SEVREDOL cpr pell 10 mg
Mundipharma Medical Company
Informazione professionale approvata da Swissmedic
Informazioni importanti sugli oppioidi:
Per maggiori informazioni, consultare la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali». |
SEVREDOL®
È soggetto alla legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope
Composizione
Principi attivi
Morphini sulfas pentahydricus.
Sostanze ausiliarie
Compresse rivestite
Sevredol 10 mg: Lattosio (207,50 mg per compressa rivestita), amido di mais pregelatinizzato, povidone K25, talco, magnesio stearato, ipromellosa, titanio diossido (E 171), macrogol 400, blu brillante FCF (E 133).
Sevredol 20 mg: Lattosio (197,50 mg per compressa rivestita), amido di mais pregelatinizzato, povidone K25, talco, magnesio stearato, alcool polivinilico parzialmente idrolizzato, titanio diossido (E 171), macrogol 3350, eritrosina (E 127), giallo arancio S (E 110) (0,02 mg per compressa rivestita).
Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità
Sevredol 10 mg (divisibile): compressa rivestita biconvessa, oblunga e di colore azzurro, con linea di prerottura e «IR» e «10» impressi su un lato, contenente 10,00 mg di morfina solfato pentaidrato, corrispondenti a 7,52 mg di morfina.
Sevredol 20 mg (divisibile): compressa rivestita biconvessa, oblunga e di colore rosa, con linea di prerottura e «IR» e «20» impressi su un lato, contenente 20,00 mg di morfina solfato pentaidrato, corrispondenti a 15,04 mg di morfina.
Indicazioni/Possibilità d'impiego
Dolore acuto e persistente, moderato o grave, o insufficiente efficacia di analgesici non oppioidi e/o di oppioidi deboli.
Posologia/Impiego
Obiettivi e interruzione del trattamento
Prima di iniziare il trattamento con Sevredol, deve essere concordata con il paziente una strategia di trattamento che comprenda la durata e gli obiettivi del trattamento, in conformità con le linee guida sul trattamento del dolore. Durante il trattamento deve essere mantenuto un contatto regolare tra medico e paziente per valutare la necessità di proseguire il trattamento, prendere in considerazione l'interruzione del trattamento e, se necessario, modificare la posologia. Se un paziente non ha più bisogno del trattamento con Sevredol, può essere consigliabile ridurre gradualmente la dose per evitare sintomi da astinenza (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»). Se il controllo del dolore è insufficiente, si deve considerare la possibilità di assuefazione (tolleranza) e di progressione della patologia di base (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
Posologia abituale
La posologia va adeguata all'intensità del dolore e alla sensibilità individuale, all'età e al peso corporeo del paziente.
Valgono le seguenti raccomandazioni posologiche generali.
Adulti e adolescenti di età superiore a 12 anni
Pazienti mai trattati con oppioidi (naïve agli oppioidi)
La dose iniziale abituale per pazienti mai trattati con oppioidi di 10 mg ogni 4 ore.
Terapia analgesica integrativa e titolazione della dose
La dose giornaliera viene aumentata gradualmente fino a raggiungere un'analgesia sufficiente con un massimo 2 somministrazioni della riserva:
Dose iniziale (1° giorno) | 10 mg/4 h | Riserva 5–10% della dose giornaliera, max. ogni 1–2 ore |
2° giorno | 20 mg/4 h | Come sopra |
3° giorno | 30 mg/4 h | Come sopra |
4° giorno | 50 mg/4 h | Come sopra |
5° giorno | 70 mg/4 h | Come sopra |
6° giorno | 100 mg/4 h | Come sopra |
Ulteriori aumenti del 30–50% | Come sopra | |
In alternativa, correggere ogni giorno la nuova dose giornaliera in base alla quantità del medicamento di riserva che è stato necessario il giorno precedente. Le dosi singole somministrate ogni 4 ore sono il risultato della dose giornaliera ricalcolata, suddivisa in 6 dosi singole ogni 4 ore.
La dose di mantenimento è raggiunta la dose giornaliera rimane costante per 2–3 giorni (vale a dire con max. 2 assunzioni del medicamento di riserva).
Pazienti che sono stati già pretrattati con morfina per via parenterale
In caso di passaggio dalla morfina somministrata per via parenterale a Sevredol, la nuova dose giornaliera di quest'ultimo equivale alla dose giornaliera di morfina parenterale × 3. È necessario un aggiustamento individuale della dose.
