DAFALGAN cpr 500 mg # (hc 12/25)
UPSA Switzerland AG
Informazione professionale approvata da Swissmedic
DAFALGAN® compresse (N. di A.I.C: 46206)
Composizione
Principi attivi
Paracetamolo.
Sostanze ausiliarie
Compresse da 500 mg di paracetamolo (divisibili)
Povidonum K 30, Maydis amylum, Talcum, Acidum stearicum, Silica colloidalis hydrica, Carboxymethylamylum natricum A.
Una compressa da 500 mg di paracetamolo contiene 1,05 mg di sodio.
Compresse da 1 g di paracetamolo
Povidonum K 30, Maydis amylum, Talcum, Acidum stearicum, Silica colloidalis hydrica, Carboxymethylamylum natricum A.
Una compressa da 1 g di paracetamolo contiene 2,1 mg di sodio.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Compresse
Una compressa contiene 500 mg o 1 g di paracetamolo.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Trattamento dei dolori di intensità da lieve a moderata (cefalea, mal di denti, dolori articolari e legamentosi, mal di schiena, dolori mestruali, dolori da trauma, dolori da raffreddamento), trattamento sintomatico della febbre, trattamento sintomatico di dolori artrosici.
Posologia/Impiego
Non superare la dose giornaliera massima di 4'000 mg di paracetamolo. La dose giornaliera massima per i bambini di età compresa fra 9 e 12 anni è di 2'000 mg. Ai bambini di età inferiore a 9 anni vanno somministrati dosaggi inferiori (vedere tabella), ai quali ci si deve attenere rigorosamente. Per evitare il rischio di sovradosaggio è necessario assicurare che gli altri medicamenti assunti in concomitanza non contengano paracetamolo. Nei bambini fino a 12 anni di età, la durata massima d'uso continuato senza consulto medico è di 3 giorni.
Deve essere rispettato un intervallo di assunzione tra le singole dosi di 4-8 ore.
Nei pazienti a partire dai 12 anni di età si deve considerare il peso corporeo minimo.
Bambini e adolescenti
Nei bambini (<12 anni di età) la dose deve essere determinata in base al peso corporeo.
Compresse da 500 mg
Peso corporeo (età) | Dose giornaliera massima | Dose giornaliera raccomandata |
|---|---|---|
15-22 kg (3-6 anni) | 1 g | ½ compressa fino a 4 somministrazioni |
22-30 kg (6-9 anni) | 1,5 g | ½-1 compressa fino a 3 somministrazioni |
30-40 kg (9-12 anni) | 2 g | 1 compressa fino a 4 somministrazioni |
>40 kg (>12 anni e adulti) | 4 g | 1-2 compresse fino a 4 somministrazioni |
Compresse da 1 g
Peso corporeo (età) | Dose giornaliera massima | Dose giornaliera raccomandata |
|---|---|---|
>50 kg (>15 anni) | 4 g | 1 compressa fino a 4 somministrazioni |
Modo di somministrazione
Le compresse devono essere ingerite insieme a un po' di liquido.
Se necessario, è possibile dividere la compressa da 1 g in due parti (lungo la linea di incisione) per ingerirle una per volta. Diversamente dalle compresse da 500 mg, la divisione lungo la linea di incisione non ha lo scopo di dimezzare la dose.
L'assunzione dopo un pasto può ritardare l'insorgenza d'azione.
Istruzioni posologiche speciali
Disturbi della funzionalità epatica:
Nei pazienti con epatopatia cronica o attiva compensata, soprattutto in caso di insufficienza epatocellulare, alcolismo cronico, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, la dose giornaliera per gli adulti non deve essere superiore a 3 g (vedere anche «Controindicazioni» e «Avvertenze e misure precauzionali»).
Disturbi della funzionalità renale:
In pazienti con disturbi gravi della funzionalità renale l'intervallo di assunzione minimo deve essere adeguato in base alla tabella seguente.
Clearance della creatinina | Intervallo posologico |
|---|---|
cl ≥50 ml/min | 4 ore |
cl 10-50 ml/min | 6 ore |
cl <10 ml/min | 8 ore |
Controindicazioni
Ipersensibilità al paracetamolo e a sostanze affini (ad es. propacetamolo) o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie indicate nella composizione.
