere «Controindicazioni»).

Disturbi della funzionalità renale

In pazienti con disturbi della funzionalità renale è necessario adeguare l'intervallo di assunzione minimo e ridurre la dose giornaliera massima in base alla tabella seguente.

Clearance della creatinina

Intervallo posologico

Dose giornaliera massima

cl 10-50 ml/min

6 ore

3000 mg al giorno

cl <10 ml/min

8 ore

2000 mg al giorno

Controindicazioni

  • Ipersensibilità al paracetamolo e a sostanze affini (ad es. propacetamolo) o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie indicate nella composizione (vedere «Composizione»).
  • Disturbi gravi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o epatopatia attiva scompensata.
  • Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht)

Avvertenze e misure precauzionali

Nei casi seguenti è necessario un consulto medico prima di iniziare il trattamento

  • Insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min, vedere «Posologia/Impiego»)
  • Insufficienza epatica da lieve a moderata (vedere «Posologia/Impiego»)
  • Carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può causare anemia emolitica)
  • Uso concomitante di medicamenti potenzialmente epatotossici o induttori di enzimi epatici
  • Anoressia, bulimia o cachessia; malnutrizione cronica; carenza alimentare, sepsi (basse riserve di glutatione epatico) (vedere «Posologia/Impiego»)
  • Disidratazione, ipovolemia

Dosaggi più elevati di quelli raccomandati comportano il rischio di un danno epatico molto grave. I sintomi clinici di un danno epatico possono essere rilevati generalmente 1 o 2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Un danno epatico massimo può essere osservato generalmente dopo 3-4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il più presto possibile (vedere «Posologia eccessiva»).

Sono stati riportati casi di acidosi metabolica con gap anionico aumentato (HAGMA) dovuta ad acidosi da acido pirrolidoncarbossilico (5-ossoprolina) in pazienti affetti da malattie gravi, come insufficienza renale grave e sepsi, o in pazienti con malnutrizione o altre cause di carenza di glutatione (ad esempio, alcolismo cronico) trattati con una dose terapeutica di paracetamolo per un periodo prolungato o con una combinazione di paracetamolo e flucloxacillina.

In caso di sospetta HAGMA dovuta ad acidosi da acido pirrolidoncarbossilico, si raccomanda la sospensione immediata del paracetamolo e un attento monitoraggio. La misurazione dell'acido pirrolidoncarbossilico (5-ossoprolina) nelle urine può essere utile per identificare questa acidosi come causa sottostante di HAGMA nei pazienti con molteplici fattori di rischio.

Se l'utilizzo di flucloxacillina prosegue dopo l'interruzione di paracetamolo è consigliabile assicurarsi che non vi siano segni di acidosi metabolica con gap anionico aumentato, in quanto sussiste la possibilità che la flucloxacillina mantenga il quadro patologico dell'acidosi metabolica con gap anionico aumentato (vedere capitolo «Interazioni»).

Il paracetamolo può scatenare reazioni cutanee gravi quali la pustolosi esantematica generalizzata acuta (AGEP), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e necrolisi epidermica tossica (TEN), che possono essere fatali. I pazienti devono essere informati dei sintomi delle reazioni cutanee gravi e l'uso del medicamento dev'essere interrotto al primo manifestarsi di reazioni cutanee o di altri segni di ipersensibilità.

Si sconsiglia il consumo di alcol durante il trattamento. L'alcol può aumentare l'epatotossicità del paracetamolo, in particolare in caso di concomitante carenza alimentare o malnutrizione. In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può provocare un danno epatico.

È necessario avvertire il paziente che gli analgesici non devono essere assunti costantemente per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica. In presenza di dolori persistenti sono necessari accertamenti medici.

Nel caso dei bambini, i genitori devono essere avvertiti che gli analgesici non devono essere assunti costantemente per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica e che nei bambini la presenza di febbre elevata o di un peggioramento delle condizioni di salute rende necessario un tempestivo consulto medico.

