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Informazione professionale approvata da Swissmedic

Demogripal® C, granulato per soluzione orale

VERFORA SA

Composizione

Principi attivi

Paracetamolo, acido ascorbico.

Sostanze ausiliarie

1 bustina di granulato contiene: mannitolo (E 421) 2230 mg, acido citrico anidro, aroma di limone (contiene saccarosio), glicina, povidone K25, acesulfame potassico, aspartame (E 951) 30 mg, macrogol 6000, cloruro di sodio (contiene 3,9 mg di sodio).

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

Granulato per soluzione orale, 1 bustina contiene: paracetamolo 500 mg, acido ascorbico 300 mg.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Dolori in caso di raffreddore. Trattamento sintomatico della febbre.

Posologia/Impiego

Istruzioni generali

Non superare la dose giornaliera massima di 4000 mg di paracetamolo. Per evitare qualsiasi rischio di sovradosaggio, accertarsi che i medicamenti assunti in concomitanza non contengono paracetamolo.

In ogni caso la durata del trattamento deve essere limitata a 5 giorni.

Demogripal C non è indicato nei bambini di età inferiore ai 12 anni.

Adulti: 1 bustina, 3-4 volte al giorno.

Bambini a partire dai 12 anni (a partire da un peso corporeo di 40 kg): secondo necessità, 1 bustina 2 volte al giorno.

Intervallo abituale tra le assunzioni: 4-8 ore.

Dose giornaliera massima: 4 g di paracetamolo (= 8 bustine).

Il peso minimo va rispettato nei pazienti di età superiore ai 12 anni.

Istruzioni per l'uso

Sciogliere il granulato in 1,5 - 2 dl di acqua calda ma ancora bevibile.

Il sovradosaggio può provocare gravi danni al fegato.

La sicurezza e l'efficacia non sono state studiate nei bambini di età inferiore ai 12 anni.

Pazienti con disturbi della funzionalità epatica

Nei pazienti affetti da una malattia epatica cronica o compensata attiva, in particolare insufficienza epatocellulare, alcolismo cronico, deficit alimentare cronico (riserve di glutatione epatico scarse) o disidratazione, come pure nei pazienti adulti affetti da cachessia, la dose deve essere ridotta o l'intervallo tra le dosi deve essere esteso. La dose giornaliera negli adulti non deve superare i 2 g (cfr. anche «Controindicazioni» e «Avvertenze e misure precauzionali»).

Demogripal C è controindicato nei pazienti affetti da insufficienza epatica grave (cfr. «Controindicazioni»).

Pazienti con disturbi della funzionalità renale

Nei pazienti affetti da disturbi della funzionalità renale, l'intervallo minimo tra le assunzioni deve essere aggiustato in conformità con la tabella seguente:

Clearance della creatinina

Intervallo tra le dosi

Cl ≥50 ml/min

4 ore

Cl 10–50 ml/min

6 ore

Cl <10 ml/min

8 ore

Controindicazioni

  • Ipersensibilità al paracetamolo e alle sostanze ad esso imparentate (ad es. propacetamolo) o a una delle sostanze ausiliarie secondo la composizione.
  • Grave compromissione della funzionalità epatica (cirrosi epatica e ascite)/epatite acuta o malattia epatica scompensata attiva.
  • Iperbilirubinemia costituzionale ereditaria (sindrome di Gilbert).
  • Nefrolitiasi con ossaluria.

Avvertenze e misure precauzionali

Prima dell'inizio del trattamento si deve consultare un medico nei casi seguenti:

  • insufficienza renale (clearance della creatinina <50 ml/min, cfr. rubrica «Posologia/impiego»)
  • insufficienza epatica da lieve a moderata (cfr. rubrica «Posologia/impiego»)
  • deficit di glucosio-6-fosfato-deidrogenasi (può provocare anemia emolitica).
  • assunzione concomitante di medicamenti potenzialmente epatotossici o di induttori degli enzimi epatici.
  • anoressia, bulimia, cachessia, malnutrizione cronica, deficit alimentare, setticemia, (riserve di glutatione epatico scarse) cfr. rubrica «Posologia/impiego»;
  • disidratazione, ipovolemia.

I dosaggi che superano la posologia raccomandata comportano il rischio di danneggiare gravemente il fegato. I sintomi clinici di danno epatico subentrano generalmente da 1 a 2 giorni dal sovradosaggio di paracetamolo. Il danno epatico massimo si osserva generalmente dopo 3-4 giorni. Il trattamento con un antidoto deve essere avviato il prima possibile (cfr. «Posologia eccessiva»).