Disturbi gravi della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite) / epatite acuta o epatopatia attiva scompensata.
Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht).
Avvertenze e misure precauzionali
Nei casi seguenti è necessario un consulto medico prima di iniziare il trattamento:
- insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min);
- insufficienza epatica;
- carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può causare anemia emolitica);
- uso contemporaneo di medicamenti potenzialmente epatotossici o induttori di enzimi epatici.
Dosaggi più elevati di quelli raccomandati comportano il rischio di un danno epatico grave.
I sintomi clinici di un danno epatico possono essere rilevati generalmente 1 o 2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Un danno epatico massimo può essere osservato generalmente dopo 3 o 4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il più presto possibile (vedere «Posologia eccessiva»).
Il paracetamolo può scatenare reazioni cutanee gravi quali la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (TEN), che possono essere letali. I pazienti devono essere informati dei sintomi delle reazioni cutanee gravi e l'uso del medicamento deve essere interrotto al primo manifestarsi di reazioni cutanee o di altri segni di ipersensibilità.
Prestare attenzione in caso di consumo di alcool. L'alcool può aumentare l'epatotossicità del paracetamolo, soprattutto in caso di concomitante carenza alimentare. In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può causare un danno epatico.
I pazienti adulti e i genitori dei pazienti pediatrici devono essere avvertiti che gli analgesici non devono essere assunti costantemente per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica, e che nei bambini la presenza di febbre elevata o di un peggioramento dei sintomi rende necessario un tempestivo consulto medico. In presenza di dolori persistenti sono necessari accertamenti medici.
I pazienti devono essere consapevoli che l'uso cronico di analgesici può causare cefalea, che può portare ad assumere nuovamente tali medicamenti, prolungando così la durata della cefalea (chiamata cefalea da analgesici).
L'assunzione prolungata di analgesici, specialmente quando si associano diversi principi attivi analgesici, può provocare danni renali permanenti con rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).
Nei pazienti con esaurimento delle riserve di glutatione, ad es. in corso di setticemia, l'uso di paracetamolo può aumentare il rischio di acidosi metabolica.
N.B.:
DAFALGAN 1 g non è indicato per i bambini di età inferiore a 15 anni, per i quali sono disponibili medicamenti in altre forme farmaceutiche e con un contenuto inferiore di principio attivo.
Sodio
DAFALGAN compresse contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per compressa, cioè è essenzialmente «senza sodio».
Interazioni
- Induttori enzimatici quali fenobarbitale, carbamazepina, idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide, INH) e rifampicina aumentano l'epatotossicità del paracetamolo.
- Alcool (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
- Le sostanze che rallentano lo svuotamento gastrico (ad es. propantelina) abbassano la velocità di assorbimento.
- Le sostanze che accelerano lo svuotamento gastrico (ad es. metoclopramide) aumentano la velocità di assorbimento.
- Cloramfenicolo: il paracetamolo prolunga l'emivita del cloramfenicolo di 5 volte.
- Salicilamide: la salicilamide prolunga l'emivita del paracetamolo e aumenta la quantità di metaboliti epatotossici.
- Clorzossazone: in caso di somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzossazone aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze.
- Zidovudina: con l'assunzione contemporanea di zidovudina e paracetamolo aumenta la probabilità di insorgenza di neutropenia.
- Il probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo con l'acido glucuronico, facendo diminuire la clearance del paracetamolo. In caso di assunzione concomitante si deve ridurre la dose di paracetamolo.
- La colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo.
- L'assunzione giornaliera protratta di paracetamolo può incrementare l'effetto anticoagulante della warfarina e di altri derivati cumarinici, aumentando il rischio di emorragie. Le assunzioni occasionali non hanno un effetto significativo. Non sono disponibili dati sull'interazione del paracetamolo con i recenti anticoagulanti orali (dabigatran, rivaroxaban, apixaban).
Gravidanza/Allattamento
Si raccomanda cautela in caso di utilizzo di DAFALGAN durante la gravidanza e l'allattamento.