Pazienti che sono stati già pretrattati con un altro oppioide
Sebbene esistano utili tabelle per l'equivalenza terapeutica degli oppioidi somministrati per via orale e parenterale, riguardo alla potenza relativa esistono grandi variabilità interindividuali per i diversi principi attivi e le differenti forme farmaceutiche. Non sono nemmeno possibili raccomandazioni posologiche specifiche, poiché mancano studi clinici sistematici per i corrispondenti passaggi da tutti gli oppioidi potenzialmente impiegati. In caso di cambio del principio attivo o della forma farmaceutica si deve titolare di nuovo il preparato sotto controllo clinico.
Istruzioni posologiche speciali
Pazienti con isturbi della funzionalità epatica
Nei pazienti con insufficienza epatica grave si dovrebbe ridurre la dose e titolarla verso l'alto con particolare cautela (cfr. «Farmacocinetica»).
Pazienti con disturbi della funzionalità renale
Nei pazienti con insufficienza renale si dovrebbe ridurre la dose e titolarla verso l'alto con particolare cautela (cfr. «Farmacocinetica»).
Pazienti anziani
Il dosaggio deve essere impostato per ciascun paziente in considerazione della rispettiva situazione individuale e della sensibilità soggettiva (cfr. «Farmacocinetica»).
Bambini di età inferiore a 12 anni
La dose iniziale per pazienti pediatrici mai trattati con oppioidi è generalmente la seguente:
3–5 anni: 5 mg ogni 4 ore.
6–12 anni: 5–10 mg ogni 4 ore.
Successivamente si dovrebbe condurre una titolazione individuale della dose analogamente alla procedura nell'adulto.
Per bambini di età inferiore a 3 anni, la sicurezza e l'efficacia di Sevredol compresse non è stata documentata a sufficienza. I dati disponibili sono limitati (cfr. «Farmacocinetica»).
Modo di somministrazione
Le compresse rivestite possono essere assunte con abbondanti liquidi ai pasti o tra i pasti.
Lei sono dotate di una linea di prerottura e possono essere dimezzare per adeguare la dose.
Controindicazioni
- Ipersensibilità al principio attivo e/o a una delle sostanze ausiliarie indicate nella composizione,
- depressione respiratoria grave con ipossia e/o ipercapnia,
- broncopneumopatia cronica ostruttiva grave,
- asma bronchiale grave,
- addome acuto,
- ileo paralitico.
Avvertenze e misure precauzionali
Nel somministrare Sevredol si raccomanda cautela nei seguenti casi:
- pazienti anziani o deboli,
- cuore polmonare grave, depressione respiratoria,
- apnea notturna,
- assunzione concomitante di depressori del sistema nervoso centrale (cfr. «Interazioni»),
- assunzione concomitante di inibitori delle monoamminossidasi (inibitori delle MAO) (cfr. «Interazioni»),
- sviluppo di tolleranza, dipendenza fisica e sintomi di astinenza,
- dipendenza psichica (dipendenza farmacologica), anamnesi di abuso di alcol, droghe o medicamenti,
- traumatismi della testa (a causa del rischio di un aumento della pressione intracranica), lesioni intracraniche, disturbi della coscienza di origine non chiara,
- ipotiroidismo, mixedema,
- malattia di Addison (insufficienza surrenalica, cfr. sezione «Insufficienza surrenalica»),
- psicosi tossica, alcolismo, delirium tremens,
- colelitiasi o altra malattia biliare acuta,
- pancreatite,
- insufficienza epatica grave,
- insufficienza renale,
- malattia intestinale ostruttiva o infiammatoria,
- iperplasia prostatica con formazione di urina residua,
- ipotensione arteriosa, ipertensione arteriosa, malattie cardiocircolatorie preesistenti,
- epilessia o predisposizione alle convulsioni,
- stipsi,
- durante l'allattamento (cfr. «Gravidanza, allattamento»).
