HCI Compendium
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Informazione professionale approvata da Swissmedic

Dalacin® C

Pfizer AG

Composizione

Principi attivi

Dalacin C Phosphat, soluzione iniettabile: clindamycinum ut clindamycini phosphas.

Dalacin C, capsule rigide: clindamycinum ut clindamycini hydrochloridum.

Dalacin C, granulato per soluzione orale: clindamycinum ut clindamycini‑2‑palmitatis hydrochloridum.

Sostanze ausiliarie

Dalacin C Phosphat, soluzione iniettabile

Soluzione iniettabile da 300 mg (2 ml): dinatrii edetas (corresp. 0.14 mg di sodio), natrii hydroxidum (corresp. 17.78 mg di sodio), alcohol benzylicus 18 mg, aqua ad iniectabile.

Contenuto di sodio per fiala (2 ml): 17.92 mg.

Soluzione iniettabile da 600 mg (4 ml): dinatrii edetas (corresp. 0.28 mg di sodio), natrii hydroxicum (corresp. 35.56 mg di sodio), alcohol benzylicus 36 mg, aqua ad iniectabile.

Contenuto di sodio per fiala (4 ml): 35.84 mg.

Dalacin C, capsule rigide

Capsula rigida da 150 mg: maydis amylum, talcum, magnesii stearas, lactosum monohydricum max. 224.13 mg, titanii dioxidum, gelatina, lacca, ferrum oxydatum nigrum, propylenglycolum, ammoniae solutio concentrata, kalii hydroxidum.

Capsula rigida da 300 mg: maydis amylum, talcum, magnesii stearas, lactosum monohydricum max. 283.27 mg, titanii dioxidum, gelatina, lacca, ferrum oxydatum nigrum, propylenglycolum, ammoniae solutio concentrata, kalii hydroxidum.

Dalacin C, granulato per soluzione orale

Simethiconum, saccharum 1.8 g, poloxamerum 188, aromatica cerasi, ethylis parahydroxybenzoas (E 214) 0.6 mg ad granulatum corresp. solutio reconstituita 5 ml.

Contenuto di zucchero 1.8 g per 5 ml di soluzione orale ricostituita (0.2 UP o 8 kcal).

Si deve tenere in considerazione il contenuto di zucchero della dose individuale quando Dalacin C granulato per soluzione orale viene prescritto a diabetici.

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Dalacin C Phosphat, soluzione iniettabile

Per uso endovenoso o intramuscolare.

Soluzione iniettabile da 300 mg: 1 fiala da 2 ml contiene 300 mg di clindamicina (come clindamicina-2-diidrogeno fosfato), corrispondenti a 150 mg/ml. Soluzione limpida incolore.

Soluzione iniettabile da 600 mg: 1 fiala da 4 ml contiene 600 mg di clindamicina (come clindamicina-2-diidrogeno fosfato), corrispondenti a 150 mg/ml. Soluzione limpida incolore.

Dalacin C, capsule rigide

Capsula rigida da 150 mg: 1 capsula rigida contiene 150 mg di clindamicina (come clindamicina cloridrato). Capsula rigida bianca con impresso in nero il logo Pfizer e «CLIN 150».

Capsula rigida da 300 mg: 1 capsula rigida contiene 300 mg di clindamicina (come clindamicina cloridrato). Capsula rigida bianca con impresso in nero il logo Pfizer e «CLIN 300».

Dalacin C, granulato per soluzione orale

5 ml di soluzione orale pronta per l'uso contengono 75 mg di clindamicina (come clindamicina palmitato cloridrato). Prodotto granulare da bianco a biancastro.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Trattamento di infezioni causate da batteri anaerobi sensibili alla clindamicina e batteri aerobi Gram-positivi, in particolare le specie Bacteroides, gli streptococchi microaerofili, gli stafilococchi e i pneumococchi:

  • Infezioni delle vie respiratorie superiori quali tonsillite, faringite, sinusite, otite media e scarlattina.
  • Infezioni delle vie respiratorie inferiori quali bronchite, polmonite, empiema e ascesso polmonare.
  • Infezioni della cute e dei tessuti molli quali acne, foruncoli, cellulite, impetigine, ascessi e infezioni delle ferite. Infezioni specifiche della cute e dei tessuti molli quali erisipela e paronichia (panaritium) dovrebbero, per natura, rispondere bene a una terapia con clindamicina.
  • Infezioni ossee e articolari quali osteomielite e artrite settica.
  • In associazione a un antibiotico con spettro aerobico Gram-negativo: infezioni delle pelvi e dell'apparato genitale femminili quali endometrite, parametrite, salpingite, ascessi tubo-ovarici (Pelvic Inflammatory Diseases, PID), nonché infezioni vaginali postoperatorie.
  • Infezioni intraddominali quali peritonite e ascesso addominale in caso di somministrazione concomitante di un antibiotico con un adeguato spettro aerobico Gram-negativo.
  • Setticemia ed endocardite. L'efficacia della clindamicina è stata documentata nel trattamento di casi selezionati di endocardite, laddove la clindamicina si è dimostrata battericida verso il patogeno nelle analisi in vitro condotte a concentrazioni sieriche adeguate raggiungibili.
  • Infezioni dentarie quali ascesso periodontale e periodontite.
  • Encefalite da Toxoplasma nei pazienti con AIDS. Nei pazienti che non tollerano il trattamento convenzionale è possibile impiegare clindamicina in combinazione con pirimetamina per la terapia in acuto. Sono disponibili solo esperienze limitate da studi clinici.
  • Polmonite da Pneumocystis jirovecii nei pazienti con AIDS. In caso di intolleranza alla terapia convenzionale, è possibile impiegare clindamicina in combinazione con primachina. Sono disponibili solo esperienze limitate da studi clinici.