Gravidanza
Studi epidemiologici sullo sviluppo neurologico dei bambini che sono stati esposti al paracetamolo in utero non hanno mostrano risultati chiari. Il rischio dell'assunzione di paracetamolo in posologia corretta durante la gravidanza per quanto riguarda i danni funzionali e organici, le malformazioni e i disturbi dell'adattamento viene attualmente considerato minimo. Non si dispone di studi controllati nelle donne in gravidanza. Gli studi sugli animali non mostrano tossicita' riproduttiva (vedere «Dati preclinici»).
Se clinicamente necessario, il paracetamolo può essere assunto o utilizzato durante la gravidanza. Tuttavia, deve essere assunto o utilizzato alla dose efficace più bassa, per il più breve tempo possibile e con la frequenza più bassa possibile.
Allattamento
Il paracetamolo passa nel latte materno. La concentrazione nel latte materno è simile alla concentrazione momentanea nel plasma della madre. Sono stati riferiti casi di eruzione cutanea nei neonati allattati al seno. Tuttavia, non sono note conseguenze dannose permanenti per il lattante. Nonostante l'utilizzo di paracetamolo sia considerato compatibile con l'allattamento al seno, si raccomanda cautela nell'uso di Dafalgan durante l'allattamento.
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Le esperienze pluriennali con il principio attivo alla posologia raccomandata non hanno evidenziato influssi negativi sulla capacità di reazione.
Effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati sono riportati in base alla classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA e alla frequenza, utilizzando la seguente convenzione:
Molto comune (≥1/10), comune (da ≥1/100 a <1/10), non comune (da ≥1/1'000 a <1/100), raro (da ≥1/10'000 a <1/1'000), molto raro (<1/10'000).
Patologie del sistema emolinfopoietico:
Raro: trombocitopenia allergica (talvolta con formazione di ematomi ed emorragie), leucopenia, agranulocitosi, pancitopenia, neutropenia, anemia emolitica.
Disturbi del sistema immunitario:
Raro: anafilassi, reazioni allergiche quali edema di Quincke, dispnea, broncospasmo, sudorazione improvvisa, nausea, ipotensione arteriosa fino allo shock anafilattico.
Una piccola parte (5-10%) dei pazienti con asma da aspirina o altre manifestazioni di una cosiddetta intolleranza all'acido acetilsalicilico può reagire in modo analogo anche al paracetamolo (asma da analgesici).
Patologie epatobiliari:
Vedere le rubriche «Avvertenze e misure precauzionali» e «Posologia eccessiva».
Raro: aumento dei valori delle transaminasi epatiche.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:
Non comune: eritematosi, orticaria e arrossamento cutaneo.
Molto raro: pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), necrolisi epidermica tossica (TEN, sindrome di Lyell), sindrome di Stevens-Johnson (SJS).
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
In caso di sovradosaggio è necessaria un'immediata assistenza medica, anche se non sono presenti sintomi. Dopo assunzione orale di 7,5-10 g di paracetamolo nell'adulto e di 140-200 mg/kg di peso corporeo nel bambino (già a basse dosi nei pazienti predisposti, ad es. in coloro con elevato consumo di alcool o riduzione delle riserve di glutatione in presenza di carenza alimentare) si sviluppano manifestazioni acute di intossicazione a carico delle cellule epatiche e tubulari renali sotto forma di necrosi cellulari potenzialmente letali.
Concentrazioni plasmatiche >200 μg/ml dopo 4 ore, >100 μg/ml dopo 8 ore, >50 μg/ml dopo 12 ore e >30 μg/ml dopo 15 ore portano a danni epatici con decorso letale per coma epatico. L'epatotossicità è direttamente correlata alla concentrazione plasmatica. Le prime manifestazioni dei sintomi clinici di un danno epatico sono in genere rilevabili dopo 1 o 2 giorni e raggiungono il massimo dopo 3 o 4 giorni.
Sintomi
1a fase (= 1° giorno): nausea, vomito, dolori addominali, inappetenza, sensazione di malattia generalizzata, pallore, sudorazione.
2a fase (= 2° giorno): miglioramento soggettivo, ingrossamento epatico, aumento dei valori delle transaminasi (AST, ALT), aumento dei valori di bilirubina, aumento del tempo di tromboplastina, aumento della lattato deidrogenasi.