Quando gli analgesici vengono assunti per un lungo periodo di tempo (>3 mesi) in pazienti con cefalea cronica con una frequenza di ogni due giorni o maggiore, potrebbe verificarsi una cefalea o un peggioramento della cefalea preesistente. Le cefalee causate da un'assunzione eccessiva di analgesici non devono essere trattate aumentando la dose. In questi casi, l'assunzione di analgesici deve essere interrotta in consultazione con il medico.

L'assunzione prolungata di analgesici, specialmente quando si associano diversi principi attivi analgesici, può provocare danni renali permanenti con rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).

Nei pazienti con esaurimento delle riserve di glutatione, per es. in corso di setticemia, l'uso di paracetamolo può aumentare il rischio di acidosi metabolica.

Dolcificanti (aspartame, sorbitolo, saccarosio, glucosio)

Dafalgan Direct compresse orodispersibili

Le compresse orodispersibili di Dafalgan Direct contengono aspartame e devono pertanto essere utilizzate con cautela nelle persone che soffrono di fenilchetonuria. Non sono disponibili dati preclinici né clinici per valutare l'utilizzo nei bambini con meno di 12 settimane di vita.

Le compresse orodispersibili di Dafalgan Direct contengono sorbitolo. I pazienti con intolleranza ereditaria al fruttosio (HFI) non devono assumere/ricevere questo medicamento.

Le compresse orodispersibili di Dafalgan Direct contengono saccarosio e glucosio. I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al fruttosio/galattosio, malassorbimento di glucosio‑galattosio o insufficienza di sucrasi-isomaltasi non devono assumere questo medicamento. Il glucosio contenuto può essere dannoso per i denti.

Sodio

Una compressa orodispersibile di Dafalgan Direct contiene 39 mg di sodio, equivalenti al 2% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS, che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto.

Benzoato di sodio

Lcompresse orodispersibili di Dafalgan Direct contengono 21,0 mg di benzoato. Il benzoato può aumentare l'ittero (ingiallimento della pelle e degli occhi) nei neonati (fino a 4 settimane di vita). L'aumento dei livelli di bilirubina nel sangue dopo veicolazione della bilirubina ad opera dell'albumina può esacerbare l'ittero neonatale e determinare evoluzione a kernittero (depositi di bilirubina non coniugata nel tessuto cerebrale).

Interazioni

Gli induttori enzimatici quali fenobarbitale, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide, INH) e rifampicina aumentano l'epatotossicità del paracetamolo. È richiesta prudenza in caso di somministrazione concomitante di paracetamolo.

Fenitoina: in caso di assunzione concomitante, può verificarsi una ridotta efficacia del paracetamolo e, per via dell'aumento dei metaboliti tossici del paracetamolo, può aumentare il rischio di epatotossicità. I pazienti che ricevono una terapia con fenitoina dovrebbero evitare un'assunzione eccessiva e/o cronica di paracetamolo. I pazienti dovrebbero essere monitorati per evidenze di epatotossicità.

Alcol: vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali».

Le sostanze che rallentano lo svuotamento gastrico (per es. propantelina) abbassano la velocità di assorbimento.

Le sostanze che accelerano lo svuotamento gastrico (per es. metoclopramide) aumentano la velocità di assorbimento.

Cloramfenicolo: il paracetamolo prolunga l'emivita del cloramfenicolo di 5 volte.

Salicilammide: il salicilammide prolunga l'emivita del paracetamolo e aumenta la quantità di metaboliti epatotossici.

Clorzossazone: in caso di somministrazione concomitante di paracetamolo e di clorzossazone, aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze.

Zidovudina: con la somministrazione contemporanea di zidovudina e paracetamolo aumenta la probabilità di insorgenza di neutropenia.

Il Probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo con l'acido glucuronico facendo diminuire quasi della metà la clearance del paracetamolo. In caso di assunzione concomitante, si deve ridurre la dose di paracetamolo.

La colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo.