Sviluppo di tolleranza, dipendenza da farmaci e rischio di abuso
Con la somministrazione ripetuta di oppioidi si possono sviluppare tolleranza e dipendenza fisica e/o psichica. In seguito all'assunzione di oppioidi può insorgere una dipendenza iatrogena. Sevredol può essere oggetto di abuso analogamente ad altri oppioidi; tutti i pazienti che assumono oppioidi devono essere monitorati per escludere segni di abuso e dipendenza. I pazienti maggiormente a rischio di abuso di oppioidi possono essere comunque trattati con oppioidi, ma devono essere ulteriormente monitorati per escludere segni di uso improprio, abuso o dipendenza. La somministrazione ripetuta di Sevredol può causare un disturbo da uso di oppioidi. L'abuso o l'uso improprio intenzionale di Sevredol può causare un sovradosaggio e/o la morte. Il rischio di sviluppo di un disturbo da uso di oppioidi è maggiore nei pazienti con una storia personale o familiare (genitori o fratelli) di disturbi da uso di sostanze (compreso il disturbo da uso di alcool), nei fumatori o nei pazienti con anamnesi di altre patologie psichiche (ad es. depressione maggiore, disturbi d'ansia e disturbi della personalità). I pazienti devono essere monitorati per escludere un comportamento da dipendenza (drug-seeking behaviour) (ad es. una richiesta anticipata di prescrizioni successive). Questo include la verifica degli oppioidi e dei medicamenti psicoattivi somministrati contemporaneamente (come le benzodiazepine). Per i pazienti che manifestano segni e sintomi di un disturbo da uso di oppioidi è opportuno prendere in considerazione un consulto con uno specialista nelle dipendenze.
Depressione respiratoria
Come per tutti gli oppioidi, sussiste il rischio di depressione respiratoria clinicamente significativa correlata all'impiego di Sevredol. Se non riconosciuta e trattata tempestivamente, la depressione respiratoria può causare un arresto respiratorio e il decesso. A seconda delle condizioni del paziente, il trattamento della depressione respiratoria prevede uno stretto monitoraggio, misure di supporto e la somministrazione di antagonisti degli oppioidi. Una depressione respiratoria grave, pericolosa o letale può insorgere in qualsiasi fase della terapia; il rischio maggiore si verifica all'avvio della terapia o in seguito a un aumento della dose.
Disturbi respiratori nel sonno
Gli oppioidi possono causare disturbi respiratori legati al sonno, tra cui apnea centrale del sonno (CSA) e ipossiemia notturna. L'uso di oppioidi è associato a un aumento dose-dipendente del rischio di apnea centrale del sonno. Nei pazienti con apnea centrale del sonno deve essere presa in considerazione una riduzione della dose totale di oppioidi.
Uso concomitante di altre sostanze ad azione depressiva del sistema nervoso centrale
L'impiego concomitante di oppioidi e benzodiazepine o altre sostanze che svolgono un'azione depressiva del sistema nervoso centrale può causare forte sedazione, depressione respiratorie, coma e morte. A causa di questi rischi, gli oppioidi e le benzodiazepine o altri medicamenti ad azione depressiva del sistema nervoso centrale devono essere somministrati esclusivamente a pazienti per i quali non è possibile un trattamento alternativo. Qualora si decida di prescrivere Sevredol in associazione a benzodiazepine o ad altri medicamenti ad azione depressiva del sistema nervoso centrale, è necessario optare per la dose efficace più bassa e la durata minima della somministrazione concomitante. I pazienti devono essere strettamente monitorati per escludere segni e sintomi di depressione respiratoria e sedazione (vedere la rubrica «Interazioni»).
Esposizione accidentale
I pazienti e chi presta loro assistenza devono essere consapevoli che Sevredol contiene un principio attivo in una quantità che può essere letale, specialmente nei bambini. Pertanto, è necessario raccomandare loro di conservare tutti i dosatori fuori dalla portata dei bambini e di smaltire correttamente i dosatori rotti o non utilizzati.
Sindrome da astinenza neonatale da oppioidi
L'uso prolungato di Sevredol durante la gravidanza può causare la sindrome da astinenza neonatale da oppioidi, che può essere letale se non riconosciuta e trattata tempestivamente. La terapia deve essere conforme ai protocolli sviluppati dagli esperti neonatologi. Qualora sia necessario un uso prolungato di oppioidi in gravidanza, informare la paziente riguardo al rischio di sindrome da astinenza neonatale da oppioidi e assicurarsi che sia disponibile il trattamento adeguato, se necessario.
Iperalgesia
L'iperalgesia indotta da oppioidi (OIH) insorge quando un analgesico oppioide provoca paradossalmente un aumento del dolore o una maggiore sensibilità al dolore. Questa condizione è diversa dalla tolleranza, che richiede dosi più elevate di oppioidi per mantenere un determinato effetto. Tra i sintomi della OIH vi sono anche un aumento del dolore in seguito all'aumento della dose di oppioidi, una riduzione del dolore in seguito alla riduzione della dose di oppioidi, o dolore avvertito per uno stimolo che normalmente non provocherebbe una sensazione dolorosa (allodinia). Se si sospetta la OIH in un paziente, è necessario considerare una riduzione della dose di oppioidi o una rotazione degli oppioidi.