Come per tutti gli antibiotici, si raccomanda l'esecuzione di test di sensibilità in vitro.

Devono essere seguite le raccomandazioni ufficiali sull'uso appropriato degli antibiotici, in particolare le raccomandazioni d'uso per prevenire l'aumento delle resistenze agli antibiotici.

Posologia/Impiego

La posologia e la via di somministrazione devono essere definite in base alla gravità dell'infezione, alle condizioni del paziente e alla sensibilità del patogeno.

Dalacin C può essere usato nei bambini a partire da 1 mese di età. Nei bambini, la clindamicina deve essere dosata in base al peso corporeo totale, indipendentemente dall'obesità e senza superare la dose massima omologata negli adulti.

Posologia abituale

Somministrazione parenterale

Dalacin C Phosphat, soluzione iniettabile: (somministrazione i.m. o e.v.)

Grado dell'infezione

Adulti (mg/d)

Bambini (mg/kg/d)

Dosi giornaliere

Grave

1200‑1800

20

2‑4

Molto grave: infezioni intraddominali, pelvi, infezioni con complicazioni

2400‑2700

25‑40

2‑4

In caso di infezioni gravi o potenzialmente letali, specialmente nelle infezioni in cui sono stati riscontrati Bacteroides fragilis, specie di Peptococcus o specie di Clostridioides diverse dal Clostridium perfringens oppure in caso di presunto coinvolgimento di questi organismi, la posologia può essere ulteriormente aumentata. Agli adulti sono state somministrate dosi endovenose fino a 4800 mg al giorno.

In alternativa, la sostanza può essere somministrata in forma di singola infusione breve della prima dose nell'arco di 10 m o più a lungo e successivamente con infusione continua per via endovenosa nel modo seguente:

Per mantenere i livelli sierici di clindamicina

Velocità dell'infusione breve

Velocità dell'infusione di mantenimento

superiori a 4 µg/ml

10 mg/m per 30 m

0.75 mg/m

superiori a 5 µg/ml

15 mg/m per 30 m

1.00 mg/m

superiori a 6 µg/ml

20 mg/m per 30 m

1.25 mg/m

Diluizione e velocità d'infusione

In caso di somministrazione endovenosa (e.v.), Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile deve essere utilizzato diluito (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). La concentrazione di clindamicina nella soluzione per infusione non deve superare i 12 mg per ml e la velocità di infusione non deve superare i 30 mg al m. Le velocità di infusione comunemente utilizzate sono le seguenti:

Dose

Soluzione per infusione

Tempo

300 mg

50 ml

10 m

600 mg

50 ml

20 m

900 mg

100 ml

30 m

1200 mg

100 ml

40 m

La somministrazione di oltre 1200 mg in una singola infusione della durata di un'ora non è consigliata.

In caso di somministrazione intramuscolare (i.m.), Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile deve essere utilizzato non diluito.

Singole iniezioni intramuscolari con dosi superiori a 600 mg non sono consigliate.

Per le incompatibilità e compatibilità cfr. il capitolo «Altre indicazioni».

Somministrazione orale

Le capsule rigide e la soluzione orale possono essere assunte indipendentemente dai pasti.

Dalacin C, capsule rigide

Dalacin C capsule rigide non è adatto ai bambini che non sono ancora in grado di inghiottire le capsule rigide intere.

Poiché con le capsule rigide non è possibile somministrare una dose in mg/kg calcolata in modo preciso, in certi casi è necessario utilizzare Dalacin C granulato per soluzione orale.

Al fine di prevenire un'esofagite, le capsule rigide devono essere assunte intere con un bicchiere pieno d'acqua e almeno 30 minuti prima di coricarsi.

Grado dell'infezione

Adulti (mg/d)

Bambini (mg/kg/d)

Suddivisione in dosi uguali giornaliere

Moderato

600‑1200

8‑12

3 o 4

Grave

600‑1200

13‑16

3 o 4

Molto grave

1200‑1800

17‑25

3 o 4

Posologia in caso di tonsillite/faringite streptococcica acuta

In caso di ipersensibilità alla penicillina e agli antibiotici beta-lattamici (ipersensibilità di tipo I), Dalacin C va considerato come alternativa terapeutica nei bambini e negli adulti con faringite streptococcica confermata o presunta. La posologia in questo caso è di una capsula rigida di Dalacin C da 300 mg 2 volte al giorno per 10 giorni. In presenza di infezioni da streptococchi beta‑emolitici è necessario proseguire il trattamento per almeno 10 giorni.

Dalacin C granulato per soluzione orale

La soluzione orale ottenuta dal granulato viene impiegata nei bambini. Il flacone deve essere agitato prima di ogni utilizzo.

Grado dell'infezione

Bambini ≥10 kg (mg/kg/d)

Suddivisione in dosi uguali giornaliere:

Moderato

8‑12

3‑4

Grave

13‑16

3‑4

Molto grave

17‑25

3‑4

Nei bambini con un peso corporeo <10 kg, la dose minima raccomandata corrisponde a una posologia di ½ cucchiaio dosatore di Dalacin C soluzione orale (37.5 mg) 3 volte al giorno.

Terapie di combinazione

‑ Infezioni ginecologiche (Pelvic Inflammatory Diseases, PID):

Dalacin C Phosphat 900 mg e.v. ogni 8 h in associazione a un antibiotico con spettro aerobico Gram-negativo somministrato per via endovenosa, ad es. gentamicina 2.0 mg/kg seguiti da 1.5 mg/kg ogni 8 h. Dopo almeno 4 giorni e non prima di 48 h dalla comparsa di miglioramento, si prosegue il trattamento con Dalacin C 450 mg somministrato per via orale ogni 6 h fino a raggiungere una durata complessiva della terapia di 10‑14 giorni.

