DAFALGAN i.v. sol perf 1 g/100ml
UPSA Switzerland AG
Informazione professionale approvata da Swissmedic
Dafalgan® i.v. 1 g
Composizione
Principi attivi
Paracetamolo 10 mg/ml.
Sostanze ausiliarie
Idrossipropil betadex 300 mg, disodio edetato, sodio cloruro, sodio fosfato monobasico diidrato, sodio fosfato dibasico diidrato, acqua per preparazioni iniettabili q.b. a 100 ml.
Ogni bustina contiene 247 mg di sodio.
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Soluzione per infusione. 1 sacca da 100 ml contiene 1 g di paracetamolo.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
- Trattamento a breve termine del dolore di intensità da lieve a moderata, quando una somministrazione orale sia impossibile da praticare (ad es. a seguito di intervento chirurgico, quando la somministrazione di antinfiammatori non steroidei è spesso controindicata).
- Trattamento a breve termine della febbre.
Posologia/Impiego
L'uso del preparato Dafalgan 1 g soluzione per infusione è riservato ai pazienti di peso superiore a 33 kg.
Al fine di evitare il rischio di posologia eccessiva, si controlli che altri farmaci somministrati (con e senza prescrizione) non contengano paracetamolo.
Impiego
Dafalgan 1 g soluzione per infusione è una soluzione pronta per l'uso. E' somministrato come infusione endovenosa in 15 minuti. L'efficacia e la sicurezza di una somministrazione più lenta o più rapida non sono state valutate. Nei pazienti con peso inferiore a 50 kg, il volume per somministrazione della soluzione per infusione è di 1,5 ml/kg.
Posologia
Il dosaggio è stabilito in base al peso del paziente.
Pazienti con peso superiore a 50 kg
1 g di paracetamolo per somministrazione, fino a 4 volte al giorno. L'intervallo minimo tra due somministrazioni deve essere di almeno 4 ore, e la dose massima giornaliera non deve superare 4 g.
Adulti e bambini con peso superiore a 33 kg e inferiore a 50 kg
15 mg di paracetamolo per kg di peso corporeo per somministrazione, fino a 4 volte al giorno. L'intervallo minimo tra due somministrazioni deve essere di almeno 4 ore e la dose massima giornaliera non deve superare 60 mg/kg.
Istruzioni posologiche speciali
Nei pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina 10-30 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra due somministrazioni a 6 ore (vedere «Cinetica di gruppi di pazienti speciali»).
Nei pazienti con peso corporeo superiore a 33 kg ed epatopatia cronica o attiva compensata, soprattutto in caso di insufficienza epatocellulare da lieve a moderata, alcolismo cronico, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) o disidratazione, come anche nei pazienti adulti cachettici, occorre ridurre la dose o prolungare l'intervallo tra le dosi e la dose giornaliera per gli adulti non deve essere superiore a 2 g di paracetamolo (vedere «Cinetica di gruppi di pazienti speciali»).
Durata massima della terapia
Durata del trattamento negli adulti e nei bambini: al massimo 2 giorni.
Controindicazioni
- Reazioni di ipersensibilità al paracetamolo o al propacetamolo (profarmaco del paracetamolo) o a una qualsiasi delle sostanze ausiliarie indicate nella composizione (vedere «Composizione»).
- Carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può causare anemia emolitica).
- Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (malattia di Meulengracht).
- Grave insufficienza epatocellulare o epatopatia attiva scompensata.
- Compromissione molto grave della funzionalità renale (clearance della creatinina <10 ml/min).