Insufficienza surrenalica
Gli oppioidi possono causare insufficienza surrenalica reversibile, che richiede il monitoraggio del paziente e una terapia sostitutiva a base di glucocorticoidi. I sintomi dell'insufficienza surrenalica possono includere: nausea, vomito, inappetenza, astenia, debolezza, capogiri o bassa pressione sanguigna.
Riduzione degli ormoni sessuali e aumento della prolattina
L'impiego prolungato di oppioidi può essere legato a una riduzione del livello di ormoni sessuali e a un aumento del livello della prolattina. I sintomi includono una riduzione della libido, impotenza o amenorrea.
Reazioni cutanee gravi indotte da farmaci
In concomitanza con il trattamento con morfina è stata riscontrata pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), che può essere pericolosa o letale. Queste reazioni si sono manifestate principalmente entro i primi 10 giorni di trattamento. Se compaiono segni e sintomi indicativi di tali reazioni cutanee, la morfina deve essere sospesa e deve essere preso in considerazione un trattamento alternativo.
Spasmo dello sfintere di Oddi/pancreatite
Gli oppioidi possono causare disfunzione e spasmo dello sfintere di Oddi, che provoca un aumento della pressione intrabiliare e aumenta il rischio di sintomi nei dotti biliari e pancreatite.
Inibizione piastrinica con inibitori orali del recettore P2Y12
Una riduzione dell'efficacia della terapia con inibitori del recettore P2Y12 è stata osservata entro il primo giorno di un trattamento concomitante con inibitori del recettore P2Y12 e morfina (cfr. «Interazioni»).
Sviluppo di tolleranza, dipendenza fisica e sintomi di astinenza, iperalgesia
In caso di uso prolungato, il paziente può sviluppare tolleranza a Sevredol e, quindi, aver bisogno di dosi più elevate per ottenere l'effetto analgesico desiderato. L'uso cronico di Sevredol può portare a dipendenza fisica e, in caso di interruzione improvvisa della terapia, può manifestarsi una sindrome da astinenza. Per questo motivo, se la terapia con morfina non è più necessaria, può essere consigliabile ridurne gradualmente la dose giornaliera, al fine di evitare la comparsa di sintomi di astinenza (cfr. «Effetti indesiderati», sezione «Descrizione di effetti collaterali specifici»).
Soprattutto a dosaggi elevati può manifestarsi un'iperalgesia per la quale un ulteriore aumento della dose di Sevredol non produce alcuna ulteriore riduzione del dolore. In tal caso può rendersi necessario ridurre il dosaggio di morfina o passare a un altro oppioide.
Apparato gastrointestinale
In caso di sospetto o d'insorgenza di un ileo paralitico durante il trattamento, occorre interrompere immediatamente il trattamento con Sevredol.
L'uso preoperatorio di Sevredol non è raccomandato. Sevredol deve essere usato con cautela nelle prime 24 ore postoperatorie. In seguito a interventi addominali si dovrebbe impiegare Sevredol solo dopo normalizzazione della motilità gastrointestinale. Il momento esatto dell'impiego postoperatorio di Sevredol va stabilito sulla base del tipo e dell'entità dell'intervento chirurgico, della procedura anestetica scelta, degli altri medicamenti concomitanti e delle condizioni individuali del paziente, valutando con attenzione il rapporto rischio/beneficio in ogni singolo caso.
Sindrome toracica acuta in pazienti affetti da anemia a cellule falciformi
A causa della possibile correlazione tra l'insorgenza di una sindrome toracica acuta e l'uso di morfina in pazienti con anemia a cellule falciformi durante una crisi vaso-occlusiva, si raccomanda un monitoraggio stretto per rilevare eventuali sintomi della sindrome toracica acuta.
Modo di somministrazione
Si raccomanda cautela nella modifica della terapia in favore di un'altra forma farmaceutica e/o un altro medicamento con lo stesso principio attivo. Il paziente dovrebbe essere controllato adeguatamente (cfr. «Posologia/impiego»).
L'assunzione di Sevredol può dare risultati positivi ai controlli antidoping.
Le compresse rivestite di Sevredol contengono lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere Sevredol.
Le compresse rivestite di Sevredol 20 mg contengono il colorante azoico giallo arancio S (E 110). Sevredol 20 mg compresse rivestite deve essere usato con cautela nei pazienti con ipersensibilità a coloranti azoici, acido acetilsalicilico e altri inibitori delle prostaglandine.