‑ Polmonite da Pneumocystis jirovecii nei pazienti con AIDS:

Terapia di combinazione con clindamicina e primachina: Dalacin C Phosphat 600-900 mg e.v. ogni 6 h oppure 900 mg e.v. ogni 8 h oppure Dalacin C capsule rigide 300‑450 mg p.o. ogni 6 h per 21 giorni. Primachina: 15‑30 mg p.o. 1 volta al giorno per 21 giorni.

‑ Encefalite da Toxoplasma nei pazienti con AIDS:

Terapia di combinazione con clindamicina e primachina: clindamicina 600-1200 mg 4 volte al giorno per via orale (oppure e.v.) per due settimane, dopodiché 300-600 mg 4 volte al giorno.

Pirimetamina: 25-75 mg 1 volta al giorno. Con dosi superiori di pirimetamina si devono assumere in aggiunta 10-20 mg di acido folico al giorno. La durata della terapia deve essere complessivamente di 8-10 settimane.

Istruzioni posologiche speciali

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

In caso di insufficienza epatica grave (Child-Pugh C), l'emivita della clindamicina è più lunga. Durante una terapia ad alto dosaggio, in questi pazienti occorre monitorare i livelli di clindamicina.

In caso di insufficienza epatica da lieve a moderata (Child-Pugh A e B) non è necessario alcun adeguamento della dose.

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

In caso di insufficienza renale grave, l'emivita della clindamicina è più lunga. Durante una terapia ad alto dosaggio, in questi pazienti occorre monitorare i livelli di clindamicina.

In caso di insufficienza renale da lieve a moderata non è necessario alcun adeguamento della dose.

Pazienti anziani

Presumibilmente non è necessario alcun adeguamento della dose in funzione dell'età.

Bambini di età inferiore a 1 mese

Non sono disponibili dati sufficienti sui lattanti nel primo mese di vita. Pertanto, l'utilizzo di clindamicina in questa fascia di età è sconsigliato.

Controindicazioni

Nota ipersensibilità alla clindamicina o alla lincomicina.

Poiché il preparato contiene alcol benzilico, Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile non deve essere somministrato a nati prematuri e neonati (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Avvertenze e misure precauzionali

In pazienti sottoposti a una terapia con clindamicina sono state segnalate gravi reazioni da ipersensibilità, tra cui gravi reazioni cutanee come la sindrome DRESS (drug rash with eosinophilia and systemic symptoms), la sindrome di Stevens-Johnson, la necrolisi tossica epidermica (sindrome di Lyell) e la pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG). Al manifestarsi di reazioni da ipersensibilità o di gravi reazioni cutanee è necessario interrompere la clindamicina e istituire un'adeguata terapia.

Soluzione iniettabile: Per via endovenosa, la clindamicina fosfato non deve essere iniettata in forma non diluita in bolo, ma deve essere infusa nell'arco di almeno 10‑60 m, come descritto al paragrafo «Posologia/impiego».

Capsule rigide: A causa del rischio di esofagite e ulcera esofagea, è importante rispettare le istruzioni per l'assunzione (cfr. «Posologia/impiego» e «Effetti indesiderati»).

Dalacin C non deve essere impiegato nel trattamento della meningite, poiché la clindamicina non si diffonde in quantità sufficienti nel liquido cerebrospinale.

Come per quasi tutti i principi attivi antibatterici, anche durante il trattamento con clindamicina è stata segnalata l'insorgenza di una colite pseudomembranosa attribuita a tossine di Clostridioides difficile. Il trattamento con principi attivi antibatterici altera la normale flora batterica dell'intestino crasso, il che determina una proliferazione di C. difficile.

Lo spettro clinico della diarrea associata a Clostridioides difficile (CDAD) varia da una diarrea leggermente acquosa fino a casi gravi con decorso potenzialmente letale con diarrea persistente (occasionalmente insieme a fuoriuscite di sangue e muco), forti crampi addominali, febbre e leucocitosi. Tra le complicanze possono manifestarsi peritonite, megacolon tossico e shock. Nei pazienti anziani e nei pazienti con condizioni generali subottimali si deve prevedere un decorso più grave.

La diagnosi di CDAD viene solitamente formulata sulla base dei sintomi clinici. Può essere confermata dalla presenza di una colite pseudomembranosa all'esame endoscopico e/o dalla presenza di C. difficile in colture fecali in terreni di coltura selettivi oppure dalla presenza di tossine di C. difficile.

Se durante il trattamento con clindamicina dovesse manifestarsi una diarrea persistente, è necessario interrompere l'assunzione del preparato e istituire un'adeguata terapia. Salvo in caso di decorso molto lieve, per tutti i casi provocati dall'uso di antibiotici si raccomanda un trattamento antibiotico; è indicato il trattamento con metronidazolo o vancomicina: nei casi lievi/moderati si raccomanda un trattamento iniziale con metronidazolo per os. Nei pazienti con grave infezione da C. difficile, il trattamento viene opportunamente effettuato con vancomicina (125 mg 4 volte al giorno per 10 giorni che può aumentare a 500 mg 4 volte al giorno). In caso di CDAD grave è anche necessario integrare adeguatamente liquidi, elettroliti e proteine. Generalmente, la terapia con vancomicina determina una rapida scomparsa della tossina dai campioni di feci e, a livello clinico, una diminuzione della diarrea. In rari casi si è verificata una recidiva della colite dopo l'interruzione della vancomicina.