Sono stati segnalati casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato (AMTAE) dovuta ad acidosi piroglutammica in pazienti affetti da malattie gravi quali insufficienza renale grave e sepsi, o in pazienti affetti da malnutrizione o altre cause di deficit di glutatione (ad esempio, alcolismo cronico) che sono stati trattati con paracetamolo a dosi terapeutiche per un periodo prolungato o con una combinazione di paracetamolo e flucloxacillina. In caso di sospetta AMTAE dovuta ad acidosi piroglutamica, si raccomanda di interrompere immediatamente il trattamento con paracetamolo e di effettuare un monitoraggio accurato. La misurazione della 5-ossoprolina urinaria può essere utile per identificare l'acidosi piroglutammica come causa sottostante dell'AMTAE in pazienti con molteplici fattori di rischio (cfr. «Interazioni»).

Il paracetamolo può scatenare delle reazioni cutanee gravi come la pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), la sindrome di Stevens-Johnson (SJS) e la necrolisi epidermica tossica (NET), che possono portare alla morte. I pazienti devono essere informati dei sintomi di reazioni cutanee gravi e l'utilizzo del medicamento deve essere interrotto alla prima apparizione di reazioni cutanee o altri segni di ipersensibilità.

È sconsigliato il consumo di alcol durante il trattamento. L'alcol può potenziare la tossicità epatica del paracetamolo, in particolare in caso di deficit alimentare concomitante o di malnutrizione. 'In questi casi, anche una dose terapeutica di paracetamolo può provocare danno epatico.

Il paziente va avvertito che gli analgesici non devono essere assunti regolarmente per un periodo di tempo prolungato senza prescrizione medica. I dolori persistenti necessitano di accertamenti medici.

Si deve far presente ai genitori che non si devono assumere analgesici per periodi di tempo prolungati senza prescrizione medica e che se il bambino presenta febbre alta o un peggioramento dello stato di salute, è necessario consultare rapidamente un medico.

L'assunzione prolungata di analgesici, in particolare in caso di associazione di più principi attivi analgesici, può provocare danni permanenti ai reni che comportano un rischio di insufficienza renale (nefropatia da analgesici).

Quando si utilizzano analgesici per un periodo di tempo prolungato (> 3 mesi) in pazienti che soffrono di cefalee croniche, e l'utilizzo avviene a giorni alterni o più frequentemente, possono subentrare cefalee, o le cefalee già presenti possono intensificarsi. Le cefalee provocate da un utilizzo eccessivo di analgesici non devono essere trattate con un aumento della dose. In tali casi, l'assunzione di analgesici deve essere sospesa d'accordo con il medico.

Nei pazienti che soffrono di carenza di glutatione, ad es. in caso di setticemia, la somministrazione di paracetamolo può aumentare il rischio di acidosi metabolica.

Demogripal C contiene 30 mg di aspartame (E 951) per bustina. L'aspartame è una fonte di fenilalanina. Può essere pericoloso per le persone affette da fenilchetonuria (PKU). Questo medicamento contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per bustina, cioè è essenzialmente «senza sodio».

Questo medicamento contiene mannitolo (E 421) che può avere un lieve effetto lassativo.

Demogripal C contiene saccarosio. I pazienti affetti da intolleranza al fruttosio, da malassorbimento di glucosio-galattosio o da insufficienza di sucrasi isomaltasi (malattie ereditarie rare) non devono assumere questo medicamento.

Interazioni

I medicamenti che inducono enzimi, come il fenobarbital, la carbamazepina, l'idrazide dell'acido isonicotinico (isoniazide, INH) e la rifampicina aggravano l'epatotossicità del paracetamolo. Prestare attenzione in caso di somministrazione concomitante di paracetamolo.

Fenitoina: l'assunzione concomitante può ridurre l'efficacia del paracetamolo e, aumentando i metaboliti tossici del paracetamolo, aumentare il rischio di epatotossicità. I pazienti in trattamento con fenitoina devono evitare l'assunzione eccessiva e/o cronica di paracetamolo. I pazienti devono essere monitorati per rilevare eventuali segni di epatotossicità.

Alcol: cfr. rubrica «Avvertenze e misure precauzionali».

I preparati che rallentano lo svuotamento gastrico (ad es. propantelina) riducono la velocità di assorbimento.

I preparati che accelerano lo svuotamento gastrico (ad es. metoclopramide) aumentano la velocità di assorbimento.