Anticoagulanti: l'assunzione giornaliera protratta di paracetamolo può incrementare l'effetto anticoagulante della warfarina e di altri derivati cumarinici, aumentando il rischio di emorragie. Durante l'assunzione concomitante, come anche per 1 settimana dopo la conclusione della terapia con paracetamolo, si dovrebbe monitorare più attentamente il valore di INR. Le assunzioni occasionali non hanno effetti significativi. Non sono disponibili dati sull'interazione del paracetamolo con i recenti anticoagulanti orali (dabigatran, rivaroxaban, apixaban).

Flucloxacillina: si deve usare cautela quando il paracetamolo viene usato contemporaneamente alla flucloxacillina, poiché l'uso concomitante è stato associato ad un aumento dell'acidosi metabolica con gap anionico dovuto all'acidosi dell'acido piroglutammico (5-oxoprolina), in particolare nei pazienti con fattori di rischio (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).

Interazioni con i test clinici

Il paracetamolo può interferire con la determinazione dell'acido urico nel sangue con il metodo dell'acido fosfotungstico.

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

Studi epidemiologici sul neurosviluppo nei bambini esposti al paracetamolo in utero mostrano risultati inconcludenti. ll rischio di danni funzionali e organici, malformazioni e disturbi dell'adattamento in seguito ad assunzione di paracetamolo in posologia corretta durante la gravidanza viene attualmente considerato minimo. Non sono disponibili studi controllati su donne in gravidanza con sovradosaggio di paracetamolo. Gli studi negli animali non hanno evidenziato alcuna tossicità riproduttiva (vedere «Dati preclinici»)

Se clinicamente necessario, è possibile assumere paracetamolo in gravidanza, tuttavia deve essere usato alla dose efficace più bassa per il minor tempo possibile e alla frequenza più bassa possibile.

Allattamento

Il paracetamolo passa nel latte materno. La concentrazione nel latte materno è simile alla concentrazione momentanea nel plasma della madre. Sono stati riferiti casi di eruzione cutanea nei neonati allattati al seno. Tuttavia, non sono note conseguenze dannose permanenti per il lattante. Nonostante l'assunzione di paracetamolo sia considerata compatibile con l'allattamento, è richiesta cautela nell'utilizzo di Dafalgan Direct durante l'allattamento.

Fertilità

Non sono disponibili dati clinici sulla fertilità. In studi su animali con paracetamolo, è stato riscontrato un effetto sulla fertilità (vedere «Dati preclinici»).

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Le esperienze pluriennali con il principio attivo alla posologia raccomandata non hanno evidenziato influssi negativi sulla capacità di reazione.

Effetti indesiderati

Dopo l'utilizzo di paracetamolo sono stati segnalati i seguenti effetti indesiderati.

Molto comune (≥1/10), comune (≥1/100, <1/10), non comune (≥1/1'000, <1/100), raro (≥1/10'000, <1/1'000), molto raro (<1/10'000), frequenza non nota (non può essere stimata dai dati disponibili).

Patologie del sistema emolinfopoietico

Raro: trombocitopenia, neutropenia, leucopenia, agranulocitosi, pancitopenia, anemia emolitica (in particolare in pazienti con carenza da G-6-PD).

Disturbi del sistema immunitario

Raro: reazione anafilattica (inclusa ipotensione), shock anafilattico, reazione di ipersensibilità; angioedema.

Una piccola parte (5-10%) dei pazienti con asma indotta da acido acetilsalicilico o altre manifestazioni di una cosiddetta intolleranza all'acido acetilsalicilico può reagire in modo analogo anche al paracetamolo (asma da analgesici).

Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche

Broncospasmo.

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Frequenza non nota: Acidosi metabolica con gap anionico aumentato (HAGMA)

Casi di acidosi metabolica con gap anionico aumentato dovuta ad acidosi piroglutammica (5-oxoprolina) sono stati osservati in pazienti con fattori di rischio che assumevano paracetamolo (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»). L'acidosi piroglutammica può verificarsi in questi pazienti a causa dei bassi livelli di glutatione.

Patologie gastrointestinali

Comune: vomito.

Frequenza non nota: diarrea, dolori addominali.

Patologie epatobiliari

Vedere le rubriche «Avvertenze e misure precauzionali» e «Posologia eccessiva».

