HCI Compendium
Schermo non supportato

L'applicazione non è ancora ottimizzata per il vostro schermo. Vi preghiamo di utilizzare un dispositivo con uno schermo più grande.

Indietro

WILENTIN caps 250 mg

Future Health Pharma GmbH

Informazione professionale approvata da Swissmedic

Wilentin, Capsule rigide

Future Health Pharma GmbH

L’efficacia e la sicurezza di Wilentin, capsule rigide sono state esaminate solo sommariamente da Swissmedic. L’omologazione di Wilentin si basa su trientina dicloridrato capsule da 300 mg con stato dell’informazione di novembre 2019, che contiene lo stesso principio attivo ed è omologato nel Regno Unito.

Composizione

Principi attivi

Trientina dicloridrato

Sostanze ausiliarie

Contenuto della capsula

Acido stearico

Involucro della capsula (capsule rigide da 250 mg):

gelatina, titanio diossido (E 171), giallo arancio S (E 110, 0,44 mg), acqua

Involucro della capsula (capsule rigide da 300 mg):

gelatina, titanio diossido (E 171), acqua

Inchiostro nero:

gommalacca, ossido di ferro nero (E 172), idrossido di potassio (E 525)

Forma farmaceutica e quantità di principio attivo per unità

250 mg capsule rigide

Capsula rigida con testa della capsula arancione opaca con la scritta «NAV» e corpo della capsula bianco opaco con la scritta «101» in inchiostro nero.

Ogni capsula rigida contiene 250 mg di trientina dicloridrato, pari a 167 mg di base.

300 mg capsule rigide

Capsula rigida con testa della capsula bianca opaca con la scritta «NAV» e corpo della capsula bianco opaco con la scritta «121» in inchiostro nero.

Ogni capsula rigida contiene 300 mg di trientina dicloridrato, pari a 200 mg di base.

Indicazioni/Possibilità d'impiego

Per il trattamento del disturbo del metabolismo del rame noto come morbo di Wilson in pazienti adulti, adolescenti e bambini di età pari o superiore a 5 anni che non sopportano il trattamento con D-penicillamina.

Posologia/Impiego

La terapia deve essere eseguita solo da medici specialisti con esperienza nella gestione della malattia di Wilson.

Posologia abituale

La dose iniziale corrisponde di solito alla dose minima raccomandata e successivamente deve essere adattata in funzione della risposta clinica del paziente (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). La dose raccomandata è compresa tra 800 e 1 600 mg al giorno in 2 a 4 dosi divise. Le dosi raccomandate di Wilentin sono espresse in mg di trientina base (ossia non in mg del suo sale dicloridrato) (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Anziani

Le informazioni cliniche attualmente disponibili su Wilentin non sono sufficienti per stabilire se esistano differenze di risposta tra i pazienti anziani e quelli più giovani. In generale, la selezione del dosaggio deve essere cauta, partendo dal limite inferiore dell'intervallo di dosaggio consigliato per gli adulti, alla luce della maggiore frequenza di ridotta funzionalità epatica, renale o cardiaca e di patologie concomitanti o altri trattamenti.

Insufficienza renale

Esistono informazioni limitate sui pazienti con insufficienza renale. Pertanto la dose raccomandata nei pazienti con insufficienza renale è la stessa prevista per gli adulti. Per precauzioni specifiche, vedere «Avvertenze e misure precauzionali».

Insufficienza epatica

Esistono informazioni limitate sui pazienti con insufficienza epatica. Pertanto, la dose raccomandata nei pazienti con insufficienza epatica è la stessa prevista per gli adulti. Per precauzioni specifiche, vedere «Avvertenze e misure precauzionali».

Pazienti che presentano sintomi principalmente epatici

La dose raccomandata nei pazienti che presentano sintomi principalmente epatici è la stessa raccomandata per gli adulti. Si consiglia, comunque, di monitorare i pazienti che presentano sintomi epatici ogni 2-3 settimane dopo l'inizio del trattamento con Wilentin.