Cloramfenicolo: il paracetamolo prolunga di 5 volte l'emivita di eliminazione del cloramfenicolo.

Salicilamide: la salicilamide prolunga l'emivita di eliminazione del paracetamolo e aumenta la formazione di metaboliti epatotossici.

Clorzoxazone: la somministrazione concomitante di paracetamolo e clorzoxazone amplifica l'epatotossicità di entrambe le sostanze.

Zidovudina: il rischio di neutropenia è potenziato dalla somministrazione concomitante di zidovudina e paracetamolo.

Probenecid: il probenecid inibisce la coniugazione del paracetamolo all'acido glucuronico, riducendo così la clearance del paracetamolo a circa la metà. In caso di somministrazione concomitante di queste due sostanze, la dose di paracetamolo va ridotta.

Colestiramina: la colestiramina riduce l'assorbimento del paracetamolo.

Anticoagulanti: l'effetto anticoagulante del warfarin e di altre cumarine può risultare potenziato in caso di utilizzo giornaliero prolungato di paracetamolo, aumentando così il rischio di emorragie. Si deve monitorare strettamente l'INR (international normalized ratio) in caso di assunzione concomitante, e 1 settimana dopo il termine del trattamento con il paracetamolo. L'assunzione occasionale non ha effetti significativi. Non esistono ancora dati riguardanti l'interazione tra il paracetamolo e i nuovi anticoagulanti orali (dabigatran, rivaroxaban, apixaban).

Flucloxacillina: occorre prendere misure precauzionali quando si utilizza il paracetamolo in concomitanza con la flucloxacillina, poiché l'assunzione concomitante è stata associata ad acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutammica, in particolare nei pazienti con fattori di rischio (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»).

Interferenze con i test di laboratorio

Il paracetamolo può alterare i valori dell'uricemia rilevati con il metodo dell'acido fosfotungstico.

Gravidanza/Allattamento

È richiesta prudenza nel caso si utilizzi Demogripal C durante la gravidanza e l'allattamento.

Gravidanza

Gli studi sulla riproduzione negli animali non hanno evidenziato rischi per il feto associati al paracetamolo o all'acido ascorbico. Non si dispone tuttavia di studi controllati con la combinazione paracetamolo/acido ascorbico nelle donne in gravidanza e l'esperienza con Demogripal C in questo gruppo è insufficiente.

Gli studi epidemiologici sul neurosviluppo di bambini esposti al paracetamolo in utero non mostrano risultati conclusivi. Il rischio di danni funzionali e organici, di malformazioni e di disturbi dell'adattamento in caso di assunzione di paracetamolo in gravidanza a dosaggi adeguati è attualmente considerato basso. Non sono disponibili studi controllati su donne in gravidanza. Gli studi sugli animali non hanno evidenziato alcuna tossicità per la riproduzione (cfr. «Dati preclinici»).

In linea di principio, non si deve pertanto utilizzare Demogripal C durante la gravidanza, in particolare nel corso del primo trimestre, che con prudenza e soltanto per un breve periodo di tempo.

Se necessario dal punto di vista clinico, il paracetamolo può essere utilizzato in gravidanza: tuttavia, dovrà essere impiegato alla dose efficace più bassa per il più breve tempo possibile e con la frequenza più bassa possibile.

Allattamento

Il paracetamolo passa nel latte materno. La concentrazione nel latte materno è più o meno equivalente alla concentrazione presente simultaneamente nel plasma materno. Sono stati riportati casi di eruzione cutanea nei lattanti. Tuttavia, non vi sono indizi che facciano pensare a dei rischi per i lattanti.

Anche se l'utilizzo del paracetamolo è considerato compatibile con l'allattamento, è richiesta prudenza quando si utilizza Demogripal C durante l'allattamento.

Fertilità

Non si dispone di dati clinici sulla fertilità. Negli studi di sperimentazione animale condotti con il paracetamolo, è stato osservato un effetto sulla fertilità (cfr. «Dati preclinici»).

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

In uso da molti anni, i principi attivi e la combinazione farmacologica corrispondente non hanno sinora mai provocato effetti negativi sulla capacità di reazione, se assunti alla dose raccomandata.