Avvertenze e misure precauzionali
Il paracetamolo deve essere usato con cautela in caso di:
- insufficienza epatocellulare;
- insufficienza renale grave (clearance della creatinina ≤30 ml/min; vedere «Farmacocinetica»);
- Sono stati riportati casi di acidosi metabolica con gap anionico aumentato (HAGMA) dovuta ad acidosi da acido pirrolidoncarbossilico (5-ossoprolina) in pazienti affetti da malattie gravi, come insufficienza renale grave e sepsi, o in pazienti con malnutrizione o altre cause di carenza di glutatione (ad esempio, alcolismo cronico) trattati con una dose terapeutica di paracetamolo per un periodo prolungato o con una combinazione di paracetamolo e flucloxacillina.
In caso di sospetta HAGMA dovuta ad acidosi da acido pirrolidoncarbossilico, si raccomanda la sospensione immediata del paracetamolo e un attento monitoraggio. La misurazione dell'acido pirrolidoncarbossilico (5-ossoprolina) nelle urine può essere utile per identificare questa acidosi come causa sottostante di HAGMA nei pazienti con molteplici fattori di rischio.Se l'utilizzo di flucloxacillina prosegue dopo l'interruzione di paracetamolo, è consigliabile assicurarsi che non vi siano segni di acidosi metabolica con gap anionico aumentato, in quanto sussiste la possibilità che la flucloxacillina mantenga in essere il quadro patologico dell'acidosi metabolica con gap anionico aumentato (vedere «Interazioni»); - alcolismo cronico;
- uso contemporaneo di medicamenti potenzialmente epatotossici, induttori degli enzimi epatici o consumo eccessivo di alcol; in questi casi è necessario valutare attentamente il rapporto beneficio/rischio, tenendo conto delle alternative terapeutiche;
- anoressia, bulimia, cachessia, malnutrizione cronica (basse riserve di glutatione epatico) (vedere «Posologia/Impiego»);
- disidratazione, ipovolemia.
Nei pazienti con esaurimento delle riserve di glutatione, ad es. in corso di setticemia, l'uso di paracetamolo può aumentare il rischio di acidosi metabolica.
Prestare attenzione in caso di consumo di alcol. L'alcol può aumentare l'epatotossicità del paracetamolo, soprattutto in caso di concomitante carenza alimentare. In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può causare un danno epatico.
Dosaggi più elevati di quelli raccomandati comportano il rischio di un danno epatico grave. I sintomi clinici di un danno epatico possono essere rilevati generalmente 1 o 2 giorni dopo il sovradosaggio di paracetamolo. Un danno epatico massimo può essere osservato generalmente dopo 3 o 4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere iniziato il più presto possibile.
Il paracetamolo può scatenare reazioni cutanee gravi quali la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (TEN), che possono essere fatali. I pazienti devono essere informati dei sintomi delle reazioni cutanee gravi e l'uso del medicamento deve essere interrotto al primo manifestarsi di reazioni cutanee o di altri segni di ipersensibilità.
Ciclodestrina (come idrossipropil betadex): Questo medicamento contiene 300 mg di ciclodestrina per bustina, equivalenti a 20 mg/kg di peso corporeo al giorno per un paziente di 60 kg alla dose massima giornaliera.
Sulla base di studi sull'animale e sulla esperienza clinica, gli effetti dannosi delle CD non sono attesi a dosi inferiori a 20 mg/kg/giorno.
Ciclodestrine (CD) sono eccipienti che possono influenzare le proprietà (come la tossicità o
l'assorbimento cutaneo) del principio attivo e di altri medicinali.
Sodio: Questo medicamento contiene 247 mg di sodio per bustina, equivalente a 12% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS con la dieta.
La dose massima giornaliera di questo medicamento equivale a 49% dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS.
Dafalgan IV 1 g è considerato ricco di sodio. Questo deve essere tenuto in considerazione soprattutto nei pazienti che seguono una dieta povera di sodio.
Interazioni
L'uso concomitante di Dafalgan 1 g soluzione per infusione con altri medicamenti può aumentare la possibilità di effetti indesiderati.