Frequenza non nota: aumento degli enzimi epatici, colestasi, ittero.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Non comune: orticaria, eritema, eruzione cutanea.

Molto raro: pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), necrolisi epidermica tossica (TEN, sindrome di Lyell), sindrome di Stevens-Johnson (SJS).

Frequenza non nota: porpora, arrossamento, esantema fisso da farmaci.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

In caso di sovradosaggio, è necessario fornire assistenza medica immediata, anche in assenza di sintomi.

Dopo l'assunzione orale di 7,5-10 g di paracetamolo nell'adulto e di 140-200 mg/kg di peso corporeo nel bambino (già a basse dosi, soprattutto nei pazienti predisposti come per es. quelli con elevato consumo di alcol o riduzione della riserva di glutatione in presenza di carenza alimentare) si sviluppano manifestazioni acute di intossicazione a carico di cellule epatiche e cellule tubulari renali sotto forma di necrosi cellulare potenzialmente letali. Queste necrosi possono provocare insufficienza epatocellulare, acidosi metabolica (che in alcuni casi può derivare da acido lattico o da acido piroglutammico) ed encefalopatia che possono portare a coma e morte.

Concentrazioni plasmatiche >200 µg/ml dopo 4 h, >100 µg/ml dopo 8 h, >50 µg/ml dopo 12 h e >30 µg/ml dopo 15 h portano a danni epatici con decorso letale per coma epatico. L'epatotossicità è direttamente correlata alla concentrazione plasmatica.

Le prime manifestazioni dei sintomi clinici di un danno epatico sono in genere rilevabili dopo 1 o 2 giorni e raggiungono il massimo dopo 3 o 4 giorni.

Sintomi

1a fase (= 1° giorno): nausea, vomito, dolori addominali, inappetenza, malessere generalizzato, pallore, malessere, sudorazione.

2a fase (= 2° giorno): miglioramento soggettivo, ingrossamento epatico, aumento dei valori della transaminasi (AST, ALT), aumento dei valori di bilirubina, aumento del tempo di tromboplastina, aumento della lattato-deidrogenasi.

3a fase (= 3° giorno): valori delle transaminasi (AST, ALT) molto elevati, ittero, ipoglicemia, coma epatico.

In seguito a sovradosaggio di paracetamolo sono stati osservati i seguenti eventi:

  • necrosi epatica,
  • insufficienza renale acuta,
  • coagulazione intravasale disseminata,
  • casi sporadici di pancreatite acuta.

Terapia

Al solo sospetto di intossicazione deve essere immediatamente istituita una terapia efficace, che comprende le misure seguenti:

Lavanda gastrica (ha senso solo entro le prime 1-2 ore), seguita dalla somministrazione di carbone attivo. Somministrazione orale di N-acetilcisteina o metionina. In situazioni in cui la somministrazione orale di un antidoto non è possibile o lo è solo in maniera limitata (per es. a causa di vomito violento, offuscamento della coscienza), si può ricorrere alla somministrazione per via endovenosa, possibilmente entro 8 h. La N-acetilcisteina può ancora offrire un certo grado di protezione dopo 16 ore.

Misurare la concentrazione di paracetamolo nel plasma (non prima che siano trascorse 4 ore dall'assunzione).

All'inizio del trattamento si devono effettuare i test epatici, da ripetere a intervalli di 24 ore. Nella maggior parte dei casi le transaminasi epatiche si normalizzano dopo 1-2 settimane con recupero totale della funzionalità epatica. Tuttavia, in casi molto gravi può essere necessario un trapianto di fegato.

L'emodialisi o la dialisi peritoneale non mostrano un beneficio rilevante per l'eliminazione del paracetamolo.

Informazioni dettagliate sulla terapia possono essere richieste a Tox Info Suisse.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

N02BE01

Meccanismo d'azione

Il paracetamolo è un analgesico e antipiretico con effetto centrale e periferico.

Il meccanismo d'azione non è stato interamente chiarito.