Effetti indesiderati

Gli effetti indesiderati sono elencati secondo la classificazione sistemica organica e in base alla loro frequenza. Le indicazioni di frequenza corrispondono alle convenzioni seguenti: «molto comune» (≥1/10), «comune» (≥1/100, < 1/10), «non comune» (≥1/1000, < 1/100), «raro» (≥1/10'000, < 1/1000); «molto raro» (< 1/10'000), «non nota» (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili):

Patologie del sistema emolinfopoietico

Raro: trombocitopenia di natura allergica (talvolta con formazione di versamenti di sangue ed emorragie), leucopenia, agranulocitosi, pancitopenia, neutropenia, anemia emolitica.

Disturbi del sistema immunitario

Raro: anafilassi, reazioni allergiche come edema di Quincke (angioedema), difficoltà respiratorie, broncospasmo, sudorazione, nausea, calo della pressione arteriosa fino allo stato di shock.

Raro: una piccola percentuale di pazienti (5-10%) che soffrono di asma indotta da acido acetilsalicilico o altre manifestazioni di intolleranza all'acido acetilsalicilico possono reagire nello stesso modo al paracetamolo (asma da analgesici).

Patologie epatobiliari

Cfr. rubrica «Avvertenze e precauzioni» e «Posologia eccessiva».

Raro: aumento delle transaminasi epatiche.

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo

Non comune: reazioni cutanee eritematose e orticarioidi e arrossamenti cutanei.

Molto raro: pustolosi esantematica acuta generalizzata (PEAG), necrolisi epidermica tossica (NET, sindrome di Lyell), sindrome di Stevens Johnson (SJS).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione

Frequenza non nota: acidosi metabolica con gap anionico elevato. Casi di acidosi metabolica con gap anionico elevato dovuta ad acidosi piroglutammica sono stati osservati in pazienti con fattori di rischio che assumevano paracetamolo (cfr. «Avvertenze e misure precauzionali»). In questi pazienti può verificarsi acidosi piroglutammica a causa dei bassi livelli di glutatione.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-beneficio del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

In caso di sovradosaggio, è necessaria immediata assistenza medica, anche in assenza di sintomi.

In seguito all'assunzione orale di 7,5-10 g di paracetamolo negli adulti e 140-200 mg/kg di peso corporeo nei bambini (già a basse dosi nei pazienti predisposti, come quelli che consumano eccessive quantità di alcol o le cui riserve di glutatione sono ridotte a causa di carenze nutrizionali), dei sintomi di intossicazione acuta delle cellule epatiche e dei tubuli renali si manifestano sotto forma di necrosi cellulari potenzialmente letali. Tali necrosi possono portare a insufficienza epatocellulare, acidosi metabolica (che può in alcuni casi essere derivata dall'acido lattico o dall'acido piroglutamico) ed encefalopatia, con conseguente coma e morte.

Concentrazioni plasmatiche >200 µg/ml dopo 4 ore, >100 µg/ml dopo 8 ore, >50 µg/ml dopo 12 ore e >30 µg/ml dopo 15 ore comportano danni al fegato con esito letale in seguito a coma epatico. L'epatotossicità è direttamente proporzionale alla concentrazione plasmatica.

I primi segnali di sintomi clinici di un danno al fegato si manifestano generalmente dopo 1-2 giorni, e raggiungono il massimo livello in 3-4 giorni.

Segni e sintomi

1a fase (= 1° giorno): nausea, vomito, dolori addominali, mancanza d'appetito, sensazione di malessere generale, pallore, sudorazione.

2a fase (= 2° giorno): miglioramento soggettivo, aumento di volume del fegato, elevati livelli di transaminasi (AST, ALT) e bilirubina, prolungamento del tempo di tromboplastina, aumento dei livelli di lattato deidrogenasi.

3a fase (= 3° giorno): forte aumento dei livelli delle transaminasi (AST, ALT), ittero, ipoglicemia, coma epatico.

In seguito al sovradosaggio di paracetamolo sono stati osservati gli eventi seguenti:

  • necrosi epatica,
  • insufficienza renale acuta,
  • coagulazione intravascolare disseminata,
  • rari casi di pancreatite acuta.

Trattamento

Non appena si sospetta un'intossicazione bisogna mettere in atto immediatamente un trattamento efficace che comprenda le misure seguenti:

Lavanda gastrica (utile soltanto nelle prime 1-2 ore), poi somministrazione di carbone attivo.

Somministrazione orale di N-acetilcisteina o metionina. Quando la somministrazione orale dell'antidoto non è fattibile o è difficile (ad es. a causa di violenti conati di vomito o disturbi della coscienza) questa può avvenire per via endovenosa, se possibile entro le 8 ore. L'N-acetilcisteina può esercitare un certo effetto protettivo ancora dopo 16 ore.