Il C. difficile produce le tossine A e B che contribuiscono allo sviluppo della CDAD. I ceppi di C. difficile che producono l'ipertossina determinano morbosità e mortalità aumentate, in quanto tali infezioni possono risultare resistenti alla terapia antimicrobica, il che può rendere necessaria una colectomia.

La diagnosi di CDAD va sempre presa in considerazione in tutti i pazienti anche in caso di insorgenza di diarrea a seguito di un trattamento antibiotico; casi di CDAD sono stati riportati anche a distanza di oltre due mesi da una terapia antibiotica.

I medicamenti che determinano un'inibizione della peristalsi intestinale (ad es. loperamide) sono controindicati in caso di presunta CDAD (ossia nei casi di diarrea grave verificatisi durante/dopo una terapia antibiotica).

In presenza di una delle seguenti patologie o situazioni di rischio, Dalacin C deve essere utilizzato con cautela: patologie gastrointestinali (specialmente la colite), anche all'anamnesi; gravi patologie renali o epatiche preesistenti; disturbi della trasmissione neuromuscolare (ad es. miastenia gravis, sindrome di Parkinson); diatesi atopica; asma bronchiale.

In caso di durata della terapia superiore a 10 giorni, occorre monitorare sia l'emocromo sia la funzionalità epatica e renale.

La clindamicina è potenzialmente nefrotossica. Sono stati riportati casi di danno renale acuto, inclusa insufficienza renale acuta. Durante la terapia di pazienti con preesistente disturbo della funzionalità renale o in caso di assunzione concomitante di medicamenti nefrotossici si deve pertanto considerare il monitoraggio della funzionalità renale; il monitoraggio della funzionalità renale deve essere effettuato in caso di terapia prolungata.

L'uso di antibiotici può determinare un'iperproliferazione di germi non sensibili e/o funghi. Qualora insorga una tale superinfezione, è necessario istituire immediatamente una terapia specifica.

Dopo somministrazione intramuscolare di Dalacin C Phosphat sono state segnalate irritazioni in sede di iniezione. È possibile ridurre al minimo tali reazioni effettuando iniezioni intramuscolari profonde.

Sostanze ausiliare di particolare interesse

Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile contiene 18 mg di alcol benzilico per 2 ml. L'alcol benzilico può causare reazioni allergiche.

La somministrazione endovenosa di alcol benzilico è stata associata a gravi eventi avversi e morte in neonati («sindrome da respiro agonico»). Non è nota la minima quantità di alcol benzilico per cui si manifesta la tossicità. Rischio aumentato nei bambini piccoli a causa di accumulo.

Grandi volumi devono essere usati con cautela e solo se necessario, specialmente in pazienti con insufficienza epatica o renale a causa del rischio di accumulo e tossicità («acidosi metabolica»).

Nell'utilizzo di medicamenti contenenti alcol benzilico occorre tenere conto della quantità giornaliera totale di alcol benzilico da tutte le fonti.

Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile da 300 mg contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per fiala, cioè è essenzialmente «senza sodio».

Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile da 600 mg contiene 35.84 mg di sodio per fiala da 4 ml, equivalente a 1.79% dell'assunzione massima giornaliera con la dieta raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto.

Dalacin C capsule rigide contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicamento.

Dalacin C granulato per soluzione orale contiene saccarosio (1.8 g/5 ml di soluzione pronta per l'uso). I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al fruttosio, da malassorbimento di glucosio-galattosio, o da insufficienza di sucrasi isomaltasi, non devono assumere questo medicamento.

Dalacin C granulato per soluzione orale contiene etilidrossi benzoato (E214) (0.6 mg/5 ml di soluzione pronta per l'uso). L'etilidrossi benzoato può causare reazioni allergiche (anche ritardate).

Interazioni

Interazioni farmacocinetiche

La clindamicina viene metabolizzata principalmente da CYP3A4 e, in misura minore, da CYP3A5 nel metabolita principale clindamicina solfossido e nel metabolita minore N-desmetilclindamicina. Di conseguenza, la clearance della clindamicina può essere ridotta dagli inibitori di CYP3A4 e CYP3A5 oppure accelerata dagli induttori di questi isoenzimi. Se possibile, va evitata la somministrazione concomitante di clindamicina e induttori potenti di CYP3A4, in quanto ciò può determinare una riduzione clinicamente rilevante della concentrazione plasmatica di clindamicina. Sono stati riportati casi di una bassa concentrazione plasmatica di clindamicina con perdita di effetto dopo la somministrazione concomitante di clindamicina e rifampicina.

Si raccomanda cautela quando la clindamicina viene somministrata in associazione a inibitori potenti di CYP3A4, in quanto ciò può determinare un aumento delle concentrazioni plasmatiche di clindamicina.

Studi in vitro

Secondo studi in vitro, la clindamicina non inibisce CYP1A2, CYP2C9, CYP2C19, CYP2E1 e CYP2D6 e inibisce CYP3A4 solo in misura ridotta. Pertanto è improbabile che si verifichino interazioni clinicamente rilevanti tra la clindamicina e principi attivi somministrati contemporaneamente che vengono metabolizzati da questi isoenzimi CYP.

Interazioni farmacodinamiche

La clindamicina ha proprietà inibenti a livello neuromuscolare che probabilmente rafforzano l'effetto di altri inibitori neuromuscolari. Nei pazienti che vengono trattati con tali agenti, la clindamicina deve quindi essere usata con cautela.