Interazioni
L'uso concomitante di altri farmaci che influiscono sul sistema nervoso centrale, tra cui altri oppioidi, sedativi come benzodiazepine o ipnotici, anestetici generali, fenotiazine, tranquillanti, miorilassanti, antistaminici con effetto sedativo, gabapentinoidi (gabapentin e pregabalin) e bevande alcoliche, può indurre effetti depressivi aggiuntivi che possono indurre una forte sedazione o il coma e talvolta possono essere letali (vedere la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
La somministrazione concomitante di oppioidi con inibitori della monoamino ossidasi (inibitori MAO) e agenti serotoninergici, come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SNRI) e gli antidepressivi triciclici (TCA) può causare una sindrome serotoninergica. I sintomi della sindrome serotoninergica possono comprendere alterazioni dello stato di coscienza, instabilità autonomica, anomalie neuromuscolari e/o sintomi gastrointestinali.
Sevredol non è indicato per una terapia in concomitanza con la somministrazione di inibitori delle MAO o entro 14 giorni dall'interruzione di una tale terapia (cfr. anche «Avvertenze e misure precauzionali»).
Inibitori orali del recettore P2Y12
Nei pazienti con sindrome coronarica acuta trattati con morfina è stata osservata un'esposizione ritardata e ridotta agli inibitori orali del recettore P2Y12 per l'inibizione piastrinica. Questa interazione potrebbe essere correlata a una riduzione della motilità gastrointestinale ed è comune a tutti gli oppioidi. La rilevanza clinica di tale interazione non è nota, ma i dati indicano una potenziale riduzione dell'efficacia degli inibitori del recettore P2Y12 nei pazienti che assumono contemporaneamente morfina e un inibitore del recettore P2Y12 (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). Nei pazienti con sindrome coronarica acuta, in cui la morfina non può essere evitata e l'inibizione rapida del recettore P2Y12 è considerata cruciale, può essere preso in considerazione l'uso per via parenterale di un inibitore del recettore P2Y12.
Rifampicina
Le concentrazioni plasmatiche di morfina possono essere ridotte dalla rifampicina. L'effetto analgesico della morfina deve essere monitorato durante e dopo il trattamento con rifampicina e le dosi di morfina devono essere aggiustate.
Gravidanza/Allattamento
Gravidanza
La morfina attraversa la barriera placentare. Negli studi sperimentali sugli animali con somministrazione di morfina a dosi elevate sono state rilevate evidenze di danni all'embrione e al feto nell'utero (cfr. «Dati preclinici»). Per l'essere umano non sono disponibili dati sufficienti in grado di consentire una valutazione conclusiva su un eventuale effetto teratogeno. È stata tuttavia riferita una possibile correlazione con l'aumento dell'incidenza di ernie inguinali.
La morfina somministrata a dosi elevate durante il parto può causare depressione respiratoria nel neonato.
L'uso prolungato di Sevredol durante la gravidanza può causare la sindrome da astinenza neonatale da oppioidi, che può essere letale se non riconosciuta e trattata tempestivamente. La terapia deve essere conforme ai protocolli sviluppati dagli esperti neonatologi. Qualora sia necessario un uso prolungato di oppioidi in gravidanza, informare la paziente riguardo al rischio di sindrome da astinenza neonatale da oppioidi e assicurarsi che sia disponibile il trattamento adeguato, se necessario (vedere anche la rubrica «Avvertenze e misure precauzionali»).
Sevredol può essere usato durante la gravidanza solo se i benefici per la madre prevalgono sul rischio per il bambino. Dato che la morfina ha effetti potenzialmente tossici sulla funzione riproduttiva nell'essere umano, la si deve somministrare a uomini e donne in età fertile esclusivamente dopo aver garantito l'uso di una contraccezione efficace.
Allattamento
La morfina viene escreta nel latte materno, in cui possono essere raggiunte concentrazioni più elevate di quelle presenti nel plasma sanguigno della madre.
Dato che nel lattante possono essere raggiunte concentrazioni plasmatiche efficaci di morfina, il trattamento con Sevredol durante l'allattamento necessita di una valutazione molto accurata del rapporto rischi/benefici.
Fertilità
Come possibili effetti indesiderati della morfina vengono descritte amenorrea, riduzione della libido e disfunzione erettile (cfr. «Effetti indesiderati»). Alle pazienti deve essere spiegato che il rischio di gravidanza è presente anche in caso di amenorrea e che per questo motivo è necessaria una contraccezione efficace.