Fenitoina: in caso di assunzione concomitante di fenitoina, può verificarsi una ridotta efficacia del paracetamolo e, per via dell'aumento dei metaboliti tossici del paracetamolo, può aumentare il rischio di epatotossicità. I pazienti in terapia con fenitoina devono pertanto evitare l'impiego di dosi elevate e/o croniche di paracetamolo. In questo caso i pazienti devono essere monitorati per verificare la presenza disegni di epatotossicità.
La potenziale epatotossicità dose-dipendente del paracetamolo può aumentare in caso di somministrazione concomitante di induttori del sistema citocromo P450 quali isoniazide, rifampicina, anticonvulsivanti, barbiturici, zidovudina, anticoagulanti, amoxicillina/acido clavulanico e alcol).
L'epatotossicità può aumentare anche in caso di somministrazione concomitante di salicilamide, poiché la salicilamide prolunga l'emivita del paracetamolo.
Clorzossazone: in caso di somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzossazone aumenta l'epatotossicità di entrambe le sostanze.
Il paracetamolo prolunga l'emivita del cloramfenicolo di 5 volte.
L'assunzione contemporanea di zidovudina e paracetamolo aumenta la probabilità di insorgenza di neutropenia.
Il probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo con l'acido glucuronico e quindi riduce la clearance del paracetamolo di circa la meta',. In caso di assunzione concomitante con probenecid si deve pertanto ridurre la dose di paracetamolo.
Anticoagulanti: l'assunzione contemporanea di paracetamolo e derivati cumarinici può indurre un aumento nei valori di INR. Deve pertanto essere effettuato un monitoraggio intensivo dei valori di INR durante il periodo di trattamento concomitante e per una settimana dopo la sospensione del trattamento con paracetamolo. Non sono disponibili dati sull'interazione del paracetamolo con i recenti anticoagulanti orali (dabigatran, rivaroxaban, apixaban).
Flucloxacillina: si deve usare cautela quando il paracetamolo viene usato contemporaneamente alla flucloxacillina, poiché l'uso concomitante è stato associato ad un aumento dell'acidosi metabolica con gap anionico dovuto all'acidosi dell'acido piroglutammico (5-oxoprolina), in particolare nei pazienti con fattori di rischio (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
Gravidanza/Allattamento
Gravidanza
Studi epidemiologici sullo sviluppo neurologico dei bambini che sono stati esposti al paracetamolo in utero non mostrano risultati chiari. Il rischio di danni funzionali e d'organo, di malformazioni e disturbi dell'adattamento, quando il paracetamolo viene utilizzato nel dosaggio corretto durante la gravidanza , viene attualmente considerato minimo. Non si dispone di studi controllati nelle donne in gravidanza. Gli studi sperimentali sugli animali non hanno evidenziato alcuna tossicita' riproduttiva (vedere «Dati preclinici»).
Se clinicamente necessario, il paracetamolo può essere utilizzato durante la gravidanza. Tuttavia, deve essere utilizzato alla dose efficace più bassa per il più breve tempo possibile e con la frequenza più bassa possibile.
Allattamento
Il paracetamolo passa nel latte materno. La concentrazione nel latte materno è simile alla concentrazione momentanea nel plasma della madre. Sono stati riferiti casi di eruzione cutanea nei neonati allattati al seno. Tuttavia, non sono note conseguenze negative durature per il lattante. Nonostante l'utilizzo di paracetamolo sia considerato compatibile con l'allattamento al seno, si raccomanda cautela nell'uso di Dafalgan 1 g soluzione per infusione durante l'allattamento.
Fertilità
Non sono disponibili dati clinici sulla fertilità. Studi sperimentali su animali con paracetamolo hanno dimostrato un effetto sulla fertilità (vedere «Dati preclinici»).
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Non sono stati effettuati studi in merito.
Effetti indesiderati
Molto comuni (≥1/10), comuni (da ≥1/100 a <1/10), non comuni (da ≥1/1000 a <1/100), rari (da ≥1/10000 a <1/1000), molto rari (<1/10000), frequenza non nota: (non può essere stimata dai dati disponibili).