Antagonisti della vitamina K

Nei pazienti che hanno ricevuto clindamicina in associazione ad antagonisti della vitamina K (ad es. warfarin, acenocumarolo e fluindione), sono stati segnalati valori aumentati della coagulazione (PT/INR) e/o emorragie. Pertanto, nei pazienti trattati con antagonisti della vitamina K, i valori della coagulazione devono essere controllati frequentemente.

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

Non sono disponibili adeguati studi controllati su donne nel primo trimestre di gravidanza. I risultati di studi clinici in cui donne in gravidanza sono state trattate con clindamicina nel secondo e/o terzo trimestre non hanno fornito evidenze di danni al feto.

Nell'uomo la clindamicina attraversa la placenta; dopo dosi multiple, la concentrazione nel liquido amniotico è risultata pari al 30% circa della concentrazione nel sangue materno.

L'alcol benzilico contenuto in Dalacin C Phosphat attraversa anch'esso la placenta, cfr. «Avvertenze e misure precauzionali».

Per l'utilizzo di Dalacin C in gravidanza si raccomanda cautela. La clindamicina deve essere utilizzata in gravidanza solo quando ciò è inequivocabilmente necessario.

Allattamento

La clindamicina viene escreta nel latte materno, dove è stata riscontrata a concentrazioni fino a 3.8 µg/ml. Bere una quantità di 500 ml al giorno corrisponderebbe ad assumere 1.9 mg di clindamicina al giorno.

La clindamicina può influenzare la flora intestinale del lattante, il che può provocare sintomi quali diarrea, ematochezia e/o eruzioni cutanee. Soprattutto i neonati prematuri potrebbero presentare un aumentato rischio di tali effetti indesiderati.

Un utilizzo orale o parenterale della clindamicina durante l'allattamento non è consigliato. Qualora sia necessario un trattamento con clindamicina, si deve interrompere l'allattamento.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

Non sono stati effettuati studi in merito. Con l'utilizzo di clindamicina sono stati tuttavia segnalati effetti indesiderati quali stordimento mentale e sonnolenza, che possono influenzare la capacità di concentrazione e il tempo di reazione e, di conseguenza, ridurre la capacità di guidare veicoli e di utilizzare macchine.

Effetti indesiderati

Di seguito sono riportati gli effetti indesiderati osservati in studi clinici e/o durante il periodo di sorveglianza del mercato con l'utilizzo di Dalacin C, elencati secondo la Classificazione sistemica organica e in ordine di frequenza.

Definizione delle categorie di frequenza: «comune» (≥1/100, <1/10), «non comune» (≥1/1000, <1/100), «raro» (≥1/10'000, <1/1000), «molto raro» (>1/10'000), «non nota»: la frequenza non può essere indicata in modo preciso poiché basata su segnalazioni spontanee relative al periodo di sorveglianza post-marketing.

Occorre tenere presente che non di rado le frequenze osservate negli studi clinici differiscono tra le forme farmaceutiche parenterale e orale. Laddove queste differenze di frequenza sono risultate rilevanti, di seguito viene riportata rispettivamente l'incidenza più alta con il relativo riferimento all'altra forma farmaceutica. In particolare, gli effetti indesiderati gastrointestinali si sono manifestati più frequentemente con la somministrazione orale, mentre le alterazioni cutanee sono state osservate più spesso con la somministrazione parenterale rispetto a quella orale.

Infezioni ed infestazioni

Non nota: colite da Clostridioides difficile.

Patologie del sistema emolinfopoietico

Comune: eosinofilia.

Raro: agranulocitosi (segnalata solo durante il periodo di sorveglianza del mercato), leucopenia, trombopenia, neutropenia.

Disturbi del sistema immunitario

Raro: angioedema.

Non nota: shock anafilattico, reazioni anafilattoidi, reazioni anafilattiche, ipersensibilità.

Patologie del sistema nervoso

Non comune: disgeusia.

Non nota: cefalea, stordimento mentale, sonnolenza.

Patologie cardiovascolari

Non comune: ipotensione (soprattutto con la somministrazione parenterale), arresto cardio-respiratorio (a seguito di somministrazione endovenosa (troppo) rapida).

Patologie dell'apparato gastrointestinale

Comune: diarrea, colite pseudomembranosa.

Non comune: dolore addominale, nausea, vomito (soprattutto con la somministrazione orale).

Non nota: esofagite* e ulcera esofagea* (osservata soprattutto con la somministrazione orale).

*Possibile insorgenza di esofagite e ulcera esofagea, in particolare se il medicamento viene assunto in posizione distesa e/o con poca acqua.

Patologie epatobiliari

Comune: anomalie nelle prove di funzionalità epatica (bilirubina, AST, fosfatasi alcalina).

Molto raro: epatite.

Non nota: ittero (compreso l'ittero colestatico).

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Comune: esantema maculo-papuloso, esantema morbilliforme (segnalato solo durante il periodo di sorveglianza del mercato).

Non comune: orticaria (più comune con la somministrazione parenterale rispetto a quella orale).

Raro: prurito, eritema multiforme, dermatite esfoliativa, dermatite vescicolo-bollosa, sindrome di Stevens‑Johnson, necrolisi epidermica tossica (sindrome di Lyell) (segnalata solo durante il periodo di sorveglianza del mercato).

Non nota: pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG), sindrome DRESS (drug rash with eosinophilia and systemic symptoms), vasculite cutanea, esantema flessurale intertriginoso simmetrico correlato a farmaco (symmetrical drug-related intertriginous and flexural exanthema, SDRIFE) (sindrome del babbuino).

Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo

Molto raro: poliartrite.

Patologie renali e urinarie

Non nota: danno renale acuto.

Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella

Raro: vaginite.

Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione

Comune: dolore in sede di iniezione, tromboflebite in sede di iniezione, ascesso in sede di iniezione.

Non nota: irritazioni in sede di iniezione.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

In caso di sovradosaggio è da prevedersi un aumento o un'intensificazione dell'insorgenza degli effetti indesiderati sopra descritti. L'emodialisi e la dialisi peritoneale non sono efficaci nell'eliminazione della clindamicina dal siero. Ove necessario, occorre adottare misure di supporto.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

J01FF01

Meccanismo d'azione/farmacodinamica

Il principio attivo di Dalacin C è la clindamicina (7‑cloro‑7‑desossilincomicina), un derivato della lincomicina ottenuta dallo Streptomyces lincolnensis.

La clindamicina si lega alla subunità 50S dei ribosomi batterici e inibisce in tal modo la sintesi proteica. L'effetto è principalmente batteriostatico ma, a seconda della concentrazione e della sensibilità del patogeno, può essere anche battericida.

Gli esteri fosfato e palmitato non sono attivi in vitro. In vivo vengono idrolizzati rapidamente nella clindamicina base attiva.

L'efficacia è correlata al periodo di tempo durante il quale la concentrazione dell'antibiotico è superiore alla concentrazione minima inibente (MIC) del patogeno.

Resistenza

Nella maggior parte dei casi, la resistenza alla clindamicina è dovuta a mutazioni del sito di legame dell'antibiotico sull'rRNA o alla metilazione di determinati nucleotidi nell'RNA 23S della subunità ribosomiale 50S. Alterazioni di questo genere possono determinare una resistenza crociata in vitro agli antibiotici macrolidi e alle streptogramine B (fenotipo MLSB). La maggior parte degli S. aureus meticillino-resistenti (MRSA) presenta il fenotipo costitutivo MLSB ed è quindi resistente alla clindamicina. Le infezioni causate da stafilococchi macrolidi-resistenti non devono essere trattate con clindamicina in assenza di un adeguato test di sensibilità, compreso il test di resistenza inducibile alla clindamicina. Occasionalmente la resistenza è dovuta anche ad alterazioni delle proteine ribosomiali.

La resistenza alla clindamicina può essere indotta da macrolidi in ceppi batterici macrolidi-resistenti; la resistenza inducibile può essere dimostrata con un test di diffusione su disco (D-zone test) o con il metodo della diluizione in brodo di coltura. I meccanismi di resistenza meno comunemente osservati prevedono modifiche del meccanismo antibiotico o dell'efflusso attivo. Tra clindamicina e lincomicina sussiste una resistenza crociata completa. La resistenza alla clindamicina si verifica più comunemente tra i ceppi di Staphylococcus meticillino-resistenti e i ceppi di Pneumococcus penicillino-resistenti rispetto ai patogeni che rispondono a questi principi attivi.

Spettro d'azione antimicrobico

Per la clindamicina è stato possibile dimostrare un'attività in vitro contro la maggior parte dei ceppi dei seguenti patogeni: microrganismi aerobi Gram-positivi, anaerobi Gram-positivi e Gram-negativi così come determinati ceppi di Chlamydia trachomatis. In generale, gli aerobi Gram-negativi non sono sensibili alla clindamicina.

In vitro, si sono dimostrati sensibili alla clindamicina anche i seguenti patogeni: Bordetella melaninogenicus e Mycoplasma hominis.

Secondo i dati pubblicati in letteratura, nel quadro di una terapia di combinazione, la clindamicina ha anche un effetto terapeutico nelle infezioni causate da alcuni patogeni non batterici. Studi di entità perlopiù molto piccola, non condotti secondo gli standard moderni, indicano una certa efficacia contro Toxoplasma gondii (patogeno dell'encefalite da Toxoplasma, solo in combinazione con pirimetamina) e Pneumocystis jirovecii (patogeno della polmonite, solo in combinazione con primachina).

Germi solitamente sensibili

Batteri aerobi

Batteri Gram-positivi

  • Staphylococcus aureus (ceppi meticillino-sensibili)
  • Staphylococci coagulasi-negativi (ceppi meticillino-sensibili)
  • Streptococcus pneumoniae (ceppi penicillino-sensibili)
  • Streptococci beta-emolitici dei gruppi A, B, C e G
  • Streptococci del gruppo Viridans
  • Corynebacterium diphtheriae

Batteri Gram-negativi

  • Chlamydia trachomatis

Batteri anaerobi

Batteri Gram-positivi

  • Actinomyces israelii
  • Clostridium perfringens
  • Eggerthella (Eubacterium) spp.
  • Peptococcus spp.
  • Peptostreptococcus spp. (Finegoldia magna, Micromonas micros)
  • Propionibacterium acnes

Batteri Gram-negativi

  • Bacteroides spp.
  • Fusobacterium spp.
  • Gardnerella vaginalis
  • Prevotella spp.
  • Veillonella spp.

Altri

Funghi

  • Pneumocystis jirovecii

Protozoi

  • Toxoplasma gondii

Specie per le quali le resistenze acquisite possono costituire un problema durante l'utilizzo

Batteri aerobi

Batteri Gram-positivi

  • Staphylococcus aureus (meticillino-resistente)
  • Staphylococci coagulasi-negativi (meticillino-resistenti)

Batteri anaerobi

Batteri Gram-negativi

  • Bacteroides fragilis

Germi naturalmente resistenti

Batteri aerobi

Batteri Gram-positivi

  • Enterococcus spp.