Gli studi sugli animali hanno dimostrato che la morfina può compromettere la fertilità (cfr. «Dati preclinici»).
Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine
Sevredol può compromettere la capacità di condurre un veicolo e la capacità di utilizzare macchine. Ciò è particolarmente probabile all'inizio della terapia, dopo un aumento della dose o un passaggio a Sevredol, nonché in caso di interazione di Sevredol con alcol o altre sostanze con effetti depressivi sul sistema nervoso centrale. I pazienti in terapia stabile non richiedono necessariamente misure limitative. Pertanto, è necessario che i pazienti consultino il proprio medico curante per verificare se possono condurre un veicolo o usare macchine.
Effetti indesiderati
Le frequenze sono definite come segue: «molto comune» (≥1/10), «comune» (≥1/100, < 1/10), «non comune» (≥1/1000, < 1/100), «raro» (≥1/10'000, < 1/1000), «molto raro» (< 1/10'000), «non nota» (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
Disturbi del sistema immunitario
Non comune: reazioni di ipersensibilità.
Frequenza non nota: reazione anafilattica, reazione anafilattoide.
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Comune: diminuzione dell'appetito fino a perdita dell'appetito.
Disturbi psichiatrici
Comune: confusione mentale, insonnia.
Non comune: agitazione, euforia, allucinazioni, sbalzi d'umore.
Frequenza non nota: disturbi del pensiero, dipendenza farmacologica, disforia, ansia.
Patologie del sistema nervoso
Comune: vertigini, cefalea, contrazioni muscolari involontarie, sedazione.
Non comune: convulsioni, ipertensione muscolare, parestesia.
Frequenza non nota: allodinia, iperalgesia.
Patologie dell'occhio
Non comune: disturbi della vista.
Frequenza non nota: miosi.
Patologie dell'orecchio e del labirinto
Non comune: vertigini.
Patologie cardiache
Non comune: palpitazioni cardiache.
Frequenza non nota: bradicardia.
Patologie vascolari
Non comune: eritema facciale, ipotensione arteriosa (soprattutto ipotensione ortostatica), sincope.
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Non comune: edema polmonare, depressione respiratoria, broncospasmo.
Frequenza non nota: riduzione della tosse, sindrome da apnea centrale notturna.
Patologie gastrointestinali
Molto comune: stipsi (34%), nausea (11%).
Comune: dolori addominali, secchezza delle fauci, vomito (soprattutto all'inizio della terapia).
Non comune: ileo, disgeusia, dispepsia.
Frequenza non nota: disturbi dell'olfatto, pancreatite.
Patologie epatobiliari
Non comune: aumento degli enzimi epatici.
Frequenza non nota: dolori biliari, spasmo dello sfintere di Oddi).
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune: iperidrosi, rash, prurito.
Non comune: orticaria.
Frequenza non nota: pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP).
Patologie renali e urinarie
Non comune: ritenzione urinaria.
Patologie dell'apparato riproduttivo e della mammella
Frequenza non nota: amenorrea, riduzione della libido, disfunzione erettile.
Patologie generali
Comune: astenia, stanchezza, malessere generale.
Non comune: edemi periferici.
Frequenza non nota: sviluppo di tolleranza, sindrome da astinenza da medicamenti, sindrome da astinenza neonatale da medicamenti.
Descrizione di effetti collaterali specifici
Sin dall'inizio del trattamento con Sevredol, contro la stipsi vengono raccomandate misure preventive di accompagnamento della terapia di tipo alimentare e/o farmacologico (lassativi). Nausea e vomito si manifestano per lo più solo all'inizio della terapia e scompaiono spontaneamente dopo alcuni giorni. In determinati casi può essere indicata la somministrazione di un antiemetico.
Dipendenza farmacologica e sintomi di astinenza (sindrome da astinenza)
L'uso di analgesici oppioidi può essere associato allo sviluppo di dipendenza fisica/psicologica o tolleranza. Se la somministrazione degli oppioidi viene interrotta all'improvviso o se vengono somministrati antagonisti degli oppioidi, può essere innescata una sindrome da astinenza; in alcuni casi può verificarsi anche tra una dose e l'altra.
I sintomi di astinenza fisica comprendono: dolori diffusi, tremore, sindrome delle gambe senza riposo, diarrea, coliche addominali, nausea, sintomi simil-influenzali, tachicardia e midriasi. I sintomi psichici includono disforia, ansia e irritabilità. La dipendenza farmacologica è spesso associata alla «fame di droga».