3a fase (= 3° giorno): valori delle transaminasi (AST, ALT) molto elevati, ittero, ipoglicemia, coma epatico.
Terapia
Una terapia efficace deve essere avviata immediatamente in caso di sospetta intossicazione e deve comprendere le misure seguenti:
Lavanda gastrica (utile solo entro le prime 1-2 ore), seguita dalla somministrazione di carbone attivo.
Somministrazione orale di N-acetilcisteina o metionina. In situazioni in cui la somministrazione orale di un antidoto non è possibile o lo è solo in maniera limitata (ad es. a causa di vomito violento, offuscamento della coscienza) si può ricorrere anche alla somministrazione per via endovenosa, possibilmente entro 8 ore. La N-acetilcisteina può offrire ancora un certo grado di protezione dopo 16 ore.
Misurare la concentrazione di paracetamolo nel plasma (non prima di 4 ore dopo l'assunzione).
I test epatici devono essere eseguiti all'inizio del trattamento e poi ripetuti ogni 24 ore.
Informazioni dettagliate sulla terapia possono essere richieste a Tox Info Suisse.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
N02BE01
Meccanismo d'azione
Il paracetamolo è un analgesico e antipiretico con effetto centrale e periferico. Il meccanismo d'azione non è stato interamente chiarito.
Il meccanismo d'azione analgesico si basa sull'inibizione della sintesi delle prostaglandine, che avviene principalmente a livello centrale e, in misura minore, anche a livello periferico.
L'effetto antipiretico si basa sull'inibizione dell'azione dei pirogeni endogeni sul centro termoregolatore ipotalamico.
Il paracetamolo non mostra alcun effetto antiflogistico marcato e non esercita alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.
Farmacodinamica
Nessuna indicazione.
Efficacia clinica
Nessuna indicazione.
Farmacocinetica
Assorbimento
L'assorbimento dopo la somministrazione orale è rapido, pressoché completo e dose-dipendente. La velocità di assorbimento è direttamente correlata alla velocità di svuotamento gastrico. La concomitante assunzione di cibo ritarda l'assorbimento.
Per DAFALGAN compresse, dopo una singola dose di 500 mg somministrata per via orale è stata raggiunta una concentrazione plasmatica massima di paracetamolo di 7,2 µg/ml (Cmax) in 0,6 ore (tmax).
Negli studi clinici, la concentrazione plasmatica massima di 6,4 µg/ml (Cmax) è stata raggiunta con compresse da 1 g di paracetamolo in 45-75 min.
Distribuzione
Il paracetamolo viene distribuito pressoché in egual misura nella maggior parte dei fluidi corporei. Alla posologia terapeutica, il legame con le proteine plasmatiche è basso (5-13%), in caso di sovradosaggio raggiunge fino al 50%. Il volume di distribuzione è di 1,3 l/kg di peso corporeo.
Metabolismo
Il paracetamolo viene metabolizzato nel fegato ed è soggetto principalmente a due vie di biotrasformazione: viene escreto con le urine in forma glucuronizzata (60-80%) o solfatata (20-40%). Una piccola frazione (<4%) viene ossidata dal citocromo P450 e convertita in un metabolita verosimilmente epatotossico che viene normalmente detossificato per coniugazione con il glutatione. La capacità di questa coniugazione non è alterata nei pazienti anziani.
Eliminazione
Il paracetamolo viene escreto (immodificato per il 2-5%) per via renale. Anche l'eliminazione dei metaboliti avviene per via renale. Il paracetamolo non passa nella bile e passa solo in piccola parte nel latte materno.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica
L'emivita plasmatica nei pazienti con insufficienza epatica lieve è praticamente immodificata. Nei pazienti con insufficienza epatica grave risulta tuttavia notevolmente aumentata.