Batteri Gram-negativi

  • Enterobacteriaceae
  • Haemophilus influenzae
  • Moraxella catarrhalis

Batteri anaerobi

Batteri Gram-positivi

  • Clostridioides difficile

Batteri Gram-negativi

  • Eikenella corrodens
  • Fusobacterium varium

Breakpoint

I breakpoint stabiliti dall'EUCAST (European Committee on Antimicrobial Susceptibility) per le concentrazioni minime inibenti (MIC) sono i seguenti:

Criteri di sensibilità EUCAST per la clindamicina

Breakpoint MIC (mg/l)

Patogeno

S ≤

R >

Staphylococcus spp.

0.25

0.5

Streptococcus

Gruppi A, B, C e G

0.5

0.5

Streptococcus pneumoniae

0.5

0.5

Streptococci del gruppo Viridans

0.5

0.5

Anaerobi Gram-positivi

4

4

Anaerobi Gram-negativi

4

4

Corynebacterium spp.

0.5

0.5

S=sensibile; R=resistente

Per specie selezionate, la prevalenza della resistenza acquisita può variare geograficamente e nel tempo; le informazioni locali sulla resistenza costituiscono quindi un vantaggio, in particolare per il trattamento di infezioni gravi. Quando la prevalenza locale della resistenza è tale da mettere in discussione l'utilità del trattamento antibiotico, perlomeno in alcuni tipi di infezioni, occorre eventualmente consultare un esperto. In particolare, in caso di infezioni gravi o di fallimento terapeutico si raccomanda una diagnosi differenziale microbiologica con identificazione del patogeno nonché una valutazione della risposta alla clindamicina.

In vitro è stato evidenziato un antagonismo tra clindamicina ed eritromicina. Poiché ciò è probabilmente clinicamente rilevante, i due medicamenti non devono essere utilizzati contemporaneamente.

Efficacia clinica

Nessuna indicazione.

Farmacocinetica

Dopo infusione endovenosa di 300 mg nell'arco di 10 m oppure di 600 mg nell'arco di 20 m, al termine dell'infusione vengono raggiunti livelli sierici massimi di 7 µg/ml o 10 µg/ml. La Tabella 1 mostra le concentrazioni di picco sieriche medie dopo somministrazione di clindamicina fosfato. Dopo somministrazione di clindamicina fosfato ogni 8-12 h negli adulti e ogni 6-8 h nei bambini oppure con infusione continua e.v., i livelli sierici di clindamicina possono essere mantenuti al di sopra delle concentrazioni minime inibenti in vitro per la maggior parte dei microrganismi sensibili. Lo stato stazionario viene raggiunto dopo la terza dose.

Tabella 1: titolo massimo medio allo stato stazionario durante il trattamento parenterale con clindamicina fosfato

Dose

Clindamicina (µg/ml)

Clindamicina fosfato (µg/ml)

300 mg e.v. per 10 m ogni 8 h

7

15

600 mg e.v. per 20 m ogni 8 h

10

23

900 mg e.v. per 30 m ogni 12 h

11

29

1200 mg e.v. per 45 m ogni 12 h

14

49

300 mg i.m. ogni 8 h

6

3

600 mg i.m. ogni 12 h

9

3

Dopo somministrazione intramuscolare di 600 mg di clindamicina fosfato vengono raggiunti livelli sierici massimi di 9 µg/ml a distanza di 1-3 h dall'iniezione.

Assorbimento

Dopo somministrazione orale, la clindamicina viene assorbita rapidamente e quasi completamente (90%). Dopo somministrazione orale di 150 mg, negli adulti vengono raggiunti livelli sierici medi pari a 2.5 µg/ml nell'arco di 45-60 m. Dopo 3 h o 6 h sono stati misurati livelli sierici pari a 1.5 µg/ml o 0.7 µg/ml.

Con la clindamicina palmitato HCI, a seguito della rapida idrolisi dell'estere nel sangue, vengono raggiunti livelli sierici massimi in tempi uguali a quelli del cloridrato.

L'assorbimento della clindamicina somministrata per via orale non viene influenzato in modo quantitativamente significativo dall'assunzione concomitante di cibo. Tuttavia, l'assorbimento può risultare leggermente rallentato.

Dopo una somministrazione orale della durata di 14 giorni non è stato osservato alcun accumulo.

Distribuzione

La clindamicina si lega principalmente alla glicoproteina acida alfa-1, il legame proteico è dipendente dalla concentrazione e, nel range terapeutico, è compreso tra il 60 e il 94%.

La clindamicina penetra facilmente nella maggior parte dei fluidi e tessuti corporei. Il volume di distribuzione VdSS è di 43-74 l. Nei tessuti ossei viene raggiunto circa il 40% (20-75%) della concentrazione sierica, nel latte materno il 50-100%, nel liquido sinoviale il 50%, nell'espettorato il 30-75%, nel liquido peritoneale il 50-90%. La clindamicina non attraversa però la barriera emato-encefalica, nemmeno in caso di meningite.

La clindamicina attraversa la barriera placentare e viene escreta nel latte materno.

Metabolismo

La clindamicina viene metabolizzata abbastanza ampiamente nel fegato da CYP3A4 e, in misura minore, da CYP3A5 in prodotti di degradazione con diversa efficacia antibatterica come la N‑desmetilclindamicina (farmacologicamente più attiva della clindamicina) e la clindamicina solfossido (meno attiva della clindamicina).

Eliminazione

L'eliminazione avviene principalmente tramite la bile e le feci sotto forma di metaboliti inattivi (Q0 =0.9). Solo circa un quarto della dose somministrata viene eliminato sotto forma di composto progenitore o di metaboliti farmacologicamente attivi (10-20% con le urine, 4% con le feci). L'emivita di eliminazione è di 1.5-3.5 h.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti con grave compromissione della funzionalità epatica, l'emivita della clindamicina è più lunga. Nei pazienti con insufficienza epatica lieve o moderata la farmacocinetica della clindamicina non è stata esaminata.