Pazienti che presentano sintomi principalamente neurologici

Le raccomandazioni di dosaggio sono le stesse valide per gli adulti. In ogni caso, l'aumento della dose deve essere eseguito con moderazione e ponderatezza, ma può essere avviato alla dose minima disponibile e adattato in base alla risposta clinica del paziente, per esempio al peggioramento del tremore, poiché i pazienti potrebbero essere a rischio di deterioramento dello stato neurologico all'inizio del trattamento (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»). Si consiglia inoltre di monitorare i pazienti che presentano sintomi neurologici ogni 1-2 settimane dopo l'inizio del trattamento con Wilentin, fino al raggiungimento della dose target.

Bambini e adolescenti

La posologia è più bassa rispetto agli adulti e dipende dall'età e dal peso corporeo. La dose va aggiustata in base alla risposta clinica. All'inizio della terapia sono stati utilizzati 0,5-1,25 grammi di trientina dicloridrato.

Bambini di età inferiore a 5 anni

La sicurezza e l'efficacia di Wilentin nei bambini di età inferiore a 5 anni non sono state ancora stabilite. Non vi sono dati disponibili.

Modo di somministrazione

Per uso orale. Le capsule devono essere deglutite intere con acqua. È importante che Wilentin venga somministrato a stomaco vuoto, almeno un'ora prima dei pasti o due ore dopo i pasti, e ad almeno un'ora di distanza da altri prodotti medicinali, alimenti o latte (vedere «Interazioni»).

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo «Composizione».

Avvertenze e misure precauzionali

La trientina non è indicata per essere utilizzata in alternativa alla D-penicillamina nel trattamento dell'artrite reumatoide o della cistinuria. Il lupus eritematoso sistemico indotto dall'uso della penicillamina potrebbe non essere reso reversibile dal passaggio alla trientina. La trientina è un agente chelante di cui si è constatata la capacità di ridurre la concentrazione del ferro nel plasma, riducendone quindi l'assorbimento. In alcuni casi può rendersi necessario l'uso concomitante di supplementi di ferro, i quali tuttavia devono venire assunti in un momento della giornata diverso da quello in cui viene presa la trientina (vedere «Interazioni»).

Non esistono prove che gli antiacidi a base di calcio o di magnesio modifichino l'efficacia della trientina, si consiglia tuttavia di assumere questi preparati separatamente (gli antiacidi dovrebbero venir presi dopo i pasti) (vedere «Interazioni»).

In pazienti precedentemente trattati con D-penicillamina, durante il successivo trattamento con trientina sono state riportate reazioni avverse con sintomi simili a quelli del lupus, tuttavia non è possibile stabilire se esista una relazione causale con la trientina.

Monitoraggio

I pazienti trattati con Wilentin devono rimanere sotto regolare supervisione medica ed essere monitorati utilizzando tutti i dati clinici disponibili per un controllo appropriato dei sintomi clinici e dei livelli di rame, al fine di ottimizzare la terapia. La frequenza di monitoraggio raccomandata è di almeno due volte l'anno. Si consiglia un monitoraggio più frequente durante la fase iniziale del trattamento e le fasi di progressione della malattia o in caso di aggiustamenti della dose che devono essere decisi dal medico curante (vedere «Posologia/impiego»).

L'obiettivo della terapia di mantenimento è di mantenere i livelli di rame libero nel plasma (anche noto come rame plasmatico non ceruloplasminico) e l'escrezione urinaria di rame entro i limiti accettabili.

Un indice affidabile per il monitoraggio della terapia è la determinazione dei livelli di rame libero nel siero, calcolati utilizzando la differenza tra i livelli di rame totale e di rame legato alla ceruloplasmina (il valore normale di rame libero nel siero è generalmente di 100 – 150 microgrammi/L).

Poiché la terapia chelante causa un aumento dei livelli urinari di rame, questo potrebbe non offrire/non offrirà un quadro accurato del rame in eccesso nell'organismo, ma può comunque rappresentare una misura utile della conformità con il regime di trattamento.

L'impiego di opportuni intervalli target relativi ai valori del rame è descritto nelle linee guida di pratica clinica per la malattia di Wilson.

Come con tutti gli agenti anti-rame, il sovratrattamento implica un rischio di carenza di rame, che è particolarmente dannoso per i bambini e le donne in gravidanza (vedere «Gravidanza/allattamento») poiché il rame è necessario per una corretta crescita e un adeguato sviluppo mentale. Pertanto deve essere effettuato un monitoraggio delle manifestazioni di sovratrattamento.