Per l'effetto analgesico è dimostrato che l'inibizione centrale della sintesi delle prostaglandine è più potente di quella periferica. L'effetto antipiretico si basa su un'inibizione dell'azione dei pirogeni endogeni sul centro termoregolatore ipotalamico. Il paracetamolo non mostra alcun effetto antiflogistico marcato e non esercita alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.

Farmacodinamica

Nessuna indicazione.

Efficacia clinica

Nessuna indicazione.

Farmacocinetica

Assorbimento

L'assorbimento dopo la somministrazione orale è rapido (10-60 min. dopo l'assunzione), pressoché completo e dipendente dalla dose.

La velocità di assorbimento è direttamente correlata alla velocità di svuotamento gastrico. La concomitante assunzione di cibo ritarda l'assorbimento.

Dopo una singola somministrazione di una compressa orodispersibile di Dafalgan Direct (corrisponde a una singola dose orale di 500 mg di paracetamolo) è stata raggiunta una concentrazione plasmatica massima di 7,37 µg/ml (Cmax) in 0,84 ore (tmax).

Distribuzione

Il paracetamolo viene distribuito in egual misura nella maggior parte dei tessuti. Alla posologia terapeutica, il legame con le proteine plasmatiche è basso (5-13%), in caso di sovradosaggio raggiunge il 50%. Il paracetamolo si distribuisce rapidamente. Il volume di distribuzione è stimato a 1-2 l/kg di peso corporeo negli adulti e a 0,7‑1 l/kg di peso corporeo nei bambini.

Metabolismo

Il paracetamolo viene metabolizzato nel fegato ed è soggetto principalmente a due vie di biotrasformazione: coniugazione dell'acido glucuronico (60-80%) e coniugazione dell'acido solforico (20-40%), quest'ultimo è saturato rapidamente da dosi maggiori, entro il margine terapeutico.

Una saturazione della glucuronidazione si verifica solo se vengono assunte dosi superiori, epatotossiche.

Una piccola parte (meno del 4%) viene metabolizzata dal citocromo P450 in un intermedio reattivo (N-acetilbenzochinonimina) che nell'utilizzo normale viene detossificato dal glutatione ridotto ed escreto tramite le urine in seguito a coniugazione con la cisteina e l'acetilcisteina (acido mercapturico). Tuttavia, dopo un sovradosaggio massivo, la quantità dei metaboliti tossici risulta aumentata.

Eliminazione

Negli adulti, dopo 24 ore, circa il 90% della quantità assunta viene escreto per via renale principalmente come glucuronide (ca. 60%) e come coniugati del solfato (ca. 30%). Meno del 5% viene escreto immodificato per via renale. L'emivita plasmatica è di ca. 2,7 ore e la clearance corporea totale è di ca. 18 litri/ora. Il paracetamolo non viene escreto nella bile. Passa la placenta e viene escreto nel latte materno.

Farmacocinetica di gruppi di pazienti speciali

Disturbi della funzionalità epatica

L'emivita plasmatica nei pazienti con insufficienza epatica lieve è praticamente immodificata. In pazienti con insufficienza epatica grave risulta tuttavia notevolmente prolungata.

Negli studi clinici con paracetamolo orale, è stata dimostrata una moderata compromissione del metabolismo del paracetamolo sulla base del rilievo di concentrazioni plasmatiche di paracetamolo aumentate e di un prolungamento della sua emivita in pazienti con epatopatia cronica (compresi pazienti con cirrosi epatica alcolica). Tuttavia, non è stato osservato un accumulo significativo di paracetamolo. La prolungata emivita plasmatica del paracetamolo è stata correlata a una riduzione della capacità di sintesi epatica. Per questo motivo, in pazienti con patologie epatiche il paracetamolo va usato con cautela, limitandone la dose giornaliera massima a 2 g (vedere «Posologia/Impiego»). Il paracetamolo è controindicato in presenza di epatopatia attiva scompensata, soprattutto in caso di epatite alcolica (a causa dell'induzione del CYP2E1, che fa aumentare la formazione di metaboliti epatotossici del paracetamolo).