La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi effetto indesiderato sospetto, nuovo o serio, attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.
Posologia eccessiva
Al pari di tutti gli oppioidi, il rischio di intossicazione o sovradosaggio nelle persone mai trattate con oppioidi è elevato.
Segni e sintomi
I sintomi acuti comprendono miosi, depressione respiratoria e sonnolenza che progredisce fino allo stupor o al coma. Ulteriori possibili sintomi sono nausea, vomito, ipotensione arteriosa, bradicardia, riduzione del tono muscolare e atonia intestinale, rabdomiolisi fino a insufficienza renale e polmonite da aspirazione. Nei casi di sovradosaggio grave possono verificarsi arresto respiratorio, edema polmonare non cardiogeno, insufficienza circolatoria e morte.
È stata osservata leucoencefalopatia tossica in caso di sovradosaggio di oppioidi.
Trattamento
Monitoraggio della respirazione e dello stato di coscienza; in presenza di depressione clinicamente significativa della respirazione o del SNC: ventilazione artificiale, stabilizzazione della circolazione e somministrazione di naloxone.
Posologia: 0,4–2 mg di naloxone per via endovenosa (bambini: 0,01 mg/kg di peso corporeo). Se necessario, ripetere 2–3 volte ogni 2–3 minuti o somministrare come infusione continua (consultare la rispettiva informazione professionale).
La durata d'azione del naloxone è relativamente breve (emivita plasmatica: t½ naloxone = 1–1,5 ore, t½ morfina = 2–4 ore). Per questo motivo, è necessario monitorare a lungo il paziente anche dopo il trattamento con naloxone, di cui potrebbe essere necessario ripetere la somministrazione.
Il naloxone va usato con cautela in persone che potrebbero mostrare tolleranza agli oppioidi in seguito a uso prolungato. La neutralizzazione brusca o completa dell'effetto oppioide può causare una sindrome acuta da astinenza. Si raccomanda una dose iniziale di 0,04 mg di naloxone.
In situazioni speciali può essere considerata una decontaminazione primaria con carbone attivo uno svuotamento dell'intestino retto.
Proprietà/Effetti
Codice ATC
N02AA01
Meccanismo d'azione
La morfina, alcaloide principale del papavero sonnifero (Papaver somniferum), è un agonista puro dei recettori per gli oppioidi, con marcata affinità per i recettori µ e bassa affinità per i recettori κ.
Farmacodinamica
Effetti sul sistema nervoso centrale
La morfina ha un effetto analgesico, antitussivo, sedativo, tranquillante, depressivo sulla respirazione, miotico, antidiuretico, emetico e antiemetico (effetto tardivo), nonché lievemente ipotensivo e bradicardico.
Altri effetti farmacologici
La morfina, attraverso i recettori periferici per gli oppioidi, sostiene l'effetto analgesico, riduce la motilità e aumenta il tono della muscolatura liscia del tratto gastrointestinale (stipsi spastica), nonché causa la contrazione o lo spasmo degli sfinteri delle vie biliari, l'aumento del tono della muscolatura vescicale e dello sfintere vescicale, il ritardo dello svuotamento gastrico mediante costrizione del piloro, arrossamento cutaneo, orticaria e prurito attraverso il rilascio di istamina, broncospasmo negli asmatici o alterazioni ormonali (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).
Efficacia clinica
Nessuna informazione specifica.
Farmacocinetica
Assorbimento
Dopo somministrazione orale, la morfina viene assorbita bene e non è soggetta a un marcato metabolismo di primo passaggio. La biodisponibilità della morfina dopo somministrazione orale è di circa 20–40%.
La biodisponibilità relativa di Sevredol compresse rivestite rispetto a una soluzione orale di morfina è di circa il 100%.
L'assorbimento di morfina dopo somministrazione di Sevredol compresse rivestite non viene influenzato in maniera clinicamente rilevante dall'assunzione di alimenti.
In uno studio farmacocinetici (in entrambi n=6) è stata analizzata la somministrazione singola di Sevredol 20 mg compresse rivestite. Le concentrazioni plasmatiche massime di morfina vengono raggiunte dopo circa 1 ora. I valori rilevati sono i seguenti:
Sevredol 20 mg compresse rivestite a digiuno | |
Cmax [ng/ml] Valore medio (DS) | 23,5 (7,3) |
tmax [h] Mediana (range) | 1,1 (0,8-2,0) |
AUC0–t [ng/ml×h] Valore della media geometrica (fattore DS) | 64,7 (1,24) |
Distribuzione
Il volume di distribuzione della morfina è di 3–4 l/kg, con un legame alle proteine plasmatiche di circa il 35%.