I pazienti con insufficienza renale e/o epatica trattati con trientina devono restare sotto regolare controllo medico per un adeguato controllo dei sintomi e dei livelli di rame. In questi pazienti si raccomanda anche un attento monitoraggio della funzionalità renale e/o epatica (vedere «Posologia/impiego»).

All'inizio della terapia chelante, l'eccesso di rame libero nel siero durante la risposta iniziale al trattamento può determinare un peggioramento dei sintomi neurologici. Tale effetto può apparire più evidente nei pazienti con sintomi neurologici preesistenti. Si raccomanda di monitorare attentamente

nei pazienti segni e sintomi di questo tipo e di considerare un'accurata titolazione per raggiungere la dose terapeutica raccomandata, riducendo la dose se necessario.

In caso di segni di efficacia ridotta, come un aumento (persistente) degli enzimi epatici o un peggioramento del tremore, deve essere preso in considerazione un aggiustamento del dosaggio di trientina. In caso di aggiustamento della dose di trientina, questo deve avvenire in modo graduale. La dose di trientina può essere ridotta anche in caso di effetti indesiderati dovuti alla trientina come disturbi gastrointestinali e alterazioni ematologiche. Le dosi devono essere ridotte fino a una dose più tollerabile e possono essere nuovamente aumentate una volta risolti gli effetti indesiderati.

E 110

Wilentin, capsule rigide, contiene il colorante azoico giallo arancio S (E 110). L'E 110 può causare reazioni allergiche.

Interazioni

Effetto di Wilentin, capsule rigide, su altri medicamenti

Non sono stati effettuati studi d'interazione.

Altre interazioni

Alimenti

La trientina è scarsamente assorbita dopo l'assunzione orale e il cibo può inibirne ulteriormente l'assorbimento. Studi specifici di interazione con il cibo condotti su soggetti sani hanno evidenziato una riduzione della quantità di trientina assorbita fino al 45%. Un'esposizione sistemica è fondamentale per il suo principale meccanismo d'azione, la chelazione del rame (vedere paragrafo 5.1). Pertanto, si raccomanda di assumere la trientina almeno 1 ora prima dei pasti o 2 ore dopo i pasti e ad almeno un'ora di distanza da altri medicinali, alimenti o latte per consentirne il massimo assorbimento e ridurre la probabilità di formazione di complessi mediante legami con metalli nel tratto gastrointestinale (vedere «Posologia/impiego»).

Zinco

Non vi sono dati sufficienti per supportare l'uso concomitante di zinco e trientina. La co somministrazione di trientina e zinco non è raccomandata, in quanto è probabile un'interazione tra zinco e trientina tale da ridurre gli effetti di entrambe le sostanze attive.

Altri agenti anti-rame

Non sono stati effettuati studi d'interazione sulla co-somministrazione di trientina e D-penicillamina.

Altri prodotti

È stato dimostrato che la trientina riduce i livelli di ferro sierico. Per questo, in alcuni casi potrebbe rendersi necessario il ricorso a integratori di ferro. La co-somministrazione di ferro o altri metalli pesanti per via orale deve avvenire in un momento diverso rispetto a quella della trientina, in modo da prevenire la formazione di complessi (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Sebbene non esistano prove che gli antiacidi a base di calcio e magnesio alterino l'efficacia della trientina, è buona pratica somministrare tali medicinali in tempi diversi (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Gravidanza/Allattamento

Gravidanza

I dati relativi all'uso di trientina in donne in gravidanza sono in numero limitato.

Gli studi sugli animali hanno mostrato una tossicità riproduttiva, dovuta probabilmente a una carenza di rame indotta da trientina (vedere «Dati preclinici»).

L'uso del preparato durante la gravidanza deve essere valutato caso per caso in ogni singola paziente, soppesando accuratamente i benefici e i rischi di un eventuale trattamento. Tra i fattori cui bisogna prestare attenzione vi sono i rischi correlati con la patologia stessa, i rischi che comportano le terapie alternative a disposizione, e i possibili effetti teratogeni della trientina (vedere «Dati preclinici»).

Se a seguito di un'analisi dei rischi e benefici è ritenuto necessario proseguire la terapia con trientina, deve essere presa in considerazione una riduzione del dosaggio di trientina alla dose efficace più bassa e il monitoraggio dell'aderenza al trattamento.