Disfunzioni renali

Nei pazienti con grave compromissione della funzionalità renale, l'emivita della clindamicina è più lunga. Nei pazienti con insufficienza renale lieve o moderata la farmacocinetica della clindamicina non è stata esaminata.

La clindamicina non è dializzabile.

Pazienti anziani

Nei pazienti di età ≥65 anni la farmacocinetica della clindamicina non è stata studiata in modo specifico.

Bambini e adolescenti

Con il trattamento parenterale di pazienti pediatrici, dopo la prima dose sono state misurate le seguenti concentrazioni massime medie:

Dose

Clindamicina (µg/ml)

5-7 mg/kg e.v. per 1 h

10

3-6 mg/kg i.m.

4

5-7 mg/kg i.m.

8

Con la somministrazione orale di 2, 3 o 4 mg di clindamicina palmitato HCI per kg di peso corporeo ogni 6 h, nei bambini sono stati misurati livelli sierici di picco di 1.2, 2.2 o 2.4 µg/ml dopo 60 m dalla prima dose. Lo stato stazionario viene raggiunto con la quinta dose. Con questo schema posologico, allo stato stazionario sono da prevedersi livelli sierici di picco pari a 2.5, 3.0 o 3.8 µg/ml.

Pazienti pediatrici obesi di età compresa tra 2 e meno di 18 anni e adulti obesi di età compresa tra 18 e 20 anni

Un'analisi dei dati farmacocinetici in pazienti pediatrici obesi di età compresa tra 2 e meno di 18 anni e adulti obesi di età compresa tra 18 e 20 anni ha evidenziato che la clearance della clindamicina e il volume di distribuzione normalizzato per il peso corporeo totale sono comparabili indipendentemente dall'obesità.

Dati preclinici

Cancerogenicità, mutagenicità

Non sono stati effettuati studi sperimentali sugli animali a lungo termine con la clindamicina per la valutazione del potenziale cancerogeno. I test eseguiti per la genotossicità comprendevano un test del micronucleo nei ratti e un test di Ames con la Salmonella. Entrambi i test sono risultati negativi.

Disturbi della fertilità

Gli studi sulla fertilità nei ratti dopo trattamento orale con posologie fino a 300 mg/kg/d (corrispondenti a circa 1.1 volte la dose massima raccomandata per i pazienti adulti espressa in mg/m2) non hanno mostrato effetti sulla fertilità o sulla disponibilità all'accoppiamento.

Tossicità per la riproduzione

In studi sullo sviluppo embriofetale con clindamicina somministrata per via orale nei ratti o con clindamicina somministrata per via sottocutanea nei ratti e conigli non è emersa alcuna tossicità per lo sviluppo, se non a dosi tali da causare tossicità nella madre. Gli intervalli di sicurezza rispetto alle esposizioni cliniche, tuttavia, erano estremamente brevi.

Altre indicazioni

Incompatibilità (somministrazione parenterale) di Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile:

I seguenti medicamenti sono chimicamente incompatibili con la clindamicina fosfato: ampicillina, fenitoina sodica, barbiturici, aminofillina, gluconato di calcio e magnesio solfato.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Stabilità dopo apertura

La stabilità di Dalacin C granulato per soluzione orale dopo la ricostituzione della soluzione orale è stata dimostrata per 2 settimane a temperatura ambiente (15-25 °C); la soluzione non deve essere conservata in frigorifero e non deve essere congelata.

Dalacin C Phosphat soluzione iniettabile, se conservato per almeno 24 h a temperatura ambiente (15-25 °C), è compatibile dal punto di vista chimico-fisico nelle seguenti miscele:

Soluzione di glucosio al 5% e soluzione di NaCl allo 0.9% contenenti i seguenti antibiotici a comuni concentrazioni terapeutiche: amikacina, aztreonam, cefamandolo nafato, cefazolina, ceftazidima, gentamicina, penicillina, piperacillina e tobramicina.

Una soluzione di 6, 9 o 12 mg/ml di clindamicina in soluzione di glucosio al 5%, NaCl o Ringer lattato allo 0.9% è stabile per almeno 16 giorni a temperatura ambiente (15-25 °C), per almeno 32 giorni in frigorifero (2-8 °C) e per almeno otto settimane se congelata (-15 °C).

Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C) e tenere fuori dalla portata dei bambini.

Indicazioni per la manipolazione

Preparazione della soluzione orale dal granulato:

La soluzione orale viene normalmente preparata dal farmacista. Nel caso in cui la soluzione orale non sia preparata, occorre aggiungere acqua del rubinetto alla polvere nel modo seguente:

  • Picchiettare il flacone per smuovere il granulato.
  • Aggiungere 60 ml esatti di acqua del rubinetto (= 2 bicchieri dosatori).
  • Agitare bene, lasciare riposare brevemente (1-2 m).

In questo modo si ottengono 80 ml di soluzione orale pronta all'uso. Un cucchiaio dosatore (5 ml) della soluzione orale preparata contiene 75 mg di clindamicina.

Agitare il flacone prima di ogni utilizzo. Il bicchiere dosatore (30 ml) e il cucchiaio dosatore (5 ml) in plastica sono contenuti nella confezione.

Numero dell'omologazione

35438 (capsule rigide), 37905 (granulato per soluzione orale), 38978 (soluzione iniettabile) (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

Pfizer AG, Zürich.

Stato dell'informazione

Agosto 2025.

LLD V024

286101/04/2026