Determinazione della concentrazione plasmatica di paracetamolo (non prima di 4 ore dalla somministrazione).

I test epatici devono essere eseguiti all'inizio del trattamento e ripetuti ogni 24 ore. Nella maggior parte dei casi, le transaminasi epatiche si normalizzano entro 1-2 settimane, dal momento che la funzionalità epatica è completamente ristabilita. Tuttavia, nei casi molto gravi, può rendersi necessario un trapianto di fegato.

L'emodialisi o la dialisi peritoneale non sono di utilità significativa per l'eliminazione del paracetamolo.

Per maggiori informazioni riguardo al trattamento, rivolgersi a Tox Info Suisse.

Proprietà/Effetti

Codice ATC

N02BE51

Meccanismo d'azione/farmacodinamica

Demogripal C contiene come principi attivi paracetamolo e vitamina C.

Il paracetamolo è un analgesico e antipiretico che agisce a livello centrale e periferico. Il suo meccanismo d'azione non è stato completamente chiarito.

Per quanto concerne l'effetto analgesico, è stato dimostrato che l'inibizione della sintesi delle prostaglandine era più forte a livello centrale che periferico.

L'effetto antipiretico è basato sull'inibizione dell'effetto dei pirogeni endogeni sul centro termoregolatore nell'ipotalamo.

Il paracetamolo non ha un effetto antinfiammatorio pronunciato e non ha alcun impatto né sull'emostasi, né sulla mucosa gastrica.

Efficacia clinica

I dati sperimentali e clinici mettono in evidenza una possibile influenza positiva, alle dosi farmacologiche, dell'acido ascorbico (vitamina C) sulla potenza delle difese immunitarie.

Farmacocinetica

Assorbimento

In seguito alla somministrazione orale, il paracetamolo è assorbito in modo rapido e completo. L'assorbimento avviene principalmente a livello dell'intestino tenue. Il picco plasmatico viene raggiunto da mezz'ora a 1 ora dopo la somministrazione. Dopo l'assunzione di 1 g sotto forma di compresse e compresse effervescenti, sono stati osservati picchi plasmatici massimi di 17 mg/l e 21 mg/l rispettivamente. La biodisponibilità del paracetamolo è dipendente dalla dose e varia tra il 65 e il 90% in seguito alla somministrazione orale.

L'acido ascorbico è assorbito nella porzione superiore dell'intestino tenue. Il suo assorbimento è dipendente dalla dose: viene riassorbito il 70% di una dose da 100 mg e soltanto il 50% di una dose da 1,5 g.

Distribuzione

Il volume di distribuzione del paracetamolo ammonta a 1 l/kg e il suo legame alle proteine è del 25% circa.

L'acido ascorbico viene assorbito come acido deidroascorbico con il coinvolgimento di un vettore e ridistribuito in tutti i tessuti come acido ascorbico.

Metabolismo

Nel fegato il paracetamolo è coniugato per più dell'80% con acido glucuronico o con acido solforico, mentre percentuali più piccole sono deacetilate o idrossilate (dal citocromo P450). Soltanto il 3-5% si ritrova nelle urine in forma non modificata.

Una parte dell'acido ascorbico è ossidata ad acido deidroascorbico, acido 2,3-dichetogulonico e acido ossalico.

Eliminazione

L'escrezione dei due principi attivi avviene per via renale. L'emivita plasmatica di una dose terapeutica di paracetamolo varia tra 1 e 3 ore e il suo tempo di azione raggiunge le 4-6 ore. L'acido ascorbico è secreto sotto forma non modificata o metabolizzata. Il suo metabolita principale è l'acido ossalico.

Cinetica di gruppi di pazienti speciali

Insufficienza epatica

La durata dell'emivita plasmatica resta praticamente immutata nei pazienti affetti da insufficienza epatica lieve. Risulta tuttavia nettamente prolungata nei pazienti affetti da insufficienza epatica grave.

Degli studi clinici con paracetamolo orale hanno messo in evidenza moderate alterazioni del metabolismo del paracetamolo in pazienti affetti da malattie epatiche croniche, specialmente cirrosi epatica di origine alcolica, a causa di concentrazioni plasmatiche di paracetamolo più elevate e di un'emivita di eliminazione prolungata. Tuttavia, non è stato osservato alcun accumulo significativo di paracetamolo. L'allungamento dell'emivita plasmatica del paracetamolo è stato associato a una riduzione della capacità metabolica epatica. Per questo motivo, il paracetamolo deve essere usato con prudenza nei pazienti affetti da malattie epatiche, limitando la dose giornaliera massima a 3 g. Il paracetamolo è controindicato in caso di malattia epatica scompensata attiva, specialmente in caso di epatite dovuta ad abuso di alcol (a causa dell'induzione del CYP2E1 che aumenta la formazione dei metaboliti epatotossici del paracetamolo).