Bisogna tenere la gravidanza sotto controllo, in modo da riconoscere eventuali anomalie nel feto, e bisogna misurare la concentrazione del rame nella donna durante l'intero periodo della gravidanza.

La dose di trientina utilizzata deve essere aggiustata in modo tale che le concentrazioni del rame nel siero restino entro i limiti dei valori normali. All'occorrenza, bisogna controllare i livelli di rame e ceruloplasmina nel sangue dei neonati di donne che vengono trattate con trientina.

Allattamento

Vi sono dati clinici limitati indicanti che la trientina non è escreta nel latte materno. Tuttavia, il rischio per i neonati/lattanti non può essere escluso. Deve essere presa la decisione se interrompere l'allattamento o interrompere la terapia/astenersi dalla terapia con trientina tenendo in considerazione il beneficio dell'allattamento per il bambino e il beneficio della terapia per la donna.

Fertilità

Non è noto se la trientina possa avere effetti sulla fertilità umana.

Effetti sulla capacità di condurre veicoli e sull'impiego di macchine

La trientina non altera o altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari.

Effetti indesiderati

Effetti indesiderati dopo l'introduzione sul mercato

All'inizio del trattamento possono presentarsi nausea e in qualche caso eruzione cutanea. Sono stati segnalati casi di duodenite e colite grave. Molto raramente si è sviluppata anemia.

Nei pazienti con morbo di Wilson che vengono trattati con agenti chelanti del rame, p.es. con la trientina, sono stati riportati casi di deterioramento neurologico, con sintomi quali distonia, rigidità, tremore e disartria.

La frequenza degli effetti indesiderati è conforme alla classificazione sistemica organica MedDRA (SOC e livello dei Termini Preferiti). Le frequenze sono definite come: molto comune (> 1/10); comune (≥1/100, < 1/10); non comune ( ≥1/1 000, < 1/100); rara (≥1/10 000, < 1/1 000); molto rara (< 1/10 000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Patologie del sistema emolinfopoietico:

Non comune: Anemia, anemia aplastica, anemia sideroblastica

Patologie del sistema immunitario:

Non nota: Sindrome simil lupoide, nefrite lupoide

Patologie del sistema nervoso:

Non comune: Distonia, tremore

Non nota: Disartria, rigidità muscolare, deterioramento dello stato neurologico

Patologie gastrointestinali:

Comuni: Nausea

Non nota: Colite, duodenite

Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo:

Non comune: Eruzioni cutanee

Descrizione di specifiche reazioni avverse

All'inizio del trattamento in pazienti con malattia di Wilson trattati con chelanti del rame, inclusa la trientina, vi sono state segnalazioni di deterioramento dello stato neurologico con sintomi come, ad esempio, distonia, rigidità, tremore e disartria (vedere «Posologia/impiego»).

Popolazione pediatrica

Studi clinici su Wilentin comprendenti un limitato numero di bambini di età compresa tra 5 e 17 anni all'inizio del trattamento indicano che la frequenza, il tipo e la gravità delle reazioni avverse nei bambini sono prevedibilmente gli stessi degli adulti.

La notifica di effetti collaterali sospetti dopo l'omologazione del medicamento è molto importante. Consente una sorveglianza continua del rapporto rischio-benefico del medicamento. Chi esercita una professione sanitaria è invitato a segnalare qualsiasi nuovo o grave effetto collaterale sospetto attraverso il portale online ElViS (Electronic Vigilance System). Maggiori informazioni sul sito www.swissmedic.ch.

Posologia eccessiva

Sono stati riportati casi occasionali di sovradosaggio di trientina. In casi di impiego di una dose di base di trientina fino a 20 g non sono stati segnalati effetti indesiderati evidenti. Un forte sovradosaggio di 40 g di base di trientina ha portato a vertigini autolimitate e vomito senza ulteriori conseguenze cliniche o anomalie biochimiche significative.

In caso di sovradosaggio, è necessario osservare il paziente, eseguire un'analisi biochimica appropriata e somministrare un trattamento sintomatico. Non esiste un antidoto.