Metabolismo
La morfina viene metabolizzata prevalentemente nel fegato dall'enzima UGT2B7, con produzione di morfina-3-glucuronide (M3G) (57%) e morfina-6-glucuronide (M6G) (10%).
I metaboliti raggiungono concentrazioni plasmatiche più elevate della morfina (M3G/morfina = 34; M6G/morfina = 3,9). Il legame alle proteine plasmatiche di M3G e M6G è basso (rispettivamente 10% e 15%).
L'M3G non ha effetto analgesico, mentre l'M6G è due volte più potente e più a lungo efficace della morfina. L'M6G è il principale responsabile dell'effetto analgesico della morfina.
Eliminazione
L'emivita di eliminazione della morfina dopo somministrazione oralee endovenosa è di 2–4 ore, mentre la clearance plasmatica totale è di 15–30 ml/min/kg. L'eliminazione ha luogo principalmente per via renale sotto forma di morfina glucuronide. Circa il 7–10% della morfina somministrata viene escreto nella bile ed eliminato per via fecale.
Cinetica di gruppi di pazienti speciali
Disturbi della funzionalità epatica
I pazienti affetti da cirrosi epatica presentano un'alterata farmacocinetica della morfina. L'emivita plasmatica della morfina risulta infatti prolungata a causa di glucuronidazione e clearance ridotte. Nel plasma è analogamente ridotto il rapporto tra M3G o M6G e morfina, il che dimostra un'attività metabolica più bassa.
Disturbi della funzionalità renale
I pazienti affetti da insufficienza renale mostrano un'alterata farmacocinetica della morfina. L'AUC plasmatica è aumentata e la clearance è diminuita. Inoltre, rispetto a soggetti con funzionalità renale normale, in pazienti con insufficienza renale grave si possono osservare concentrazioni plasmatiche di M3G e M6G significativamente più elevate.
Pazienti anziani
È noto che nei pazienti anziani il metabolismo della morfina può essere rallentato, con conseguenti concentrazioni massime più elevate ed emivita più prolungata.
Bambini e adolescenti
Nei neonati, la clearance è molto bassa (circa 5 ml/kg/min). La clearance della morfina di bambini piccoli tra il 6° e il 30° mese di vita raggiunge valori simili a quelli degli adulti. Il volume di distribuzione è indipendente dall'età. A causa delle grandi differenze interindividuali è in ogni caso necessaria una titolazione della dose.
Dati preclinici
Mutagenicità
Per quanto riguarda la mutagenicità vi sono risultati chiaramente positivi che dimostrano come la morfina abbia un effetto clastogeno e lo eserciti anche sulle cellule germinali. Visti i risultati di diversi test di mutagenesi, la morfina va considerata una sostanza mutagena e la presenza di un effetto simile deve essere supposta anche nell'uomo.
Cancerogenicità
Non vi sono studi a lungo termine sull'animale che abbiano valutato il potenziale cancerogeno della morfina.
Tossicità per la riproduzione
Sono stati segnalati riduzione della fertilità e danni ai cromosomi nei gameti di ratti di sesso maschile.
Uno studio su ratti di sesso femminile a cui erano state somministrate per via intraperitoneale dosi di morfina tossiche (per la madre) fino a 15 mg/kg/die prima dell'accoppiamento, fino a 30 mg/kg/die durante la gravidanza e fino a 40 mg/kg/die dopo la gravidanza ha dimostrato una riduzione considerevole della fertilità delle femmine e un aumento del tasso di feti morti, ritardo della crescita e sintomi di astinenza da morfina.
La prole di sesso maschile di ratti o criceti trattati con morfina ha presentato una riduzione della crescita e della maturazione motoria, comportamentale e sessuale, nonché una compromissione della fertilità (funzionalità testicolare fortemente ridotta e soppressione della spermatogenesi).
Dopo l'uso di dosi di morfina tossiche (per la madre) somministrate per via parenterale nei roditori sono stati osservati effetti teratogeni sullo scheletro e sui tessuti molli.
Altre indicazioni
Stabilità
Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.
Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento
Non conservare a temperature superiori a 30°C.
Tenere fuori dalla portata dei bambini.
Numero dell'omologazione
52076 (Swissmedic)
Titolare dell’omologazione
Mundipharma Medical Company, Hamilton/Bermuda, succursale di Basilea.
Stato dell'informazione
Maggio 2024.
3698 — 16/10/2024