Patologie del sistema emolinfopoietico
Rari: trombocitopenia allergica, anemia emolitica, leucopenia, pancitopenia, neutropenia, agranulocitosi.
Disturbi del sistema immunitario
Molto rari: reazioni allergiche quali edema di Quincke, dispnea, broncospasmo, sudorazione, nausea, ipotensione arteriosa fino allo shock anafilattico.
Una piccola parte (5-10%) dei pazienti con asma indotta dall' acido acetilsalicilico o altre manifestazioni di una cosiddetta intolleranza all'acido acetilsalicilico può reagire in modo analogo anche al paracetamolo (asma da analgesici).
Patologie vascolari
Rari: ipotensione.
Patologie epatobiliari
Vedere le rubriche «Avvertenze e misure precauzionali» e «Posologia eccessiva».
Rari: aumento dei valori delle transaminasi epatiche.
In caso di sovradosaggio può insorgere una necrosi epatica.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Non comuni: eruzioni cutanee (arrossamento o orticaria)..
Rari: esfoliazione, necrolisi epidermica tossica (TEN, sindrome di Lyell), sindrome di Stevens-Johnson (SJS).
Patologie renali e urinarie
In caso di sovradosaggio può verificarsi nefrotossicità.
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Rari: malessere.
Effetti indesiderati provenienti dalla fase di post-marketing
Durante la fase di sorveglianza post-marketing sono stati inoltre osservati i seguenti effetti indesiderati (frequenza non nota):
Patologie del sistema emolinfopoietico
Anemia emolitica (specialmente in pazienti con carenza di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi).
Patologie cardiache
Tachicardia.
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Acidosi metabolica con gap anionico aumentato (HAGMA)
Casi di acidosi metabolica con gap anionico aumentato dovuta ad acidosi piroglutammica (5-oxoprolina) sono stati osservati in pazienti con fattori di rischio che assumevano paracetamolo (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»). L'acidosi piroglutammica può verificarsi in questi pazienti a causa dei bassi livelli di glutatione.
Patologie gastrointestinali
Vomito, pancreatite.
Patologie epatobiliari
Colestasi, ittero, epatite fulminante, necrosi epatica, scompenso epatico, aumento dei livelli degli enzimi epatici.
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Prurito, arrossamento, pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP).
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Reazione nella sede di iniezione (eritema, prurito).
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Esiste un rischio di intossicazione, specialmente nei soggetti anziani, nei bambini, nei pazienti con malattie epatiche, in caso di alcolismo cronico, nei pazienti affetti da malnutrizione cronica e nei pazienti che ricevano induttori enzimatici. In questi casi un'intossicazione può essere fatale.
Un sovradosaggio pari o superiore a 7,5 g di paracetamolo in singola somministrazione negli adulti o a 140 mg/kg di peso corporeo in singola somministrazione nei bambini, causa citolisi epatica, che può indurre una necrosi epatica completa e irreversibile. Quest'ultima può causare scompenso epatico acuto o fulminante, insufficienza epatica, acidosi metabolica ed encefalopatia, che possono portare al coma e alla morte. Contemporaneamente, da 12 a 48 ore dopo la somministrazione si osservano livelli aumentati delle transaminasi epatiche (AST, ALT), della lattato deidrogenasi e della bilirubina, insieme a una diminuzione del valore della protrombina. Sintomi clinici di danno epatico si manifestano di solito per la prima volta dopo 2 giorni e raggiungono il picco dopo 3-4 giorni.
Nelle prime 24 ore non si osservano sintomi precoci specifici. Possono insorgere e persistere anoressia, nausea, vomito e malessere, pallore e dolore addominale. Il danno epatico può verificarsi da 24 ore fino a 5 giorni dopo la somministrazione.