Insufficienza renale

In caso di insufficienza renale grave (clearance della creatinina da 10 a 30 ml/min), l'eliminazione del paracetamolo è più lenta, dal momento che l'emivita di eliminazione è compresa tra 2 e 5,3 ore. La velocità di eliminazione dei glucuronidi e dei coniugati solfati è 3 volte più debole nei pazienti affetti da insufficienza renale grave che nei soggetti sani. Tuttavia, non è necessario adattare la posologia in questa popolazione, dal momento che i glucuronidi e i coniugati solfati non sono tossici. È tuttavia raccomandato prolungare l'intervallo minimo tra le somministrazioni in conformità con le raccomandazioni posologiche se il paracetamolo è utilizzato in pazienti affetti da insufficienza renale da moderata a grave (clearance della creatinina ≤50 ml/min) (cfr. «Posologia/impiego»).

Nei pazienti sottoposti a emodialisi la durata dell'emivita può diminuire del 40-50% dopo l'assunzione di dosi terapeutiche di paracetamolo.

Pazienti anziani

La durata dell'emivita può essere più lunga nelle persone anziane ed essere accompagnata da una diminuzione della clearance del medicamento.

Normalmente non è necessario alcun aggiustamento posologico in questo gruppo.

Neonati, lattanti e bambini

I parametri farmacocinetici osservati nei lattanti e nei bambini sono molto simili a quelli negli adulti, fatta eccezione per l'emivita plasmatica che è più breve (circa 2 ore) rispetto a quella degli adulti. L'emivita plasmatica del medicamento nei neonati è più lunga di quella nei lattanti (circa 3,5 ore). I neonati, i lattanti e i bambini fino a 10 anni eliminano significativamente meno glucuronidi e più coniugati solfati degli adulti. L'escrezione totale del paracetamolo e dei suoi metaboliti resta invariata a tutte le età.

Dati preclinici

Dosi acute molto alte di paracetamolo sono epatotossiche.

Nel corso di diversi studi di genotossicità è stato riscontrato un potenziale effetto mutageno. Tale potenziale va tuttavia relativizzato poiché è dipendente dalla dose. Dati i meccanismi che possono provocare questi effetti, si può partire dal presupposto che non compare alcun effetto genotossico se la dose è inferiore a determinati valori soglia. Tuttavia, se le riserve di glutatione sono ridotte, tali valori soglia possono essere più bassi.

I valori soglia a partire dai quali un effetto genotossico è stato messo in evidenza negli animali si situano chiaramente in intervalli di dosaggio tossici che provocano danno epatico e midollare. Inoltre, i dosaggi non epatotossici (fino a 300 mg/kg nel ratto e 1000 mg/kg nel topo) non sono cancerogeni. Si può quindi praticamente escludere qualsiasi effetto genotossico o cancerogeno se le dosi terapeutiche sono rispettate.

Non si dispone di studi convenzionali che utilizzino le normative attualmente accettate per la valutazione della tossicità sulla riproduzione e lo sviluppo. Ciononostante, gli studi tossicologici non hanno mostrato alcun effetto sulla riproduzione né un effetto teratogeno negli animali trattati con paracetamolo.

La somministrazione multipla di dosi elevate (epatotossiche) di paracetamolo ha portato ad atrofia testicolare nei topi e nei ratti. La somministrazione ripetuta a ratti di sesso maschile di dosi elevate di paracetamolo (≥500 mg/kg) ha provocato una riduzione della fertilità (calo della libido e della performance sessuale nonché della mobilità degli spermatozoi).

Altre indicazioni

Influenza su metodi diagnostici

Il paracetamolo può provocare alterazioni nella misura della glicemia effettuata con il metodo basato sulla glucosio ossidasi. Può inoltre essere responsabile di un aumento apparente dell'uricemia quando quest'ultima è determinata con il metodo della riduzione del fosfotungstato.

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Indicazioni particolari concernenti l'immagazzinamento

Conservare a temperatura ambiente (15-25 °C), fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

51518 (Swissmedic).

Titolare dell’omologazione

VERFORA SA, 1752 Villars-sur-Glâne.

Stato dell'informazione

Agosto 2025.

2141322/10/2025