Il trattamento eccessivo cronico può portare a carenza di rame e anemia sideroblastica reversibile. Il trattamento eccessivo e la rimozione di rame in eccesso possono essere monitorati utilizzando i valori di escrezione di rame nelle urine e di rame non legato alla ceruloplasmina. È necessario un attento monitoraggio per ottimizzare la dose o adattare il trattamento, se necessario (vedere «Avvertenze e misure precauzionali»).

Proprietà/Effetti

Codice ATC

A16AX12

Meccanismo d'azione

La trientina dicloridrato è un agente chelante del rame, che favorisce l'eliminazione del rame dell'organismo, legandosi ad esso in un complesso stabile che viene secreto facilmente attraverso i reni.

Farmacodinamica

bivalente formando un complesso stabile che viene facilmente escreto dai reni. La trientina è un agente chelante di struttura simile a una poliammina e il rame viene chelato formando un complesso stabile con i suoi quattro nitrogeni costituenti, in un anello planare. Pertanto, l'azione farmacodinamica della trientina dipende dalla sua proprietà chimica di chelante del rame e non dalla sua interazione con recettori, sistemi enzimatici o qualsiasi altro sistema biologico che potrebbe variare tra le specie. La trientina può anche chelare il rame nel tratto intestinale, inibendo così l'assorbimento di rame.

Efficacia clinica

Non applicabile

Farmacocinetica

Assorbimento

La biodisponibilità delle capsule di trientina negli esseri umani non è ancora stata stabilita. Sulla base di dati preclinici, del meccanismo di assorbimento e dell'elevato effetto first-pass, si prevede che la biodisponibilità di trientina sia bassa e altamente variabile dopo la somministrazione orale. Studi clinici hanno evidenziato che la trientina viene assorbita in un tmax compreso tra 0,5 e 6 ore post-dose in soggetti volontari sani e in pazienti. L'esposizione alla trientina sembra essere altamente variabile tra soggetti, con variazioni fino al 60%.

L'assunzione di cibo entro 30 minuti prima della somministrazione di trientina ritarda di 2 ore il tempo necessario per raggiungere il picco di concentrazione e riduce la quantità assorbita di trientina del 45% circa.

Distribuzione

La trientina è caratterizzata da un basso legame con le proteine plasmatiche umane e viene ampiamente distribuita tra i tessuti, con concentrazioni relativamente elevate misurate nel fegato, nel cuore e nei reni dei ratti.

Metabolismo

N(10)-diacetil trietilenetetramina (DAT). I dati clinici dei soggetti sani indicano che l'esposizione plasmatica al metabolita MAT è pari a circa 3 volte l'esposizione alla trientina invariata, mentre l'esposizione al metabolita DAT è leggermente inferiore di quella alla trientina. I metaboliti della trientina hanno proprietà di chelazione del Cu, tuttavia la stabilità di questi complessi del Cu è bassa a causa dell'introduzione dei gruppi acetilici. I dati clinici in volontari sani indicano un limitato contributo all'attività chelante da parte dei metaboliti MAT e DAT. Resta ancora da determinare quanto l'attività di MAT e DAT influisca sull'effetto complessivo di Wilentin sui livelli di rame nei pazienti con malattia di Wilson.

La trientina è metabolizzata per acetilazione attraverso l'enzima spermidina/spermina N-acetiltransferasi e non attraverso N-acetiltransferasi 2.

Eliminazione

Dopo l'assorbimento, la trientina e suoi metaboliti sono rapidamente escreti nelle urine, sia legati al rame che in forma libera. La frazione non assorbita di trientina somministrata per via orale si lega al rame intestinale e viene eliminata tramite escrezione fecale.

L'emivita di eliminazione della trientina è di circa 4 ore (t1/2 medio di 3,8 ± 1,3 ore misurato allo stato stazionario in pazienti con WD, e di 4,4 ± 4,7 ore misurato dopo una singola dose in volontari sani).

Le emivite di eliminazione dei due metaboliti sono state di 14,1 ± 3,7 ore per MAT e di 8,5 ± 3,0 ore per DAT dopo la somministrazione di una dose singola di trientina in soggetti sani.

Popolazioni speciali

Età / genere/ peso corporeo

I dati ottenuti dagli studi clinici condotti su soggetti adulti sani indicano che l'età, il genere ed il peso corporeo non sembrano influenzare la farmacocinetica della trientina.