Il verificarsi di un sovradosaggio massivo, che rappresenta il rischio sostanziale del paracetamolo (principalmente in compresse), appare meno probabile con Dafalgan 1 g soluzione per infusione (con somministrazione endovenosa ospedaliera).
Misure di emergenza
Indipendentemente dalla quantità presunta di paracetamolo somministrato, è necessario somministrare l'N-acetilcisteina (NAC), per via endovenosa od orale, il prima possibile (possibilmente entro 10 ore dal sovradosaggio). L'NAC può offrire ancora un certo grado di protezione anche dopo 10 ore, ma in questi casi occorre prolungare il trattamento. La concentrazione plasmatica di paracetamolo deve essere misurata il prima possibile (non prima di 3 ore dal sovradosaggio). Tuttavia, non occorre conoscere il risultato prima di iniziare il trattamento con NAC.
Concentrazioni plasmatiche >200 μg/ml dopo 4 ore, >100 μg/ml dopo 8 ore, >50 μg/ml dopo 12 ore e >30 μg/ml dopo 15 ore possono causare danni epatici fino al decorso fatale per coma epatico. L'epatotossicità è direttamente correlata alla concentrazione plasmatica.
I test epatici devono essere eseguiti fin dall'inizio del trattamento e poi ripetuti ogni 24 ore. Generalmente si osserva un aumento degli enzimi epatici (AST e ALT), che si normalizza dopo 1 o 2 settimane. Un trattamento sintomatico supplementare (dopo N-acetilcisteina per via endovenosa od orale) deve essere stabilito sulla base della concentrazione ematica di paracetamolo e del tempo trascorso dal sovradosaggio di paracetamolo.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
N02BE01
Meccanismo d'azione
Dafalgan 1 g soluzione per infusione con principio attivo paracetamolo è un analgesico e antipiretico che non contiene acido salicilico o oppioidi. Per l'effetto analgesico è dimostrato che l'inibizione centrale della sintesi delle prostaglandine è più potente di quella periferica. L'effetto antipiretico si basa sull'inibizione dell'azione dei pirogeni endogeni sul centro termoregolatore ipotalamico. Il paracetamolo non mostra alcun effetto antiflogistico marcato e non esercita alcun effetto sull'emostasi o sulla mucosa gastrica.
Farmacodinamica
Con un'infusione endovenosa di paracetamolo della durata di 15 minuti, il picco dell'effetto analgesico si ottiene in 1 ora; l'effetto analgesico dura generalmente da 4 a 6 ore.
Con un'infusione endovenosa di paracetamolo della durata di 15 minuti, la febbre comincia a ridursi entro 30 minuti dall'inizio della somministrazione, e l'effetto antipiretico dura almeno 6 ore.
Efficacia clinica
Nessuna informazione disponibile.
Farmacocinetica
Assorbimento
La farmacocinetica del paracetamolo negli adulti è lineare fino a una dose di 2 g dopo singola somministrazione e dopo somministrazioni ripetute nell'arco di 24 ore.
La concentrazione plasmatica massima (Cmax) del paracetamolo osservata alla fine di una infusione endovenosa di 1 g di Dafalgan 1 g soluzione per infusione in 15 minuti è di circa 30 µg/ml.
Distribuzione
Il volume di distribuzione del paracetamolo negli adulti è approssimativamente 1 l/kg. Il legame con le proteine plasmatiche è inferiore al 20%, ma in caso di sovradosaggio, raggiunge fino al 50%.
Metabolismo
Negli adulti, il paracetamolo è metabolizzato nel fegato seguendo due vie metaboliche principali: glucuronidazione (60-80%) e solfoconiugazione (20-40%). Quest'ultima via puo'saturarsi molto rapidamentea dosaggi che superino le dosi terapeutiche. Una piccola frazione (meno del 4%) è metabolizzata dal citocromo P450 in un prodotto intermedio reattivo (N-acetil benzochinoneimina) che, in normali condizioni d'impiego, viene rapidamente detossificato dal glutatione ridotto ed eliminato nelle urine dopo coniugazione con cisteina e acetilcisteina (acido mercaptourico). Tuttavia, dopo un sovradosaggio massivo, la quantità dei metaboliti tossici risulta aumentata.