Negli studi clinici con paracetamolo orale, è stata dimostrata una moderata compromissione del metabolismo del paracetamolo sulla base del rilievo di concentrazioni plasmatiche di paracetamolo aumentate e di un prolungamento della sua emivita in pazienti con epatopatia cronica (compresi pazienti con cirrosi epatica alcolica). Tuttavia, non è stato osservato un accumulo significativo di paracetamolo. La prolungata emivita plasmatica del paracetamolo è stata correlata a una riduzione della capacità di sintesi epatica. Per questo motivo, in pazienti con patologie epatiche il paracetamolo va usato con cautela, limitandone la dose giornaliera massima a 3 g. Il paracetamolo è controindicato in presenza di epatopatia attiva scompensata, soprattutto in caso di epatite alcolica (a causa dell'induzione del CYP2E1, che fa aumentare la formazione di metaboliti epatotossici del paracetamolo).
Disturbi della funzionalità renale
In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina pari a 10-30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo subisce un rallentamento di minore entità, e l'emivita di eliminazione varia da 2 a 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei solfoconiugati nei pazienti con insufficienza renale grave è 3 volte più lenta che nei soggetti sani. In questa popolazione non è però necessario alcun aggiustamento della dose, poiché i glucuronidi e i solfoconiugati non sono tossici. Nonostante ciò, nel caso in cui si usi il paracetamolo in pazienti con insufficienza renale moderata o grave (clearance della creatinina ≤50 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra le singole somministrazioni conformemente alle raccomandazioni posologiche (vedere «Posologia/impiego»).
Nei pazienti sottoposti a emodialisi, dopo somministrazione di dosi terapeutiche di paracetamolo l'emivita può essere ridotta del 40-50%.
Pazienti anziani
Nei pazienti anziani l'emivita può risultare prolungata ed essere associata a una riduzione della clearance del medicamento. In genere, in questo gruppo di persone non è necessario alcun aggiustamento della dose.
Neonati, lattanti e bambini
I parametri farmacocinetici del paracetamolo osservati nei neonati e nei bambini sono simili a quelli degli adulti, ad eccezione dell'emivita plasmatica, che è di poco più breve (ca. 2 ore) che negli adulti. L'emivita plasmatica nei neonati è più lunga che nei lattanti (ca. 3,5 ore). I neonati, i lattanti e i bambini fino a 10 anni di età eliminano significativamente meno glucuronidi e una maggiore quantità di solfoconiugati degli adulti. L'escrezione totale del paracetamolo e dei suoi metaboliti è identica ad ogni età.
Dati preclinici
Dosi acute molto elevate di paracetamolo sono epatotossiche.
In diversi studi è stato rilevato un potenziale genotossico. Si tratta però di un dato da relativizzare, perché dipendente dalla dose. A causa dei presunti meccanismi che causerebbero questi effetti, si può supporre che con dosi inferiori a determinati valori soglia non si manifestino effetti genotossici, sebbene in caso di una riduzione delle riserve di glutatione siano possibili valori soglia più bassi.
Tuttavia, i valori soglia a partire dai quali è stato dimostrato un effetto tossico nelle sperimentazioni sugli animali si situano chiaramente in un intervallo di dosi tossico, capace di causare danni a fegato e midollo osseo. Inoltre, le dosi non epatotossiche (fino a 300 mg/kg nel ratto e 1'000 mg/kg nel topo) non sono cancerogene. In pratica si può quindi escludere che dosi terapeutiche abbiano un effetto genotossico o cancerogeno.
Gli studi tossicologici non hanno mostrato effetti sulla funzione riproduttiva o effetti teratogeni negli animali trattati con paracetamolo.
Altre indicazioni
Ai bambini che hanno assunto alcool accidentalmente non devono essere somministrati medicamenti contenenti paracetamolo.
Influenza su metodi diagnostici
Il paracetamolo può alterare le misurazioni della glicemia, quando si utilizza il metodo della glucosio ossidasi. Può anche essere responsabile dell'apparente aumento dell'uricemia, qualora la si determini con il metodo della riduzione dell'acido fosfotungstico.
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Tenere fuori dalla portata dei bambini.
DAFALGAN 1 g compresse: conservare a temperatura ambiente (15-25°C).
DAFALGAN 500 mg compresse: conservare a temperature inferiori a 30°C.
Numero dell'omologazione
46206 (Swissmedic)
Titolare dell’omologazione
UPSA Switzerland AG, Zug.
Stato dell'informazione
Febbraio 2025
32062 — 17/09/2025