Etnia

Non sono state condotte analisi di farmacocinetica sulle differenze interetniche.

Dati preclinici

I dati non clinici non rivelano rischi particolari per l'uomo in base a una serie di studi farmacologici di sicurezza cardiovascolare, tossicità a dosi ripetute, genotossicità e tossicità per lo sviluppo embrio fetale.

Gli effetti negli studi non clinici sono risultati in gran parte coerenti con il deficit di rame indotto nel plasma e nel fegato di animali con precedenti livelli di rame normali, e in tal senso sono attribuibili all'azione farmacologica della trientina. I principali risultati tossicologici associati alla trientina, e generalmente osservati in tutte le specie esaminate, comprendevano perdita di peso corporeo o aumento di peso nella parte inferiore del corpo, elettroliti urinari alterati, bassi livelli di rame plasmatico e vari cambiamenti istopatologici nei polmoni (principalmente polmonite interstiziale). Tutti gli effetti sono stati reversibili ad eccezione delle patologie polmonari; tuttavia, i livelli di dosaggio a cui tali effetti sono stati osservati sono di gran lunga superiori a quelli utilizzati clinicamente. Inoltre, sussisteva qualche dubbio sulla relazione con la trientina, poiché nello studio di 26 settimane sono state osservate patologie polmonari anche nella maggior parte dei cani di controllo. Nei cani, in seguito a somministrazione di livelli molto elevati di trientina sono stati osservati atassia, tremori, andatura anormale e ipoattività. Inoltre, sono state identificate alcune anomalie neurologiche funzionali, in particolare negli animali più gravemente colpiti, ma senza riscontro di alcun danno ai nervi associati. Anche gli elettrocardiogrammi non hanno evidenziato alterazioni.

Negli animali in gravidanza una dose elevata di trientina, associata a riduzioni significative del rame sierico, ha rivelato un effetto precoce sulla sopravvivenza dell'embrione e un peso fetale marginalmente più basso. A livelli di dosaggio inferiori, nonostante riduzioni dose-correlate del rame sierico non è stata rilevata alcuna tossicità embrio-fetale. Tali effetti sono stati osservati soltanto a esposizioni considerate sufficientemente superiori alla massima esposizione nell'uomo, il che indica una scarsa rilevanza clinica.

Non sono disponibili dati sulla fertilità, ma la ciclicità dell'estro non ha subito alterazioni e gli organi riproduttivi non sono stati identificati come organi bersaglio negli studi di tossicità a dose ripetuta.

Il fascicolo OECD SIDS del 2002 sulla trietilenetetramina assegna al profilo genotossico della trientina un livello di bassa priorità / basso rischio. Sono stati ottenuti alcuni dati positivi di mutagenicità in vitro, ma i sistemi testati in vivo non hanno evidenziato attività mutagena. Ad oggi non sono stati condotti studi a lungo termine sulla cancerogenicità animale con trientina per via orale, ma per via cutanea non sono stati registrati aumenti dei tumori oltre il basale. Vi sono anche prove che indicherebbero che in effetti la trientina riduca i danni endogeni al DNA in un ceppo di ratti (Long Evans Cinnamon) ritenuto un modello appropriato per la malattia di Wilson. Ciò indicherebbe un rischio ridotto di cancerogenità per i pazienti con malattia di Wilson a seguito della terapia con trentina.

Trientina dicloridrato ha note proprietà irritanti, in particolare per le membrane mucose, il tratto respiratorio superiore e la pelle, e induce sensibilizzazione cutanea in cavie, topi e uomini (OECD SIDS, trietilentetrammina, 2002).

Altre indicazioni

Stabilità

Il medicamento non deve essere utilizzato oltre la data indicata con «EXP» sul contenitore.

Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare in frigorifero (2°C - 8°C). Non congelare.

Tenere ben chiuso il contenitore per proteggere il contenuto dall'umidità.

Tenere fuori dalla portata dei bambini.

Numero dell'omologazione

67900 (Swissmedic)

Titolare dell’omologazione

Future Health Pharma GmbH, 8620 Wetzikon

Stato dell'informazione

Medicamento estero di confronto: Ottobre 2025

Senza integrazioni rilevanti per la sicurezza da parte di Swissmedic: Giugno 2026

30834 — 29/09/2026