Eliminazione
L'escrezione avviene principalmente tramite i reni. Il 90% della dose somministrata è escreto nelle urine nell'arco delle 24 ore, come glucoronidi (60-80%), come solfoconiugati (20-30%) e meno del 5% in forma immodificata.
L'emivita plasmatica è mediamente di 2,7 ore e la clearance totale corporea è di circa 18 l/h.
Il paracetamolo non passa nella bile. Passa nella placenta e nel latte materno.
La distribuzione del paracetamolo nel liquido cerebrospinale è stata valutata dopo una breve infusione (1 g di paracetamolo) in 43 pazienti ricoverati in ospedale per dolori da compressione delle radici nervose lombosacrali. A seguito dell'infusione di paracetamolo, sono state osservate significative concentrazioni di paracetamolo (circa 1,5 mg/ml) nel liquido cerebrospinale dopo 20 minuti dall'infusione. Le massime concentrazioni plasmatiche di paracetamolo nel liquido cerebrospinale sono state misurate tra la seconda e la quarta ora dalla somministrazione e sono risultate maggiori delle concentrazioni misurate tra la quarta e la dodicesima ora.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità renale
In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina pari a 10-30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo subisce un rallentamento di minore entità, e l'emivita di eliminazione varia da 2 a 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei solfoconiugati nei pazienti con insufficienza renale grave è 3 volte più lenta che nei soggetti sani. In questa popolazione non è però necessario alcun aggiustamento della dose, poiché i glucuronidi e i solfoconiugati non sono tossici. Nonostante ciò, nel caso in cui si usi il paracetamolo in pazienti con insufficienza renale grave (clearance della creatinina ≤30 ml/min) si raccomanda di aumentare l'intervallo minimo tra le singole somministrazioni a 6 ore (vedere «Posologia/impiego»). Il paracetamolo non deve essere somministrato nei pazienti con clearance della creatinina inferiore a 10 ml/min, poiché non esistono dati a riguardo. L'uso di Dafalgan 1 g soluzione per infusione nei pazienti sottoposti a emodialisi non è stato valutato e non è consigliato.
Disturbi della funzionalità epatica
L'emivita plasmatica nei pazienti con insufficienza epatica lieve è praticamente immodificata. Nei pazienti con insufficienza epatica grave risulta tuttavia notevolmente aumentata.
Negli studi clinici con paracetamolo orale, è stata dimostrata una moderata compromissione del metabolismo del paracetamolo con un aumento delle concentrazioni plasmatiche di paracetamolo e un prolungamento dell'emivita di eliminazione in pazienti con epatopatia cronica, compresi pazienti con cirrosi epatica alcolica. Tuttavia, non è stato osservato un accumulo significativo di paracetamolo. La prolungata emivita plasmatica del paracetamolo è stata correlata a una riduzione della capacità di sintesi epatica. Per questo motivo, in pazienti con patologie epatiche il paracetamolo va usato con cautela, limitandone la dose giornaliera massima o prolungando l'intervallo tra le dosi (vedere «Posologia/impiego»). Il paracetamolo è controindicato in presenza di epatopatia attiva scompensata, soprattutto in caso di epatite causata dal consumo eccessivo di alcol (a causa dell'induzione del CYP2E1, che porta a una maggiore formazione di metaboliti epatotossici del paracetamolo).
Pazienti anziani
La farmacocinetica e il metabolismo del paracetamolo non sono modificati nei pazienti anziani. Non si richiede un aggiustamento posologico in questa popolazione.