Disturbi della funzionalità renale

In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina pari a 10-30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo subisce un rallentamento di minore entità, e l'emivita di eliminazione varia da 2 a 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei solfoconiugati nei pazienti con insufficienza renale grave è 3 volte più lenta che nei soggetti sani. In questa popolazione non è però necessario alcun aggiustamento della dose, poiché i glucuronidi e i solfoconiugati non sono tossici. Nonostante ciò, nel caso in cui si usi il paracetamolo in pazienti con insufficienza renale moderata o grave (clearance della creatinina ≤50 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra le singole somministrazioni conformemente alle raccomandazioni posologiche (vedere «Posologia/Impiego»).

Nei pazienti sottoposti a emodialisi, dopo la somministrazione di dosi terapeutiche di paracetamolo l'emivita può essere ridotta del 40-50%.

Persone anziane

Nei pazienti anziani l'emivita può risultare prolungata ed essere associata a una riduzione della clearance del medicamento. In questo gruppo di persone in genere non è necessario alcun aggiustamento della dose.

Neonati, lattanti e bambini

I parametri farmacocinetici del paracetamolo osservati nei neonati e nei bambini sono simili a quelli degli adulti, ad eccezione dell'emivita plasmatica, che è di poco più breve (ca. 2 ore) che negli adulti. L'emivita plasmatica nei neonati è più lunga che nei lattanti (ca. 3,5 ore). I neonati, i lattanti e i bambini di età fino a 10 anni eliminano significativamente meno glucuronidi e una maggior quantità di solfoconiugati degli adulti. L'escrezione totale del paracetamolo e dei suoi metaboliti è identica ad ogni età.

Dati preclinici

Tossicità

Dosi acute molto elevate di paracetamolo sono epatotossiche.

Mutagenicità-cancerogenicità

In diverse sperimentazioni è stato rilevato un potenziale genotossico. Si tratta però di un dato da relativizzare, perché dipendente dalla dose. A causa dei presunti meccanismi che causerebbero questi effetti si può supporre che con dosi inferiori a determinati valori soglia non si manifestino effetti genotossici, sebbene in caso di una riduzione delle riserve di glutatione siano possibili valori soglia più bassi.

Tuttavia, i valori soglia a partire dai quali è stato dimostrato un effetto tossico nelle sperimentazioni sugli animali si situano chiaramente in un intervallo di dosi tossico, capace di causare danni a fegato e midollo osseo. Inoltre, le dosi non epatotossiche (fino a 300 mg/kg nel ratto e 1000 mg/kg nel topo) non sono cancerogene. In pratica si può quindi escludere che dosi terapeutiche abbiano un effetto genotossico o cancerogeno.

Tossicità per la riproduzione

Non sono disponibili studi convenzionali che utilizzano standard attualmente accettati per valutare la tossicità riproduttiva e dello sviluppo.Tuttavia, gli studi sugli animali con paracetamolo non hanno mostrato effetti sulla funzione riproduttiva e nessun effetto teratogeno.

La somministrazione ripetuta di dosi elevate (epatotossiche) di paracetamolo ha causato atrofia testicolare nel topo e nel ratto. La somministrazione ripetuta di dosi molto elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) a ratti maschi ha provocato una riduzione della fertilità (riduzione della libido, delle prestazioni sessuali e della mobilità degli spermatozoi).

Altre indicazioni

Ai bambini che hanno assunto alcol accidentalmente non devono essere somministrati medicamenti contenenti paracetamolo.

Influenza sui metodi diagnostici

Il paracetamolo può alterare le misurazioni della glicemia, nel caso venga usato il metodo della glucosio-ossidasi. Il paracetamolo può essere responsabile anche dell'apparente aumento dell'uricemia, qualora la si determini con il metodo della riduzione dell'acido fosfotungstico.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare Dafalgan Direct a temperatura ambiente (15-25 °C) e proteggere dall'umidità.

Conservare fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

55138 (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

UPSA Switzerland AG, Zug

Stato dell'informazione

Settembre 2025

975513/11/2025