Neonati, lattanti e bambini
I parametri farmacocinetici del paracetamolo osservati nei neonati e nei bambini sono simili a quelli degli adulti, ad eccezione dell'emivita plasmatica, che è di poco più breve (da 1,5 a 2 ore). L'emivita plasmatica nei neonati è più lunga che nei lattanti, cioe' circa 3,5 ore. I neonati, i lattanti e i bambini fino a 10 anni di età eliminano significativamente meno glucuronidi e una maggior quantità di solfoconiugati degli adulti. L'escrezione totale del paracetamolo e dei suoi metaboliti è indipendente dall'età.
Dati preclinici
Tossicità
Dosi acute molto elevate di paracetamolo sono epatotossiche.
Mutagenicità/cancerogenicità
In diversi studi è stato rilevato un potenziale genotossico. Si tratta però di un dato da relativizzare, perché dipendente dalla dose. A causa dei presunti meccanismi che causerebbero questi effetti, tuttavia, si può supporre che con dosi inferiori a determinati valori soglia non si manifestino effetti genotossici, sebbene in caso di una riduzione delle riserve di glutatione siano possibili valori soglia più bassi.
Tuttavia, i valori soglia a partire dai quali è stato dimostrato un effetto tossico nelle sperimentazioni sugli animali si situano chiaramente in un intervallo di dosi tossico, capace di causare danni a fegato e midollo osseo. Inoltre, le dosi non epatotossiche (fino a 300 mg/kg nel ratto e 1000 mg/kg nel topo) non sono cancerogene. In pratica si può quindi escludere che dosi terapeutiche abbiano un effetto genotossico o cancerogeno.
Tossicità per la riproduzione
Non sono disponibili studi convenzionali che utilizzano gli standard attualmente accettati per la valutazione della tossicità per la riproduzione e per lo sviluppo.
Tuttavia, gli studi sugli animali con paracetamolo non hanno mostrato effetti sulla funzione riproduttiva e nessun effetto teratogeno.
La somministrazione ripetuta di dosi elevate di paracetamolo ha causato atrofia testicolare nel topo e nel ratto. La somministrazione ripetuta di dosi molto elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) a ratti maschi ha provocato una riduzione della fertilità (riduzione della libido, delle prestazioni sessuali e della motilità degli spermatozoi).
Altri dati
Studi di tollerabilità locale del paracetamolo nei ratti e nei conigli hanno mostrato buona tollerabilità.
Studi su cavie non hanno evidenziato allergia ritardata da contatto.
Altre indicazioni
Indicazioni per la manipolazione
Prima dell'uso, Dafalgan 1 g soluzione per infusione deve essere controllato visivamente per qualunque particella e alterazione del colore. La soluzione deve essere limpida e incolore.
Solo per singolo uso. Potrebbe esserci umidità tra la sacca e il contenitore esterno, dovuta al processo di sterilizzazione. Ciò non influenza la qualità della soluzione.
Incompatibilità
Dafalgan 1 g soluzione per infusione non deve essere miscelato con altri medicinali senza averne preventivamente testato la compatibilità.
Influenza su metodi diagnostici
Il paracetamolo può alterare i risultati della determinazione dell'acido urico nel sangue, qualora la si determini con il metodo della riduzione dell'acido fosfotungstico, e della misurazione della glicemia, nel caso venga usato il metodo della glucosio ossidasi.
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Stabilità dopo apertura
La stabilità chimico-fisica in uso è stata dimostrata per 24 ore a una temperatura di 25°C senza confezione esterna.
Per ragioni microbiologiche, il preparato pronto all'uso deve essere utilizzato immediatamente dopo l'apertura. Qualora ciò non sia possibile, i tempi e le condizioni di conservazione prima dell'uso sono di responsabilità dell'utilizzatore.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Conservare nella confezione originale, a temperature non superiori a 25°C. Non conservare in frigorifero. Non congelare.
Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
66702 (Swissmedic).
Titolare dell’omologazione
UPSA Switzerland AG, Zug.
Stato dell'informazione
Ottobre 2025.
31428 — 06/02/2026